17

 

07/01/2009

 

 

 

  

 

 

Neo. edizioni

 

 

 

Postato da: penzogi a 11:35 | link | commenti |

 

29/12/2008

 

pro verbo

 

  

 

PROVERBIO CINESE (commerciale)

 

” Battitappeto, lui sa perchè”.

 

 

 

Postato da: penzogi a 15:24 | link | commenti (1) |

 

23/12/2008

 

 

 

  

 

LUCIANA LITTIZZETTO. *

 

BUON NATALE

 

 

 

Tra poco sarà Natale, poi Capo con o senza danno (dipenderà dai botti, presi e dati, fatti o contraffatti), lEpifania che tutte le feste si porta via e finirà l’inverno e primaverrà dopo. Stessa spiaggia, stesso mare di guai. Forse sto correndo troppo, oltre il limite del buon sesto senso, unico alternato, a volte alterato.  Forse vorrei che Babbo Natale esistesse per se stesso e non come immaginario collettivo in aula di disegno. Vorrei che Babbo Natale andasse in pensione per lasciare il posto a qualche Babbo Natale precario. Ma come si dice: chi vive sperando, sognando, guidando, correndo, ascoltando, usa più gerundi del necessario. Buon Natale a me, a te, ad essi, ad esse, ad emme, ad effe, a Giarina, a Saltino, ad Alba, a MetaSabri, a Las Vegas, ai Condomini della Satira, ad Aitan, a quelli della Comix, a Zop, a CronoLucia ed al progetto Blog&Nuvole, a Renzo e Marilena e figli, a Nensi e Stefano e Sara, a tutti quelli che hanno letto “hanno letto”. Che il duemilanove mi e vi et ci (salute!) porti quello che si riuscirà a fare, a dire, a baciare, mentre il resto spero che lo porti la fortuna.

 

 *Buon Natale anche a chi è giunto fin qui cercando “Luciana Littizzetto”.

 

 

 

Postato da: penzogi a 11:31 | link | commenti (6) |

 

22/12/2008

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

Postato da: penzogi a 10:53 | link | commenti |

 

19/12/2008

 

 

 

  

 

Pari o dispari?

 

Panettone o Pand’oro?

 

Pandoro o pan per focaccia? Uva passa o uva resta? Canditi o conditi? Mela o pera? Zucchero o amaro? Dolce o Gabbana? Dolce o nera? Zucchero o Pausini? Zero o Nessuno? Bianco o rosso? Bianconero? Babbo Natale o Mamma Befana? Crema o marmellata? Nudo e crudo? Crudo o cotto? Doccia libera o bagno occupato? La borsa o il marsupio? Dentro o sei fuori? Colbacco o senza bacco? Bongiorno o buona notte? Nord o sud? Amare o B monti? Col trucco o senza inganno? Acqua fresca o aria fritta? Utilitaria o inutile suv? Incognita o cotonata? Altoatesino o basso napoletano? Introverso o col risvolto? Analcolico biondo o ossigenato? Cane o gattò? Single o duplex? Mano aperta o Pugnochiuso? Calzino corto o calzone farcito? Pantalone o Balanzone? Terno secco o ambo umido? Cugini di campagna o Dino di città? Telecomando o teleobbedisco? Cowboy d’India o indiano d’America? Stella cadente o astro nascente? Superalcolico o Superman? Marina o carne montana? Alba o tra i monti? Parietti o par condicio? Dentro scrivo o fuorilegi? Prendere o lasciare?  

 

Presepe o Alberobello?

 

PERIODO DI SILENZIO ASSENZIO

 

 

Postato da: penzogi a 16:21 | link | commenti |

15/12/2008
 

  

CON PAROLE MIE

 

FUMETTO DI GIANLUCA COSTANTINI

 

 

Postato da: penzogi a 12:44 | link | commenti (6) |

11/12/2008
 

  

LE ILLUMINARIE AL TEMPO DEGLI ILLUMINISTI

 

Non sempre si ha il tempo di fare quello che si pensa di dire. Il tempo è soprattutto una sensazione, lento o veloce o bagnato. Bagnato, Come Quando Fuori Piove. Una volta, ricordo come se fosse domanidopo, avevo tempo a disposizione. Non facevo mai nulla di quello che dovevo fare. Non amavo le imposizioni, con o senza mani o dimani. Ero contrario ai doveri, tra panettone e pandoro sceglievo il panettone. Ricordo, ma non sono sicuro, come se forse oggi. Uscivo quando volevo uscire, mi alzavo quando mi volevo alzare, mi coricavo con le galline anche se loro non volevano, perchè dicevano che la notte russo. No, nostante tutto non ho mai fatto il gallo, sono sempre stato sulle mie. Quando non sapevo d’ove erano, le cercavo. Una cosa per ogni posto e un posto a tempo indeterminato. Ricordo, ma non sono sicuro, una mattina di dicembre. Non una in particolare, per non sbagliare. Ricordo il profumo del sole invernale, la nebbia che non si vedeva perchè c’era, i colori freddi ricoperti di brina. Ricordo che avevo le palle girate (se avete letto fin qui, me lo concederete). L’avevo capito dall’etichetta esterna. Ricordo una canzone di Battiato, ma non chiedetemi il motivo e neanche il testo (non so motivare nè scrivere). Ricordo che era di Battiato perchè Battiato è inconfondibile. Ricordo le luminarie sulla via Lumiere, la stagione dei lumi dopo quella dei lupi, luci a soggetto, a braccio di Canova, inventore del canovaccio. 

 

Postato da: penzogi a 15:33 | link | commenti |

10/12/2008
 

  

“The Procrastination Equation: Today’s Trouble with Tomorrow”

U=EV/ID.

Dove U indica la probabilità di portare a termine un compito, che equivale al prodotto di E, l’aspettativa di successo, e V, il valore dell’adempimento, il tutto diviso per I, l’immediatezza della scadenza, e D, la sensibilità personale al ritardo. Se il risultato finale è inferiore a 3, il soggetto in questione è un procrastinatore cronico senza possibilità di riuscita.

Vi dispiace se ne parlo dopo?

 

Postato da: penzogi a 11:17 | link | commenti (1) |

09/12/2008
Fra si

  

della serie: cose che non avrei mai pensato di dire, scritte è un’altra cosa.

“Odio tirar le cuoia”

mi stanco!

oppure,

“Perche devo prendere l’antibiotico se non ho il biotico?”

Se poi fossi un coccodrillo, cocco di mamma, non andrei mai alla stazione a veder partire le persone, che poi dicono che piango sempre. Se fossi un elefante starei molto attento a muovermi in una cristalleria, rimarrei immobile per delle ore a domandarmi come ci sono entrato (solo un’ora fa ero in discoteca). Se fossi una iena ridens sarei incazzato dalla mattina alla sera, riderei solo di notte, senza motivo. Se fossi una nuvola passeggera starei per tutto il viaggio con le dita incrociate sperando che non salga un controllore (con tutte le ore che ha da controllare…). Se fossi un altopiano starei sulle mie. Se fossi un catarifrangente cercherei di mettermi in luce, costi quel che costi. Se fossi un autoferrotramviere m’imbarcherei su un aereo per fare 31. Se fossi un automa avrei il cambio automatico per poter cambiare stagione della vita.

 

Postato da: penzogi a 13:28 | link | commenti (2) |

08/12/2008
O questo o quello?

  

PERIODO DI ALTI E BASSI, ALTI E BASSI.

I BASSI SI RICONOSCONO PERCHE’ HANNO L’ORLO DEI PANTALONI RIFATTO.

 

Postato da: penzogi a 17:04 | link | commenti |

 

  

 

GIPI

 

Guido Penzo sul Quotidiano della Satira.

 

Postato da: penzogi a 10:45 | link | commenti (1) |

05/12/2008
Caro Babbo Natale…aspetterò i saldi.

  

SE NON E’ CRISI QUESTA…

Tutti i bambini del mondo, in questi giorni, stanno ricevendo una letterina di Babbo Natale con l’indicazione dei regali che lui vorrebbe ricevere.

 

Postato da: penzogi a 13:14 | link | commenti (3) |
citazioni, comix, guido penzo

 

  

Lascio questa valle di lacrime e vado a vivere in comicittà.

Ho deciso, parto. La valigia sul letto, il comodino accomodato alla bella è meglio, la sveglia addormentata vicino alla lampada abbronzata. Tutto sembra uguale a se stesso, anche se se stesso vorrebbe distinguersi da tutti. Ho deciso, vado al porto. Prendo la prima nave ai blocchi di partenza e parto verso l’infinito…partire. Mollo l’ancora al molo. M’inbarco e prendo il volo, m’involo sulla nave e salpo, onda dopo onda, attraversando un mare di avversità diverse per età. Un mare nostrum, vostrum…di tuttum. Un mare mosso, agitato come il sonno, pieno di alti e bassi. Un mare ma magari no, vado a piedi. A piedi è più stabile, isolato ma stabile. A piedi se ti perdi puoi sempre tornare sui tuoi passi. Puoi chiedere la strada al primo passante che passa o a quello fermo alla fermata. In mezzo al mare, no. Parto e mi porto il bagaglio a mano. Un bagaglio d’esperienze diverse. Esperienze con divise al militare, experienze dopo che le ho lasciate, esperienze ripetute nella speranza di correggere gli errori commessi alla cassa. Un piccolo bagaglio colmo di esperienze divertenti, un bagaglino. Quando saro partito, pur sempre in movimento, lo capirai dall’assenza all’ultimo appello. Assente sempre meno più sarò lontano. Parto, posso? E non dire “partorire è un po’ morire”, porta male. (continua)

Illustrazione “presa” da plumcheit

 

Postato da: penzogi a 11:24 | link | commenti (1) |

04/12/2008
Sky lab.

  

 

 

 

terracotta trattata con acrilici e cere bituminose 70×55×40×88 diF. Ferrari

 

LA PARABOLA DI SKY E DEL VEGGENTE AL 20 PER CENTO.

 

Viveva in quegli anni, nell’Etere, un veggente di nome Sky, che aveva delle tele-visioni 24 ore su 24. Questo Sky conosceva il passato (History channel), il presente (Disney channel) e riusciva a prevedere il futuro (Discovery channel). Quando queste news giunsero all’auditel del Signore (quello di “Non avrai altro Presidente del Consiglio al di fuori di me”), questi andò su tutte le furie anche perchè Sky riusciva a prendere più spettatori con le sue visioni, prime o seconde, di quante il Signore con tutte le sue reti. Cominciò allora un lungo conflitto, d’interessi, che durò parecchi anni, circa 20%, fino a quando…volete sapere come finì? Subito dopo la pubblicità.

 

 

Postato da: penzogi a 10:39 | link | commenti (2) |

02/12/2008
modididire

  

NIENTE DA FARE

“Non ho mai capito perchè quando la neve imbianca tutta la citta, non riesca a trovare il tempo per imbiancarmi anche la cucina” (Guido Penzo©)

 

 

Postato da: penzogi a 10:56 | link | commenti (1) |

01/12/2008
 

  

“Il codice civile è quello senza parolacce” (Guido Penzo©)

 

 

Postato da: penzogi a 13:27 | link | commenti |

 

  

DOMANI E’ SEMPRE DOMANI, 2 dicembre a Milano.

(se ci sarete battete un colpo, lui sa perchè).

 

La serata sarà presentata da Alessandra Casella e da tutti gli scrittori di Booksweb.tv. Sono previsti giochi letterari dadisti, come i gialli da sms, il librizionario o la battaglia navale narrativa. Io non ci sarò, ma potrete assistere al film da me più atteso.

 

 

Postato da: penzogi a 11:07 | link | commenti (2) |

28/11/2008
Punti di svista.

  

QUELLA VOLTA CHE SUPERMAN NON E’ VENUTO DAL CIELO…

 

Alexandros Vasmoulakis

Il programma l’avevo fatto, con la sigla in testa, la scaletta con tutti gli errevuemme, le frasi fatte, la telecamera dedicata, la mezza figura in panoramica, il primo piano d’ascolto. Tutto studiato nei minimi dettagli, i raccordi telefonici, il logo non a caso, il ledwall a parete, i fondini montati sul fondo, i segni colorati sotto le poltrone a lato, il cambio luce sul totale della 5. Il trucco che si vede, il radio acceso, il gelato per il pubblico, il tappetino all’ingresso, la controfigura in controluce, lo zoom a stringere senza sfuocare, la domanda scontata, il lancio sulla 3. Il funzionario che telefona, il tecnico audio che non si sente bene, il figurante che saluta in campo, la battuta impertinente, lo sguardo in camera, il gobbo tra la 2 e la 1. Avevo avuto una televisione, un premonitor. Ma un piccolo particolare non si raccordava. Una busta di plastica blu. L’attenzione a non inciampare sulle mani strette a pugno veniva calamitata da un sacchetto azzurro in alto a destra. L’avete visto? Spero non siate inciampati con lo sguardo. Stop. Ne facciamo un’altra. Questa teniamola…per la Svizzera. Nero.

 

Postato da: penzogi a 13:29 | link | commenti (2) |

27/11/2008
 

  

BIG BANG

 

Il mondo. Milioni di persone. Milioni di storie da raccontare. Raccontare, fino alla fine.

…le parole hanno istinto migrante, qualità osmotiche e necessità di frangere i confini, tu pensi solo a te, amore mio, come la posta elettronica, perché arrivo sempre o troppo presto o troppo tardi, in ogni caso fuori tempo, dove da un lato c’era la porta della sala d’aspetto…

E fu sera, poi fu mattina. E vide tutto quello che aveva fatto. E fu il settimo giorno.

…mi stupisce che la stragrande maggioranza della gente esprima assoluto odio o grande amore. ha un aspetto umido, è di colore bianco leggermente rosato e presenta una consistenza omogenea e morbida, già il kebab di carne era finito…

Stanco della sua immagine riflessa la cancellò dalla faccia della terra. Nessuno più crescerà e nessuno si moltiplicherà. E fu il sesto giorno.

…ce stava pure er Vongola ar baretto, faceva avanti indietro che pareva c’aveva er ballo de San Vito fuori dal tempo, ora non so cosa potrebbe accadere, stavo lì nell’ingresso…

Che le acque non producano più animali viventi e non volano uccelli sopra la terra per l’ampia distesa del cielo: e fu il quinto giorno.

…c’era una vetrata, le foto e quando mai, goloso come sai, due tre malinconie e poi i contatti e le riscoperte, lo importante en este caso es que…

Spense prima le stelle. Poi il luminare maggiore e giorno e notte furono unite ed avvolte dalle tenebre. Così fu il quarto giorno.

…o già quello che molti di voi diranno, ma spero che non neghiate e che alcuni, a volte non riescano ad uscirne…

Quindi privò la terra di ogni semenza e l’affondò sotto la distesa del mare.

… ogni tanto si voltava per vedere se arrivavo, tornava indietro a prendermi con una pazienza infinita, al banco del sushi c’era la fila, e abbiamo ripiegato sulla torta fredda…

Il penultimo giorno unì le acque con le acque in modo che fosse un’unica distesa. E così fu.

…in modo un po’ più stabile che non cascasse a ogni telefonata, son riuscita anche a perdere, quindi, se tanto mi da tanto, per me gli anni ’80 sono stati un’allucinazione, un sogno così, una grande illusione…

L’ultimo giorno spense la luce in modo che le tenebre coprissero la faccia dell’abisso. E non vi era più né cielo né terra. Nulla più, nulla. E così fu.

…mi son rimessa i tappi di cera, che avevo smesso, tanto mi pareva di svegliarmi comunque, e infatti, le ho sparse su una doppia pagina del quotidiano, anche lenticchie e gamberi erano buoni e anche la pasta con le vongole.

Infine vide tutto quello che aveva fatto. E fu…bang. Big Bang.

 

Postato da: penzogi a 12:55 | link | commenti (1) |

26/11/2008
Intellettuale inorganico

  

Gramsci ha trovato la fede prima di morire.

Il legittimo proprietario è pregato di farsi vivo.

 

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satira, guido penzo, quotidiano della satira

25/11/2008
Prima o poi vi becco.

  

CHI SONO?

di Palazzeschi – Penzo – Pazzeschi.

Sono forse un poeta? Un sognatore? Una patata americana? Una tarantella? Una mozzarella? No, certo. Sicuro? Certo! Non scrive che una parola, ben strana, la penna dell’anima…possiamo dire nostra? Folla…cioè, follia.

Son dunque un pittore? Un degente incontinente? Un factotum nullafacente? Un pedante, per dire, calciatore? Un dannato animatore? Neanche, nossignore. Non ha che un odore la tavolozza dell’anima mia: acquaraggia.

Un musico, allora? Un Enzo Cerusico? Un Albert Camus? Un… un… autobus? Un pesce fuor d’acqua? Acqua, acqua! Non c’è che una nota in fondo alla pagina: tornate domani accompagnati dai genitori!

Sono dunque… che cosa? Un lavoratore dipendente? Un canguro intelligente? Una macchia nel futuro? Io metto una lente davanti al mio cuore, per far fare centro alla gente, che viene in centro per centrare nel contingente.

Chi sono? (Quello che vi fa un mazzo tanto se continuate a citofonarmi alle tre di notte

 

Postato da: penzogi a 17:01 | link | commenti (1) |
poesia, guido penzo

Nel dubbio.

  

Una matita temperata: tra i 15 e i 20 gradi!

oppure

L’Autostrada del Sole ricoperta di neve. Non ci sono più i modi di dire di una volta.

O uno o l’altro. Anche un semplice titolo mi mette in crisi, speriamo di non entrare in recessione o, peggio ancora, in decessione. Eppure una volta non era così. C’era una volta una certezza, due certezze, tre, dieci, mille certezze. Tutto era certo. Certo che era certo. Questo va qui, l’altro nella casella dove c’è scritto “l’altro”. Anche se, quando lo mettevi, si accendeva la spia luminosa: non questo, l’altro! Oggi le spie non si accendono per non svelarsi. Oggi può essere tutto o ottut (il suo contrario). Anche il tempo è incerto. Si surriscalda per un nonnulla e minaccia tuoni e fulmini o sereno è (cit. Drupi). Una volta…tutto ha un’inizio, tutto ha una fine. Se in mezzo c’è del salame è un panino. Oggi…ti danno del salame ancora prima di chiederlo. Una volta il rigore morale faceva testo, oggi non ti danno un rigore neanche a protestare. Siamo in un periodo di vacche magre. No, non è l’anoressia, è la moda. Il mondo ha messo la retromarcia, che una volta era solo retrò. Si fanno passi da gambero quando il gambero sperava di fare passi da gigante. Inutile salire al Colle, il saggio ha lasciato il seggio, ha preso la seggiovia ed è salito al monte. Un monte sempre più alto, un monte di debiti. Il saggio s’è tatuato, ha scritto il saggio. Una volta la formica poteva insegnare la morale alla cicala canterina, oggi, con Sanremo alle porte, la cicala se la canta e se la balla sotto la copertina del disco di platino. Potere del fattore x. Canta che ti passa ma se stoni sei fuori dal coro. Per questo è così difficile scegliere tra B, O o H. Boh!

 

Postato da: penzogi a 11:06 | link | commenti (2) |

24/11/2008
Il quotidiano/settimanale della satira.

  

 

 

Postato da: penzogi a 10:41 | link | commenti |
satira, guido penzo, quotidiano della satira

21/11/2008
Las Vegas

  

L’Assioma di Cole: La somma dell’intelligenza sulla Terra e’ costante;
la popolazione e’ in aumento.

HARRY TI PRESENTO MATTEOPLATONE
 

La casa editrice nell’era del web 2.0 Las Vegas edizioni qualche tempo fa ha indetto un concorso a cui hanno partecipato più di centotrenta blogger con l’obbiettivo di selezionare nuove giovani voci che, superate le dovute selezioni, avrebbero fatto parte di una nuova antologia di racconti che uscirà a febbraio 2009. Quella che segue sarà una di quelle voci, una voce da ascoltare ma soprattutto da leggere…e pensare.
Vedi alla voce “Matteoplatone” 
 
INSEGNARE
Insegnare – Composto del latino IN e SIGNàRE segnare, imprimere, fissare.

Segno– Ciò che serve a indicare, far conoscere e a dare inizio di checcessia [sic]; termine prefisso e quindi Mèta, Fine, Punto al quale si deve porre la mira nel tirare.

(cfr. http://www.etimo.it)

   Entro nell’edificio e sento una voce maschile che sbraita tre piani sopra. Salgo le scale. L’uomo che sbraita cammina avanti e indietro, alla sinistra dell’interrogata. Ogni tanto esce dalla stanza, visibilmente stizzito, oppure cammina alle spalle dell’interrogata, ripetendo le domande come un poliziotto che sta verificando l’alibi di un indiziato. Ma non è un poliziotto: è un professore che sta facendo un esame ad una mia amica. I suoi colleghi sono seduti al tavolo, in perfetto silenzio: in due fanno un poliziotto buono, in pratica. Sulle scale, fuori dall’aula, altri studenti che attendono di essere interrogati. Nello sguardo riconosco l’espressione di lemmings in cima ad una scogliera. “Tu l’hai già dato l’esame?”. “Sì”. “Beato te! Stamattina ne ha bocciati sette su dieci”. “Non capisco perché vi facciate trattare così”, azzardo. “Se lavoro in una ditta, il datore di lavoro, siccome mi paga lo stipendio, si sente in diritto di rompermi le palle tutto il giorno, e già questo è di per sé sbagliato. Qui invece siete voi che con le tasse pagate lo stipendio a chi vi  maltratta. O siete masochisti, o avete soldi da buttare.”
    E’ la quinta volta che la mia amica dà l’esame. A fine mese dovrebbe laurearsi, in teoria, ma il professore ha le idee chiare: lui non è lì per fare favori a nessuno. Mica siamo nel paese dei desideri! Siamo all’U-NI-VER-SI-Tà!
    Il professore mi riconosce, vedendomi sulle scale mi strizza l’occhio in segno di complicità. Il dialogo che segue è tratto dalla conversazione realmente avvenuta, che ovviamente non ricordo alla perfezione: diciamo che è letteratura, non cronaca (su consiglio del mio piccolo avvocato interiore). 
    Le battute si sono susseguite tra una falcata e l’altra, e tra una domanda e l’altra. Per alcuni minuti i membri della commissione hanno sostituito il professore nell’interr…emh, nell’esame.
    Io- Però mica può interrogarli con la prossemica da poliziotto cattivo. Già è un esame difficile, se poi  tiene un atteggiamento aggressivo, vanno in confusione.
     Professore- E chi li aggredisce? Io mi diverto.
    Io- Ma loro no. Poi si ritrova con ex studentesse anoressiche che vanno da Costanzo a lamentarsi di lei.
    Professore- Sì, ma questi qui vengono a dare l’esame senza nemmeno sapere l’ABC.
    Io- Mica si decide oggi, se sanno o meno il latino, lo deciderà San Pietro quando saranno davanti a lui per il Giudizio Universale! Così condanna un’intera generazione a rimpiangere gli Unni e gli altri barbari.
    Professore- Ma che discorsi sono??? Si iscrivono a Lettere? A Lettere c’è l’esame di Letteratura Latina. Se non la sanno, io li boccio. E guardi che è una faticaccia sentire questi che vengono senza avere studiato.
    Io- Si consoli, a quest’ora del giorno c’è gente che sta in fabbrica, e comunque il programma è vasto, e l’esame è aleatorio.
    Professore- Aleatorio? Ma non bestemmiamo! Una studentessa che pretende di dare l’esame di latino, e non sa nemmeno l’apofonia!
    Io- Che c’entra? Se m’interrogano sull’endecasillabo, possono farmi venti domande sull’argomento, ed è un centesimo del programma. Sa benissimo che è un terno al lotto.
    Professore- Allora, quelli che si iscrivono a questa facoltà, sanno che c’è l’esame di Letteratura Latina. Se non la vogliono studiare, non si devono iscrivere a Lettere, è semplice. O venire a fare i furbi senza aver studiato.
    Io- Ma anche se uno ha studiato, a sentirsi urlare addosso le cose se le dimentica!
    Professore- Sì, adesso facciamo gli psicologi! La scuola l’hanno rovinata gli psicologi! (NOTA: ci mancava che mi dicesse “non faccia il filosofo”…) Sa quanti vengono qui, e quando gli domando “lei ha studiato?”, mi rispondono “certo!”, e poi non sanno nulla? E vengono a fare i furbi…
    Io- Ma perché, se le dicessero “non ho studiato una mazza”, lei li promuoverebbe??? E poi che vuol dire “fare i furbi”? Lei mica può giudicarli sul piano personale sulla base di quello che sa della materia che insegna! E chi è, Dio? Il suo compito non è giudicare se meritano di stare in questa facoltà.

    Nel frattempo gli altri professori avevano finito d’interrogare la mia amica. Risultato: bocciata.
    Quello che mi spaventa e m’indigna dell’episodio è assistere ad un insegnante convinto che bocciare dieci studenti su quindici sia fare bene il proprio lavoro.
    E’ l’esatto contrario. Se in sede d’esame dieci su quindici sono da insufficienza, allora tu hai fallito come insegnante. Sono studenti, deontologicamente pagano per apprendere, non è la scuola dell’obbligo in cui magari sei mandato dai tuoi a scaldare il banco. Ok, magari sono lì perché non hanno voglia di lavorare e stanno cincischiando a livello esistenziale, ma non hai nessun diritto di presumerlo, visto che non li conosci. Così non si tratta più di dare Latino, o Analisi, o Sociologia, o Vattelapescologia. Così la materia d’esame diventa “Professor Tizio”. Devi conoscere lui, non la materia. Capire cosa vuole e darglielo; ma senza dargliela, s’intende.
    Il buffo, o il tragico (a seconda del ritmo) è che, mentre parlavo, il professore aveva un’aria rilassata: in fondo si stava prendendo una pausa dall’odioso, ingrato compito di trascorrere un’intera giornata in compagnia di rozzi e incolti giovani.
    Meno male che Prometeo non era schizzinoso, sennò l’umanità starebbe ancora al buio e al freddo.
   
    Certo sono più sapiente io di quest’uomo, anche se poi, probabilmente, tutti e due non sappiamo proprio un bel niente; soltanto che lui crede di sapere e non sa nulla, mentre io, se non so niente, ne sono per lo meno convinto, perciò, un tantino di più ne so di costui, non fosse altro per il fatto che ciò che non so, nemmeno credo di saperlo.
Platone, Apologia di Socrate

 

 

Postato da: penzogi a 11:12 | link | commenti (1) |
las vegas

20/11/2008
satira…

  

SEGNALI DI CRISI

Dalla prossima settimana, per dormire sotto i ponti, bisognerà prenotare con largo anticipo (Guido Penzo©)

 

Postato da: penzogi a 16:25 | link | commenti |
satira, comix, guido penzo, quotidiano della satira

Filosofia spicciola.

  

PERLINE AI PORCINI

(esclusi i presenti)

In realtà non siamo mai contenti, in fantasia si. C’è chi si lamenta e chi l’orzata, chi crede nel futuro e chi si accontenta di un gerundio, c’è chi paga per quello che ha commesso e chi per la commessa, c’è chi arrotonda e chi cerca di far quadrare i conti, c’è chi si perde per strada, chi fila la lana, chi legge l’oroscopo dopo aver scritto ma non ci crede, chi vorrebbe più avere e meno essere, chi insegue la verità e chi l’aspetta alla fermata del tram. Vorremmo qualcuno che ci aiuti in casa, il cambio automatico, la chiusura centralizzata, il robot da cucina. Ci sono momenti in cui vorremmo che il tempo corresse alla velocità della luce ma che la bolletta dell’Enel fosse meno cara. Vorremmo che il tempo si fermasse ma non più di tre giorni. Vorremmo che fosse sempre sereno, senza problemi, che non fosse mai secco con noi. Vorremmo avere la testa tra le nuvole, le mani in pasta, i piedi da gigante, l’occhio lesto e il fante a guardia. Vorremmo poter scrivere quello che segue senza bisogno di scrivere quello che precede…

Il vero sapere consiste nel comprendere tutto e credere di non conoscere alcuna cosa; il vero danno consiste nel fatto di non sapere nulla e credere di sapere tutto. Gli uomini son difficili a governarsi perché tutto quel che sanno l’hanno letto sulla Gazzetta dello Sport.
(Lao-Tzu / Penzo)

 

Postato da: penzogi a 13:37 | link | commenti |

Ma cos’è questa crisi?

  

LA CRISI COLPISCE ANCHE IL MONDO DELLA CULTURA

Anche il mondo del sapere risente della recessione, si taglia dove si può. Dal prossimo mese la nota Enciclopedia italiana diventerà Dueccani. (Guido Penzo©)

 

Postato da: penzogi a 11:11 | link | commenti (1) |

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