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21/12/2006
 

  

Comunicazione dalla donna di servizio (non segreto) FINCIPIT e GLOB domani, dalle 23.35 RAI 3

 

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Pensierino natalino, astenersi OGM.

“Come regalo di Natale, sotto l’albero vorrei trovare le radici” (Guido Penzo©)

 

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Anni a favore, anni avversari e anniversari.

21 dicembre 1940 nasceva Frank Zappa.

Sono stati dedicati a Frank Zappa: due asteroidi (“3834 Zappafrank” e “16745 Zappa”), un gene (“ZapA”, gene del microbo Proteus mirabilis), una medusa (Phialella zappai), un pesce (Zappa confluentus), un ragno (Pachygnatha zappa, con un segno addominale che ricorda i baffi di Zappa), una scheda madre prodotta dalla Intel, una strada ad Agropoli (SA), una canzone: Smoke on the water dei Deep Purple, ma soprattutto un mollusco estinto   (Amauratoma zappa). La prima, l’ultima e l’unica volta che ci siamo visti con Frank Zappa (anche se non so se mi ha riconosciuto tra tante persone) è stato al parco di Redecesio (Milano) il 7 luglio 1982.

 

“La mente è come un paracadute: funziona solo quando è aperta”

 

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20/12/2006
 

  

NON UNA NOVITA’, E’ UNA NATIVITA’.

 

 E’ già presente, in questa opera di Domenico Ghirlandaio, la coda in tangenziale (in alto a sinistra).

 

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DOMANDE?

 

Nella vita bisogna saper scegliere. Questo o quello? La domanda non sempre è casual (vestiti a parte). Uno  a caso (ma potrebbe essere anche ventisei) chiede non tanto per sapere ma per conoscere il sottinteso. La domanda nasconde l’analisi, la risposta svela l’intimo (e si rimane in mutande davanti all’inquisitore). E’ la cruda realtà scolata un minuto prima del tempo di cottura. Non scegliere è peggio che andar di notte, a fari spenti, sul triciclo, lungo i binari, largo ai marinai. Poi si finisce per ricontare le bianche (schede e non notti). Io esisto in quanto scelgo…cosa scelgo, poi, mi classifica, mi definisce, mi sfinisce. Cosa vorrà sentirsi rispondere? Questo o quello per me impari sono (quando la smetterò d’imparare?). Nel mezzo solo lo zucchero a velo, steso pietosamente. Pandoro o pan per focaccia? Uva passa o uva resta? Canditi o conditi? Mela o pera? Zucchero o amaro? Dolce o Gabbana? Dolce o nera? Zucchero o Pausini? Zero o Nessuno? Bianco o rosso? Bianco o nero? Babbo Natale o Mamma Befana? Crema o marmellata? Nudo o crudo? Crudo o cotto? Doccia libera o bagno occupato? Meno male che alla fine ci sono i posteri che risponderanno all’ardua risposta (ma qual’era l’ardua domanda?).

Dimenticavo: “O la borsa o il marsupio?” ma anche “La vite o la vite?”

 

 

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“Oggi ho sfidato la sorte. Alla fine non voleva darmela vinta così le ho concesso i supplementari. Continuiamo domani”.

 

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19/12/2006
Domande?

  

IO SO

Io non so chi sei / cosa vuoi / dove vai / perché lo fai / Affari tuoi.

Io non so chi sei / nè trentasei / nè 2006 / nè 2007 (non fa la rima ma si avvicina).

Io non so chi sei / chi ti credi di essere / chi vorresti essere / con chi vorresti essere.

Io non so chi sei / chi sei sotto mentite spoglie / sotto vere spoglie / spogliati!

Io non so chi sei / ma so dove sei / sei qui, adesso / basta?

 

VOI SIETE QUI.

*

*Numero a caso.

 

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poesia, comix, copyright, guido penzo

 

  

Me?

You — Yes, You — Are TIME’s Person of the Year.

 

All’inizio non ci volevo credere. Alla copertina, intendo dire. Mi guardavo attorno e vedevo solo attorno che mi guardava. You! Tu (be)? Io? Così ho cercato nell’articolo di Grossman la prova che si parlasse di me (You). Lo riporto evidenziando come l’autore, utilizzando lettere non casuali all’interno delle frasi (e non tra le righe), ha composto il mio nome:

The “Great Man” theory of history is usually attributed to the Scottish philosopher Thomas Carlyle, who wrote that “the history of the world is but the biography of great men.” He believed that it is the few, the powerful and the famous who shape our collective destiny as a species. That theory took a serious beating this year. To be sure, there are individuals we could blame for the many painful and disturbing things that happened in 2006. The conflict in Iraq only got bloodier and more entrenched. A vicious skirmish erupted between Israel and Lebanon. A war dragged on in Sudan. A tin-pot dictator in North Korea got the Bomb, and the President of Iran wants to go nuclear too. Meanwhile nobody fixed global warming, and Sony didn’t make enough PlayStation3s. But look at 2006 through a different lens and you’ll see another story, one that isn’t about conflict or great men. It’s a story about community and collaboration on a scale never seen before. It’s about the cosmic compendium of knowledge Wikipedia and the million-channel people’s network YouTube and the online metropolis MySpace. It’s about the many wresting power from the few and helping one another for nothing and how that will not only change the world, but also change the way the world changes. The tool that makes this possible is the World Wide Web. Not the Web that Tim Berners-Lee hacked together (15 years ago, according to Wikipedia) as a way for scientists to share research. It’s not even the overhyped dotcom Web of the late 1990s. The new Web is a very different thing. It’s a tool for bringing together the small contributions of millions of people and making them matter. Silicon Valley consultants call it Web 2.0, as if it were a new version of some old software. But it’s really a rezolution.*

Ora (Time) ne ho la prova. Lo You ero Me. Adesso non mi rimane che aspettare la lettera che mi comunica quando e dove ritirare il preMIO.

*revolution (non trovavo una zeta).

 

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ATTO PRIMO (loro)

La scena è divisa in due parti. Sulla sinistra un interno di abitazione, sulla destra una strada.

F è seduta sul divano, in abito da sera. Immobile, lo sguardo perso nel vuoto.

M è in strada, passeggia nervosamente e poi estrae dalla tasca del cappotto un telefonino. Compone un numero.

Il telefono vicino a F squilla a lungo, poi F prende la cornetta e la porta all’orecchio, rimanendo in silenzio.

 

M:  …pronto? Pronto, mi senti?

F:  Sì.

M: Ciao.

F: Ciao.

(silenzio)

M: Pronto.

F: Sì.

M: Che stai facendo?

F: Che domande fai, stiamo parlando.

(silenzio)

M: Ah, sì, stiamo parlando? Questo ti sembra parlare?

F:  Sei nervoso? Ascolta: è stata una giornata pesante. Tutto il giorno al telefono, ho l’orecchio che sembra un melone. Poi, quei coglioni dei francesi hanno fatto un’altra merdata.

(silenzio)

M: C’è qualcuno, da te?

F: No, non c’è nessuno.

(silenzio)

M: E’ tutto il giorno che ti cerco, lo sai?

F: Sì, lo so, ma non posso precipitarmi al telefono ogni volta che chiami.

M: E’ colpa mia, vero?

F: Non fare il bambino, quale colpa? Colpa per cosa?

(silenzio)

M: Forse ho detto qualcosa di sbagliato. Quando ci siamo salutati, ieri, avevi un’aria strana.

F:  Non fare l’analisi di ogni fotogramma, non ti viene bene. E poi, sai, il mondo non gira intorno a te. (pausa) Lo sapevi?

(silenzio)

M: Sì, lo so, sei gentile a ricordarmelo.

F: Non fare così, sono stanca.

M:  Non so com’è, ma il tuo tono mi mette in agitazione.

F:  Tu sei nato, agitato.

(silenzio)

M: Va bene, sei stanca, ma una telefonata potevi farmela! Non è mai successo, un giorno intero senza sentirsi.

F: Hai ragione, scusa. (pausa)  Non ho avuto un attimo di tregua. (pausa) Ho mangiato due cose in croce, stasera, e poi sono corsa a farmi una doccia.

(silenzio)

M: Allora, è tutto a posto.

F:  Non lo so, dimmelo tu.

(silenzio)

M: Che razza di risposta sarebbe? Ti giuro, quasi non ti riconosco.

F:  Forse non mi hai guardato abbastanza.

M: Va bene, dobbiamo parlare di questa cosa. Se tra noi non funziona più, è meglio chiarirlo subito. (pausa) Ci sei?

F: Sì.

(silenzio)

M: Senti, io sono qua sotto. Mi fai salire?

F:  Non stasera, ti prego, sono stanca. (pausa) Vai a casa, parliamo domani.

(silenzio)

M: Allora è vero: non sei sola.

F: Ti giuro, sono talmente sola che mi sembra di stare in una bara.

M: Bene, se sei sola non c’è problema. Salgo un attimo, ci facciamo due coccole. (pausa) mi sei mancata.

(silenzio)

F: Non ho voglia di scopare.

M: Va bene, mi rassegnerò.

F:  E neanche di parlare.

M: Va bene, starò zitto. Due minuti, dai.

F: Due minuti.

M: Sì, grazie. (pausa) Ti amo, lo sai?

(silenzio)

F:Sì, anche io.

 

F. poggia la cornetta del telefono e guarda un attimo ancora nel vuoto. Poi si passa le mani sui capelli, ripetutamente, sempre più lentamente, sino a fermarsi.

M. spegne il telefonino, poi resta a lungo a guardarlo. La luce del telefonino si spegne.

Buio.

 

 

 

 

ATTO SECONDO (Mio)
La scena è sempre divisa in due parti (ma i personaggi si sono invertiti). M. è seduto sul divano. La sua figura è illuminata dallo schermo della tv davanti a lui. Lo sguardo nervoso segue le immagini di un incontro di calcio. F. è in strada. Passeggia nervosamente poi compone un numero di telefono al cellulare. Il telefono vicino a M. squilla a lungo, poi M. prende la cornetta e torna davanti alla tv.

 

F: Pronto? Pronto, mi senti?
M: Si, dimmi.
F: Dimmi cosa, non mi saluti neanche?
M: (occhi fissi alla TV) Si, ciao, dimmi…
F: Ma non ti vergogni?
M: (verso la TV) Ma porca miseria…
F: Porca miseria?
M: No, è che…stavo guardando…
F: Stai guardando la TV mentre parli con me? E’ questo che vuoi dire?
M: No, ma cosa vai a pensare…dimmi, mi hai chiamato tu.
F: Certo che ti ho chiamato io. Saranno due anni che non ti fai sentire. Ti devo parlare.
M: Dimmi Francesca, dimmi…
F: Marco, io non posso continuare così…non puoi lasciarmi quì…quì sotto.
G: (Giulia, un’amica di Marco, dalla cucina) Chi è al telefono?
F: C’è qualcuno con te?
M: No, no…è…è la televisione…
F: Allora la stai guardando. Sei un ipocrita. Se lo sapevo non ti facevo salire. Aveva ragione la mamma!
M: (Urlando alla TV) Fallo, fallo…(al telefono) fallo se hai coraggio, sali se hai il coraggio delle tue azioni, però questa volta non giochiamo a “Prendi una carta”.
F: Non giochiamo perchè ti fa comodo.
M: Si, però tu avevi pescato la carta “mettetevi nei suoi panni, per due anni”. Io ero salito solo per le coccole…
F: Ma era un gioco…
M: Un gioco è una cosa seria!
F: Mancano solo due settimane…
M: Mancano ancora due settimane.
F: Fammi salire, dai.
M: Tra due settimane…un gioco è un gioco, mica uno scherzo!

M. poggia la cornetta del telefono, alza il volume della televisione e si avvicina alla finestra. F. spegne il cellulare, guarda verso la finestra dove M. è affacciato e gli mostra il medio della mano destra. BUIO.

 

 

 

(Applausi).

 

 

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17/12/2006
 

  

NATALEQUALE

Tra poco sarà Natale, poi Capo con o senza danno (dipenderà dai botti, presi e dati), lEpifania che tutte le feste si porta via, e finirà l’inverno e primaverrà. Forse sto correndo troppo, oltre il limite del buon senso, unico alternato, a volte alterato.  Forse vorrei che Babbo Natale esistesse per se stesso e non come immaginario collettivo in aula di disegno. Ma si sa, chi vive sperando, sognando, guidando, correndo, ascoltando, usa più gerundi del necessario. Buon Natale a me, a te, ad essi, ad esse, ad emme, ad effe e che il duemilasette mi porti quello che riuscirò a fare, mentre il resto spero che me lo porti la fortuna. Anche a voi!.

“A Natale sono tutti più buoni, aggiungerei solo un filo d’olio” (Guido Penzo©)

 

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Cerco l’estate tutto l’anno…cercarla solo d’estate?

  

Chi cerca trova l’occasione mentre il ladro di merendine scappa a gambe elevate. Chi trova cerca chi ha perso. Chi ha perso non si da per vinto e spera nel pareggio. Chi si aggira nei paraggi cerca una via d’uscita. Non sempre è anche la via d’ingresso. Chi torna sui suoi passi li ritrova dove ha lasciato il capello. Per questo l’osteria, all’ora di chiusura, sembra una rivendita di cappelli. Chi cerca una rivincita non la trova se non si ricorda dove l’ha messa. Chi trova un tesoro si guarda in torno per vedere se qualcuno l’ha visto. Chi si è visto si è visto. Chi è partito è stato fondato. E’ bello ritrovarsi dopo tanti anni passati a cercarsi. A volte non è necessario avere qualcosa da cercare, l’importante è non essere al volante durante il viaggio.

 

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Caro Babbo Natale

(Lettera letta in forma di poesia)

“Caro papà / cara mamma / caro fratello / caro nonna / cara nonna/ cara zia / caro cugino / caro portinaio / caro dottore / caro professore / caro amministratore / cari tutti: aspetterò i saldi. (Guido Penzo©)

 

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15/12/2006
comix

  

“Vorrei fare il salto di qualità. Per cortesia, c’è qualcuno che mi può abbassare gli ostacoli della vita?”(Io Guido ©)

 

 Eiochemipensavo consiglia: “I cani hanno sempre ragione” 

e Sono un poeta, cara di Guido Catalano.

 

 

 

 

 

 

 

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copyright, guido penzo

 

  

BLOGSFERICA SU BASE RETTANGOLARE

 

Col termine blogsfera ci si riferisce a un sistema legato gravitazionalmente costituito da blog, bloggers, link, post e commenti.   A causa di ciò i blog fra loro interconnessi hanno sviluppato una propria cultura. La classificazione all’interno della blogsfera può essere fatta in base alla forma (ottima, scarsa, devo dimagrire), in base al contenuto (ricco d’idee, ricco di fibre, ricco di vegetali, Wittgestein), in base alla classifica (Aggregata, Technorati, FeedBurner), all’attività intellettuale (Eiochemipensavo, Zop, Aquatarkus…). Anche la dinamica delle blogstars al loro interno può essere fonte di classificazione; infatti, in una spirale i bloggers orbitano attorno al centro galattico mentre, nelle ellittiche i blog sono animati da moti caotici (Nella foto Ioguido che attraversa la blogsfera all’ora di punta, incurante di: (da sinistra)  Macchianera, Daveblog, Giavasan, Sw4n, Sasaki Fujika, Trentamalboro). Post Scriptum dopo: a questa velocità sarò fuori dalla blogsfera tra 25 anni. Qualcuno conosce una scorciatoia?

Le comete portarono la vita sulla Terra” src=”http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/scienzaetecnologia/vita-dalle-comete/cronaca94099371412185938_big.jpg” width=390 height=320>

Ma non confondete:

BLOB      GLOB      BLOG 

 

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14/12/2006
 

  

Meglio ridere che radere, anche se…

“Ad essere troppo inclini alla risata, può venire il mal di schiena” (Guido Penzo©)

 

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comix, copyright, guido penzo

Penzate.

  

ONE NATION, ONE COMPILATION

 

Datemi una leva e vi leverò il mondo di torno.       Sollevo il tappeto e prendo il volante per volare dentro le nubi, nubi fitte SBANG! palafitte.       Sotto il tappeto lascio un povero tapino in cerca di un motivo da suonare o, in alternativa, per campare.      Vendo sogni da realizzare, massima resa poca resistenza, taglia XXXXXL (se si sogna tanto vale sognare in grande), astenersi idealisti pieni d’ideali scaduti, commerialisti part-time, pensionati in pensione, co.co.co.de.       Cercando la felicità ho trovato una multa sul parabrezza. Mi servirà di lezione. La prossima volta che esco lo lascio a casa.     A Natale ogni scherzo, vale?      Lupus in fabula, cavolo su una sponda e capra gay sull’altra sponda.     Spesso ho fato il pappagallo con le ragazze, fino a quando non mi sono sposato con una mammagallo. Adesso abbiamo due galletti che vivono con noi, nello stesso pollaio.      Nella vita ne ho viste di tutte i colori: rosso di sera, verde in tasca, blu oltremare, color sabbia davanti, giallo in un noire, giornate grigie, Cyano de Bergerac, rosa porcellino salvadanaio, schede bianche come le notti, freccia nera, blu di Prussia, marrone preso in castagna, spremuta d’arancio, caffè…scusi, non l’ho fatto apposta…caffè macchiato, bianco latte versato.

“Oggi ho comperato una stella di Natale, ma non date la colpa a me se la notte sarà un poco più buia” (Guido penzo©)

 

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comix, guido penzo

 

  

LA FINE GIUSTIFICA L’INIZIO,

MA DOPO 5 ASSENZE DEVE VENIRE ACCOMPAGNATO DAI GENITORI!

L’incipit è stato dato da eiochemipensavo. Si può giocare scrivendo i propri fincipit qui e qui. E il mezzipit? Perchè è in mezzo, gaudio comune, che stat la virtute!

 Ei fu, Mattia Pascal.

C’era una volta, ora c’è una porta.

1 gennaio, 31 dicembre.

Ave Maria, piena di grazia, dove l’hai comperata?

Apelle figlio di Apollo, fece una palla di pelle di pollo, senza pelle il pollo si ammalò, ambarabaciccicoccò.

IO CANTO

(di Ariosto – Pausini – Omero)

 

Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori,
le cortesie, l’audaci imprese io canto.

La nebbia che si posa la mattina,
le pietre di un sentiero di collina,
il falco che s’innalzerà,
il primo raggio che verra,`
la neve che si sciogliera`,
correndo al mare.

Cantami, o Diva,
l’impronta di una testa sul cuscino,
i passi lenti e incerti di un bambino,
lo sguardo di serenita`,
la mano che si tendera`,
la gioia di chi aspettera`,
per questo e quello che verra`,
Io canto.

 

 

 

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copyright, guido penzo, fincipit

 

  

DEVO STARE ATTENTO A NON FARMI PRENDERE LA MANO,

ALTRIMENTI COME SCRIVO? (Guido Penzo©)

 

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13/12/2006
 

  

AL BACIO!

 

Per prima cosa l’ho scartato. Poi ci ho ripensato e l’ho ripreso. L’ho scartato…l’ho ripreso. Gli ho tolto l’involucro e ho letto il bigliettino: Riprova, sarai più fortunato! L’ho scartato…

 

 

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“Ieri sono andato dal medico perchè mi faceva male la schiena. Lui mi ha visitato, poi mi ha dato una ricetta. 

Per avere delle medicine devo andare da un cuoco?” (Guido Penzo©)

 

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LA FINE GIUSTIFICA L’INIZIO?

Si domandava a metà dell’opera l’operaio incaricato di terminare l’opera. Ad opera d’arte? Ad Opera, in carcere? Messa da parte? Il trattato del dado era ormai scritto (ormai dire ormai!). “Se il gioco si fa duro, smetto di giocare” dissi senza far danno. Sotto a chi tocca e di fianco chi ha già toccato. E’ il mio turno, senza far straordinario (il mio ordinario basta, Carla cala la pasta).

 

L’incipit è stato dato da eiochemipensavo. Si può giocare scrivendo i propri fincipit qui e qui. E il mezzipit? Perchè è in mezzo, gaudio comune, che stat la virtute!

 

Alice cominciava ad essere stanca di sedere accanto alla sorella sulla panca, ma se si fosse alzata avrebbero scoperto la crepa e la capra crepata sotto la panca!

 

Al terzo giorno di permanenza a Parigi, Rachel Fleming cominciò a puzzare. (Elinor Rigby, Un’americana a Parigi).

 

Bagheria l’ho vista per la prima volta nel ’47. Ma da quando le ho prestato 3.000 euro non l’ho più rivista! (Dacia Maraini, Bagheria).

 

C’è una ragione perché sono tornato in questo paese, qui e non invece a Canelli, a Barbaresco o in Alba. Perchè mi hanno detto che Bagheria è quì, e se non mi restituisce i soldi… (Cesare Pavese, La luna e i falò).

 

Scena prima. Una radura. Tuoni e lampi. Entrano tre streghe. Prima strega: Quando ci rivedremo noi tre? Tra tuoni, lampi o raffiche di pioggia?
Seconda strega: Quando il tumulto sarà finito e la battaglia vinta e perduta.
Terza strega:
Prima o dopo Porta a Porta?. (Shakespeare, Macbeth, atto primo.)

 

Quando Gregor Samsa si svegliò una mattina da sogni inquieti, si trovò trasformato nel suo letto in un immenso insetto. Devo smetterla di pensare a Paul McCartney quando vedo una stella cadente, pensò. (Franz Kafka, Metamorfosi).

 

(V.M.) C’era una volta un principe che voleva avere per sé una principessa, ma doveva essere una vera principessa. Perciò viaggiò per tutto il mondo per trovarne una, ma ogni volta c’era qualcosa di strano: tutte gli chiedeveno 100 euro
(Hans C. Andersen, La principessa sul pisello).

 

Quando il signor Bilbo Baggins di Casa Baggins annunziò che avrebbe presto festeggiato il suo centoundicesimo compleanno con una festa sontuosissima, tutta Hobbiville si mise in agitazione. Tranne quelli dell’INPS che gli pagavan la pensione.
(John Roland Reuel Tolkien, Il Signore degli Anelli)

 

C’era una guerra contro i turchi. Il Papa volle mettere una buona parola, ma loro non capirono. Erano arabi. (Italo Calvino, Il visconte dimezzato)

 

Il Signore degli Anelli vende anche sciarpe?

 

La gatta sul tetto che scotta, aveva ustioni di secondo grado quando fu portata al Pronto Soccorso.

 

 

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CHI SONO?

di Palazzeschi – Penzo – musica: Pazzeschi Enzo.

Sono forse un poetà? Una patata? Una tarantella? Una mozzarella? No, certo. Sicuro? Certo! Non scrive che una parola, ben strana, la penna dell’anima…possiamo dire nostra? Folla…cioè, follia.

Son dunque un pittore? Un degente incontinente? Un factotum? Un… un… ce l’ho sulla punta della lingua…? Un, per dire, calciatore? Neanche. Non ha che un odore la tavolozza dell’anima mia: acquaragia.

Un musico, allora? Un Enzo Cerusico? Un Albert Camus? Un… un… autobus? Acqua, acqua! Non c’è che una nota in fondo alla pagina: tornate domani accompagnati dai genitori!

Sono dunque… che cosa? Io metto una lente davanti al mio cuore, per far fare centro alla gente, che viene in centro per far spese.

Chi sono? (Se non lo sapete, allora perchè continuate a mettermi i volantini nella cassetta delle lettere?)

 

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Ucci ucci, sendo odor di bruciato. Sarà una domanda a brucia pelo?

“Per andare ad un rinfresco bisogna per forza avere caldo?”

 

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09/12/2006
Battuta lì

  

QUANDO NON HO PIU’ TEMPO

BUSSO AI VICINI E ME NE FACCIO PRESTARE UN POCO

CON LA PROMESSA DI RESTITUIRLO.

 

“Non mi piace cucinare piatti veloci, sono pigro!”. (Guido Penzo©)

 

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comix, copyright, guido penzo

08/12/2006
 

  

Questo racconto triste che dovrebbe far sorridere è sponsorizzato, a loro insaputa, da: *

  

 

 Quando finisce un amore.

 “C’era un ragazzo che come me, amava i Beatles e i Rolling Stones. Cantava Help, Tiket to ride, Oh lady Jane, Yesterday. Cantava viva la libertà, ma un giorno ricevette una lettera”.

Era della sua fidanzata, Federica, con la quale conviveva da tre anni in un appartamento al terzo piano, senza ascensore, di via Piave al 18. Ma forse era meglio dire della sua ex fidanzata, perché quella che aveva trovato nella cassetta della posta, al rientro dal lavoro, era proprio una lettera d’addio.

Marco aprì la busta e cominciò a salire le scale.

“Caro Marco, come avrai già capito, è giunto il momento di dirsi addio. Lo so che abbiamo passato momenti indimenticabili assieme, che il tuo spazzolino da denti era anche il mio e viceversa. Vivere con te mi ha fatto crescere. Ero una ragazza fragile ed insicura, e tu mi hai fatto capire che non bisogna mai avere paura. Se mi sono Laureata lo devo ai tuoi incoraggiamenti dopo la delusione di Storia della Filosofia Medievale. Se ho visto il mondo lo devo ai soldi che mi hai prestato per le vacanze…”

Primo piano.

“…Ormai non era più un segreto per te. Lo avevi capito che c’era un altro nella mia vita. Quando ho comperato un nuovo spazzolino da denti, forse ne hai avuto la certezza. Si chiama Pino. Proprio lui, l’istruttore di sci che mi hai presentato l’anno scorso. Ti ricordi che avevi insistito tanto perché imparassi a sciare? E così da sci nasce cosa…”

Secondo piano.

“…Ho deciso di portare con me la tua camicia di seta, quella a quadretti bianchi e blu, per ricordarmi del profumo del tuo corpo (ho preso anche il profumo che era in bagno). Prendo l’anello di brillanti che avevi nascosto nel taschino della camicia, per il mio prossimo compleanno, che finalmente ho trovato. Prendo il bollitore con le bustine di the, i cd ed il DVD, la penna che sto usando in questo momento (solo come ricordo), il quadro di tua nonna che piaceva solo a me, il tuo orologio d’oro, che ti avevo regalato io…”

Terzo piano.

Marco è finalmente giunto davanti alla porta di casa. Per un attimo smette di leggere la lettera.

Infila le chiavi. Gira la maniglia, apre e “Cazzo, Federica, almeno i mobili potevi lasciarli!”.

 

 

* Primo esempio di post sponsorizzato

 

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Fotografando la fantasia:

 

 

“Uffa che noia, non c’è neanche il sole…perchè non giochiamo a uomini?”.

 

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07/12/2006
 

  

 dreamon.swf    

Se ne sentono di tutti i colori, se ne vedono di tutti i sapori. Nel dubbio si batte la tastiera certi, ma anche taluni, che la pena verrà sospesa nel vuoto di questa stagione di mezzo del camin da cui scenderà luminoso Babbo. Fanfare mute le suonano a destra in attesa che schede bianche tinte di giallo si ricontino (o raccontino). Naufragar nel dolce, tintinnio di mai posate posate, piatti ma acuti osservatori di pace in tempo di guerra. Affranti ma anche distanti, a lato centrati, fuggevoli ma inseguivoli da chi vuol arrestare la tanto folle quanto ragionevole corsa. Disdicevoli, dicevo, di certo inconsapevoli ed insapori certi. Non tanto avviliti ma avvezzi o appezzi, sottoscritti al centro. Disdicevoli, dicevo, giusto in tempo per il rimborso o la vita, vuota come la borsa della spesa spaesata. Non sempre un pareggio val la candela. C’era una volta, illuminante atmosfera natalpigrizia.

 

Siamo a cavallo?

 

Postato da: penzogi a 15:49 | link | commenti (1) |

 

  

MA CHE FREDDO SOL

“Ho smesso di giocare a carte scoperte quando hanno iniziato a starnutire” (Guido Penzo©)

 

Postato da: penzogi a 10:38 | link | commenti (4) |

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