“Dov’eri tu quando Caracalla è stato assassinato?”, 8 giugno

E’ l’8 giugno 218 quando, nei pressi di Antiochia si fronteggiano lo schieramento dell’esercito romano dell’imperatore Marco Opellio Macrino e lo schieramento dell’esercito romano del pretendente Eliogabalo. Tutto è pronto per il fischio d’inizio quando l’arbitro nota qualcosa di strano. Entrambi gli schieramenti indossano la maglietta con gli stessi colori giallorossi. Il sole è ormai alto nel cielo di Antiochia quando l’arbitro rimanda l’esercito di Eliogabalo nello spogliatoio per cambiare divisa. La battaglia sarà poi vinta dall’esercito biancoazzurro di Sesto Vario Avito Bassiano, Eliogabalo per gli amici del bar sport del quartiere Africano.

Tutto ha avuto inizio quando, l’anno precedente durante la campagna contro i Parti Cesarei, viene assassinato Caracalla per mano di Giustino Marziale, un soldato furente per essere stato declassato dal rango di centurione. Marziale viene individuato e fermato subito dopo l’omicidio ma mentre la polizia di Antiochia lo scortava nel seminterrato della centrale cittadina, per trasferirlo alla prigione della contea di Dallas, viene a sua volta assassinato. L’omicidio di Caracalla e del suo assassino ha dato vita a svariate tesi complottiste come le presunte implicazioni del Senato romano, a cui si aggiungono le ombre della mafia italo-persiana e degli interessi personali della famiglia dei Macrino. In precedenza lo stesso Caracalla aveva ricevuto un dispaccio anonimo dell’oracolo di Delfi, risultato mal interpretato, che gli suggeriva di tenere d’occhio Marco Opellio Macrino il quale aveva manifestato l’intenzione di cambiare le tende nella tenda dell’imperatore quando gli sarebbe succeduto al trono. Fu così che tre giorni dopo l’assassinio di Caracalla, l’esercito acclamò Macrino imperatore proclamandolo Augusto. Il nuovo imperatore Marco Opellio Macrino dovette subito fronteggiare sia la minaccia dei Parti, con i quali Roma era, in quelle notti di luna piena, in guerra, che i dubbi del Senato romano, in accordo con la Camera dei Deputati, il quale desiderava un imperatore espressione della classe politica. C’era poi zia Giulia, medico legale, che non si era rassegna alla morte di Caracalla sostenendo la candidatura alla porpora del nipote Eliogabalo, figlio della cugina di Caracalla, facendolo passare come figlio illegittimo dell’imperatore assassinato. Inoltre molti legionari insoddisfatti della paga ridotta dalla riforma dell Forze Armate di Macrino acclamano Eliogabalo, che aveva promesso loro l’abolizione dell’ICI ed un condono fiscale per tutti i proventi di razzia, imperatore legittimo di Roma il 16 maggio 218. Lo scontro decisivo e forse l’unico ebbe luogo l’8 giugno 218 in un campo neutro alle porte di Antiochia. Al fischio dell’arbitro Paolo Valeri da Bergamo, le armate di Eliogabalo, comandate dall’inesperto ma determinato Genny la carogna, si scontrano con i pretoriani di Marco Opellio Macrino in una battaglia campale. Dopo una prima fase di studio reciproco con scontri nell’area di centrocampo, e’ l’esercito di Macrino, che aveva ordinato alla guardia pretoriana di mettere da parte le loro pesanti corazze e i loro scudi incavati in favore dei più leggeri parastinchi ovali, a passare in vantaggio con un colpo di testa di Luigi Di Biagius. Dopo uno sbandamento iniziale, nel secondo tempo le truppe allenate da Eliogabalo, ripresero le sorti dell’incontro con un nuovo schema offensivo e con un morale rinnovato per l’ingresso in campo di Felipe Caicedus e di Luis “lupus” Albertus, capovolgendo le sorti della battaglia con il risultato finale di 2 a 1. Al triplice fischio di Valeri, Eliogabalo si proclamò il nuovo sovrano di Roma in un messaggio al Senato e al popolo romano. Il Senato fu costretto a riconoscere Eliogabalo come nuovo imperatore fino a quando nel marzo del 222, fu egli stesso assassinato dalla guardia pretoriana, il suo corpo gettato nel fiume Tevere e condannato alla damnatio memoriae per ordine del Senato romanista.

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