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08/09/2004
 

  

L’ equilibrista
Marco era conosciuto nel suo condominio per essere un uomo equilibrato. In trentasei anni di vita non aveva mai perso l’equilibrio, non si era mai sbilanciato, ne a destra ne a sinistra. Mai un eccesso, mai un decesso. La moglie di Marco sapeva di avere un marito equilibrato. Per questo lei si permetteva di essere una donna squilibrata. Pendeva sempre da qualche parte e qualche volta pendeva da due parti contemporaneamente. Ed è forse per questo che una volta, di nascosto, Marco aveva pensato di lasciare la moglie. Ma era così equilibrato che non sapeva dove lasciarla.

 

Postato da: penzogi a 16:50 | link | commenti |

 

  

Postato da: penzogi a 16:39 | link | commenti |

07/09/2004
 

  

Postato da: penzogi a 17:39 | link | commenti |

 

  
I *Draghi locopei : imparare l’italiano con i giochi di parole / Ersilia Zampo- ni ; presentazione di Umberto Eco. – Torino : Einaudi, c1986. – XII, 143 p. ; 20 cm.

Postato da: penzogi a 13:20 | link | commenti |

03/09/2004
 

  
Ci sono tanti siti, quelli dei treni intercity, quelli annoiati, imbolsiti, quelli dell’Oklaoma, Oklaoma City.

Questo invece è di un altro tipo che induce in tentazione, ma libera dal male, dove si scrive senza darsi alla macchia per chi ama i piccoli cervi che corrono nelle praterie del pensiero: i cervelli.

Se vuoi un passaggio per qui, adesso usa un pollice.

Postato da: penzogi a 16:32 | link | commenti |
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   La super raccolta di storie d’avventura, Antologia, Mondadori strade blu, pagg.455, 16 euro. 

Postato da: penzogi a 13:54 | link | commenti |
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02/09/2004
 

  

 

E’ di papoff!!!

ottimismio!!
gianni!! una volta il limoni si spremevano per farci le spade e adesso invece i limoni si mangiano le cotolette!
gianni!! una volta non esistevano gli assorbenti per il flusso leggero e adesso invece se li indossi fai canestro calciando il pallone!
gianni!! una volta l’acqua era piena di sodio, un elemento che serve all’organismo, mentre adesso ti vendono l’acqua con una sola molecola impazzita!
gianni!! una volta per pulire i piatti dovevi lavarli, adesso invece appare un omone pelato con l’orecchino in casa!
gianni!! una volta ti mangiavi lo yogurt sereno, adesso ti devi portare il cesso dietro che c’hai paura di cagarti addosso!
gianni!! una volta agli animali ci volevi bene e basta, adesso al cavallo goloso e al delfino curioso li manderei volentieri a cagare!
gianni!! una volta scaricavi la merda nella fossa biologica, adesso invece i nani da giardino bussano alla porta e ti rompono i coglioni!
gianni!! una volta andavamo a bere alla cantina del pino, adesso invece se non vai nel più merdoso dei bar di caracas sei un coglione!
gianni!! una volta dovevo lavorare e adesso invece mi pagano per dire questa cazzate!
gianni!! ma come si fa a non essere ottimisti? l’ottimismio è il profumo della vita!
gianni!! gianni? ma cos’è quest’odore? non è ottimismio!
gianni, da quant’è che sei in decomposizione?

 

 

Postato da: penzogi a 16:53 | link | commenti |

 

  
WISHLIST: Non dover far fatica a pensare quello che voglio mentre devo pensare quello che vogliono gli altri (al lavoro). Passeggiare al Parco Lambro con Lia al mercoledì mattina (da quando ho iniziato a lavorare, vent’anni fa, non ho più sentito il profumo dell’aria al mercoledì mattina). Realizzare le idee che mi vengono a trovare all’improvviso. Scrivere un libro illustrato con le Polaroid di scena (quelle del repato costumi). Sapere chi inventa gli slogan delle pubblicità che mi piacciono (Pronto? Come sto? Tim).

Postato da: penzogi a 13:27 | link | commenti |

 

  
In caso di sinistro la mia Assicurazione mi ha spiegato come comportarmi. Qualcuno mi sa dire cosa fare in caso di destro?

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“Il cane è il migliore amico dell’uomo, ma quando hai bisogno di soldi non c’è mai un cane che te li presti”. Pubblicato sul DIARIO VAKKA COMIX.

Postato da: penzogi a 12:53 | link | commenti |

 

  

Nasce il

MOVIMENTO D’OPINIONE

 

LIBELAB

 

 

Intento di chi aderisce al movimento è di prendere una posizione “visiva” sia contro l’inquinamento atmosferico sia per stimolare un’attenzione alla qualità della vita, sia individuale che sociale e collettiva.

 

L’adesione si esprime esponendo all’esterno della propria autovettura (legato allo specchietto laterale) un piccolo “abete” in cartoncino di colore verde o multicolore (tipo arbre magique o proprio un “arbre magique”).

 

L’idea è di portare all’esterno un “profumatore” dell’aria, per migliorare la qualità dell’ambiente in cui viviamo e in cui vivranno i nostri figli.

 

 

Simbolo del movimento è un “ABETE CHE RIDE“.

Slogan: liberare l’abete per profumare l’ambiente.

Libera il pino che è in te.

 

 

 

L’adesione e il contributo al movimento è libero, senza vincoli ne obblighi, individuale e creativo.

 

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21/07/2004
 

  
  

Il libro satirico dei LUOGHI COMUNI di FRANCESCO SIGNOR Edizioni STAMPA ALTERNATIVA

 

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18/07/2004
 

  

  Non so da dove sia arrivato. Non l’ho visto arrivare. E’ arrivato e basta. Io ero lì, alla fermata. Aspettavo il 33 per andare al lavoro. Guardavo dall’altra parte, se arrivava il tram. Poi mi sono girato, così, senza motivo. Lui era lì. Mi fissava immobile. Ho guardato dall’altra parte. “Cosa c’è?” Ho fatto finta di niente. “Non c’è niente, lo so, niente” ha continuato a parlare da solo, sottovoce. “Niente, niente, tanto non ci posso fare niente”. Continuava a parlare. Io guardavo verso il fondo della via. Non vedevo l’ora che arrivasse il tram. Un tram qualunque a portare via o me o lui. Uno dei due era di troppo lì, ad aspettare.

Stava aspettando il tram. Era un poco che lo stavo osservando. Dall’altra parte della strada. Mi sono avvicinato senza farmi vedere. Ho aspettato che si voltasse dalla mia parte poi, facendo finta di parlare con lui “Cosa c’è ?”. Ha fatto finta di non sentire. Ormai ero entrato nella parte. “Non c’è niente, lo so, niente”. Continuavo a parlare da solo. Lui guardava dall’altra parte. Ero sicuro che sperava arrivasse un tram. Un tram qualunque, a portare via uno di noi. Uno di noi era di troppo. Lui era di troppo. Il colpo è partito all’improvviso. Non si è accorto di nulla. Nessuno si è accorto di nulla. Non c’era nessuno. Questi tram. Quando hai fretta…

 

Postato da: penzogi a 15:11 | link | commenti |

 

  
“Manuale della mosca bianca per pecore nere”
il primo libro di Pietro Campanile con massime umoristiche, ciniche, surreali, pop corn, patatine, tavoli rotondi e quadrati

Postato da: penzogi a 09:26 | link | commenti (1) |
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15/07/2004
 

  
 

 

Postato da: penzogi a 13:15 | link | commenti |
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14/07/2004
 

  

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06/07/2004
 

  
  Non sono un autore serio, sono un autore COMIX.

Postato da: penzogi a 13:46 | link | commenti |

segnalato concorso PENNE COMICHE

  

Come combinare una frittata.

 

 

 

 

 

Appena la vidi mi accorsi d’essere stracotto di lei.

Era una mora con gli occhi a mandorla, un carattere amabile, a volte agrodolce a volte capricciosa, con il riso che le abbondava sulla bocca.

Era proprio un bocconcino.

Si chiamava Suzette ed era svizzera. Sua madre era Viennese mentre suo padre era un Nobile di Montepulciano (aveva anche uno zio Marchesi).

Dovevo panificare un’azione per fare presina su di lei.

Avevo molto sale in zucca e iniziativa q.b., così, una sera, la invitai in cucina con la scusa di mostrarle il mio albume di ricette.

Lei accettò.

Aveva abboccato.

Quando arrivò, il vicino di casa, belga, morì d’indivia.

Era una ragazza decisamente bonarda.

L’accolsi sulla sogliola della porta. “Prego, mon sherry”. Lei entreé.

Le porsi un mazzo di millefiori, con qualche rosetta e dei garofani, dai quali avevo tolto tutti i chiodi per paura che si pungesse. Poi le diedi un buffet sulla guancia vellutata.

 

 

La feci entrare in cucina dove c’era la tavola calda.

La temperatura ambiente stava salendo.

Per rompere il ghiaccio facemmo quattro chiacchiere. Parlammo poi d’aria fritta. Mi raccontò che faceva la giardiniera ma che la sua grande passione era la pesca. “Percoche?” Chiesi io. Aveva anche l’hobby di suonare la batteria da cucina.

Dal contaminuti mi accorsi che era già passata un’orata ed io ero sempre più decotto di quella ragazza così posata.

Prima di mostrarle cosa bolliva in pentola, le feci assaggiare un pomo d’Adamo. “Divino” mi disse.

Mi chiese cosa le stavo preparando. “Pane, amore e fantasia” le risposi.

Mi domandò dove avevo trovato la fantasia “Perchè il mio droghiere sotto casa ne è sprovvisto”. Le confermai che era tutta farina del mio sacchetto e che per questa ricetta, oltre ad aver vinto una coppa, mi avevano dato anche del salame. “Osteria!” esclamò.

 

 

 

Mentre aspettavamo accesi della musica e la invitai ad un timballo.

La situazione stava lievitando.

Le chiesi se voleva bere qualcosa “Ovino o acqua?”.

Lei capì che in cucina ero un novello, brillante ma pur sempre un novello.

Le feci l’occhio di bue.

Era ricotta di me.

Ne approfittai subito. Le diedi un bacio dietro le orecchiette e un pizzocchero sul culatello.

Fu a quel punto che lei svelò tutto il suo carattere effervescente, lambrusco e per niente soave.

All’improvviso mi diede una pizza.

Rimasi gelato.

“Puré tu” disse arrabbiata “Sei un rabarbaro come gli altri, tutti fatti con lo stesso stampino imburrato”.

La frittata era fatta.

“Sei proprio un mascarpone” aggiunse acida “Io non sono una bottarga, una mignon come le altre, non sono una porchetta che lascia il proprio maritozzo per andare con il primo cuoco che incontra”. Poi mi diede un cartoccio che mi lasciò l’occhio pesto.

Era in ebollizione.

Avevo fatto fiasco. Adesso avevo bisogno di un tiramisù.

“Per primo”, dissi la prima cosa che mi saltinbocca, “Questa non è la cena delle beffe. Per secondo, io sono cotto di the, ma tu sei troppo ripiena di te stessa per guardarti di contorno!”

 

 

Solo alla frutta lei confessò che mi aveva raccontato solo fritole, che in me vedeva un panzerotto pelato con troppa trippa e un poco di pancetta, ma che credeva che io avessi molta grana, perchè ero parmigiano.

Aveva preso un abbacchio.

 

 

Dopo il caffé se ne andò, così come era venuta, ed io rimasi con l’amaro in bocca e il bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto.

 

 

 

FINE

 

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05/07/2004
 

  

Postato da: penzogi a 13:29 | link | commenti |

02/07/2004
 

  
 

Postato da: penzogi a 23:31 | link | commenti (1) |
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01/07/2004
 

  
 

Postato da: penzogi a 16:13 | link | commenti (1) |

leggendo Tiziano Scarpa

  

“Certe volte è meglio non sapere che esiste un mondo migliore”. E che, magari, è lì vicino a te. Tanto che lo sai a fare? Se non ci puoi andare, se non puoi fare il passo più lungo della gamba. O hai paura a farlo, il passo, che la gamba è sempre quella. E’ meglio non sapere che c’è chi sta meglio e che chi sta meglio dice che stare meglio è relativo. Sarà relativo per te. E non mi cambia niente sapere che c’è chi sta meglio di te. Perchè saperlo mi da un fastidio al quadrato. E così sto, così, in attesa che qualcosa cambi. Che il destino si manifesti. Non so se tutto è già scritto. Non lo so, so di non sapere? Mi sembra un circolo vizioso.

Non voglio non saperlo! Mi sembra di essere all’interno di una spirale e domandarmi quando vi sono entrato. Ma non voglio neanche domandarmi perchè mi domando. Punto di domanda.

Così ero lì che stavo leggendo un racconto di Scarpa (che, tra parentesi, si chiama come mia nonna) e mi stavo domandando perchè la prima nota biografica dice che è veneziano. Come se fosse un motivo per essere pubblico-pubblicato. Non è figlio di qualcuno in particolare, però è veneziano!

 

Quindi se Tiziano Scarpa è qualcuno anche perchè è di Venezia, allora io che sono di Chioggia, in provincia di Venezia, ho qualche speranza di diventare qualcuno perchè sono di Chioggia, in provincia di Venezia! Lo stesso qualcuno potrebbe dire che è una considerazione da…provinciale.

Il capoverso finisce con “sapere che esiste un mondo migliore non è una consolazione, fa soltanto soffrire di più (a) questo mondo”.

Ogni riferimento a persone realmente esistenti (escluso Tiziano Scarpa) è testualmente pretestuoso (?).

 

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30/06/2004
 

  

“Maionese minor cessat”

“Manuale della mosca bianca per pecore nere” di Pietro Campanile. Progetto Cultura. 5 euro.

 

 

Postato da: penzogi a 20:54 | link | commenti |
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All’inizio non sapevo come sarebbe andata a finire. Lo so che tutti dicono così quando, all’inizio, non sanno come va a finire. Certo non posso cambiare l’inizio perchè tutti iniziano allo stesso modo. Perchè non cambiano gli altri. Comunque…dicevo…all’inizio. L’idea mi era venuta così all’improvviso e per fortuna che c’ero, chissà se, non trovandomi, mi sarebbe venuta un’altra volta. E’ con questa idea che ho scritto al concorso Oliodisatira. Ed è con questa idea che sono stato segnalato. Essere segnalato fa piacere. Un poco meno di vincere ed un poco più che niente. Potrei aggiungere altre vocali e consonanti a caso, ma è meglio che allego. A voi.

Berlusconi: “L’Italia lavora troppo poco, tagliamo le festività”.

Appena la notizia si sparse per l’etere il Paradiso divenne un Inferno. La voce si diffuse da “Passaparola” per tutto l’Empireo, fino alle Bahamas (che era un Paradiso fiscale). “Occorre lavorare di più” aveva affermato il Presidente del Consiglio da Cernobbio, proponendo di eliminare le festività di Ognissanti e dell’Epifania. Passi per la Befana, a cui veniva così tolta l’autorizzazione a sorvolare con la sua scopa lo spazio aereo italiano, ma eliminare la festività del 1° Novembre non sta né in cielo né in terra. Il più arrabbiato era San Gregorio che era stato fatto Santo da quando aveva inventato il calendario, per poter dare a tutti i Santi un giorno di Gloria, in attesa della Gloria eterna. Ma se l’era presa anche il leghista San Marco e la stessa Santa Chiara voleva vederci chiaro. San Felice era meno felice mentre San Sone, che non era uno stinco di Santo, con la clava in mano, voleva scendere per mettere le cose a posto. A San Gennaro poi gli si era sciolto il sangue nelle vene, San Gemini lasciò tutti a bocca asciutta, San Remo aveva smesso di cantare la canzone di Masini e a San Giorgio a Cremano i disoccupati organizzati, con in testa San Vito lo Capo, volevano partire per occupare Castel Sant’Angelo, vicino alla Santa Sede. L’unico che non credeva alla notizia era, come al solito, San Tommaso che, per cercare conferme, si era già collegato via Internos con l’Inferno dove i comunisti, rossi di rabbia, erano già in fermento e promettevano una dura opposizione. Fu San Giovanni a sbottare “Ma chi si crede questo Silvio, un Padreterno?”. Sperando di non essere stato sentito aggiunse: “Siccome l’Europa non vuole fargli fare il ponte sullo Stretto, allora lui se la prende con tutti gli italiani facendogli saltare tutti i ponti” e rivolto a San Siro “E tu che lo fai giocare tutte le domeniche e fai miracoli per far segnare Shevchenko nel recupero!”

 

Subito fu convocato l’Angelo Custode del Palazzo, ma né lui, né Fini né Follini ne erano al corrente. Che Silvio, ancora una volta, fosse stato frainteso? La notizia non era stata scritta né Letta. Solo il portavoce del Premier Bonaiuti arrivò in suo aiuto. Ma questo non bastò a consolare tutti quei bambini che, non avendo Santi in Paradiso, non avrebbero più potuto festeggiare l’onomastico.

 

Ancora una volta il pasticcio era fatto, con pasta all’uovo, prosciutto cotto, parmigiano, panna fresca e verdure…stufate!

 

 

 

 

 

di GUIDO PENZO

 

 

 

Postato da: penzogi a 17:43 | link | commenti |

 

  
Colaprico “TRILOGIA DELLA CITTA’ DI M.” Tropea Ed.

Postato da: penzogi a 15:22 | link | commenti |
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26/06/2004
 

  
 Tommaso Pessina “Massimo Zanardi. Che non mi si chiami Fido, quindi.” Bevivino Editore

Postato da: penzogi a 15:59 | link | commenti |
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  “Dieci piccoli sette nani” di Lucio Nocentini, Alessandra Rispoli, Addictions Ed.

Postato da: penzogi a 13:01 | link | commenti |
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24/06/2004
 

  

“Allora”, riprese Kohl, “Adesso sappiamo che il nostro sospetto è sceso da un taxi e si è seduto nella piazza prima di andare a compiere la sua missione, qualunque cosa fosse. Andiamo a sentire che cos’hanno da raccontarci quelli che sono seduti sulle panchine”. Le storie che i due ascoltarono furono le più disparate. Da quelle reali, come il ricordo del primo giorno di scuola, o di quando il tram aveva ucciso il cane a cui Margareth era così affezionata, a storie di fantasia come quella del bambino che si era traslocato su quella nuvola “la vede quella nuvola, quella lì, quella vicina all’antenna di quel palazzo” o quella del figlio del panettiere che a diciotto anni era partito, a ventidue anni era coalizione e per un errore di battitura, a trentacinque, diventò colazione.

“Ho il sospetto che nessuno abbia visto il nostro sospetto” concluse Kohl. “Però…quella storia del bambino…la nuvola” rivolto all’assistente “di quale nuvola parlava?”.

 

 

Postato da: penzogi a 16:14 | link | commenti |

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