Nomi che iniziano con la Hesse? 9 agosto

Shel Shapiro, Sharon Stone, Susan Sarandon? Herman Hesse è stato scrittore, poeta, pittore, aforista e fioraio, giocatore di pallacanestro a tempo perso ed è stato insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1946. La particolarità che l’ha reso famoso in tutto il mondo, isole comprese, è che il suo cognome inizia, continua e finisce per Hesse. Ha scritto molti romanzi famosi tra le comunità hippie ya ye tra cui Peter Camenzind in cui viene descritta l’esistenza di Peter, un uomo nato in un piccolo villaggio tra le montagne svizzere, amico di Heidi, sa guidare le capre, sa mungere, preparare il formaggio, conosce il nome di tutti i fiori, delle erbe e degli animali. Queste conoscenze non soddisfano Peter, al massimo possono servirgli per partecipare ad una puntata di “Chi vuol essere millionario?”. Decide di partire per la città con l’intenzione di diventare un poeta. In questo viaggio, vagabondando dentro e fuori di se, avrà modo di conoscere Annunziata, Erminia, Richard, Elisabeth, Heidi, Klara, il nonno e Boppi. Alla fine ritornerà dov’era partito cantando sotto una pioggia simbolicamente purificatrice: Poi una notte di settembre mi svegliai, il vento sulla pelle, sul mio corpo il chiarore delle stelle, chissà dov’era casa mia, e quel bambino che giocava in un cortile: Io vagabondo che son io, vagabondo che non sono altro, soldi in tasca non ne ho ma la su mi è rimasto Dio. Nel 1917 scrive Demian, romanzo di formazione di un adolescente che ripercorre i difficili anni della crescita. Nel 1922 pubblica Siddharta, in cui narra la vita di Siddharta, giovane indiano, che cerca la sua strada nei più svariati modi. Assieme a Govinda, amico d’infanzia, decidono di andare a vivere con i “Samana”, asceti che vivono di poco o nulla. Famoso il dialogo tra Michele e Siddharta: Michele: Come non sai? Cioè, che lavoro fai? Siddharta: Nulla di preciso. Be’, come campi? Mah, te l’ho detto: giro, vedo gente, mi muovo, conosco, faccio delle cose. E l’affitto? Vivo con mio fratello e non lo pago. Dico, i vestiti? Eh, un amico, per esempio, che va a Londra, gli dico di portarmi delle cose, degli abiti… Michele: Vabbe’, il mangiare? Siddharta: Mi ospitano molto spesso…Dopo varie vicissitudini il libro termina con il rincontro di Siddharta e Govinda, ormai vecchi, vissuti, sapienti. Govinda chiede all’amico quale sia, dopo tutti questi anni, la sua filosofia e Siddharta inizia un monologo, accompagnandosi con una chitarra in cui esprime il suo insegnamento morale, come una lezione di vita su come giudicare per essere giudicati: Il tempo va, passano le ore, vorrei poter non lavare l’odore, di questa notte ancora da capire, però peccato che dovrà finire. Se non ho più parole nel cassetto, una poesia che non ho mai letto, un’avventura da raccontare, quando non avrò più niente da dire, quando andrò a piedi per strada, comunque sia comunque vada, ogni volta che tornerà al mare, avrò qualcosa da ricordare. Il tempo va, passano le ore. Profondamente s’inchinò Govinda, sul suo vecchio viso corsero lacrime, delle quali egli nulla sapeva se non che l’origine fosse quel tappeto di chiodi e cocci di vetro sul quale s’era seduto ad ascoltare l’amico. L’ultima opera di Herman Hesse è il regolamento di un giuoco che alleggeriva i suoi pomeriggi estivi di adolescente pieno di problemi esistenziali, durante le vacanze sul lago di Garda, a studiare per gli esami di riparazione. In questo lunghissimo e complesso romanzo di Hesse, tornano diversi temi cari all’autore, a partire dalla contrapposizione tra Spirito e Vita, tra teoria e pratica, tra biscotti o plum cake a colazione, tra Rivera o Mazzola, tra Narciso e Boccadoro, tra riflessione ed emozione. L’apice è raggiunto nella descrizione del giuoco delle biglie di vetro: Si scavano varie buche sul terreno. Ogni giocatore ha a disposizione un numero definito di biglie. Il totale viene distribuito nelle buche, in quantità calcolate e memorizzate. A turno, ciascuno tira verso le buche una biglia, stando sulla linea di partenza che viene tracciata a una certa distanza dalle buche. Se il giocatore riesce a far entrare la biglia in buca, prende le biglie che stanno in essa, e riprende la sua. Se ciò non accade si perde la biglia che verrà posta nella buca più vicina in cui si è fermata. Vince chi accumula un numero maggiore di biglie. Questo varrà a Hesse l’attribuzione del Nobel per la letteratura nel 1946. Morirà il 9 agosto 1962 guardando l’orologio fermo che segnava la sua ora: «Anche un orologio fermo segna l’ora esatta due volte al giorno».

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