Per chi suona Campanella? 21 maggio

“Dieci cavalli bianchi, dieci cavalli bianchi…dieci cavalli bianchi” ripeteva ossessivamente Tommaso Campanella mentre veniva torturato. Simulare la follia può salvare la vita in quella “gabbia de matti che è la vita”.

Nel novembre del 1559 Tommaso Campanella al suo quinto processo, sotto tortura, riconobbe le proprie eresie e diventò passibile della pena capitale. La sua strategia di difesa decisa con il suo Avvocato Giulia Bongiorno, disperata e rischiosissima ma che aveva già dato i suoi frutti nel processo Andreotti, fu quella di fingersi pazzo, poiché un eretico insano di mente non poteva essere messo a morte dal Sant’Uffizio. I giudici, dubbiosi, lo sottoposero al supplizio della corda, che doveva saltare senza mai fermarsi, per parecchie ore, mentre veniva fatta roteare dalle estremità da due torturatori, per fargli confessare la simulazione. Campanella resistette rispondendo alle domande cantando o dicendo cose senza senso tipo: “Prima gli italiani… aiutiamoli a casa loro… se un datore di lavoro deve evadere le tasse per sopravvivere non è un evasore ma un eroe… gli insegnanti che pensano che Dio e Gesù siano fuori posto a scuola vanno curati… l’Italia che produce scarpe da jogging ha voglia di correre… dieci cavalli bianchi per me posson bastare… dieci cavalli bianchi…” L’accettazione da parte dei giudici della pazzia avvenne il 4 e 5 giugno 1601, durante una terribile seduta di tortura denominata “la veglia”, che consisteva in 40 ore di trasmissioni televisive in cui Bianca Berlinguer, Corrado Formigli, Giovanni Floris e Lucia Annunziata intervistano vari esponenti della Lega nel corso degli anni, con tre brevi interruzioni pubblicitarie. La resistenza morale e fisica di Campanella gli permise di superare la prova, anche se rimase poi tra la vita e la morte per sei mesi. L’esperienza lo segno profondamente. Nei successivi 27 anni che trascorse in prigione a Napoli scrisse le sue opere più importanti: Aforismi politici (1601), Di lotta e di governo (2021), Theologia (1624) e la sua opera più famosa La città del Sole (Vol.1), La città del Mare (Vol.2) e Vedi Napoli e poi muori (Vol.3) dedicata a Napoli.

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