Il mistero del cavalluccio rosso, 26 maggio

Kaspar Hauser venne trovato il 26 maggio del 1828 in una piazza di Norimberga. E’ mal vestito e apparentemente smarrito. Da chi? Le uniche parole che conosceva erano il suo nome e qualche frase per lui priva di significato. Si scoprirà che era stato incatenato in una cella buia per 12 anni poteva nutrirsi solo di pane e acqua. Liscia o gasata? Le conseguenze di questa tortura erano evidenti: le sue gambe recavano le tipiche malformazioni del caso, la luce del giorno lo accecava, le voci delle persone e i rumori della strada lo assordavano, gli odori gli procuravano terribili dolori alla testa, le vivande lo disgustavano. Chi aveva cucinato per lui, un uomo? La sua età era di circa 16 anni. I primi ad avvistarlo sono due calzolai. Uno destro ed uno sinistro? Lo vedono scendere titubante per la strada, si avvicinano ma non riescono a ricavare nulla dagli strani suoni che emette, dice frasi senza senso come un giocatore di calcio dopo una sconfitta. Consegnato alla polizia si limita a ripetere senza capo ne coda le poche parole che un uomo nero gli aveva insegnato come: Apriamo tutto, prima gli italiani, banchi a rotelle, aiutiamoli a casa loro. Su un foglio di carta riesce a scrivere, con grande difficoltà solo il suo nome. Un giorno, uno dei poliziotti che lo aveva in custodia gli regalò un cavalluccio rosso di legno. Proprio rosso? Così la racconta il poliziotto: “Dunque io tengo un nipote che si chiama Geppino, figlio di mia sorella separata, che è stata sfortunata con il marito… Stamattina è la nascita sua, ho detto: Geppì, bello dello zio, vuoi un regalo per questa nascita? Lui ha detto: voglio un cavalluccio… Dice, però ha precisato: lo voglio rosso! Io quasi come se avessi avuto un presentimento, ho detto: Geppì, bello dd’o zio, ma per forza rosso deve essere il cavalluccio? Per forza rosso! Mi dovete credere ho girato tutto il mercato, tutto il Rione Mercato, non si trova un cavalluccio rosso. Tant’è vero che quando io l’ho visto… guardate l’ho visto …questo è l’ultimo cavalluccio che si fa a Napoli, nun se fà cchiù, … dopo devono venire dal Giappone… talmente dall’emozione, che io ho pigliato, ho fermato la macchina e… non capivo più niente… e l’ho lasciata aperta… Questo, debbo riconoscere…l’ho lasciata aperta per un minuto, perché tenevo un occhio al cavallino e un occhio alla macchina. Infatti ho visto questo giovane criminale che entrava dentro alla macchina… allora ho capito il pericolo, no? Ho scostato la signora, è vero?…insomma, allontanavo la signora e sono corso verso la macchina… mi sono tuffato dentro alla macchina e l’ho acchiappato per le cosce a questo giovane criminale… ed io tiravo e lui tirava… avete presente il capitone? Faceva come il capitone. A un certo momento, mi è sfuggito dalle mani…e forse non è stato…è stata la Madonna del Carmine, perché, guardate, se io lo acchiappavo, con queste stesse mani, guardate, io oggi l’avrei ucciso…”. Alla vista di quel giocattolo, Kaspar uscì di colpo dallo stato di apatia in cui trascorreva la maggior parte del tempo. In silenzio, con il viso sorridente rigato di lacrime, si sedette a terra accanto al cavallino e cominciò a vezzeggiarlo come se fosse un amico ritrovato. Impostore o vittima sacrificale d’intrighi dinastici, come Liam Spencer in Beautiful? Erede al trono di Baden o una persona maestro nella dissimulazione come Diabolik? “Questo uomo non è né folle, né ritardato, ma è stato allontanato con forza e con la più grande crudeltà da ogni contatto con gli uomini e la società” afferma un medico legale che lo visita. Era di natura gentile e di completa innocenza e purezza morale o un arcigno difensore come Chiellini? Col tempo, Kaspar divenne un’attrazione, come un abitante della casa del Grande Fratello. La gente veniva a vederlo da tutta Norimberga, dalle altre città della Baviera e della Germania tanto che Barbara D’Urso gli diede l’appellativo: das Kind von Europa. Ma l’epoca relativamente felice finisce, un anno e mezzo dopo, il 7 ottobre 1829, quando nella casa dove era stato accolto, un uomo mascherato di nero tenta di assassinarlo. La sua vita cambia ancora quando viene affidato ad un ricco uomo d’affari che assomiglia a Briatore. Il 14 dicembre 1833 nel parco di Ansbach, viene pugnalato da uno sconosciuto e muore tre giorni dopo. Sulla lapide del cimitero appare l’epitaffio che lo ricorda: “Qui riposa Kaspar Hauser, enigma del suo tempo. Ignota la sua origine, misteriosa la sua morte”. Nel 1982, durante alcuni lavori di restauro del vecchio castello di Pilsach, vicino a Norimberga, i carpentieri si imbatterono in stanze e soffitte murate di cui nessuno ricordava più l’esistenza. In una di queste fu ritrovato un piccolo cavalluccio di legno dipinto di rosso.

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