Notte a piè pagina.

A volte ritornano, perché dimenticano. Avvolte rimangono perché non sanno. Rivolte scoppiano, a furor di popolo. Piccole rivolte dimenticate, rivoltelle da bambini, revolver da grandi. Gli anni di piombo, l’età del ferro, le stagioni del mocassino, il tempo delle castagne. C’è un tempo per tutto ed ogni cosa ha il suo tempo. L’evoluzione della rivoluzione, rivolta per sommi capi se civile, per sommi poeti se di versi, per sommi et impera se rivolta alla conquista di 24 territori. Un gioco da ragazzi. Un passatempo mentre si fa sera e tornano gli anni bui dei paesi tuoi. Più che contro sono pro verbi. Tanto tuonò che mi svegliai, io, la sveglia no, lei continuava a dormire. Faceva le cinque della mattina dalla sera precedente. Era ferma, immobile sul mobile. Sveglia! Niente, non si svegliava.Alzai la tapparella, col piede di porco. Quello che adesso va in giro con la stampella. Quello che guida le proteste contro l’umidità e pro sciutto. Quello che si siede sul divano a guardare la partita con i suoi amici, i porci comodi. Quello che mangia di tutto, anche le ostriche con lo champagne…le perle no, non le digerisce. Fuori era ancora notte: “L’intervallo di tempo compreso tra il tramonto e l’alba, in cui il Sole rimane al di sotto dell’orizzonte”. Notte a piè pagina, CVD. Gli spari? Sopra.

Sono pro verbi. Rosso di sera, sarà un Valentino. Un abito, in periferia, che può essere portato anche a metà dell’Opera ben cominciata. Un’opera povera, da tre soldi, un’operetta per operai, un’oretta da trascorre in compagnia di teatro. Dietro una quinta o una quarta abbondante dove uscire di senno è un pericolo che si corre saltando a piè pari, di qua in frasca, a piè dispari stando in campana. Se son rose le avrai pagate tanto e le porto, non da solo ma con Trito, sotto la panca crepata. A futura memoria: Ricorderò. Futuro semplice per menti complicate.

PEOPLE_IN_THE_SUN

Se vedete un astro nascente esprimete una consapevolezza.

 

 

 

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