In arabo so scrivere i numeri, 18 maggio

Il 18 maggio 1048 nasce Nishapur in Iran Ghiyāth ad-Dīn Abu’l-Fatḥ ʿUmar ibn Ibrāhīm al-Khayyām Nīshāpūrī. Ancora un nome e sarebbe nato il 19. Nonostante a scuola la maggior parte del tempo fosse dedicata più all’appello che all’insegnamento fu matematico, astronomo, poeta, filosofo e riparatore di persiane come il padre. Persiane le tende e non le persiane di Persia. La sua opera per la quale è conosciuto in tutto il mondo è Ghiyāth al-Dīn Abū l-Fatḥ ʿUmar ibn Ibrāhīm al-Nīsābūrī al-Khayyāmī, seconda in classifica tra i libri più venduti alla Feltrinelli di Piazza Piemonte a Milano nella settimana tra il 7 ed il 14 febbraio del 1071, dietro Insciallah di Oriana Fallaci. Scrive anche libri di aritmetica utilizzando i numeri romani, di algebra utilizzando numeri magrebini e musica con note a piè pagina. A 25 anni si trasferisce a Samarcanda dove giunge a cavallo dopo essere fuggito, due giorni prima, da una festa dove aveva bevuto vino a sazietà e ballato tutta la notte alla musica di tamburelli fino all’aurora. Durante l’estasi dovuta al vino, alla musica ed all’uso di foglie di qāt aveva avuto la visione di una nera signora anziana, molto Vecchioni, che lo spaventò. Successivamente viene invitato dal sultano Jalāl al-Dīn Malikshah a fondare un osservatorio astronomico e a riformare il calendario che risultò più accurato di quello posteriore gregoriano. A partire dal 1118 inizia il suo periodo del cubo ed alla soluzione dell’equazione cubica: x al cubo – 20 x al quadrato + 200 x – 2000 = 0. Andando per esclusione afferma che questa equazione non è risolvibile facendo uso esclusivamente di riga e compasso ma facendo delle offerte agli dei in attesa di una illuminazione, anticipando di 750 anni i geometrici rinascimentali che otterranno la stessa soluzioni gridando al miracolo. Si occupa del triangolo di Tartaglia posto a 5 metri dall’auto in panne e dei coefficienti binominali delle città bilingue. ʿOmar Khayyām, per gli amici pigri, occupa anche un posto nella letteratura persiana compilando circa 100 quartine poetiche stampate in piccole veline all’interno dei Baci Perugina arabi. Tra le altre: “Sappi che dall’anima dovrai separarti / e che andrai dietro ai veli del segreto di Dio. / Bevi vino, ché non sai dove sei venuto / sii lieto ché non sai dove andrai”. Oppure: “Non ricordare il giorno trascorso / e non perderti in lacrime sul domani che viene / su passato e futuro non far fondamento / vivi dell’oggi e non perdere al vento la vita”. Anticipando di 900 anni Fedez, scrive ancora sotto l’effetto del vino e delle foglie allucinogene di qāt: Io vi chiedo pardon ma non seguo il bon ton / È che a cena devo avere sempre in mano un iPhone / Il cane di Chiara Ferragni ha il papillon di Vuitton / Ed un collare con più glitter di una giacca di Elton John.

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