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15/11/2004
 

  
 E poi Claudio Gianini  Black out.

Postato da: penzogi a 13:44 | link | commenti (2) |
si legge

10/11/2004
 

  

Punti di svista.

 

Certo non era certo di nulla. Era un’ insicurezza latente, opressiva, destabilizzante. Come camminare su un filo di lana quando l’etichetta dice che è un filo sintetico e la folla ti guarda a testa all’insù quattro metri più in giù. Francesca era lì, in mezzo alla folla, non proprio al centro, al limite della follia, vicino all’edicola, un poco più in la, a sinistra. E’ sempre stata di sinistra, colpa della madre, mancina dalla nascita. Il padre non l’aveva conosciuto. Era scomparso prima di poterla riconoscere. La madre, quando raggiunse l’età della ragione (quando aveva ragione), le raccontò la storia della sua vita, di lei. Per questo, quella mattina, giunse in ritardo al lavoro e fu licenziata. Non era la prima volta che arrivava in ritardo, era una storia a puntate (prendete appunti). Ed ora, alle nove della mattina, era lì, vicino all’edicola, in mezzo alla folla che guardava il folle, quattro metri più in su, camminare su un filo di lana, sintetico.

N.d.A. Non so se la storia fila (certo non era certo di nulla), ma ho perso il filo, così l’equilibrista squilibrato è caduto a terra.

PS. C’era una cosa che volevo dire, ma non me la ricordo. Se mi torna in mente, aggiorno.

 

Postato da: penzogi a 18:02 | link | commenti (1) |

 

  

Giallino.

Io uccido, aveva scritto quel giorno sulla pagina dell’agenda. Il giorno prima aveva scritto: Io stiro. Il giorno prima ancora aveva scritto: Io guardo fuori dalla finestra di fronte. Il primo giorno del mese aveva scritto: Io nuoto. Eppure quel giorno, quella scritta, dopo averla scritta, l’aveva colpito. All’improvviso, senza un motivo apparente ne un motivo nascosto. Un omicidio perfetto, come la cerchiatura del quadrato. Per questo, con l’orecchio destro, si sentì in colpa.

L’avvocato difensore che prese le sue difese, non sapeva dove metterle e per questo gli chiese se voleva patteggiare la pena. “Anche se mi fai pena, non sarà mai pari e patta”. “E dispari e patta?”. “Neanche”.

Io muoio, avrebbe scritto il giorno successivo se non fosse morto, nella notte, ucciso dal senso di colpa.

Senso di colpa, che stano soprannome per un serial killer.

Serial nel senso che lo fanno alla TV?

No, serial nel senso che si ride poco!

 

Postato da: penzogi a 16:19 | link | commenti |

 

  
 “La talpa vive in cunicoli sotto il terreno e quando viene in superficie lo fa solo per fare qualche confidenza”. (Guido Penzo, Diario Vakka – COMIX)

Postato da: penzogi a 13:23 | link | commenti |

 

  
Nell’ultimo libro di Faletti viene citata la “tracheotomia”, ma è riferita a chi parla. Se è riferita ad un terzo, si può dire tracheotosua? E ad un secondo?

Postato da: penzogi a 11:51 | link | commenti |

09/11/2004
 

  

Postato da: penzogi a 17:52 | link | commenti |

 

  

Giornata molto strana, per quanto strana sia una parola strana. Stavo confezionando un’idea contenente tante vocali più o meno quante con-sonanti che una volta esplosa avrebbe composto un po-ema e un po no. Poi all’improvviso un bagliore. Una luce, una visione alla tele. Una televisone accesa su un programma che era tutto un programma. Approposito di programmi. Ho saputo da fonte certa che non ci sarà La Talpa. Ed io che sapevo già chi era. Rai Due ha deciso che troppe volgarità sono troppe. Sono d’accordo. La TV è lo specchio deformante di una società deformata dalla TV.

A leggere questa frase mi sembra un cerchio che si morde la coda. Sarà!!!

 

Postato da: penzogi a 17:44 | link | commenti |

 

  

 

http://72.3.131.10/ Sorry!

 

Postato da: penzogi a 13:21 | link | commenti |

 

  

 

Io non c’ERO. C’ero? Non cero, se no moccolo, acceso. Nell’eterno etereo etere c’ero. Ci sono stato? In quale stato? Stato ap-parente come mio ap-cugino, stato di Grazia o di Giustizia? Chi è Giustizia? Non c’era Giustizia alla Blogfest dove Grazia s’è mangiata la a alla fine della Blogfesta. Non c’è finale, alla fine non c’è fine. Chi c’è c’è e chi non c’era, era glaciale o Grande Freddo che sia. Sia quel che sia, ma non ricordo molto. Ricordi? La Voce del Padrone!

 

Postato da: penzogi a 13:07 | link | commenti |

05/11/2004
 

  
C’è sempre qualcosa da dire, c’è sempre qualcosa da fare, c’è sempre…il pulman che parte e non lascia il tempo di dire, fare, baciare. Le giornate passano lente ed io che sono in coda, dietro a loro, arrivo sempre in ritardo al l-av-oro. Ce n’è di cose da fare. Ce n’è di cose da dire. Per esempio? Per esempio…il puuuuulman.

Postato da: penzogi a 12:44 | link | commenti |

28/10/2004
 

  

Ingranaggi che funzionano quando si ingrana, ma quando non si è in grana l’ingranaggio stritola.

M’immagino l’immagine di ingranaggi che girano ingranando la marcia. Il grano e la grana si intrattennero nel granaio. I chicchi di grano arrivarono dopo pochi mesi (la gestazione non è sempre di nove mesi) e con essi nuove grane.

 

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26/10/2004
 

  

Yellow cab. Un giallo in automatico dove un automobilista con una automatica in mano minaccia automaticamente tutti gli automi che hanno gli automatici chiusi. Chiusi è una bella città dove mi fermo a dormire nei viaggi da Milano a Salerno. E’ un segno di chiusura? Chi usa lo sa, chi non lo sa, non lo sa. Chissà? Chissà chi lo sa alzi la mano. “Mani in alto” urla automaticamente l’autista dello yellow cab pensando ai Beatles.

 

Postato da: penzogi a 12:40 | link | commenti |

24/10/2004
 

  
1939. Un giovane professore, Vincent Degrael, in vacanza a casa del suo amico Denis Borrade, scopre “Le poesie di Hugo Vernier”, un libro di versi, plagiati dai più famosi poeti della letteratura francese di fine Ottocento. L’opera di Vernier è “un’antologia premonitrice”, che infiamma tutti coloro che la prendono in mano: da Beaudelaire, Rimbaud e Mallarmé, che vi hanno attinto a piene mani per le loro poesie, al professor Degrael, che morirà senza riuscire a dimostrare pubblicamente la sua sensazionale scoperta. Tutta l’indagine è fedelmente trascritta nel racconto “Viaggio d’inverno” di Georges Perec, ex alunno dello stesso Degrael. E la domanda cruciale rimane sempre la stessa: il poeta Hugo Vernier è veramente esistito?

 

 

Postato da: penzogi a 13:17 | link | commenti (1) |
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Postato da: penzogi a 13:15 | link | commenti |
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22/10/2004
 

  
     Quanti giri con la Batmobile…

Postato da: penzogi a 13:24 | link | commenti (2) |

 

  

Arriva l’allenatore dell’anima. Insegna a stare in equilibrio.

Il life coach, allenatore alla vita, è un “facilitatore” che aiuta a raggiungere l’armonia del corpo e della mente, a individuare gli obiettivi e come raggiungerli. E’ un esperto di “programmazione neurolinguistica” (Pnl) che insegna a scoprire in quale modo i pensieri creano la realtà esterna. Un metodo utilizzato è la “visualizzazione”: si immagina una realtà come la si vorrebbe e come se fosse già presente…”Io ci provo! Così ho contattato un life coach della federazione. Ho fissato un appuntamento, ci siamo incontrati, abbiamo parlato, fissato uno scopo, positivo, abbiamo lavorato sulle convinzioni profonde ed inconsce ed adesso…siamo in due che cerchiamo un life coach“.  

 

Postato da: penzogi a 13:20 | link | commenti |

21/10/2004
 

  
http://misterblog.splinder.com  Poi Batman, che aveva già saputo la notizia del concorso e che a bordo della sua Batmobile aveva lasciato il suo Bat-nascondiglio per raggiungere il molo. Da qui, su un Bat-tiscafo guidato da una Bat-tona, innamorata di Bat-tiato, sarebbe arrivato in un Bat-tibaleno.

Postato da: penzogi a 12:49 | link | commenti |

19/10/2004
 

  

 

 

L’ acaro

 

“L’altro giorno ero seduto sul divano quando ho sentito starnutire. Ho guardato a terra verso il tappeto, e ho visto un acaro. Era allergico all’uomo.” (Guido Penzo, Diario Vakka – COMIX)

 

 

 

 

 

 

Postato da: penzogi a 15:02 | link | commenti |

 

  

 

A MILANO

Ho visto uomini imprecare, dilapidare matrimoni, dilapidare mogli, dilapidare figli, dilapidarsi, pur di cercare di scendere, dal tram affollato, dalla parte della salita, con le porte, ancora chiuse.

 

Postato da: penzogi a 11:51 | link | commenti |

 

  
Non tutti i mali vengono per nuocere, tranne quelli che vengono per nuocere(Guido Penzo)

Postato da: penzogi a 09:30 | link | commenti |

18/10/2004
 

  

CREA/ATTIVITA’

 

Tra le moltissime definizioni esistenti di creatività si segnala per semplicità e precisione quella che sintetizza il pensiero di Henri Poincaré: “creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili”. Le categorie di “nuovo” e “utile” radicano l’attività creativa nella storia e nella società. Il “nuovo” è relativo al periodo storico in cui viene concepito. L'”utile” è connesso con la comprensione e il riconoscimento sociale.
Le categorie di nuovo e utile illustrano l’essenza dell’atto creativo: un superamento delle regole esistenti (il “nuovo”) che istituisca una ulteriore regola condivisa (l’utile). Individuano anche le due dimensioni del processo creativo, che unisce disordine e ordine, paradosso e metodo.
Infine, le categorie di nuovo e utile estendono la sfera delle attività “creative” a tutto l’agire umano a cui sia riconosciuta un’utilità economica, o estetica, o etica, e che sviluppi novità: applicazione “nuova” di una regola esistente, estensione di una regola esistente a un campo “nuovo”, istituzione di una regola del tutto “nuova”.
Poiché si fonda sulla conoscenza preliminare delle regole “da trasgredire”, la creatività non può svilupparsi in assenza di competenze. Caratteristiche della personalità creativa sono curiosità, bisogno d’ordine e di successo (ma non inteso in termini economici), indipendenza, spirito critico, insoddisfazione… gli stili di vita e di lavoro possono essere i più diversi, ma tutti sembrano implicare autodisciplina, un rispetto sostanziale per l’argomento a cui ci si dedica e una tenacia che, vista dall’esterno, sembrerebbe rasentare l’ossessione. Mentre in alcuni campi -la matematica, per esempio- la creatività sembra svilupparsi meglio in giovane età, in altri -letteratura, musica, arti figurative- continua per tutto l’arco della vita.
La creatività è espressione tipicamente umana perché si fonda anche sul possesso di linguaggi astratti (parole, numeri) e atti a compiere discriminazioni sottili. Ma non è espressione esclusivamente umana. Molte specie di mammiferi, in particolare i Primati, e alcune specie di uccelli hanno “intuizioni creative”, e riescono a trasmettere soluzioni creative alla prole.

 

Postato da: penzogi a 10:56 | link | commenti |

15/10/2004
 

  

Storia del soldatino di stagno al tempo dell’ONU (DUO, TREO ecc.).

 

La vera storia di Tino e Rina a loro insaputa.

Tanto tempo fa, in un paese lontano lontano ma vicino a Busto Arsizio, c’erano venticinque soldatini di stagno. “Io non c’entro” disse subito Tito Stagno. “Neanch’io” disse Tito, che non aveva sentito che erano di stagno. “Miei?” chiese Stagno.

“Insomma, state ad ascoltare”.

Questi soldatini erano tutti fratelli, in generale figli unici di un Generale di Corpo d’Armata. Armata era il nome della moglie e mamma dei soldatini. Moglie e mamma erano la stessa persona (figlia di uno di Massa Carrara. Massa Carrara? Si, perchè solo a Massa Carrara possono chiamare una figlia Armata). “Oh! Dei soldatini di stagno“. Appunto, esclamò Francesco appena li vide dentro la scatola regalo che gli avevano regalato, appunto, per il suo compleanno. Per fortuna gli avevano regalato anche Driver 7 per Playstationdue, una pistola automatica finta che sembrava veramente vera e la maglietta di Del Piero comprata al mercato (ma questo Francesco non lo sapeva, è un segreto). “Oh! Dei soldatini di stagno” esclamò Francesco, cercando di attirare l’attenzione di papàemamma che in quel momento stavano leggendo le istruzioni di Driver 7 per Playstationdue. Subito il bambino li tirò fuori dalla scatola e li mise sul bordo del tavolo della sala, per poterli colpire con i pallini di plastica sparati dalla nuova pistola che sembrava vera. Solo uno non ne voleva sapere di stare ritto sull’attenti. Aveva una gamba sola. “Papà, papà” urlò il bambino, “Papa c’è un soldatino rotto“. “Il solito obiettore” obiettò il padre di Francesco. A guardarlo da vicino nessuno è normale, però al soldatino mancava veramente una gamba. Quella di sinistra, a guardarlo davanti. Quella di destra a guardarlo da dietro. Una gamba, comunque. “E’ già rotto?” chiese la mamma al figlio guardando il marito. “Non sono stato io, non sono stato io, non sono stato io” si mise a piangere Francesco, “Era già rotto…non sono stato io“, singhiozzò ancora “Non sono stato io” gli fece eco il padre. “Non sono stata io” singhiozzò la ballerina. La ballerina? Si, la ballerina, quella che viveva in un castello che era tutto tranne che dorato. Un castello di carta. Con le torri di carta, le mura di carta, il ponte levatoio di carta e il fossato pieno di carta bagnata. Comunque tutto molto pulito, di carta igienica. E quando la ballerina aveva le sue cose? Carta assorbente! Anche la ballerina era di carta (ma non di carta stagnola, altrimenti sembrava che erano parenti con il soldatino di stagno). La ballerina aveva le braccia alzate, come una ballerina, e teneva una gamba sollevata, come una ballerina con la gamba sollevata.

Siccome questa è una favola di favola, non tutto deve essere reale (anche perchè non si racconta di alcun re). Per esempio il papà e la mamma sono due personaggi di fantasia, senza riferimenti a persone reali. Sono due genitori generici di Francesco. Questo per dire cosa? Per dire che anche il soldatino di stagno e la ballerina possono avere dei pensieri. Il mutuo da pagare, i soldi che non bastano ad arrivare a fine mese, la macchina da portare dal carrozziere, il vestito da portare in lavanderia, la coreografia da provare ecc. Per questo, in questa favola, il soldatino pensò: “Che bella ballerina, chissà in quale programma TV lavora. Se facessi un poco di pr, potrei farmi invitare dalla De Filippi, o da Vespa…” pensava il soldatino che, per comodità da questo punto in poi chiameremo con il suo nome di battesimo: Tino. Così Tino decise di conquistare la ballerina che, per comodità da questo punto in poi chiameremo con il suo nome di battesimo: Rina.

Intanto si era fatta sera. La festa di compleanno di Francesco era finita. Gli amici se ne erano andati, Papà e mamma aveva rimboccato le coperte al loro piccolo mentre Francesco era in cucina a fare zapping tra le tivù private e buonanotte ai suonatori. E i giocattoli? Come dice il nome stesso, giocavano. L’unica cosa che non giocava a loro favore era il tempo, così, in men che non si scriva, fece capolino la mattina, con il suo oro in bocca (ma questa è un’altra favola).

Non si è mai saputo se il soldatino di stagno abbia tentato il suicidio, o abbia tentato la fuga da quel mondo, fatto sta che dopo aver viaggiato per il lungo e il largo in uno stagno (ironia della sorte) su una barchetta di carta, finì prima nello stomaco di un pesce (dove fece amicizia con geppetto) e poi sulla tavola da cucina della mamma di Francesco.

Per essere un racconto circolare alla fine tutto torna. E la ballerina? Scappata con Gerry Scotti.

 

Postato da: penzogi a 17:28 | link | commenti |

 

  

Ho preso nota di tutti i silenzi passati

completato interi taccuini.

Nel caso tu volessi leggere qualcosa d’istruttivo

la casa è piena di pagine bianche.

Solo, ti prego, non sottolineare nulla.

Grazie.

(copiatoincollato da fuipoeta.splinder.com)

 

 

Postato da: penzogi a 14:02 | link | commenti |

 

  

Occhio per occhio, quattrocchi, due stanghette. Due stanghette dopo la virgola non conta. Qualche volta qualcuno (più generico di così) mi ha detto: “Fai ballà l’och”, ma mai nessuno mi ha mai detto (Mai dire mai, così fan quattro), dove portarlo a ballare. Anche l’occhio vuole la sua parte, ma quale? La destra o la sinistra. E l’occhio che guarda avanti è perche ha una trave tra le ciglia? In realtà (che è una parola grossa) è che mi sono innamorato di uno sbattere di ciglia. Che si sono sbattute così tanto che non ho potuto fare a meno di notarle (Nota bene).

 

Postato da: penzogi a 13:26 | link | commenti |

14/10/2004
 

  
  http://blogtv.splinder.com/

Postato da: penzogi a 13:48 | link | commenti (2) |

13/10/2004
 

  

 

Copio e incollo (Zu)

Il risoAmaro degli Acquario è catastrofico, abbatte e distrugge più di tutto il turpiloquio del mariemarion, raggiunge vette altissime da rasentare lo humor macabro ma poi si fermano, rasserenano, tornano a sorridere, non sono mai insistenti, non invadono, rientrano appena in tempo per farti maravigliosamente maravigliare… sono unici! E’ un talento il loro che si chiama SATIRA. O lo si possiede o è meglio non provarci per niente, e io neanche ci provo.

 

Postato da: penzogi a 13:42 | link | commenti |

12/10/2004
 

  
Mi hanno rubato un’idea. E’ vero, non l’avevo fissata con una catena al cancello (Anche se di solito, dopo, cancello). E’ anche vero che l’avevo raccontata ai quattro venti (maestrale, libeccio, tramontana, bora) ma mi fidavo di Eolo, e poi dire che era nell’aria, mi sembra un’ ovvietà. Era l’idea di un programma, che era tutta un programma. Un’idea che poteva andare in onda, su onda. Ed ora mi trovo in alto mare, abbattuto come un pino da un boscaiolo, sconsolato come Sconsi senza lato. Se pensate che fondamen-tal-mente sono un idealista, portatore sano di idee senza capo ne coda, solo corpo ideale. Un’ideattore che recita a soggetto, verbo volant e non, Avv. Erbio ecc. Colui che ha detto: “Le idee mi vengono così, all’improvviso. Il problema è quando non mi trovano“. Ecc.

Postato da: penzogi a 17:34 | link | commenti |

 

  

“Dicono che il cane sia il miglior amico dell’uomo, ma quando hai bisogno di soldi non trovi mai un cane che te li presti” (Ioguido)

Tratto da “Tutti animali, esclusi i presenti” e Diario Vakka Comix.

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