Milanesi a Milano

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Sapessi com’è strano, sentirsi milanesi a Milano, a Milano.

E cinesi in Paolo Sarpi, tra le scritte in mandarino, e come essere a Pechino, un pochino.

Fra la gente, tanta gente, c’è ancora un negozio, con l’insegna in italiano, che vende occhiali ma con le lenti a mandorla, ola.

Sapessi com’è strano, darsi appuntamento a Milano, a Milano.
In una grande churrascaria, con un pizzaiolo egiziano, in un ristorante indiano o in una gelateria siciliana, che pazzia, che pazzia.

Eppure in questo posto impossibile, tu mi hai detto “Ti che te tachet i tac, tacum i tac a mi”, io ti ho detto “mi tacat i tac a ti, tachet ti i to tac”.

Sapessi com’e’ strano mangiare milanese a Milano, a Milano.
Tra un sushi e un sashimi, tra una empanadas e una mousakaa,  tra una salsa piccante ed un tango argentino tu mi hai detto “la buca l’è minga straca se la sa nò de vaca”,
io ti ho detto “per pacià el paciotta per bev  bevòtta l’è a laurà ch’el barbotta”

Fra la gente, tanta gente, sapessi com’è strano
sentire chiamare Mohamed o Edmundo, Darid o Roman, a Milan, a Milan.

Eppure in questo posto impossibile, tu mi hai detto “ti amo”
io ti ho detto “ti amo, ti amo, ti amo”.

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