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31/08/2006
 

  
Non era molto che ero arrivato. Ero riuscito ad avere un appuntamento per le dieci di quella mattina.

c’è molta gente?
Era entrata all’improvviso, s’era piantata al centro della stanza e dopo aver squadrato la situazione mi ha chiesto:
lei che numero ha?
Probabilmente doveva essere la sua prima volta per che non c’erano numerini da prendere, tutti quelli che erano lì avevano un appuntamento col dott…
è molto che aspetta?
Ammetto che non sono un gran chiacchierone. Sono sempre sulla difensiva e raramente vado oltre un si o un no. Stavo giusto per dire…
cosa sta leggendo?
Guardai anch’io al mio fianco dove in tasca tenevo un libro che mi ero portato, nel caso l’attesa fosse stata lunga. Lo tirai fuori, perche non mi ricordavo esattamente il titolo. Era…
deve essere bello quel libro lì..
A pensarci bene era già la quinta domanda a cui provavavo a dare una risposta, quando dallo studio del dottore si affacciò la segretaria: “Scusate, potete abbassare la voce”. Poi  richiuse la porta alle spalle.
in che senso devo star zitta.
In effetti da quando era entrata non era stata zitta un secondo…
ehh scusi…ma che caratterino!
Per fortuna non era una domanda, così non mi sentii in obbligo di rispondere. Ma avevo ormai catturato la sua attenzione perchè venne a sedersi accanto a me…o forse perchè era l’unica sedia libera.
ai miei tempi si faceva conservazione in sala d’attesa.
Ai miei tempi? Non gli avrei dato più di trenta…trentacinque anni. Certo, aiutava quel suo carattere così irruento…ma simpatico.
pensi che io ho un dolorino qui, tra la spalla e il collo…secondo me sta cambiando la stagione, sa.. non ci sono più le stagioni di una volta!
Era il mio argomento preferito. Stavo per dire qualcosa sulla temperatura quando la sua attenzione fu attirata da una pianta nell’angolo della sala d’attesa.
ohhhhhhhhhh ma ha visto che bella pianta?
Guardai anch’io verso quel ficus ben…
è finta?
Anche a me sembrava finta, ma non mi ero mai posto il problema e…
ma non ci posso credere. il dottore di prima aveva una kenzia , ma vera, eh?!
Kenzia? Non mi ricordo d’aver mai visto una kenzia. erano ormai tre mesi che frequentavo lo studio, per via della causa…
non c’è il dottore?
E adesso perchè mi faceva quella domanda, cosa glielo faceva credere. Il dottore è… 
è malato?
“No, il dottormalaspinaèoccupatosicuramenteconunaltrocliente, maleipercheoraaveval’appuntamento?” riusci adire tutto di filato, prima che mi interrompesse.
come, questa è la sala d’attesa dello studio dell’avvocato malaspina…
Si, avvocato mal… 
ma non è via dei bufali, piano terzo?
No, è via dei fiori chiari, secondo piano.
ossignùr…
Uscì com’era entrata, come un fulmine a ciel ser…
“Prego” mi disse la segretaria ” si accomodi, “L’avvocato l’aspetta”.
“Faccia passare un altro” dissi cortesemente” Torno subito” ed uscii dalla sala d’aspetto , via dei bufali non doveva essere lontana, piano terzo…ma non ero poi così sicuro che l’avrei trovata lì.

 

Postato da: penzogi a 11:12 | link | commenti (7) |

30/08/2006
 

  

 

 

In attesa…

 

Postato da: penzogi a 17:16 | link | commenti (3) |

comix

  

Lo spazio è troppo stretto per tutti e due assieme:

“QUANDO SCENDE LA NOTTE, IO SALGO” ©

 

Postato da: penzogi a 15:45 | link | commenti (3) |
guido penzo

 

  

QUALE SARA’ IL FUTURO DI PENZO? PENZERA’?

Guido (nome proprio di persona e non voce del verbo guidare) a Monza scioglierà gli ultimi dubbi sul suo futuro. Tirerà un sospiro di sollievo a chi sarà seduto accanto a lui, prenderà il coraggio a due mani, senza farlo cadere, romperà gli indugi in parti uguali e dichiarerà le sue singolari intenzioni. Pronto a cambiare vita? “Lo saprete tra poco” dichiara il fuoriclasse mentre la maestra lo richiama al suo banco, “intanto” aggiunge “se avete un maglione color celeste lo cambierei volentieri con la mia canottiera gialla”.

Il tormento di Guido Penzo troverà un finale adatto alle migliori tradizioni nordiche? La telenovela «Ormai sei grande, devi pur far qualcosa nella vita, non basta alzare le tapparelle tutte le mattine, è troppo poco» è terminata. Avrà un lieto fine? Si colorerà di rosa? Di verde? Sarà svelato il giallo su chi disegna le cartine metereologiche su Canale 5? Sì, forse, No. Eppure i ben informati sono pronti a scommettere in nero che Penzo cambierà vita. I primi segnali non si sono fatti attendere, puntuali si sono presentati alle 22 e 30. Poi è stata la volta del look, nuovo da capo a piedi. Certo non sono stati apprezzati dalla critica i capelli color viola, “ma sono così pochi” s’è giustificato Penzo. Poi il linguaggio forbito, preciso, appropriato così diverso dai pochi monosillabi usati fino a ieri. Ed ancora, il diverso approccio con i negozianti quando gli dicevano che le focaccine erano finite o che non aveva l’età per comperare sigarette. Una volta se ne sarebbe andato sbattendo la porta, oggi sa che è inutile sbattere la porta che mica è colpa sua. Tutti segnali che cambiano il tempo che trovano. Guido Penzo ha ormai raggiunto una certa età e sarebbe pronto a tirare i remi in barca, a raccattare le palline da tennis anche dell’avversario, a comperare i pantaloni di una taglia più grande,  a smetterla di rimuginare sul passato ed a lamentarsi dell’oroscopo. Sembrerebbe ormai pronto  per darsi una mossa, tirando giù le gambe allungate da troppo tempo sul divano, lasciando il telecomando anche ad altri. E’ maturo il tempo per essere colto?

Ci siamo, allora: Penzo dovrebbe dire la parola fine. Sono giorni di riflessione, di tiepida attesa vissuti con gli amici del bar, suonando ai citofoni di sconosciuti dopo le 23, lanciando bottiglie di birra Peroni attraverso finestre lasciate colpevolmente aperte, inseguendosi in infinite corse a chi arriva per ultimo paga. Una nuova vita l’aspetta, speriamo che si mettano d’accordo su dove incrociarsi. Intanto a chi gli chiede di anticipare l’orario di apertura delle danze, risponde:

“IN CUCINA, NON E’ TUTTO UNTO CIO’ CHE LUCCICA” ©

 

Postato da: penzogi a 14:53 | link | commenti (1) |

 

  

“Quando, la sera, mangio qualcosa di particolarmente pesante, tipo i peperoni, o qualcosa di particolarmente piccante, a luci rosse, e non riesco a digerire, prendo sempre un canarino. Il problema è tirarlo fuori dalla gabbia” (Guido Penzo ©)

 

Postato da: penzogi a 11:57 | link | commenti (3) |

 

  

“Io mastico l’inglese, ma se posso lo preferirei un poco più cotto” (Guido Penzo ©)

 

Postato da: penzogi a 11:45 | link | commenti (2) |

 

  

“Nonostante non abbia mai lavorato e sia andato via da casa all’età di 39 anni, non ho mai mangiato alle spalle dei miei genitori. Sempre di fronte”. (Guido Penzo ©)

 

Postato da: penzogi a 11:14 | link | commenti (1) |

 

  

Non posso mica stare attento a tutto.

“LA MACCHIA MEDITERRANEA, CHI E’ STATO?” (Guido Penzo ©)

 

Postato da: penzogi a 10:21 | link | commenti (1) |

29/08/2006
 

  

“Da grande voglio fare la modella per taglie forti”                 (Guido Penzo ©)

 

Non sempre nella vita si riesce a fare quello che si vuole. Per i fianchi è diverso. Se dipendesse da me, per definizione, tutti sarebbero miei dipendenti. Mi sarebbe piaciuto fare l’imprendit’ore, giorni, mesi. Ma anche no. Fare programmi a lungo termine, tipo 8 metri e 40 col vento favorevole (tanto ti dice si con un niente), magari. Ogni tanto qualcuno mi chiede: Com’è la tua giornata tipo? Bionda, direi, alta quanto basta, colta e giusta di sale. C’è stato un periodo, durato pochi secondi, che ho anche pensato di fare il Papa, ma poi ho visto come nessuno se l’è filato nell’ultimo conflitto libanese tra ebrei e musulmani, che ho scartato l’idea. Adesso sto cercando un cestino dove gettare la carta. Però voglio rispondere ad una domanda scandalosa, a cui nessuno ha il coraggio di rispondere con sincerità, inventandosi i posti più normali:

Qual è il posto più strano dove hai fatto i compiti?

Un poco mi vergogno a raccontarlo…non l’ho mai detto a nessuno, neanche alla confessione prima del Matrimonio, ma è stato… in ascensore. E’ successo durante l’ultimo anno del liceo. Era una fredda mattina dei primi di febbraio. Mentre salivo al quarto piano, dove c’era la mia classe, m’ero improvvisamente ricordato che non avevo fatto trigonometria. Non so cosa sia stato a farmelo ricordare ma, come colto da un raptus ho bloccato l’ascensore (per fortuna ero solo) ed ho cominciato a dare i numeri. Sono arrivato in classe giusto in tempo per l’appello, con gli occhi arrossati, per la poca luce che c’era nell’ascensore, e le mani sudate per la vergogna d’aver dimenticato di fare gli esercizi a casa. Per fortuna il prof di matematica non s’era accorto di nulla, solo il mio compagno di banco aveva capito tutto e mi aveva aiutato a riaggiustarmi lo zaino.

 

Postato da: penzogi a 15:53 | link | commenti (4) |

 

  

 

 

Postato da: penzogi a 11:39 | link | commenti (7) |

 

  

Prove per SCRIVERE L’ESSENZIALE 2006:

Quando la vita ti mette i bastoni tra l’incudine ed il martello è difficile riassumere l’essenziale, magari in una cartella ma avendo a disposizione uno zaino.

– Essenziale è dire pane al pane e vino al vino con la certezza che non ti risponderanno.

– Essenziale è arrivare prima di partire o comunque prima della chiusura degli uffici.

– Essenziale è l’essenza senza es.

– Essenziale è fare la lista delle cose da essere.

_ Essenziale è sapere se c’è acqua su Marte perchè, dopo un lungo viaggio, si ha sempre sete.

– Essenziale, ed è già troppo.

– Essenziale è Dio che fa l’appello prima di inventare Adamo ed Eva.

– Essenziale è credere di essere. Per l’apparire ci sono i negozi di vestiti.

– Essenziale è esserci, ma anche esserdi, essereffe, essergi.

– Essenziale è tutto quello che non ci serve, esclusa la Gazzetta dello Sport.

 

Postato da: penzogi a 10:30 | link | commenti |

28/08/2006
 

  

“QUANDO, USCENDO DI CASA CON MIA MOGLIE, MI ACCORGO CHE E’ TROPPO SCOLLATA, RIENTRO E LA INCOLLO CON L’ATTAK” (Guido Penzo ©)

 

Sta per finire la stagione, affrettarsi per gli ultimi scampoli, astenersi ammogliati.

 

Fischietta il vento, sbuffa la bufera. Buffa stagione è questa. Aspettando che il tempo che vola passi da queste parti, per prenderlo al volo, osservo, e non mento (masch.) ne menta (fem.), il sentimento umano. I conflitti di proprietà della linea di confine tra il bene ed il bene (a chieder nessuno è mai dalla parte del male, porta male). Coniugo piani inclini a dis fare fatti storici. Prendo tempo ma lo dico “L’ho preso io“. Aspetto nell’apposita sala d’esser servito. Prediligo il futuro, con le carte faccio un castello, con quattro inutili e vani con molti servizi, posson sempre servire (quando non sanno cosa fare). Il belvedere lo metto a destra, oltre la bella affacciata. Il pian terreno è a terra, il pian divino oltre le stelle. La cantina in cantina. Tiro fuori tutte le armi dagli armadi. Faccio il cambio di stagione, passo dalla primavera all’autunno. L’estate è finita, le rimanenze sono scontate. La stessa spiaggia non è più la stessa da quando si è sparsa la notizia. Adesso chi pulisce?

 

Un consiglio?

 

Ha citofonato Godot ma non ho niente da mettermi. Cosa fare? Se gli dico di ripassare non so se lo farà. Se lo faccio salire poi mi si piazza in casa e chi lo scolla. Se gli dico di rimanere in attesa non so cosa suonargli. Se lo presento alla vicina poi si allontana. Ho un’idea, ma se la do a lui poi io rimango senza. Posso far finta di non esserci, ma con tutte le volte che è passato e non mi ha trovato, ne farebbe un dramma…o una Commedia. ©

 

 

 

Postato da: penzogi a 15:53 | link | commenti (1) |

 

comix

 

 

QUESTA ESTATE

 

“HO BEVUTO UN’ACQUA GASATA, MA COSì GASATA CHE SI CREDEVA UNO SPUMANTE” (Guido Penzo ©)

 

 

 

Postato da: penzogi a 11:36 | link | commenti (3) |

 

 

 

 

E’ di nuovo estate, è tempo di leggere, ma anche di scrivere. L’importante è eliminare il superfluo. (Se non tutto almeno i peli, quelli nell’uovo, di Colombo, il Tenente.)

Prove per SCRIVERE L’ESSENZIALE 2006:

 

INTRODUZIONE ALL’ESSENZIALE: Prego, si accomodi!

 

– L’Es senziale, l’Io e il Super fluo.

 

– Essenzial mente chi si dilunga.

 

– Prima c’era il caos, poi venne l’essenziale e si potè iniziare il Campionato di calcio.

 

– L’essenziale non deve chiedere mai (ce l’ha già).

 

– Essenziale al massimo? Io, Dio! (a sua insaputa).

 

– Essenziale è affermare il minimo con una vocale in meno.

 

– Essenziale non è chi si dilunga ma chi si dicorta.

 

 

 

Postato da: penzogi a 11:24 | link | commenti (2) |

 

 

 

 

“L’estate sta finendo,

 

se ne accorgeranno se l’allungo con l’acqua?” ©

 

 

 

Postato da: penzogi a 10:57 | link | commenti (2) |

 

21/07/2006

 

 

 

 

LIBERAMENTE IN LIBERO STATO.

 

 

 

 

 

Solo me ne vo per la città, tra la gente che no sa, tra le vetrine che si mettono in mostra e le mostre che si espongono con tutti i quadri, i triangoli amorosi e le rotonde, senza semafori, perennemente a dieta.

 

Solo me ne vo per la metropoli in metropolitana. Il biglietto ce l’ho. Sopra c’è scritto chi sono, dove devo andare e in che stato sono. Osservo la città ridente, io, la città non so. Un bambino mi guarda, mi chiede se mi sono perso. Vorrei allontanarmi gambe in spalla, ma ho paura di spaventarlo. Sorrido. Vuole darmi una mano, non l’accetto. Ne ha solo due, non voglio privarlo di una mano. Però, in segno d’amicizia gliela stringo, finché non urla dal dolore.

 

Solo me ne vo fino a ritrovarmi in piazza, stempiato ma sobrio. Decido di prendere la retta via, a sinistra. Mi fermo di fronte al civico 16. Guardo la targa che sovrastà il citofono: AX348BL. Sicuramente lo scherzo di qualche buontempone fatto, prima che si scatenasse il temporale. Non amo le bizze del tempo, reciprocamente. Per lui sono meteoantipatico. Odio l’instabilità atmosferica e quella atmocubica, mi fanno venire la bassa pressione. In cambio sono un buontempista: 2 secondi ed un primo, senza tare, per mettermi al riparo alla prima goccia che trabocca. Anche col vento contrario (sono anni che non andiamo d’accordo).

 

Solo me ne vo entro la cinta della città. Metto le mani in tasca per cercare qualche argomento. Solo ora mi accorgo di avere il fondo bucato steso ad asciugare. Conto i pochi, piccoli, minuti che mi rimangono. Pensavo d’avere molto più tempo. Inutile tornare sui miei passi alla ricerca del tempo perso. Con tutti i passi falsi che ho fatto nella mia vita, non sarei in grado di distinguerli dagli originali.

 

Solo me ne vo per la città mentre, dall’altra parte della storia, una ragazza mi guarda con fare sospetto. Mi ricorda un vecchio amore di quando io avevo 17 anni e lei 103. A guardarla meglio riconosco l’affare. Vorrei sbilanciarmi ma ho paura di cadere nel baratro (porta male).

 

Solo me ne vo per la città, tra la gente che non sa dov’è il perduto amor (non posso tornare a casa senza). Ripercorro la mia esistenza in cerca di un valido motivo o anche scaduto da poco. So che in certe occasioni bisogna fare il cuore duro (per questo lo scolo un minuto prima del tempo di cottura). Solo una volta avevo fatto il cuore tenero con una ragazza, ero stracotto di lei. Per lei avrei fatto qualunque cosa tipo un origami con l’acqua, avrei percorso un senso inverso contromano e contro anche i miei parenti, sarei partito, fondato con una percentuale bulgara e sciolto. Ma al mio ritorno lei non c’era più.

 

Solo me ne vo in cerca di lei, tra le auto in doppia fila, tra la fila alla posta, tra gli alti e bassi, tra lallero e tra lallà.

 

Solo mi ritrovo, con me stesso, davanti all’ingresso del mio palazzo. La portinaia mi ferma, dice che devo restituire l’ascensore che ho preso questa mattina, che serve anche ad altri. La guardo con sguardo di sfida e chiedo pietà. Mi chiede come va’. Sorrido, solo.

 

Solo, sono tornato dal giro in città. Ho voglia di staccare la spina, ma Michele sta guardando la tv. Ho voglia di mollare tutto, ma la stanza è troppo piccola. Ho voglia di mandare una lettera a Franca senza affrancare, ma sono indeciso tra la emme e la esse.

 

Solo rimango con me, in attesa che lei torni o che almeno mi restituisca le chiavi della macchina. Com’è grande la città…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Devo preparare le valigie. Devo prepararle psicologicamente, ogni anno, prima di partire. Lo immaginano che devo riempirle, è nella loro natura, artificiale. Le convinco con la solita scusa, che le porterò con me, ovunque io vada. Così, se dovessero entrare in casa i ladri per svaligiarmi, non le troveranno. Buone vacanze!

 

 

 

 

 

Postato da: penzogi a 10:13 | link | commenti (27) |

 

20/07/2006

 

 

 

 

In attesa che arrivino le domande mi stiro le risposte, per fare bella figura (un, due, tre stella). Anzi: fate le domande dopo aver letto le risposte, per non sbagliare.

 

– Un mix a casual/incasinat couture, con una silhouette longilinea e longilarge sopra il girovita. Poche righe, qualche quadretto, copertina in tinta. Tacchi mai sopra i 10 centimetri, pantaloni a vita bassa ma intensa d’estate quando giro col solleone al guinzaglio. Ho preso un abbaglio? Si, ma c’erano i saldi.

 

-Non mi trucco, niente ombretto nè rimmel nè prodotti effetto lifting per decolletè protagonista, che poi tutti guardano lì. Tutto naturale, eccezion fatta per le borse sotto gli occhi (Miu Miu). Capelli al vento, sempre, anche quando non si muove foglia. Raccolti solo quando ne cadono troppi.

 

– Il libro nel cassetto? Chi non ha un libro nel cassetto! Il mio? “La bicicletta di Leonardo” di Taibo II.

 

– Non sono mai andato in analisi, preferisco picchiare i miei figli, costa meno. Quando sono particolarmente giù penso a quanto pago di spese condominiali e a quanto pagherei se ci fosse la portineria e se le pulizie le facesse un’impresa al posto mio. Forse domani sarà un altro giorno, ma se piove ci sarà la fila in tangenziale.

 

– No comment.

 

– Grazie davvero per non avermi chiesto del mio peso. Tutti hanno da dire qualcosa su quanto sono magro o sul grasso che cola. Ma la bellezza non si misura in chili. E la pelle poi? E’ sempre grassa eppure nessuno ne fa un dramma. La vera battaglia che dobbiamo combattere assieme è l’eliminazione degli antipasti dai pranzi di nozze (almeno fino a quando non smetto di fare il fotografo di matrimoni, come secondo lavoro, in nero).

 

 

 

Postato da: penzogi a 11:39 | link | commenti (3) |

 

19/07/2006

 

 

 

 

BASTA CHIEDERE

 

“Quando ho capito che non potevo andare avanti così, che avevo bisogno di una mano, sono andato in cerca di chi poteva aiutarmi. Per fortuna ho incontrato un amico che me l’ha data. Oggi che ho tre mani riesco a fare molte più cose” (Guido Penzo ©)

 

 

 

Postato da: penzogi a 10:36 | link | commenti (1) |

 

 

 

 

NON AMO I COMPLIMENTI, PREFERISCO LE CAMEL SENZA FILTRO

 

“Lia mi ha detto quand’è che ti metti a scrivere seriamente? Ma a me non piace scrivere seriamente!”.

 

Non so gestire i complimenti, forse perchè non ne ricevo molti. L’ultimo è stato un poco di tempo fa: “Bel disegno, lo appendo vicino alla lavagna“, me l’ha detto la maestra in terza elementare. Allora non fumavo ancora le Camel senza filtro. Prendevo le Camel senza filtro perchè credevo che costassero meno (il costo del filtro che non c’era, in meno). Ho anche fumato le Gauloises, sempre senza filtro, per lo stesso motivo. Camel senza filtro è stato il primo pacchetto di sigarette che ho comperato (al tempo in cui mio padre fumava le Nazionali, senza filtro). Prima di entrare nel bar tabaccheria (con l’alibi del bar, che se c’era qualcuno che mi conosceva mi sarei indirizzato verso una fanta) mi ero preparato psicologicamente. Avevo previsto molte variabili, ma non l’unica che mi sorprese. Sapevo molto, ma non tutto. Chiedere un pacchetto di Camel mi avrebbe fatto sentire grande, indipendentemente se se ne fosse andato in fumo. Ma non sapevo, quella prima volta che…”Un pacchetto di Camel!”, “Col filtro o senza?”, “No, ho cambiato idea, una fanta!”. La seconda volta ho chiesto subito un pacchetto di Camel senza filtro!

 

 

 

Anche tutto quello che ho sopra scritto l’ho soprascritto senza filtro! (ps. avevo una media di cinque sigarette al mese, al tempo della fine del liceo, poi ho smesso. Oggi il fumo non mi da fastidio…se non alza la voce!).

 

 

 

Postato da: penzogi a 10:29 | link | commenti |

 

18/07/2006

 

 

 

 

GIOCHI DI GRANDE PRESTIGIO: BELLE FIGURE GEOMETRICHE.

 

Ho visto un mago, un magone di 120 chili, che per non farsi cogliere incolto, si era preparato un numero di magia, tipo 19. Il numero consiste nel tirare fuori dal cilindro non il solito coniglio sessantenne (che se gli versavano i contributi era già in pensione completa), non il solito mazzo di carte, non la solita valletta bionda, non il solito trattore con la solita trattoria a metà prezzo (prezzo intero era troppo difficile)…

 

“HO VISTO UN MAGO ESTRARRE DAL CILINDRO UN CUBO E DAL CUBO UN POLIEDRO A PIU’ FACCE, TUTTE SORRIDENTI”

 

 

 

Postato da: penzogi a 12:00 | link | commenti (6) |

 

 

 

 

LEGGO L’OROSCOPO SOLO DOPO AVERLO SCRITTO.

 

 

 

“Quando gli astri sono favorevoli si capisce perchè fanno di si con la testa, sono di manica larga e a volte chiudono un occhio. Soprattutto Marte, quando è nella terza casa con Venere” (Guido Penzo ©)  Illustrazione di Francesca Ghermandi

 

 

 

Postato da: penzogi a 11:47 | link | commenti (4) |

 

 

 

 

OGGI HO UNA BRUTTA GATTA DA PELARE

 

Non siete obbligati a continuare a leggere. Anzì, visto l’argomento, forse sarebbe meglio che smettessi di scrivere. Ma il prodotto dell’operazione non cambierebbe…So anche che tra i miei lettori ci sono molti amanti dei gatti (ma le gatte lo sanno?). So anche che in alcuni paesi del sud-est asiatico (finalmente l’ho scritto anch’io) è una prassi comune, a volte esercitata in pubblico. Poi potremmo discutere per ore, che poi “non è così brutta”, che “il concetto di bruttezza è soggettivo”, che anche le gatte si guardano allo specchio e “non bisogna dare un’immagine distorta della bellezza felina” e che “le gatte che sfilano in passerella non possono assurgere ad esempio” per esempio “di una generazione di micie, amicie e micette”. Potremmo discuterne per ore, tiraci per i capelli, offenderci con male parole, accavallarci, metterci il muso, fare le fusa e distruggerle subito dopo ma non arriveremmo mai a capo…Così ho deciso di farmi consigliare da Giarina: “sbollentatela in acqua zuccherata per una mezz’oretta…e la buccia verrà via da sola” (così non vi sporcherete nè il vestito nuovo nè la coscienza). Giarina non parlava di gatta, si riferiva alle pesche usate per un tarte tatin di mele. Ma potrebbe andare bene lo stesso.

 

 

 

SCHERZO

 

 

 

Io la gatta la mangio con la buccia e tutto.

 

 

 

SCHERZO ANCORA

 

 

 

E’ solo un modo di dire…preso paura?

 

 

 

 

 

Postato da: penzogi a 11:02 | link | commenti (7) |

 

 

 

 

QUESTO E’ UN ESPERIMENTO

 

Nel lontano ’22 mi son messa a sognare ad occhi aperti per ammazzare il tempo, ma mi son svegliata troppo presto e mi sono accorta di averlo solo ferito. Da quel giorno ho deciso di ingannare il tempo perdendolo a destra e sinistra. E fu allora che ebbe origine il famoso detto e scritto “il tempo è denaro e ci lascia lo zampino”.

 

 

 

    giarina

 

 

 

Postato da: penzogi a 10:25 | link | commenti (15) |

 

17/07/2006

 

 

 

 

COSA BOLLE IN FORNO?

 

COME FARE UN PASTICCIO CON GLI INGREDIENTI SBAGLIATI

 

QUI’ LA MIA RICETTA.

 

 

 

(ogni riferimento alla foto è puramente casuale)

 

SENZA DIMENTICARE QUI’ LA RICETTA DEGLI

 

AMARETTI DOLCI.

 

 

 

Postato da: penzogi a 14:26 | link | commenti |

 

 

 

 

FONDAMENTAL(DI)MENTE SONO PIGRO

 

“ASPETTO LA DISCESA PER SUPERARMI”.

 

 

 

Postato da: penzogi a 13:37 | link | commenti (2) |

 

 

 

 

CHI VIVE SOGNANDO ALMENO SI DIVERTE

 

Una volta Chuang-Tzu sognò d’essere una farfalla. Non era la prima volta che gli capitava. Ma il sogno che preferiva era di essere una velina di Canale 5. Sapeva però che mai una velina avrebbe sognato di essere Chuang-Tzu. Aveva abbandonato quel sogno, alle cinque di mattina, assieme al vestitino taglia 42. Un’altra volta sognò di essere niente di meno che il Presidente del Consiglio, ma abbandonò quel sogno quando capì che il Presidente del Consiglio sognava di essere il Presidente di un Consiglio più grande, taglia 52 Stati. Sognò anche di non essere qulacuno di preciso, ma il sogno era troppo generico per poter essere sognato da nessuno in particolare. Sognò poi in una lingua straniera “I have a dream”, ma sapeva che anche quel sogno sarebbe rimasto irrealizzato. Sognò infine ad occhi aperti, ma c’era troppo buio intorno, il buio della ragione. “Chi vive sognando muore sognando” gli ripeteva spesso la moglie Sui a Tzu quando gli alzava la tapparella a tradimento. Di sognar farfalle s’era stancato, anche se era diventato famoso per quel sogno…che poi lui aveva sognato Bobo Vieri, ma farfalla suonava meglio. ” (dal Libro I cap. II – § 18, Capitolo 3, di quella volta che Chuang-Tzu sognò Vieri )

 

 

 

Postato da: penzogi a 11:05 | link | commenti (5) |

 

 

 

 

SCRIVERE L’ESSENZIALE 2006 

 

“Essenzialmente chi si dilunga” (Guido Penzo ©)

 

ESSENZIALE E/O CIRCOLARE

 

“Io credo in D” (Guido Penzo ©)

 

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