Va bene fare i capricci, ma 24 sono troppi. 27 maggio

Insopportabile! Niccolò Paganini fece ben 24 capricci. Molti sono composizioni per solo violino, altri sono tipici dell’età adolescenziale. Tra i quali: Capriccio n.1: Andante quando lo dico io (Mi maggiore) detto anche “L’ Arpeggio”, questa opera è caratterizzata dal rimbalzo della mano su tutte le 6 corde stando su un piede solo. Può essere suonata con qualunque tempo, sereno o nuvoloso, e a qualunque ora del giorno. Se abitate isolati anche a qualunque ora della notte. Capriccio n.6: Lento con gusto (Sol nascente) è soprannominato “Il trillo”, sfrutta l’uso del tremolio della mano sinistra sul violino da una certa età in poi alternando, con calma e per favore, diverse note tra le molte a disposizione. Può essere suonato prima o dopo i pasti ma non durante. Capriccio n.9: Allegretto ‘che sono astemio (Mi maggiore a salire) è soprannominato “La caccia fuori stagione” le corde LA e QUA del violino imitano i flauti dolci mulino bianco, mentre le corde RE e REGINA imitano il verso di gatto sulla corsia di sorpasso davanti a due fari illuminati nella notte. Capriccio n.11: Andante, Presto che ho fame (Do maggiore). Una fetta biscottata con burro e tanta marmellata d’albicocche in LA. Il suono del violino e del coltello sulla fetta biscottata può essere accompagnato dal rumore dei piedi battuti a terra velocemente. Capriccio n.13: Allegro un casino (Si bemolle maggiore) è detto”La risata del diavolo”. Il brano inizia saltellando a destra e a manca a velocità moderata. La seconda parte consiste in corse ad alta velocità in orario notturno, notturno andante, e il cambio di marcia con la mano sinistra. Capriccio n.17: Sostenuto, Andante con le lacrime agli occhi (Mi bemolle maggiore). La richiesta di un modellino di una macchinina di Formula Uno, rossa, in un negozio di antiquariato chiuso. Capriccio n.24: Marcato (Fa maggiore, per ora). Questo capriccio utilizza una vasta gamma di tecniche psicologiche avanzate pur di raggiungere il risultato desiderato. E’ l’ultimo “capriccio” di Paganini prima che sua mamma, Teresa, al culmine dell’isteria per averlo sentito suonare il violino e battere i piedi, gli rompa lo strumento sulla testa.

Niccolò Paganini è stato violinista, violista, capriccioso, chitarrista, venditore di rose ambulante e compositore italiano tra i più importanti esponenti della musica romantica, suonando il violino seduto su una panchina guardando le stelle. Di lui e delle sue suonate per violino si ricordano molti gestori di pizzeria. Ancora oggi la sua figura è circondata da leggende legate al suo prodigioso genio che gli permetteva di suonare e contemporaneamente vendere le rose a fidanzati che pur di allontanarlo ne acquistavano a decine. Fin dalla più giovane età Niccolò, in mancanza di un televisore dove seguire le gesta di Goldrake, prese dal padre le prime lezioni di musica sul mandolino. Nonostante questo Paganini è considerato un autodidatta è questo la dice lunga sulle capacità del padre come insegnante. Col suo primo violino Guarneri, regalatogli da un ammiratore di Parma con la promessa che non l’avrebbe usato per esercitarsi prima delle 8 di mattina, Paganini riusciva ad imitare i suoni naturali, i versi degli animali, il suono di una sveglia ed il rumore degli zoccoli di un cavallo al trotto. Nel 1801, all’età di 19 anni, interruppe la propria attività di concertista e si diede all’agricoltura dopo il giudizio di un critico musicale che disse qualcosa riguardo a due braccia rubate…La scoperta che la terra era più bassa di quanto si aspettasse lo portò a studiare anche la chitarra pur di dirsi occupato quando “il caporale” lo chiamava alla raccolta. Nel 1828 andò a Vienna dove l’Imperatore Francesco II lo nominò suo virtuoso di camera facendogli suonare col violino “la sveglia” ogni giorno alle 11. Tiene concerti a Vienna, a Praga, a Parigi e in Inghilterra. Era dotato di una tecnica straordinaria e le sue esecuzioni erano velocissime e le sue violente esecuzioni finivano quasi sempre con la volontaria e progressiva rottura delle corde, incise prima dei concerti, che usava come giustificazione per andare a casa a farsi preparare qualche fetta biscottata, burro e marmellata. Anche per questo, in tarda età, rifiutava il bis. Purtroppo già nel 1834 si manifestano i sintomi di una malattia polmonare dovuta alle tante serenate notturne giovanili, a volte sotto la pioggia, accompagnando col violino giovani fidanzati neomelodici. A causa del suo patto col diavolo, per poter usare il suo strumento, quando muore il 27 maggio 1840, viene sepolto in terra sconsacrata per la sua fama di eretico e capriccioso. Una lettera, che Paganini scrisse qualche giorno prima della sua morte, al figlio Achille dice: “Voglio che la mia musica sia suonata nelle segreterie telefoniche così da vivere per sempre”.

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