Il gatto con gli stivali, le infradito d’estate. 31 maggio

Alla sua morte, un vecchio mugnaio lascia tutti i suoi beni ai suoi tre figli. Al più grande lascia il mulino, la farina e i libri contabili in cambio della promessa di far aggiustare il registratore di cassa guasto da ormai otto anni. Al secondo lascia un asino che aveva acquistato alla fiera dell’est per 438 soldi. Al più giovane lascia un gatto. Con pochi soldi in tasca, giusti solo per acquistare delle patate, non sapendo cosa fare di un tale regalo ed essendo nato a Vicenza, pensa di mangiarlo dopo averlo cucinato al forno. Mentre sfoglia l’Artusi in cerca del tempo di cottura sente delle imprecazioni provenire dalla pentola dove l’aveva messo a marinare. Scopre così che il gatto, oltre ad essere dotato di parola, non sopporta l’odore dell’aceto. Pieno di astuzia e di scalogno affettato, dopo averlo convinto di essere più indigesto della TARI sulle seconde case, il gatto promette di fare la fortuna del suo padrone in cambio della salvezza, di una doccia calda e di un paio di infradito. Infradito? Chiese il giovane aggiungendo di avere solo dei vecchi stivali. Un paio di stivali vanno bene lo stesso, conferma il gatto convintosi peraltro che la storia del Gatto con le infradito sarebbe stata poco credibile. All’inizio non fu subito chiaro come questo gatto potesse aiutare il giovane Gianni, nome di fantasia. Lo stesso Gianni non sapeva da dove prendere il gatto per poterlo strofinare affinché diventasse un genio pronto a soddisfare i suoi tre desideri: La vittoria dell’Inter in Champions, ricevere i sei numeri vincenti al Superenalotto e sposare la figlia del re che aveva visto ballare sul tavolo di Striscia la notizia. “Fermate la favola, voglio scendere” disse il gatto con tutto il pelo arruffato, come è scritto su Wikiquote, aggiungendo in milanese “Ghe pensi mi”. Un giorno, sapendo che il re e sua figlia stanno viaggiando su una carrozza lungo il fiume, il gatto persuade il suo padrone ad indossare una maglia dell’inter con il nome di Vieri sulle spalle e ad entrare nel fiume. Quando il re Caracciolo arriva, il gatto spiega che il suo padrone, il noto Bobo, è scivolato nel fiume mentre cercava di recuperare un pallone. Il re aiuta Bobo ad uscire dall’acqua e lo invita a sedersi nella sua carrozza al fianco di sua figlia Costanza, ex velina, che si innamora all’istante di lui. Fu così che in cambio di una fornitura illimitata di rasoi da barba il re offrì la mano di sua figlia al giovane mugnaio Gianni detto Bobo Vieri. E il gatto? Il gatto scambiò gli stivali con un paio di infradito ed un saxofono incominciando una nuova carriera artistica col nome di Barbieri, Gatto Barbieri.

Johann Ludwig Tieck, nato a Berlino il 31 maggio 1773, nel 1797 scrive Volksmärchen von Peter Lebrecht un’opera che contiene racconti e leggende popolari. Vi è inclusa una parodia teatrale della fiaba di Perrault Il Gatto con gli stivali, che esprime una satira del mondo berlinese e del pensiero Illuminista.

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