Quando scrivevo in cucina (parolepepate.splinder)

sabato, 09 dicembre 2006

Detto, fatto.

“Non mi piace cucinare piatti veloci, sono pigro!”.(Guido Penzo©)

postato da: penzogi alle ore 21:57 | link | commenti
categorie: copyright, guido penzo
giovedì, 07 dicembre 2006

 

VOLEVO LA COPPA, MI HANNO DATO DEL SALAME.

 

Volevo la coppa, mi hanno dato del salame. Però io non me la sono presa, non potevo fare altrimenti, il salame si, me lo sono fatto incartare e l’ho portato a casa.

L’avevo promesso ai miei nuovi vicini, questa sera vi preparo una ricetta con i fiocchi: un primo con i fiocchi, un secondo con i fiocchi, un dolce con i fiocchi e per brindare una coppa di spumante. E adesso come facevo senza coppa? Intanto dovevo inventarmi qualcosa per trasformare un menù con i fiocchi in qualcosa di commestibile, con il salame che mi avevano dato.

Appena entrato in cucina spalancai la finestra per far entrare dell’aria nuova. I fiocchi, li avevo lavati in precedenza e li avevo lasciati al bagno Maria fino a quando non era ora di uscire dall’acqua. Poi li avevo messi sul balcone a prendere il sole. Una volta preso il sole l’ho fatto a spicchi.

Il problema era la ricetta. Ci voleva un’idea o un libro di cucina. Scelsi la seconda. Ancora una volta presi l’unico libro che avevo nella libreria tra soprammobili, album di figurine da finire, tre annate complete di Diabolik, alcuni modellini d’auto d’epoca e una raccolta di farfalle imbalsamate del Borneo (facevano schifo ma la scusa funzionava ancora). Il libro di ricette si intitolava: “Ricette veloci per cuochi pigri”. Lo sfogliai velocemente. Non era stata una buona idea, adesso che l’avevo sfogliato tutte le pagine erano a terra. Ma, segno del destino, sopra tutte c’era la ricetta delle “Conchiglie con il salame”. Mi misi subito all’Opera pensando di ben incominciare. Quando si accorsero che non avevo il biglietto mi fecero tornare in cucina. Decisi allora di mettere tutti gli ingredienti in ordine di peso sul tavolo: 400 g. di conchiglie, 175 g. di cavolfiore, 100 g. di salame, 70 g. di pomodori pelati eccetera eccetera, sale quanto basta. Preparazione: mettetevi comodi, musica di sottofondo, sguardo perso nel vuoto e pensate ad una scusa per rinviare la cena. Se non vi viene in mente niente che non abbiate già detto, lessate il cavolfiore per 20 minuti. Fate poi a pezzi la cipolla facendole credere di sapere tutto su di lei, quindi tritatela con dolcezza. Unite il salame e dopo qualche minuto i pomodori a pezzetti. Aggiungete il cavolfiore a cubetti eccetera eccetera. Versate le conchiglie…Le conchiglie? Dove trovo le conchiglie a Trento? “Ciao, sono il vostro vicino, mi sta andando a fuoco la casa, possiamo rimandare la cena?”…sono proprio un salame.

 I RACCONTI DEL SALAME.

postato da: penzogi alle ore 16:28 | link | commenti
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giovedì, 23 novembre 2006

 

Fa freddo, mi sa che accendo il forno

CARTA PIU’ BASSA CUCINA.

Sono in dubbio se preparare un Pan Egirico o la Torta Successo. Potrei unire le forze e gli ingredienti, frullare il frullabile, contare fino a 10 partendo da 5688 (a scalare, la montagna ovviamente) aprire la dispensa cercando l’indispensabile, soppesare un velo di zucchero, sale a occhio (anche se brucia) e croce, cercare la soluzione ed accorgersi che è finita e che ormai è troppo tardi per scendere o salire…potrei. Potrei darmi da fare, darla a bere, lasciar soffriggere nel suo brodo, cogliere l’attimo per piantarlo in un vaso più grande, spegnere la tv con l’estintore, assaporare la vita se va bene di sale, sbattere le uova contro il muro di gomma da masticare, calpestare i sentimenti di chi li ha nascosti sotto il tappeto (come facevo a saperlo)…potrei. Potrei potare i fiori, spellare le patate ancora vive, affrancare lettere dell’alfabeto, ricordarmi d’annegare ricordi nel…non mi ricordo, ascoltare le ragioni di un folle innamorato di se, aprire la porta al futuro prima che bussi, cantare sottovoce meglio che a squarciagola, salire una scala dove ogni gradino è una nota…potrei. Potrei iniziare dicendovi gli ingredienti:

 

(la foto è puramente indicativa di un’altra ricetta)

Ingredienti per 8-10 persone. Se siete da soli va bene lo stesso, per due motivi: 1) essere ottimisti aiuta la lievitazione (oltre alla temperatura delle vostre mani). 2) faccio prima a dirvi che va bene lo stesso piuttosto che dividere per 8 le quantità. 150 g. di albumi (difficoltà media). 150 g. di zucchero (facile: prendete un chilo di zucchero e toglietene 850 g.). 1 bustina di vanillina (comperata chiusa ll’origine) 150g. di mandorle pelate, in polvere. 1 pizzico di sale. Crema (perchè c’è anche la crema): 40 g. di albumi. 100 g. di zucchero. 170 g. di burro che avrete in precedenza ammorbidito promettendogli una cena, ma non a lume di candela altrimenti si sarebbe sciolto del tutto. Un pizzico di sale. 1 cucchiaio di cacao amaro. 2 cucchiai di maraschino.

Preparazione. Disponete gli ingredienti su un piano di lavoro in ordine crescente (se volete essere autonomi tirate fuori l’auto dal box), osservateli per bene lasciandovi prendere dal dubbio. In questa fase è importante l’immobilità assoluta e l’assenza di opinioni che metterete da parte per quando vostra figlia vi presenterà il fidanzato, fidatevi. Se per caso avete acceso il fuoco, spegnetelo. Adesso potete muovervi, è tempo che comperiate a) una placca da forno di almeno 60 X 50 b) una frusta elettrica c) una mascherina da Zorro (non adesso, ma a carnevale, per non dare la spada nell’occhio) d) una tasca da pasticcere, per gli ingredienti piccoli (quelli grandi potrete metterli comodamente in una borsa da pasticcere) e) il maraschino. Già che siete fuori, andate nella pasticceria più vicina ed ordinate una Torta Successo con Pan Egirico incorporato a neve. Se avete fretta non dategli il tempo di dirvi gli ingredienti, li conoscete già. Tornando a casa pensate alla fortuna di avere una pasticceria in zona (se così non fosse, cambiate zona.)

Lo Chef consiglia: spegnete il forno prima di andare a dormire.

postato da: penzogi alle ore 17:32 | link | commenti
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mercoledì, 20 settembre 2006

 

“Ne ho fatte di cotte e di crude, ma se devo scegliere preferisco le cotte” (Guido Penzo ©)

 

“Un piatto intelligente? Zucca salata!” (Guido Penzo ©)

postato da: penzogi alle ore 14:48 | link | commenti (1)
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lunedì, 11 settembre 2006

 

PIU’ CHE FRASI FATTE, FRASI IN COSTRUZIONE

“ALICI SOTTO SALE, SOPRA SCENDE!” ©

postato da: penzogi alle ore 11:47 | link | commenti
categorie: guido penzo
mercoledì, 06 settembre 2006

 

 

Cosa volete di più?

Adesso tocca a voi, con un pennarello nero punta grossa, riprodurre sulla tovaglia, per ogni commensale, il disegno quì sopra! Così non sbaglierete più!

postato da: penzogi alle ore 16:54 | link | commenti
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TUTTI DICONO DI CONOSCERE IL BON TON, ANCHE SE LUI NON SE LI RICORDA.

 Ecco il test a test. Date una risposta senza contare fino a 10. Se conoscete veramente il bon ton saprete sicuramente dove tiene i soldi. Ricordate che non è importante vincere, ma partecipare arrivando primi.

1) La buona forchetta deve essere posizionata:

  • A) a destra accanto al coltello
  • B) a sinistra tra l’incudine ed il martello
  • C) alle spalle di chi è antipatico

2) L’ospite d’onore di sesso maschile siede:

  • A) alla destra della padrona di casa senza farsi vedere dal marito
  • B) al posto del padrone di casa, appena si alza
  • C) indifferentemente ma il più vicino possibile alla cucina

3) I gomiti si tengono:

  • A) si, anche se offrono molto per averli
  • B) appoggiati sulle spalle di chi vi siede a destra e a sinistra
  • C) accostati al corpo, poggia solo l’avanbraccio 

4) Siete invitati a pranzo, vi sedete quando:

  • A) al lavoro non avete mai lavorato così tanto
  • B) subito, appena vi accorgete che ci sono più invitati che sedie
  • C) avete visto dove s’è seduta la più carina/o

5) Appena seduti a tavola:

  • A) bevete dal bicchiere per far capire qual è il vostro
  • B) fate cadere il tovagliolo per guardare sotto il tavolo
  • C) incominciate a servirvi per chiedere subito il bis

6) Cominciate a mangiare quando:

  • A) nessuno vi guarda 
  • B) un commensale comincia a farlo
  • C) qualcuno dice “Pronti, via!”

7) Se dovete appoggiare coltello e forchetta tra un boccone e l’altro:

  • A) li appoggiate sulla tovaglia dove è già sporca
  • B) li appoggiate in equilibrio sul cucchiaio facendovi notare
  • C) non li appoggiate e li fate roteare in aria chiedendo un applauso

8) A pranzo fumate:

  • A) quando sentite certe cose
  • B) in bagno, mangiando il dessert, per non dare fastidio
  • C) appena si sono allontanati i genitori

9) Non usate il coltello per tagliare:

  • A) un discorso
  • B) una relazione finita
  • C) il formaggio gratuggiato

10) Durante il pranzo è assolutamente vietato:

  • A) utilizzare gli stuzzicadenti per richiamare l’attenzione del vicino
  • B) chiedere un applauso per la cuoca
  • C) chiedere che il caffè ve lo portino in bagno, per non farlo raffreddare

11) Il dessert va servito:

  • A) il prima possibile se è un semi-freddo
  • B) dopo la frutta
  • C) se è veramente buono, dopo che se ne sono andati tutti

Il test è finito, alla prossima e non portatevi via i cucchiaini che sono contati. Dimenticavo, la soluzione…

Maggioranza di A, con pochi B e un C per sbaglio: Siete l’invitato ideale che tutti vorrebbero avere invitato. Vi sciacquate sempre la bocca prima di parlare, fate di si con la testa anche quando non parlano con voi, la carta dei vostri regali è la più bella. Un solo consiglio: non date mai due nomi diversi alla stessa persona.

Maggioranza risicata al Senato, con 3 C e un A per confondere le acque col vino: Non potevate dire di no anche questa volta. La cucina del padrone di casa non vi piace e neanche il salotto. Dovete soltanto trovare qualcuno che vi chiami al cellulare dicendovi che la vostra casa sta bruciando. Un consiglio: acqua in bocca, così eviterete anche di parlare.

Maggioranza schiacciante di C, senza nè A nè Ba: Anche questa volta vi siete inbucati. Dire che non siete a dieta non vi giustifica dal finire gli antipasti per primo e chiedere che cosa avete vinto. Almeno non corteggiate la padrona di casa, potrebbe chiedervi chi siete. Un consiglio: prima di mettervi in tasca le posate controllate che all’uscita non vi sia il metal-detector.

Guido Penzo ©

postato da: penzogi alle ore 10:25 | link | commenti
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lunedì, 04 settembre 2006

 

“IN CUCINA SO FARE DI TUTTO, MA NON CHIEDETEMI DI CUCINARE” ©

La prima volta che sono entrato in cucina ho aperto la finestra per fare entrare l’aria, perchè mi sentivo solo. La cucina in una casa è sempre a sinistra. Se è a destra avete sbagliato casa, uscite e guardate cosa c’è scritto sul campanello. Ai miei figli, prima di mangiare, leggo sempre le ricette delle torte, perchè hanno tutti gli ingredienti giusti e un finale dolce.  “Come metti tu la tovaglia non la sa mettere nessuno” mi dicono sempre i miei figli mentre guardano la tv. Almeno una volta, prima che vi sposiate, potremmo fare cambio? In cucina non mi fanno mai mettere a posto la spesa, che poi non trovano gli ingredienti quando servono. Non mi fanno neanche mettere le mani in pasta se prima non le lavo. In cucina mi sento utile soprattutto quando c’è da imbiancare. Nella dispensa ogni cosa ha il suo posto ed ogni posto ha la sua cosa, tranne quando la cerco io. Lei, però, la trova subito. E’ importante, a casa, fare la lista della spesa delle cose che mancano. Più importante è portarsi dietro la lista quando si va al supermercato. Nel frigorifero le verdure vanno sempre in alto, chissà perchè non mi entra in testa. Una cosa non ho mai capito: perchè non metto un colorante, magari azzurro, nel sale per distinguerlo dallo zucchero? In cucina non bisogna mai aprire il forno mentre una torta lievita, devo cercare di ricordarmelo per la prossima volta. “Ho sentito gridare aiuto” non è un buon motivo per aprire il forno. Bisogna sempre aspettare che la torta si raffreddi prima di mangiarla, allora perchè non la fai prima? In cucina sono una buona forchetta, ma quando c’è una zuppa sono anche un buon cucchiaio. Quando vado fuori a mangiare spero sempre che non piova. Non so mai se si mangia prima il dolce o la frutta, per questo ordino sempre una crostata di frutta come dolce. Fondamentalmente sono democratico, il formaggio viene quando vuole. Non vado mai in ristoranti stranieri, con menù stranieri, perchè non so mai che numero ordinare. Preferisco, quando c’è una festa in casa, i piatti freddi, così non mi scotto quando preparo la tavola. Non capisco perchè hanno inventato la lavastoviglie e non hanno ancora inventato la tavola che si sparecchia da sola. Preferisco l’insalata già lavata, così risparmio il sapone. Almeno nella cucina internazionale, se vogliamo che le ricette di diversi paesi funzionino, i diversi tipi di pasta dovrebbero avere tutti lo stesso tempo di cottura, come l’acqua che bolle convenzionalmente a100 gradi.

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venerdì, 01 settembre 2006

 

“Tutti sanno che l’anguilla è un pesce grasso, ma nessuno ha il coraggio di dirglielo!” (Guido Penzo ©)

postato da: penzogi alle ore 10:13 | link | commenti
categorie: guido penzo
 

 

 

 

 

 

 

 

INGREDIENTI  Per 4 persone, di buona forchetta, di buon cucchiaio, di buon coltello. Meglio se non-violenti, di medio peso, di altezza media e d’istruzione media. Astenersi fame arretrata. 
Un Ferragosto, meglio se passato, in famiglia.un chilo di cozze che più cozze non si può.
un panino raffermo di suo.
300 g di carne di vitello macinata.
un uovo, possibilmente fresco.
una cipolla piccola, alle prime armi.
2 spicchi d’aglio, il solito un ciuffo di prezzemolo.
250 g di pomodori maturi, possibilmente con esperienza in cucina.
50 g di parmigiano grattugiato.

2 h. di pazienza.

 

 
 
Tempo di preparazione e cottura: 2 ore
 
 

 

PREPARAZIONE

Pulite ad una ad una le cozze, lamentandovi di tanto in tanto che la prossima volta non vi fregano più, che tanto anche surgelate vanno bene. A cozze fatte, cercando di non farle cadere nella brace, sistematele in una padella. A fuoco di pochi millimetri, fate aprire le valve. Quando le cozze si saranno aperte, prima che vengano alle mani, dividete i molluschi dal resto. Tenete da parte le cozze vuote e tritate finemente i molluschi unendo la carne macinata di vitello, aglio, il solito prezzemolo, parmigiano, mollica di pane, uovo. Se l’uovo dovesse fare delle storie, dopo averlo ascoltato per il tempo che desiderate, minacciatelo di sbatterlo. Amalgamate il tutto, sino a ottenere una sorta di polpettone. Ricordate che, in cucina, più le cose sono brutte da vedere, più sono buone (potrebbe sembrare una giustificazione, e lo è).
Fate rosolare, nel frattempo, un soffritto di olio, cipolla, aglio, prezzemolo; aggiungete qualche pomodoro maturo a cui avrete in precedenza tolto tutti i capelli e, successivamente, il polpettone.
Cuocete per circa tre quarti d’ora, poi riempite le cozze, che per un attimo stavate per buttare via mentre pulivate la tavola, con questo ripieno e concludete la cottura in forno. A che temperatura? Per quanto tempo? Cosa leggere durante la cottura? Questi sono i segreti del Cuoco. Portate in tavola accompagnando con un vino bianco fermo, con un’insalata di stagione e qualche bruschetta a cui, per tempo, avrete fatto abbassare la cresta. Se non riuscite a portare tutto in una volta, fatevi aiutare. Poi nascondetevi dietro la dispensa in attesa del giudizio dei vostri ospiti (la prossima volta ognuno porta qualcosa da casa).

(Guido Penzo ©)

postato da: penzogi alle ore 16:22 | link | commenti
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mercoledì, 30 agosto 2006

 

Secondo me la soluzione per le torte salate è mettere meno sale! ©

postato da: penzogi alle ore 11:09 | link | commenti
categorie: guido penzo

 

“NON E’ TUTTO UNTO CIO’ CHE LUCCICA” (Guido Penzo ©)

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“Io mastico l’inglese, ma se posso lo preferirei un poco più cotto” (Guido Penzo ©)

postato da: penzogi alle ore 09:26 | link | commenti
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lunedì, 28 agosto 2006

 

ROSSO DI SERA, BIANCO COL PESCE ©

lunedì, 28 agosto 2006

 

“In cucina bisogna stare attenti ai grassi, soprattutto se arrivano da destra” (Guido Penzo ©)<!—->

postato da: penzogi alle ore 12:15 | link | commenti
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venerdì, 21 luglio 2006

 

Le vacanze sono vacanze, come le patate sono patate. Lo spirito di patate è un’altra cosa. Alla riapertura della cucina (e non della caccia) si scriverà su come ottenere lo spirito di patate dalla spremitura della zucca, si spiegherà come fare gli occhi dolci, usando lo zucchero di canna e come dev’essere il brodo per sbrodolarsi addosso. Adesso spengo il gas ma lascio la luce accesa. Se bussate e non trovate nessuno lasciate un commento dopo il bip (quello era il bip). A presto.

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postato da: penzogi alle ore 12:48 | link | commenti
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mercoledì, 19 luglio 2006

 

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postato da: penzogi alle ore 10:03 | link | commenti
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martedì, 18 luglio 2006

 

QUANDO IL FORMAGGIO E’ FUSO, HA BISOGNO DI UNA VACANZA?

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postato da: penzogi alle ore 10:43 | link | commenti (1)
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lunedì, 17 luglio 2006

 

 

 

Amaretti Dolci

La foto è indicativa di come servire in tavola. I pezzettini per i più piccoli.

 

Dessert n.:

3 periodico

Frase fatta:

Anche gli amaretti, se presi nel verso giusto, sanno essere dolci.

Nome ricetta :

Amaretti dolci, per chi ha tempo da perdere in cucina.

Tipo Piatto:

Tondo, liscio, con poche decorazioni.

Ingredienti Principali:

Mandorle  o pesche in acqua dolce o uva appena passata. Mixer di stagione. Una fetta di dolce per stemperare l’amaro in bocca.

Ricetta per persone n.

4 la prima volta, poi s’informano cosa c’è da mangiare e se è il caso…

Note:

 Ricetta facile, così così, difficile. Dipende da chi cucina.

Ingredienti:

Mandorle – Zucchero – Albumi D’uovo – 1 Pizzico Sale – Mixer – Dolce di stagione.

Preparazione:

Prendete le mandorle dall’apposito contenitore. Trattatele con i guanti bianchi, che se si sporcano potete lavarli con la candeggina. Scartate le più grandi. Le più piccole lasciatele incartate e rimettetele via. Mettetele in un mixer (Quello che vi hanno regalato a Natale, per il terzo Natale di fila, va bene) e tritatele finemente assieme allo zucchero, per addolcirle. Passatele poi al setaccio alla ricerca di qualcosa. Non siete obbligati a dare spiegazioni, ricordatevi che avete sempre il coltello dalla parte del manico, spero. Ripetete l’operazione finchè i conti non tornano…Okey, basta che si fa tardi. Adesso che avete una farina di mandorle sottili, aggiungete lo zucchero e le chiare che avete montato in precedenza (facendo crederle chissà cosa). Non dimenticate il pizzico al sale. Fate e gnomi al lavoro per arrotondare palline di 4 – 5 centimetri di diametro (usate un diametro di carta, che avrete precedentemente acquistato in cartoleria, per misurare). Fatele rotolare, in salita, in una miscela di farina e zucchero finchè, stanche, non si stenderanno su una placca, abbandonata non a caso,  ricoperta da carta speciale (non il due di picche, anche se ne avete molti, per intenderci). In fornate a forno medio (180°C) per 15 minuti fino a che non saranno leggermente dorati. Tirate fuori dal forno e, se siete in estate, aprite la finestra che fa caldo. Assaggiate prima di servire. Se gli amaretti non vi sembreranno troppo dolci, aggiungete una fetta di dolce accanto.

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postato da: penzogi alle ore 14:52 | link | commenti
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“Cosa fare se il conto al ristorante è troppo salato? Io aggiungo due patate a pezzi e lo lascio cuocere nel suo brodo ancora per un paio di minuti…sperando che non diventi violento.” (Guido Penzo ©)

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postato da: penzogi alle ore 13:50 | link | commenti
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Una ricetta, in tempo reale, al giorno.

COME FARE UN PASTICCIO CON GLI INGREDIENTI SBAGLIATI

di Guido Penzo ©

Ingredienti: Pasta buona come il pane all’uovo fatta in casa (la pasta non l’uovo). Per chi è di fretta ed ha una fame da lupi, la pasta può essere preparata durante il viaggio di ritorno dal lavoro. In cucina si socializza, fatevi aiutare dai vicini di viaggio che c’è sempre tempo per leggere il giornale. Sconsiglio di acquistare la pasta già pronta all’uso. se è già pronta avrà avuto una soffiata quindi è poco digeribile.

– Prosciutto cotto perso, quanto basta da non capir più nulla.

– Verdure stufate d’aspettare. Preparate in precedenza, a destra, lasciate in attesa sulla graticola, Non svelatele prima del momento.

– Parmigiano o, al massimo, della provincia. Stagionato o brizzolato.

– Panna fresca, vivace, brillante.

– Altro a caso.

Preparazione: Prendete una terrina, cotta al forno per 20 minuti a 200 gradi…prendete una terrina di terracotta. Ammiratela, giudicatela, datele un voto da 1 a 10, riponetela nell’apposito spazio. Tirate la sfoglia della pasta a chi vi è antipatico, senza farvi vedere. Se vi scopre, ditegli che avete freddo e fategli accendere il forno. Con l’apposito passino passatempo fino a quando sarà minuto. Intanto che l’acqua bolle, con anidride carbonica aggiunta, fatevi bella altrimenti non troverete marito per i vostri denti. Unite l’utile al dilettevole aggiungendo anche le verdure fino ad ottenere un bellimpasto. Usate uno strofinaccio per non rimanere scottate. Togliete la colla dalla pasta scollandola con l’apposito scollapasta. Sbollite la rabbia. Datevi un tono. Cogliete l’attimo e dividetelo in spicchi, spremetelo in un bicchiere e datelo a bere a chi dice che in cucina sapete fare solo pasticci. A parte preparate qualcosa in agrodolce. Girate la pasta perchè non attacchi discorso. Lavate i pomodori (altro a caso negli ingredienti), asciugateli, rivestiteli e ditegli che questa è l’ultima volta che li aiutate. Prendete 200 grammi di tofu a dadi e tirateli incrociando le dita. Se non ci riuscite, tirateli senza incrociare le dita. Aggiungete il sale ed il pepe della vita. Finite di truccarvi. Servire il pasticcio tiepido, in un letto ma non memorizzato. Sorridete e cercate di non chiudere gli occhi mentre vi fotografano. NON SARA’ BUONO, MA SICURAMENTE  E’ UN BEL PASTICCIO”, è la frase con cui sarete ricodata. Meglio che “Non è bella ma è buona, soprattutto con un filo d’olio a freddo”.

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postato da: penzogi alle ore 11:39 | link | commenti (2)
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Il titolo c’è:

“PIATTO PIANGE, IENA RIDENS E LE STELLE STANNO A GUARDARE”

Ora mi manca il pane, il companatico ed il contorno.

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postato da: penzogi alle ore 10:43 | link | commenti (2)
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domenica, 16 luglio 2006

 

Si fa presto a dire bene.

“POSSO DIRE CHE UNA PERSONA E’ SQUISITA SOLO DOPO AVERLA ASSAGGIATA” (Guido Penzo ©)

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postato da: penzogi alle ore 10:23 | link | commenti
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lunedì, 10 luglio 2006

 

“Il riso fa buon sangue ma la pasta sazia di più”. (Guido Penzo ©)

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lunedì, 03 luglio 2006

 

Dovrei andare in vacanza più spesso, perchè quando torno…

 

Egr. Sig. Guido,
la presente è per comunicarle che la commissione di “Penne Comiche” ha classificato al primo posto il suo racconto “In cucina non bisogna avere fretta, meglio avere latte” con il punteggio di 17/20. Pertanto oltre a vincere un weekend a San Salvo presso l’hotel Da Italia (come da regolamento, dovrà mettersi d’accordo con i proprietari), con la presente la invitiamo il giorno sabato 5 agosto – nostro ospite – alla cerimonia di proclamazione ufficiale che si terrà nell’ambito del premio “GastrHomoRidens” del festival “Culinaria Risinterra”.
Per conoscenza le comunico che il giorno 4 agosto si terrà una serata di lettura, da parte dell’attore Massimo Bagliani, dei migliori racconti e poesie pervenuti al concorso, con intermezzi comici del trio La Ricotta.
Nel complimentarmi con lei, per la stesura del comunicato stampa ufficiale gradirei ricevere qualche riga di spiegazione del suo testo e le informazioni sul suo conto che ritiene opportuno divulgare…”

Lo immaginavo, in cucina faccio ridere.

 
“HO UN RAPPORTO DI ODIO E AMORE CON LA CUCINA: AMO GUARDAR CUCINARE, ODIO QUANDO ME LO FANNO NOTARE” (Guido Penzo ©)
postato da: penzogi alle ore 12:43 | link | commenti (2)
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lunedì, 05 giugno 2006

 

“SE DOVETE FARE IL CUORE DURO

SCOLATELO UN MINUTO PRIMA DEL TEMPO DI COTTURA”.

postato da: penzogi alle ore 14:31 | link | commenti
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Idem con patate

 

Per 6 persone: idem (o la stessa cosa), g. 900 – patate g. 500 – olio – sale – pepe – ros marino (più salato del ros terrestre).  Più sangue freddo, per la preparazione.

 

Pelate le patate e, dopo averle lasciate come madre natura le ha fatte, fatele a pezzi, cercando di non lasciar tracce. Se non bastasse, affogatele per 2 ore in acqua fredda. Mettetele a scolare e asciugatele molto accuratamente, cercando di eliminare le impronte digitali terrestri. Per fare tutto ciò bisogna avere molto sangue freddo, almeno qb.
Preparate poi l’idem al peggio. Lasciatelo rosolare nel dubbio, in una pentola con l’olio. La rosolatura dovrà essere fatta a fuoco medio-basso o comunque non più di 20 centimetri.  Mettete poi a cuocere nel forno la stessa cosa preparata a 180 gradi per 50 minuti e le patate cosparse di sale e di qualche pezzetto di ros marino. Quando mancano 10 minuti al termine, tirate fuori l’idem con patate dal forno, cercando di non esprimere alcuna opinione contraria. Fondamentale per la riuscita del piatto essere completamente d’accordo con la ricetta, col cuoco, con la padrona di casa, con l’amministratore, con il conduttore ecc. e/o qb.

postato da: penzogi alle ore 11:29 | link | commenti
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martedì, 23 maggio 2006

 

SE ORDINI DEGLI INVOLTINI AUTUNNO

(perchè ti piacciono le novità)

NON TI LAMENTARE SE TE LI PORTANO

DOPO IL 21 SETTEMBRE.

postato da: penzogi alle ore 18:07 | link | commenti
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giovedì, 18 maggio 2006

 

“SE IN TV VEDETE DELLE IMMAGINI CRUDE

E’ SOLO PERCHE’ C’E’ CHI LE PREFERISCE AL DENTE” (Guido Penzo©)

 

 

“cavoli a merenda” Antonietta Parmeggiano
acrilico 60×50

postato da: penzogi alle ore 11:48 | link | commenti
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martedì, 16 maggio 2006

 

 

 
 
 Mangia e Ridi cioc latte / riso
 
 
 
Provenienza  El Salvador
Produttore  
 
Prezzo al pubblico  euro 0,60
 
 
 
IVA  10 %
 
 
 
Giacenza  9748
 
 
Dimensioni/misure  30 x 25g
 
 
 
 
 

M’ero fatto il fegato amaro con la storia di Moggi, ma mi è passata la voglia di mangiarlo. Così sono andato alla macchinetta distributrice a pagarla. Le solite ciambelle col buco che al centro non mangi niente, le bibite gasate che si credono chissà chi, i wafer, i biscotti dolci e i dolci biscotti, le esse, le ti, le acca, il cioccolato sciolto perchè fondente… Avevo due possibilità: o cambiare squadra, tanto gli autografi dei giocatori della juve dal 1960 in poi non me li compra più nessuno, oppure prendere un Mangia e ridi. Secondo voi?

postato da: penzogi alle ore 14:09 | link | commenti (1)
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L’ACQUARIO IN CUCINA: MEGLIO VICINO AL FRIGO O SOPRA LA DISPENSA?

Anche chi legge l’oroscopo mangia.

 

I nati in questo segno sono vitali e imprevedibili. Il loro spirito libero, anticonformista e sprezzante dei valori tradizionali si conquista attraverso piatti poco scontati e accostamenti insoliti come i cavoli a merenda, la zuppa di frutti di mare appena sbucciati, le fragole condite con l’aceto balsamico o la frittata col buco. Vanno matti per la ciambella ripiena di se.  Mutevoli e attratti dalle novità, detestano la routine culinaria, il rumore del grattugia formaggio elettrico e le alte temperature del forno. Amano cambiare spesso il menu oltre al colore delle pareti in cucina. Come gli altri segni d’aria, l’Acquario tende a sbagliare bicchiere quando deve versare il vino oltre a non sapere che pesci pigliare in una cena d’affari. Passerebbe le ore a leggere il menù per scoprire il colpevole. Se volete fare colpo su un acquario affamato usate l’apriscatole dall’alto in basso.

postato da: penzogi alle ore 12:34 | link | commenti
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martedì, 09 maggio 2006

 

INDOVINA CHE COSA.

Che sia un piatto d’alta cucina non vi è dubbio, si vede dalla foto. Il problema è: cosa contiene? Inizia con questo piatto da indovinare il concorso “Aspetta, non me lo dire, lasciami indovinare” perchè non sempre quello che vediamo coincide con quello che mangiamo. A destra il primo piatto: Che cos’è? Un piatto più unico che raro? Un secondo di troppo? Siamo alla frutta? Un piatto straniero che non so come si scrive? Questo non lo darei neanche al mio gatto? A voi tirare ad indovinare (non potendo assaggiare), cercando di fare centro.

postato da: penzogi alle ore 18:15 | link | commenti
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lunedì, 08 maggio 2006

 

MADELEINE

 

Ingredienti
• 5 uova
• 200 gr di zucchero
• scorza grattugiata di un limone
• 200 gr di burro
• 200 gr di farina
• noce moscata
 

Ricetta nuda e cruda per chi non ha nulla da perdere. Si sconsiglia ai deboli di cuore. Le uova, quando vengono battute con la frusta, potrebbero cercare una via di fuga. Se siete sensibili fatevi aiutare. Se avete il cuore duro, aumentate il tempo di cottura.
 
 Preparazione
“Tu battile, loro sapranno perchè”. Prendete le cinque uova. Potrebbero opporre resistenza, ma non lasciatevi ammorbidire, non siete di burro. Vi fanno gli occhi dolci? Lo fanno con tutti.  Mettete le uova in una terrina, mentre guardate da un’altra parte, battetele una frusta, per addolcire la situazione aggiungete lo zucchero e la scorza grattugiata del limone. Quando il composto colerà dal frustino liscio e omogeneo, unite la farina che avrete in precedena setacciato alla ricerca di una pepita d’oro, ed una grattata veloce di noce moscata.
Quindi il burro chiarificato, che avrete ammorbidito alla consistenza di una crema. Per chiarificare il burro, dovete metterlo a bagnomaria fino a completa fusione. Poi lascite depositare la caseina, cioè la sostanza bianca che si è separata dalla parte oleosa sul fondo del recipiente. Riponete la caseina nella cassetta degli attrezzi (può sempre venir utile per qualche scherzone). Recuperate la parte oleosa e lasciatela rapprendere.  Distribuite il composto negli stampini, che avrete prima imburrato con il burro chiarificato e infarinato leggermente. Cuocete in forno a calore medio, finché le madeleine non sono dorate. Sfornate subito e appena raffreddate, mangiatele prima che sia troppo tardi. Se è già troppo tardi non mette altra carne al fuoco.

 

L’immagine non lascia spazi alla realtà ma è opera di fantasia.

postato da: penzogi alle ore 10:16 | link | commenti
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UNA RICETTA ACQUA E SAPONE.

“Chi arriva ultimo, cucina!”. Chissà quante volte avete sentito questa frase e chissà quante volte siete arrivati ultimi. Chissà perchè poi, chi dice questa frase, la dice correndo. Bando alle ciance, ai superalcoolici e alla sigaretta mentre aspirate il brodo dal cucchiaio. E’ giunto il momento di rimboccarsi le maniche, è giunta la primavera, si sono alzate le temperature. Se bisogna cucinare, si cucina. Quando sarà da guardare, si vedrà. Per prima cosa mettete dell’acqua a bollire. Potrebbe non servire, ma da l’idea che qualcosa bolle in pentola. Non abbiate paura del fuoco, non morde, quello è il cane. Potete, se volete, tendere la mano con il fiammifero acceso a 20 centimetri, sarà il gas che verrà a prendersi la fiamma. Se avete un’accensione elettrica è meglio…e non bisogna neanche schiacciare la frizione. Non preoccupatevi di preparare la tavola, ci penserà qualcun altro. Lo sanno che il bricolage non è il vostro forte. Date però voi le indicazioni di come volete che sia preparata. Se la volete quadrata o rotonda, quanto la volete alta, per quante persone e che tipo di legno usare. “Il penultimo prepara la tavola” avete gridato prima di mettervi a correre. Guardate il contaminuti, il tempo sembra non passare mai. Decidete così di caricarlo e di puntarlo a meno 20. Adesso tutti sapranno che tra venti munuti accadrà qualcosa. Che cosa? Bella domanda. Prima o poi bisogna decidere cosa preparare. Cucina straniera? Cucina creativa? Moglie, ricetta e buoi dei paesi tuoi? Preparare qualcosa di non commestibile così la prossima volta grideranno “L’ultimo che arriva stira”? Fare fumo e niente arrosto? Telefonare alla rosticceria all’angolo? Invece no, decidete che la situazione è lievitata abbastanza e che è giunto il momento per darla da bere a tutti e, a tutta birra, vi lanciate verso la vostra raccolta di “ricette che più facili non si può”. E’ giunto il momento della RICETTA  ACQUA E SAPONE.

ANCHE QUI

postato da: penzogi alle ore 09:34 |domenica, 07 maggio 2006

 
   
Riceviamo et pubblichiamo:

“Il mio problema non è il riso che abbonda sulla bocca degli stolti, è il poco sale in zucca, e tutte le volte cerco di metterlo, ecco che cado dalla padella nella brace.
allora mi pento e mangiandomi le mani, non mi resta che ingoiare un rospo.
ieri è stata davvero una brutta giornata, avevo gli occhi foderati di prosciutto, e, per sbaglio, ho messo la mano sul fuoco.
per il dolore ho rotto tutte le uova nel paniere, per fortuna poi mi son persa in un bicchier d’acqua rinfrescante. ma addio frittata e chi lo sente mio marito!
meno male che se non è zuppa è pan bagnato e sono uscita per cercar pane per i suoi denti.
i denti di chi, mi ha chiesto il fornaio, e ha voluto veder la dentiera per non sbagliar la misura del pane.
per caso, vuole anche del cacio sui maccheroni? mi ha domandato facendo l’occhio di triglia e cercando il pelo nell’uovo.
no grazie, ho risposto, oggi tutto fumo e niente arrosto.
e con il pane per i suoi denti nella borsa senza fondo son tornata e pancia mia fatti capanna.la già sloggata.”

    utente anonimo
mercoledì, 03 maggio 2006
 
 
Caffé?

“Come si può allungare il brodo quandosi sono finiti gli argomenti?”

 

Può succedere di aver bisogno di allungare il brodo, vuoi per rispettare i tempi di cottura, vuoi per rispettare un certo non so che, vuoi per farsi belli parlando di cucina orientale, vuoi? Il problema nasce quando si apre la dispensa e ci si accorge che non si hanno più argomenti a disposizione, che abbiamo già utilizzato tutta la farina del nostro sacco, che il riso non è sufficiente neanche per una risata, che il brodo di giuggiole l’ha mangiato il cane. Cosa fare? Prima cosa guardare l’orologio, con la speranza che i negozi siano ancora aperti. Se così fosse, scendete a prendere gli argomenti necessari per allungare il brodo che vi indicherò. Avete paura di lasciare la pentola sul fuoco? Portatela con voi! Una volta scesi in strada fatela da padroni, datevi delle arie ma non scendete nè a patti nè dal marciapiede. Dirigetevi, senza perdere tempo, che non ce n’è mai abbastanza, verso il negozio più vicino. Entrate e,solo dopo, negoziate. Fate incetta di luoghi comuni, di frasi fatte cotte o crude, di aria fritta, del più cercando di pagarlo di meno. Mettete nel carrello deja vu di qualunque tipo, riempite i sacchetti di argomenti scontati a lunga conversazione. Fate man bassa e man alta, senza dimenticare il pane e latte. Tornate poi a casa e allungate il brodo con ciò che più vi è congeniale, dado in polvere e sale q.b. Lasciar rafreddare gli argomenti scottanti prima di servire in tavola. (Guido Penzo©)

postato da: penzogi alle ore 13:27 |
martedì, 02 maggio 2006
 
   

Mentre aspettiamo che il lievito lieviti, che il forno si preriscaldi, che la pentola a pressione sbotti, che il caffè esca, che il vino diventi aceto, ecco la

 

Prima lezione di bel e bon ton.

 

Perché la buona educazione, e non è solo questione di gusti, si vede e si assaggia soprattutto a tavola. E’ a tavola che possiamo giudicare il nostro prossimo, possiamo decidere se è il fidanzato giusto per nostra figlia, possiamo capire se tenere le distanze dal nostro vicino, se farle la corte o semplicemente farle due uova sode. Non tutto finisce a tarallucci e vino alle nozze con i fichi secchi. Purtroppo molte cose che sembrano ovvie, non lo sono per tanti. Per questo motivo ecco alcuni ingredienti che non dovranno mai mancare nella ricetta da seguire nel vostro modo di stare a tavola. 

 

Regole di bel e bon ton 

 

Assolutamente proibito: tenere il cellulare acceso, usare gli stuzzicadenti, masticare il chewing gum, fumare, leggere il giornale di chi è seduto accanto a voi, fare segni, dare giudizi sul cibo, sugli usi e sui costumi estivi. Non toccatevi mai i capelli, non alzate il gomito, non fate finta di non capire, non battete i pugni sul tavolo ne sulla padrona di casa, non massaggiatevi i piedi, non correte ai ripari, non sbottate, non sindacate col padrone di casa, non fate strafalcioni col tovagliolo, non chiedete di accendere la tv.
Evitare di dire “Buon Appetito”.
Sedetevi con naturalezza ma rimanendo sempre diritti e mai seduti come se foste su una sedia a sdraio! Non cercate di dondolare! Prima di sedervi controllate sempre che ci sia una sedia dietro di voi.
In un pranzo importante e formale
, fate finta di non avere fame. Non sedetevi davanti al buffet se la tavola preparata è da un’altra parte. Evitate di dire che siete già pieni dopo gli antipasti. Non iniziate comunque a mangiare prima che tutti siano stati serviti. Non è sempre vero che il primo che finisce può fare il bis.
Una volta seduti, appoggiate il tovagliolo sulle gambe e mai intorno al collo o infilato nel colletto della camicia o nel taschino della canottiera. Alla fine del pasto lo si riappoggia, prima di alzarsi, alla sinistra del piatto, senza ripiegarlo.
Non tenete mai i gomiti o un avambraccio appoggiati sul tavolo. Stando seduti dritti vi sarà naturale appoggiare le mani chiuse a pugno, a destra e a sinistra del piatto.
Va bene anche tenere le mani incrociate di fronte al piatto.
Mai
stendervi sulla sedia con le braccia incrociate dietro alla nuca! Neanche se avete mangiato veramente bene…e tanto.
Quando mangiate, portate il cibo alla bocca con la forchetta o il cucchiaio. Mai
con il coltello!
Fatelo però non
appoggiandovi su di un braccio.

Evitate di fare la scarpetta, la mezza calzetta o il vecchio scarpone. Se proprio volete farlo, andate in cucina e aspettate lì che vi portino il vostro piatto prima di lavarlo.
Si mastica con la bocca chiusa, senza fare rumore e ovviamente evitando di parlare con la bocca piena.
Prima di bere, ci si pulisce la bocca con il tovagliolo: non strofinandolo da un lato all’ altro della bocca ma appoggiandolo con delicatezza sulle labbra. Anche se fa caldo non asciugatevi mai le ascelle né col tovagliolo né, se fa molto caldo, con la tovaglia.

Evitate di lasciare il cibo nel piatto e, finito di mangiare, appoggiate il coltello e la forchetta sul piatto perpendicolari a voi: mai spingere il piatto vuoto verso il centro del tavolo.

 

postato da: penzogi alle ore 17:24 |
martedì, 02 maggio 2006
 
  

 

postato da: penzogi alle ore 16:28lunedì, 01 maggio 2006
 
   

 

“limoni e marasche” fferrari
olio su tela 80×60

postato da: penzogi alle ore 09:13 |
lunedì, 01 maggio 2006
 
   

Come combinare una frittata.   

 Appena la vidi mi accorsi d’essere stracotto di lei. Era una mora con gli occhi a mandorla, un carattere amabile, a volte agrodolce a volte capricciosa, con il riso che le abbondava sulla bocca. Era proprio un bocconcino. Si chiamava Suzette ed era svizzera. Sua madre era Viennese mentre suo padre era un Nobile di Montepulciano (aveva anche uno zio Marchesi). Dovevo panificare un’azione per fare presina su di lei. Avevo molto sale in zucca e iniziativa q.b., così, una sera, la invitai in cucina con la scusa di mostrarle il mio albume di ricette. Lei accettò. Aveva abboccato. Quando arrivò, il vicino di casa, belga, morì d’indivia. Era una ragazza decisamente bonarda. L’accolsi sulla sogliola della porta. “Prego, mon sherry”. Lei entreé. Le porsi un mazzo di millefiori, con qualche rosetta e dei garofani, dai quali avevo tolto tutti i chiodi per paura che si pungesse. Poi le diedi un buffet sulla guancia vellutata.  La feci entrare in cucina dove c’era la tavola calda. La temperatura ambiente stava salendo. Per rompere il ghiaccio facemmo quattro chiacchiere. Parlammo poi d’aria fritta. Mi raccontò che faceva la giardiniera ma che la sua grande passione era la pesca. “Percoche?” Chiesi io. Aveva anche l’hobby di suonare la batteria da cucina. Dal contaminuti mi accorsi che era già passata un’orata ed io ero sempre più decotto di quella ragazza così posata. Prima di mostrarle cosa bolliva in pentola, le feci assaggiare un pomo d’Adamo. “Divino” mi disse. Mi chiese cosa le stavo preparando. “Pane, amore e fantasia” le risposi. Mi domandò dove avevo trovato la fantasia “Perchè il mio droghiere sotto casa ne è sprovvisto”. Le confermai che era tutta farina del mio sacchetto e che per questa ricetta, oltre ad aver vinto una coppa, mi avevano dato anche del salame. “Osteria!” esclamò.  Mentre aspettavamo accesi della musica e la invitai ad un timballo. 

 

La situazione stava lievitando. Le chiesi se voleva bere qualcosa “Ovino o acqua?”. Lei capì che in cucina ero un novello, brillante ma pur sempre un novello. Le feci l’occhio di bue. Era ricotta di me. Ne approfittai subito. Le diedi un bacio dietro le orecchiette e un pizzocchero sul culatello. Fu a quel punto che lei svelò tutto il suo carattere effervescente, lambrusco e per niente soave. All’improvviso mi diede una pizza. Rimasi gelato. “Puré tu” disse arrabbiata “Sei un rabarbaro come gli altri, tutti fatti con lo stesso stampino imburrato”. La frittata era fatta

“Sei proprio un mascarpone” aggiunse acida “Io non sono una bottarga, una mignon come le altre, non sono una porchetta che lascia il proprio maritozzo per andare con il primo cuoco che incontra”. Poi mi diede un cartoccio che mi lasciò l’occhio pesto. Era in ebollizione. 

Avevo fatto fiasco. Adesso avevo bisogno di un tiramisù. 

“Per primo”, dissi la prima cosa che mi saltinbocca, “Questa non è la cena delle beffe. Per secondo, io sono cotto di the, ma tu sei troppo ripiena di te stessa per guardarti di contorno!”.  Solo alla frutta lei confessò che mi aveva raccontato solo fritole, che in me vedeva un panzerotto pelato con troppa trippa e un poco di pancetta, ma che credeva che io avessi molta grana, perchè ero parmigiano.

Aveva preso un abbacchio.  

Dopo il caffé se ne andò, così come era venuta, ed io rimasi con l’amaro in bocca e il bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto.   

FINE  

postato da: penzogi alle ore 09:02
venerdì, 28 aprile 2006
 
   

 

“CETTE E RICETTE” ©

Un ricettacolo di ricette per chi ha sempre e solo domandato: Quando si mangia?

Questa sera cucino io, ovvero: se non hai altro da fare mi stiri la camicia per domani! Cette e ricette per chi non è mai entrato in cucina con la scusa che era chiuso (piuttosto che stirare). Capitoli random: Cap. 2 La storia del cibo raccontata a casaccio.  Cap. 15 Menù a meno. Cap. 4 Posso iniziare a cucinare poi decido cosa fare? Cap. 11 Chi è quella mente malata che ha disegnato il cappello da cuoco? Cap. 6 Cuochi si nasce o si è obbligati se nessun altro vuol cucinare? Cap. 22 Come sbucciare il pesce. Cap. 42 Dolce amaro. Cap. 4 Se lei non vuole più cucinare posso chiedere il divorzio?

postato da: penzogi alle ore 14:35 | categoria:guido penzo
venerdì, 28 aprile 2006
 
   

IN CUCINA NON BISOGNA AVERE FRETTA

MEGLIO AVERE IL LATTE.

DATE TEMPO AL TEMPO E NON VICEVERSA

Meglio un uovo oggi o una gallina domani? Dipende da quello che volete cucinare! Prendete un uovo, tiratelo di qua e di la, toglietegli la camicia, insultatelo e, quando sarà strapazzato a dovere sbattetelo in prima pagina. Questo servirà a dare un’immagine di voi diversa dal solito. In cucina, poi, bisogna sempre avere le idee chiare quindi, appena è possibile, accendete la luce. Non date mai nulla per scontato, chiedete sempre la fattura e, se il sale non si scioglie nell’acqua, avvaletevi del diritto di recesso. A conti fatti 382! A chi mi chiede: Qual’è la sua cucina preferita? Dico che io non ho problemi, mi piace la cucina araba, quella francese, quella mediterranea purchè ci sia abbastanza spazio per muoversi. Non amo le cucine con ristrettezze economiche. Per cucinare ho bisogno di ampi spazi e di coltelli affiliati. Intanto che l’acqua bolle, rispondo al commento precedente:

caro esperto di cucina, ti leggo tutte le settimane da due giorni e se mi permetti vorrei farti tre domande
1) secondo te e terzo me ultimi gli altri, la torta di mele si può fare con le pere tagliate a forma di mela? e sempre parlando della torta di mele è indispensabile fare la torta o si possono mangiare le mele così, al naturale, in questo caso, le pere?
2) se tu sei secondo io terza e gli altri sono ultimi, chi è il primo?
3) a quanti anni la gallina vecchia fa buon brodo? ne ho una in frigo da 5anni, sarà abbastanza vecchia?
grazie per l’attenzione
un’affezionata lettrice

 

Per primo sempre riso, a scanso d’equivoci q.b. La gallina fa buon brodo? No, assolutamente no. La gallina fa un buon minestrone, un discreto timballo, un ottimo arrosto ma il brodo proprio non lo sa fare buono. Se volete un buon brodo compratelo già fatto. Attenzione, poi, alle mele! Se Dio non le avesse inventate saremmo ancora in paradiso. Scendete dal pero, cogliete la prima mela (non il pomo d’oro d’Adamo) e fatevene una ragione. Spicchiatela e ammorbatela con parole dolci ( 20 g. di zucchero a piacere). Quando sarà pronta per cadere ai vostri piedi, spostatevi. Va servita e riverita accompagnandola. Il formaggio con le pere? Non ditelo al contadino, col culo che si fa dalla mattina alla sera altro che formaggio con le pere. Son cose da concittadini. Un ultimo consiglio prima di chiudere il gas:

Quando l’acqua bolle calate il sipario.©

postato da: penzogi alle ore 13:42 |venerdì, 28 aprile 2006
 
   

Avreste potuto dire qualunque altra cosa tipo: Porto fuori il cane (anche se non avete un cane); porto i panni in lavanderia (ma lei, i panni sporchi, li vuole lavare in famiglia); scendo a comprarti Donna Moderna; vado in posta a pagare la bolletta che scotta; non ti preoccupare come hai parcheggiato, scendo e la sistemo io; ti accompagno dal parucchiere e aspetto fuori…ed invece avete detto:

QUESTA SERA CUCINO IO

 

Adesso che la frittata è fatta? Magari, almeno ci sarebbe già qualcosa pronto. Voi che non avete mai sbattuto neanche due uova con la scusa che siete contro ogni violenza, come ve la cavate in cucina?

CETTE E RICETTE

Una guida pratica per l’uomo che non è mai andato oltre a gratuggiare il formaggio. Consigli utili per l’uomo che è entrato in cucina solo per nascondersi dietro la dispensa quando lei ha cominciato a leggere gli sms dal vostro telefonino. Menù veloci per chi si è sempre voltato dall’altra parte quando c’era da sbucciare una patata. Ricette semplici per chi crede che l’acqua della pasta esce già salata dal rubinetto. Ingredienti, dosi, salse, rumba, piatti tipici e cococo, vini doc, prodotti dop, sale qb. per chi è entrato in cucina solo per alzare la tapparella, la mattina.

postato da: penzogi alle ore 13:31 | Link | commenti
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Cosa dire dei modi di dire?

“Chi ha denti non ha pane, chi ha pane non ha denti, per tutti gli altri la solita minestra”. Ma come sarà la solita minestra? Cercando di qua e di là, forse più di là che di qua, ho trovato però la ricetta dell’insolita minestra… In una casseruola a pareti alte versate 4 cucchiai per quattro persone, aggiungete un trito di marroni, uno spicchio e del prezzemolo che è dappertutto. A parte. Poi sbucciate la patata a fuoco lento, all’inizio, più veloce verso la fine. Se ci sono dei minori, rivestite la patata con delle fette di salame sugli occhi. A parte. Preparate della polpa di pomodoro per il succo della ricetta. Sofriggete in attesa di scoprire se piacerà. Mescolate per 5 minuti le carte in tavola. Distribuitele ricordando che vanno tra la forchetta,  l’incudine e il coltello. Carta più alta ha i tacchi e comincerà a mangiare per primo, poi il secondo ed infine saremmo alla frutta. Chi porta il vino? Tirate poi a lucido il dado o, in alternativa, tirate ad indovinare il tempo di cottura.  Salate q.b. e cuocete q.b. per un’ora q.b., quindi intavolate una discussione per quattro con i coperti (se viene a piovere). Dopodiché mettete nella casseruola il riso e quella frase ad effetto che avete scongelato in precedenza. Irrorate con spirito di conservazione, aggiungete, se occorre, ancora un modo di dire ed ingannate l’attesa che tanto lei, quando ha fame, non capisce più niente. Regolate di sale, pepate e cuocete per 20 minuti a fuoco basso, coperto. Tirate fuori dal forno prima di servire o, se volete, fate entrare gli ospiti in forno e poi servite. Abbinate un vino fermo, chi lo vuole se lo va a prendere, e buttate lì una battuta di verdure ad accompagnare chi se ne vuole già andare.

 

Già che siamo in cucina, mi scrive un anonimo: Domanda: “Tu che sai sempre cosa bolle in una pentola a caso, che infarcisci i tuoi discorsi con prosciutto e controumido, che hai le mani in pasta anche al volante, che dici dici ma poi poi, che se mi parcheggi ancora la macchina davanti all’uscita del garage te la faccio a quadretti…come posso riutilizzare tutto il pane raffermo che ho accumulato sotto il tavolo dopo le feste? Risposta: Colgo l’occasione e la butto in pattumiera (perchè la pulizia in cucina è fondamentale). Per prima cosa devo eliminare la crosta dal pane. Poi lo riduco a pezzetti e lo faccio nuotare nel latte caldo addolcito con 1 cucchiaio di zucchero per ogni dl oltre a 50 g. di b. ogni 2,5 dl. c.? Poni, a caso, su ogni fetta di pane cosi ammorbidito una salsa di cioccolato ed una samba piccante. Alternate, strato dopo strato, con un trito e ritrito di prezzemolo, mousse alla fragola e panna inacidita dall’età avanzata il giorno precedente. Avrai così risparmiato 50 centesimi di pane e speso 32 euro per gli altri ingredienti. Perchè ostinarsi a riutilizzare il pane raffermo? Buttatelo.

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