Da splinder

IoGuido

“Quel che mi piace del Teatro è la ragazza che stacca i biglietti”. (Guido Penzo©)

24/06/2004
 

  

 

 

 

 

 

 

Il 4 giugno di 15 anni fa il governo comunista cinese ordinò ai carriarmati di sparare sugli studenti che si erano radutati in piazza Tien An Men a Pechino per protestare contro la corruzione dei funzionari d governo e per chiedere aperture democratiche e libertà di espressione. Morirono centinaia, forse migliaia di ragazzi. Quindici anni dopo il governo cinese non ha cambiato idea, e sostiene ancora che quei ragazzi fossero ribelli che stavano mettendo in pericolo la sicurezza e il futuro del paese.
I martiri di Tien An Men in Occidente sono diventati icone di libertà e nonviolenza, in particolare uno di loro. A mezzogiorno del 5 giugno, il giorno dopo la carneficina, un ragazzo armato di due sacchetti di plastica si mise davanti a una fila di carriarmati impedendone l’avanzata. La scena è durata alcuni minuti. Appena il tank tentava di voltare a destra, il ragazzo coi sacchetti si spostava a destra. Se sceglieva la via mancina, il ragazzo si spostava a sinistra passandosi i sacchetti di plastica da una mano all’altra. L’immagine è stata ripresa dalle televisioni di tutto il mondo e da un fotografo americano. E’ stata ripresa da alcuni film, è stata stampata sulle magliette, poster e adesivi. E’ una delle immagini che hanno segnato il secolo scorso e la storia del comunismo.
Eppure il ragazzo del carroarmato è scomparso. Di lui non si sa più niente. Luigi Castaldi, sul Riformista, si è chiesto che fine abbia fatto. La risposta è: non lo sa nessuno. Nessuno conosce il suo nome, nessuno sa dove sia, nessuno sa se sia vivo o morto. Le immagini lo riprendono di schiena, la sua faccia non è riconoscibile. I giornali americani lo chiamano “l’uomo del carro armato”. La rivista Time lo ha definito “il ribelle sconosciuto” e lo ha inserito nella lista dei venti più grandi rivoluzionari del secolo.
Jeff Widener è il fotografo che per Ap ha catturato l’immagine del ribelle sconosciuto. Si trovava al sesto piano del balcone di un albergo lì vicino. All’inizio pensò che quel ragazzo gli stesse rovinando l’inquadratura sui carriarmati che avanzavano verso quel che restava degli studenti. Poi sentì il ribelle sconosciuto urlare a squarciagola. Il ragazzo, racconta il fotografo, era così arrabbiato che doveva aver perso la ragione. Chi era presente si aspettava che da un momento all’altro dal tank partisse un colpo, del resto il giorno prima quei carriarmati avevano ucciso centinaia di studenti. Invece niente. Secondo Human Rights, in fondo anche l’autista del carroarmato è un eroe. Era un soldato che non stava eseguendo gli ordini, sapeva che sarebbe stato punito per il suo gesto. Ma credeva fosse sbagliato travolgere con il suo carroarmato un coetaneo armato di soli due sacchetti di plastica.


Christian Rocca

 

Postato da: penzogi a 13:30 | link | commenti |

 

  

 Datosi che non sapevo che aria tirava su questo blog, ho alzato la bandiera.

                      Soffia da sinistra.

 

Postato da: penzogi a 11:14 | link | commenti |

22/06/2004
recensione a Concorso DOP

  

Leggere di gusto
 
Chi racconta meglio lambrusco e prosciutto
di Angelo Surrusca
30 aprile 2004
 
La rassegna modenese enogastronomica “Asso di gusto” si è arricchita nel 2003 di un concorso letterario consistente nel comporre una storia breve partendo da un incipit d’autore. Quattro le tracce: Lambrusco (incipit di Alessandro Bergonzoni), prosciutto di Modena (Ugo Cornia), aceto balsamico tradizionale di Modena (Loriano Macchiavelli), parmigiano reggiano (Valerio Massimo Manfredi).

Racconti a Dop, questo il titolo del concorso, alla fine è diventato anche un libro, edito da Pendragon, che raccoglie i testi dei vincitori e di coloro che hanno ricevuto una menzione. Come capita con le raccolte, specie se di esordienti, il risultato è altalenante. La sfida più ardua si è consumata sulla traccia bergonzoniana: emulare le costruzioni barocco-demenziali del comico bolognese è quasi impossibile; Guido Penzo, tuttavia, riesce a sorprendere per la felicità di alcune divertenti invenzioni linguistiche.

Il secondo classificato, Michele Previtera, troppo impegnato ad arrampicarsi in circonlocuzioni verbali, piomba in una storia più convenzionale. Anello debole del libro è rappresentato dai racconti di Paolo Vistoli e Loretta Luppi Rassloff: le storie, appese da un filo sottilissimo all’incipit di Ugo Cornia, sono anche molto lontane dallo stile “parlato” dell’autore. Va molto meglio con “Il tesoro della grande casa”: sia Ivana Gini sia Oscar Clò, pur parecchio distanti fra loro, danno un convincente sviluppo all’incipit di Loriano Macchiavelli.

Chiude in bellezza “Il paese di Bengodi” di Manfredi, che Stefano Paolocci trasforma in amara parabola sulla pubblicità: ìmpari il confronto con Renata Farina, seconda classificata.

 
RACCONTI A DOP
di Autori Vari
Pendragon, pp. 86, € 10

 

Postato da: penzogi a 16:52 | link | commenti |

13/06/2004
 

  VIVA LA POSTA

(E LA TINA).

 

di Guido Penzo

 

 

Giuro che non l’ho fatto apposta

e che non volevo tirarle un pacco.

Anche se la mia ragazza

si era tanto raccomandata:

“Questa è la prioritaria

e ultima volta

che mi dai buca”

mi aveva detto.

Ma nonostante si fosse assicurata

annullo sono valse le sue parole.

E’ stato con la sua amica Tina, post cena,

che mi sono imbucato.

Lei hi ha preso alla lettera

e mi ha tutto leccato.

 

 

 

Franco, in arte Bollo.

 

 

Postato da: penzogi a 10:39 | link | commenti (1) |

 

  
L’ultima pecora della sera
Fatta la conta, porca miseria
tocca a me di nuovo,
è cosa seria.
– Sono –
L’ultima pecora del salto in oltre,
non sostenuta, non ripresa, a metà scartata.
Dal buio del sonno coperta nella coltre.
A panciata sulla staccionata.

Davide Vetta di Muggia (TS)

Postato da: penzogi a 10:34 | link | commenti |

 

  
P.T.
Colli, ubertosi colli
plichi ridenti
pacchi pacchetti
conti correnti
Terre matrici
per vie cantonali
torpedoni autopostali
e cedole, cedole, cedole…
figlie di campi di mais e poi mais
Monti, catene di monti
e sacchi, stracchi
pile di pile (Superpile)
di recessi espressi
riposti dai messi.

Albano Marcarini di Milano

Postato da: penzogi a 10:30 | link | commenti |

10/06/2004
 

  

10 giugno 2004 AUGURI LIA.

 

 

Postato da: penzogi a 16:14 | link | commenti |

04/06/2004
 

  

HO VOGLIA DI FARE UN VIAGGIO. Partire di mattina, dopo l’alba e prima del tramonto. Appena la mia pigrizia me lo permette e subito dopo che è scomparsa la coda in tangenziale. Vorrei partire verso il punto più a est del mondo. Non voglio andare al freddo di North Cape né al caldo estremo del Sud del mondo. Vorrei passeggiare per Estest Cape. Il punto più ad Est della terra. Dove sono tutti di sinistra e dove i mancini scrivono da sinistra a destra (come me, che non lo sono). C’è chi sostiene che non esiste il punto più ad est. Ma c’è anche chi dice che non c’è l’isola che non c’è. Perchè c’è sempre qualcuno più a est di qualcun’altro, e poi la terra è rotonda… Ma questo non m’impedirà di partire. Salire in auto, accendere il motore, mettermi in moto (cioè in macchina) e girare la prima a sinistra e poi a sinistra e al semaforo a sinistra. Non so se ho scritto qualcosa di sinistra, spero solo di non essere stato troppo sinistro.

PROMEMORIA: disegnare un logo per un non-luogo cher non c’è: ESTEST CAPE.

 

Postato da: penzogi a 10:49 | link | commenti |

01/06/2004
 

  
www.pianetascuola.it/leggere_scrivere/default.html per leggere e scrivere.

Postato da: penzogi a 12:46 | link | commenti |

28/05/2004
 

  

 

Come Quando Fuori Piove, e guardi i cerchi concentrici dell’acqua della pozzanghera (che nome strano) dall’alto della tua saggezza. Come quando fuori piove e stai in casa a guardare il tempo che passa e ti domandi: Ma dove va, con questo tempo? E poi subito, per non perdere tempo, ti domandi se il tempo che passa lo fa in senso orario? Come quando fuori piove, è la regola che regola il gioco di carte. Come quando fuori piove e decidi di tenere un DIARIO, ma non hai ancora deciso con che mano tenerlo. Come quando fuori piove e chiudi un occhio per mettere a fuoco cose che si accenderebbero solo con l’accendigas. Come quando fuori piove, ed era tanto che non pioveva, e alle prime gocce di pioggia esci a sentire il profumo dell’asfalto bagnato, prima che piova anche sul bagnato. Come quando fuori piove e ti ricordi del profumo della terra, dei campi appena arati, che si bagnano. E sono secoli che non lo senti più quel profumo (“sono secoli” è un modo di dire). Come quando fuori piove, meno male, che se era CUORI QUADRI FIORI PICCHE non sapevi cosa dire.

 

Postato da: penzogi a 21:06 | link | commenti (1) |

27/05/2004
 

  
“In guerra sono tutti in pericolo, tranne quelli che hanno voluto la guerra”. Totò.

Postato da: penzogi a 11:06 | link | commenti |

20/05/2004
 

  

 

Le dieci trovate di un idiota per abbassare il prezzo della benzina. (David Letterman)

10. Usare il mezzo gallone come unità di misura.
9. Cambiare nottetempo i prezzi esposti dai benzinai.
8. Eliminare il costoso ingrediente che dà alla benzina il suo delizioso profumo.
7. Lasciare perdere l’OPEC, e comprare la benzina da Wal-Mart.
6. Fase uno: Oprah compra tutta la benzina. Fase due: Oprah regala tutta la benzina.
5. Costruire la macchina del tempo e tornare al 1965, quando la benzina costava poco.
4. Fare il pieno con il chinotto, le auto non noteranno la differenza.
3. Svelare la ricetta, così ognuno potrà produrre la benzina che gli serve.
2. Guidare ad alta velocità, così i viaggi durano meno.
1. Invadere l’Iraq.

 

Postato da: penzogi a 11:27 | link | commenti |

 

  
V: Vuole sapere che cos’è la Patafisica?
S: Sì.
V: E perché mai?
S: Ebbene, per…istruirmi.
V: Per istruirvi? E per farne che?
S: Cosa farne?
V: Sì…
S: Niente. Assolutamente niente…
V: Così vorrebbe istruirsi sulla Patafisica senza alcun motivo?
S: Proprio come sta dicendo…
V: Ma allora lei è già patafisico…
S: (stupito) Ha! Ha!
V: Il suo desiderio e il suo motivo stanno a provarlo!
S: Ma che motivo?
V: Ma l’assenza di motivo.
S: Ma come? Questo proverebbe che…
V: Proprio così, che lei è patafisico!”
In Boris Vian, Che cos’è la Patafisica, trasmissione radiofonica dell’8 merdre 86, Festa della Cornificazione del P. Ubu. Ibidem, pag 77.

Postato da: penzogi a 10:18 | link | commenti |

 

  

http://digilander.libero.it/ubuland Patafisica, patachimica, patastoria, patata…La Patafisica è una simulazione, un salvacondotto, un salvavita indispensabile alla sopravvivenza psicologica dell’immaginario. Grazie al sufficiente distacco praticato verso le cose e verso gli accadimenti, la Patafisica si mantiene imperturbabile. Al di là del riso e del sorriso, i patafisici restano sereni e inamovibili.

Ciò costituisce una spinta verso l’eudaimonia,… una felicità a cui ci si può avvicinare solo con la contemplazione, la riflessione e un distacco dalle passioni e dalle cose. Adunque la Patafisica è filosofia.” (In Enrico Baj, Dizionarietto di sopravvivenza, AAA Edizioni, Bertiolo, aprile 1999).

 

Postato da: penzogi a 10:17 | link | commenti |

 

  

Postato da: penzogi a 10:12 | link | commenti (1) |

 

  

La piroga attraccò facilmente al molo dell’isola. Franco venne trascinato per terra violentemente. Era bendato e imbavagliato e aveva un micidiale dolore ad una gamba, che lo infastidiva. I suoi aguzzini erano quattro, dall’aspetto dimesso, probabilmente di origine asiatica. Il luogo gli sembrava poco familiare, nonostante fosse deserto. In lontananza si intravvedeva un’immensa cascata e gli giungeva un rumore di macchinari in movimento. Entrarono. L’interno era buio, non si sentiva nulla. Venne spinto da uno dei suoi aguzzini. Franco era terrorizzato. Nascosti nella scarpa destra c’erano i diamanti. Fortunatamente le scarpe le aveva ancora… Le aveva ricevute in regalo da Marilù Harris, per Natale. Improvvisamente si udì uno scroscio di risate. I suoi carcerieri tentarono di difendersi, ma Rinaldo Vescovado riuscì ad annientarli. ‘Ti avevo detto che i diamanti possono causare dei guai’ – disse. Rinaldo Vescovado era l’uomo che gli aveva raccontato la leggenda con i diamanti narrata dagli indigeni. Non lo liberò affatto e inaspettatamente gli fece un’iniezione sul braccio. Si svegliò in un letto. Sentiva uno strano odore di formaldeide. Sotto le coperte era nudo e aveva un taglio sotto il mento. Qualcosa gli ricordò le parole di Rinaldo Vescovado: ‘Non capisco mai niente di quello che pensi’, e ciò avrebbe dovuto aprirgli gli occhi. A quel punto, accese una sigaretta e si addormentò. Fece sogni che normalmente non ricordava mai, come se quella serie di avvenimenti gli avessero liberato la mente. Fu svegliato da una mano sulla sua spalla. Era l’hostess.

‘Siamo quasi arrivati, può iniziare preparare le sue cose’ – disse. Era stato solo un sogno, ma forse gli sarebbe piaciuto viverlo veramente. Preparò i pochi bagagli a mano che aveva portato in cabina, controllò i documenti e si preparò a scendere. All’uscita dell’aeroporto, un uomo gli tese la mano: ‘Sono Rinaldo Vescovado’, disse. Buona permanenza.

 

Postato da: penzogi a 10:06 | link | commenti |

 

  
 La gatta sul tetto che scotta…aveva ustioni di secondo grado quando fu ricoverata al Pronto Soccorso.

Postato da: penzogi a 09:59 | link | commenti |

19/05/2004
 

  

E’ forse un luogo comune dire che le canzoni straniere hanno successo in Italia perchè non si capisce il testo. Ma allora perchè le canzoni italiane non hanno successo all’estero, perchè capiscono il testo?

 

Ieri ho visto una fata tutta di rosso vestita. Era la fata turchina in incognita.

 

Postato da: penzogi a 16:10 | link | commenti (2) |

18/05/2004
 

  
 

Postato da: penzogi a 16:56 | link | commenti |

 

  

www.trippapergatti.it/pages/about/linkz.html

Per giocare!

 

Postato da: penzogi a 13:19 | link | commenti |

 

  

www.areafranca.com/tempn/shakespeare.asp

Il cadavere giaceva coricato nel baule di un’auto. Il sergente Lucio venne rintracciato mentre giocava a tennis con Amanda. Era una tiepida giornata di inverno, l’aria era ferma, ma non aveva molta importanza, ora. Giunto sul posto, Lucio si guardò intorno. Il luogo gli sembrava abbastanza familiare, nonostante fosse una zona semicentrale. Il cadavere apparteneva ad un uomo, abbastanza giovane e molto grasso. Non aveva documenti o segni di riconoscimento particolari. Era pieno di curiosi e Lucio si affrettò a far sgombrare la zona, per poter lasciar svolgere le indagini ai suoi. Il corpo aveva un microscopico tatuaggio sul collo. Come sempre in questi casi accese una sigaretta, dopodichè chiamò a rapporto i suoi. C’erano delle piste da analizzare, ma niente di più. Ci voleva un grosso colpo di fortuna. Ma Lucio non era propenso a farsi demoralizzare. Qualche anno prima, nel 1958, Amanda gli aveva detto: ‘Un pranzo nudo è naturale per noi, noi mangiamo sandwiches di realtà’, e ciò era molto importante, più importante del cadavere che gli era toccato oggi. Tornò a studiare il corpo. Sotto il ginocchio vide uno strano segno. Qualcosa scattò nel suo cervello. Aveva capito una cosa: gli omicidi non si risolvono così facilmente, neanche con un grosso colpo di fortuna. Di nuovo accese una sigaretta e se ne andò a spasso. Avrebbe letto il nome dell’assassino sul giornale di domani. La sua faccia gli era comparsa davanti improvvisamente, dal buio della mente. Era un uomo, si chiamava Romualdo Battisteri. Ormai ne era certo: non per niente era un angelo, da molto tempo. Certo, non avrebbe potuto confessarlo a nessuno, nemmeno a Amanda, ma un angelo non ha mai la vita facile. Prima di andarsene, qualcuno aveva detto: buonanotte, Lucio. Ma sì, buonanotte.

 

Postato da: penzogi a 13:03 | link | commenti |

16/05/2004
 

IL GIRO DEL MONDO IN 80 GIORNI (AI GIORNI NOSTRI)

 

 

 

Il 2 ottobre 2003 la casa al numero 7 di Faville-Row, Burlington Gardens, che era stata di Phileas Fogg, suo nonno, era abitata da William Fogg, che era uno dei membri più singolari e distinti del Reform-Club di Londra.

 

William Fogg viveva da solo e aveva un solo domestico André Passepartout, nipote di Jean. Faceva colazione e cenava al Club, sempre nella stessa sala ed alla stessa tavola, isolato e senza invitati.

 

Alle undici e mezzo di quel mercoledì, dopo aver fatto precisamente 575 passi col piede destro e 576 passi col piede sinistro, William Fogg arrivò al Club.

 

Mezz’ora dopo apparvero taluni soci del Club. Erano l’ingegnere Graham Stuart, i banchieri Jonathan Sullivan e Harry Fallentin, l’assicuratore Simon Flanagan. Anche loro nipoti…

 

Quel giorno, come 131 anni prima, la discussione si accese sul giro del mondo in tre mesi. “In ottanta giorni” corresse William Fogg.

 

“In teoria, forse, ma in pratica vorrei vedere” aggiunse Jonathan Sullivan.

 

“Lo faccio, e subito, scommettete?”

 

“Eh via, non scherzate”

 

“Un buon inglese non scherza mai quando si tratta di una cosa seria come una scommessa” rispose William Fogg “Scommetto contro chi vorrà, che io faccio il giro della terra visitando tutti i 754 luoghi dichiarati patrimonio dell’umanità dall’Unesco, in ottanta giorni o meno. Accettate?”

 

“Accettiamo!” risposero Stuart, Sullivan, Fallentin e Flanagan, degni nipoti.

 

“Siamo d’accordo” concluse Fogg “Oggi è mercoledì 2 ottobre ed io dovrò essere di ritorno a Londra, in questo stesso salone del Reform-Club, sabato 21 dicembre, alle 8,45 di sera. Arrivederci!”.

 

Dopo alcuni giorni le prime cartoline illustrate cominciarono a giungere all’indirizzo del Club. La prima cartolina era stata imbucata ad Alberobello, mentre la quarta, che giunse prima della seconda e della terza, raffigurava la Reggia di Caserta.

 

Tutte le cartoline erano numerate da William Fogg e venivano bollate e timbrate nel paese in cui venivano imbucate. Dopo 25 giorni erano già arrivate 197 cartoline. Più i giorni passavano, più i soci del club avevano la sensazione di aver perso la scommessa.

 

Quando, a partire dalla nona settimana dalla partenza, le cartoline, invece di aumentare, diminuirono. Prima 23, poi 9, poi 5. Al settantaduesimo giorno non arrivò alcuna cartolina. Il giorno dopo solo tre, poi niente.

 

Alle 8 e 45 di sera di sabato 21 dicembre, tutti i soci del Club erano riuniti per salutare il ritorno di William Fogg, incolpando del mancato arrivo di tutte le 754 cartoline a disguidi postali. Ma nessuno si presentò. Neanche alle nove di sera, né la settimana dopo. Così Stuart, Fallentin, Sullivan e Flanagan , a differenza dei loro nonni, brindarono alla scommessa vinta.

 

E William Fogg che fine aveva fatto?

 

William, in compagnia di André Passepartout, si era convinto che molti luoghi patrimonio dell’umanità meritavano una visita più lunga del tempo necessario a spedire una cartolina.

 

E il loro viaggio continua tutt’ora.

 

FINE

 

 

 

Postato da: penzogi a 17:25 | link | commenti |

13/05/2004
 

  

Giorgio Dell’Arti

Coro degli assassini

e dei morti

ammazzati.

 

Postato da: penzogi a 15:16 | link | commenti |

 

  

Il lavoro libera la mente o mente chi dice che il lavoro libera?

Sono un intellettuale organico, in quanto umano. Un libero pensattore che recita a soggetto, a verbo a complemento oggetto. Un attore del pensiero che pensa a quello che scrive dopo che l’ha letto. Uno scrittore? A che ore? Un lavoratore in bianco non pagato ma appagato dall’idea del pensare, in movimento tra il dire e il fare, che fa fatica a dire ciò che è meglio fare. Un coltivatore dell’ortografia con sintassi o senza tassi. Un viaggiatore reale in paesaggi artificiali. Io sono in quanto Penzo. Un giocoliere che aspira, respira, aspira, respira, aspira ad essere e ad avere. Un acrobata intellettuale che volteggia, e a volte no, con la testa tra le nuvole e i piedi ben piantati in terra. Un divoratore di aria fritta, paroloni farciti, frasi fatte con il sale della vita e, se serve, parole pepate. Quando ci vuole ci vuole.

 

Postato da: penzogi a 14:01 | link | commenti |

 

  

C’è stato un periodo, anche nella mia vita, quando ero bambino, fuori. Allora si scendeva la sera, dopo aver visto la partita in TV e si faceva finta di essere Anastasi o Boninsegna e la sponda non vale. Il tiro è sempre sopra la traversa, se eri in porta, o è sotto, basta che saltavi, se eri tu a tirare. Palo esterno o palo e gol? E se non c’era il pallone, una bottiglietta di plastica andava bene. Quando il calcio d’angolo era il corner e non esisteva il fuorigioco. Quando nessuno conosceva il fallo di mano ma l’ “Ens”. Quando…

 

… finivamo in fretta i compiti per andare a giocare a pallone sotto casa;
… costretti alla regola di “portieri volanti” o ” chi si trova para”,
…”portieri volanti” e…”segnare da oltre centrocampo vale?” – Vale…vale tutto!
… quando si facevano le squadre, se venivamo scelti per primi ci sentivamo davvero i più bravi, i più importanti;
… l’ultimo che veniva scelto era sicuramente destinato ad andare in porta;
… chi arriva prima a dieci ha vinto;
… mentre facevamo finta di non sentire il richiamo della mamma quando incombevano le tenebre, c’era sempre qualcuno che diceva:
“chi segna l’ultimo vince” incurante del punteggio che magari era in quel momento 32 a 1,
… abbiamo vissuto con terrore l’epoca delle “Espadrillas” con le quali ai piedi non si poteva giocare a pallone;
… invece avevamo ai piedi le Tepa Sport,
… non potevamo sederci sul pallone altrimenti diventava ovale;
… il proprietario del pallone giocava sempre anche se era una schiappa e non andava nemmeno in porta;
… anche senza la traversa non avevamo bisogno della moviola per capire se era goal. “Goal o rigore” metteva sempre tutti d’accordo;
… al terzo corner è rigore;
…”siete dispari posso giocare?” – “Eh non lo so, il pallone non è mio (nel caso in cui il pretendente fosse uno scarso)!”;
…”mi fate entrare?” – “Si basta che ne trovi un altro sennò siamo dispari”;
… il n° 1 era il portiere, il n°2 ed il n° 3 i terzini destro e sinistro, il n° 4 il mediano di spinta, il n° 5 lo stopper, il n° 6 il libero, il n° 7 l’ ala destra, il n° 8 una mezzala , il n° 9 il centravanti, il n° 11 l’altra punta possibilmente mancina, il n° 10 la mezzala con la fascia di capitano perchè era inevitabilmente il piu’ bravo;
… perché un giocatore entrasse in nazionale doveva fare una trafila di 2/3 anni ad alto livello;
… quando aprivamo le bustine intonse pregavamo per non trovare triplone o quadriplone PILONI ; il 2 portiere della Juve che non aveva mai giocato una partita per colpa di ZOFF;
… il calcio in Tv lo guardavamo solo la Domenica ed il Mercoledì;
… la Domenica alle 19,30 vedevamo un tempo di una partita di calcio;
… vivevamo in attesa di 90° minuto e ci sentivamo protetti dalle figure paterne di Paolo Valenti, Necco da Napoli, Bubba da Genova, Giannini da Firenze, Vasino da Milano, Castellotti da Torino, Pasini da Bologna, Tonino Carino da Ascoli, Strippoli “riporto” da Bari o Lecce
… la Stock di Trieste è lieta di presentarvi…papapà…papapà .papapapaaaaaa…paparapà ;
… Ciotti :…”scusa Ameri,scusa Ameri….clamoroso al Cibali” (che nella nostra fantasia era piu’ famoso di Catania);
…”tutta la squadra dell’ Internazionale retrocede a protezione dei 16 m” (sempre Ciotti);
… alla DS potevamo vedere i servizi della serie A, i goal della serie B, il Gran Premio, Tennis. Basket e la pallavolo senza doverci sorbire ore di chiacchiere per vedere 4 goal;
… oggi viviamo lontani, ma quando usciamo di casa e giriamo l’angolo speriamo sempre di incontrarci con il pallone in una busta di plastica;

di alessandro tozzi

Postato da: penzogi a 13:09 | link | commenti |

 

  

Se avessi un pizzico di fortuna…

Oggi non pioverebbe!

 

Postato da: penzogi a 11:22 | link | commenti (1) |

 Esperimento:

Innanzitutto dipende dal soggetto che si ha di fronte. Personalmente non so se è un caso , il carico di lavoro è distribuito…allora è indifferente , non mi crea alcun problema, perchè come diceva Marco, non dipende dall’intelligenza. Si lavora, quindi non dovrebbe esserci discriminazione, fanno lo stesso sforzo mio. “Toglimi una curiosità, tuo zio è sempre morto?” ToTò.

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