Meglio una gallina oggi o l’uovo domani? Dipende dalla ricetta.

In principio c’era il caos. Lo zucchero nel barattolo del sale, la farina fuori dal sacco, le dita nella marmellata, l’insalata era nel porto, il tappo sapeva di vino, l’acqua non era stata ancora divisa in naturale e frizzante,non era stata ancora posata la prima pietra del Mulino bianco, la rana non era ancora Giovanni, il riso era amaro e nulla bolliva in pentola. Occorreva una ricetta. Occorreva quel insieme creativo che avrebbe fatto sposare le zucchine con le vongole, il gran ragù con le pappardelle, la moglie con il maritozzo, l’olio con il liscio.
Organizzare il caos, pesarlo, dividerlo in cucchiai, scioglierlo come una noce di burro al sole, mescolare sacro col profano, rischiare di farsi male con i chiodi di garofano, aglio, sbattere le uova, montare la panna e versare la sostanza nella forma.
Il tutto q.b.
Non è facile. Non si diventa ricettatori da un giorno all’altro. Bisogna saper riconoscere le proprietà di tutto quanto entra in cucina, la composizione, i legami, le dosi, le affinità, il sapore ed i desideri. Non basta avere tutti gli ingredienti a portata di mano o, eventualmente, farseli passare. Ci vuole amore. L’amore è l’ingrediente base per la riuscita di qualunque ricetta. O, in alternativa, una trattoria sotto casa.

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