11/05/2004
Si e’ suicidato il Che
Markaris Petros, Bompiani
17,00 Euro

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07/05/2004

Postato da: penzogi a 13:53 | link | commenti |

GLI EXTRATERRESTRI NON ESISTONO…FORSE.

di Guido Penzo

Interno di una stanza.
Luce artificiale, neon al soffitto.
Altre luci rosse e verdi (delle quali non si dichiara l’origine) si accendono alternativamente e danno colore alla scena.
Le pareti sono imbottite, come il pavimento (potrebbe dare l’idea, nel senso comune, di una stanza di sicurezza di un manicomio criminale…potrebbe).
Un uomo, dall’apparente età di 45 anni, avvolto in un semplice telo bianco, si muove per la stanza, in evidente stato di alterazione.
La M.d.P. inquadra la scena da diversi punti di vista. Dall’alto, inquadrando tutta la stanza, dal basso, dichiarando anche un soffitto imbottito, una steady gira più volte attorno all’uomo quando questi si ferma.
Altri dettagli, MF., PPP dell’uomo si alternano in un montaggio che sottolinea gli stati d’animo di volta in volta espressi.
L’uomo, a volte urlando, a volte sottovoce piangendo, a volte delirando in tono infantile, ridendo, a volte come se stesse interrogando qualcuno che solo lui vede presente in quella stanza: – Esistono gli extraterrestri? No, non esistono…Esistono? No, gli extraterrestri non esistono…Marziani? No, non ci sono…non ci sono mai stati e mai ci saranno…Gli extraterrestri non esistono! E se esistono?…Chi?…Gli extraterrestri?…Non esistono…Non ci sono…No, no e poi no…Gli extraterrestri non esistono…Non esistono…
Ad interrompere quel folle soliloquio, il rumore elettrico di una porta scorrevole che si apre (della quale ignoravamo l’esistenza).
L’uomo si ferma, ammutolisce. PPP dell’uomo che guarda verso quella porta aperta. Sul suo volto, sempre “colorato” da luci verdi e rosse, il dubbio, prima, la certezza, poi.
Da quella porta è entrato un extraterrestre (la descrizione la lascio alla vostra immaginazione).
Campo contro campo tra l’uomo e l’extraterrestre.
L’immagine si fissa sul PP dell’uomo.
Una scritta inizia a comporsi fino a coprire tutto lo schermo.
“Francesco Rumiz, 46 anni, scomparso la notte del 23 marzo 1976 mentre rientrava a casa dal lavoro. Di lui non si è saputo più niente. C’è chi, in paese, dice che è stato rapito dagli extraterrestri. Ma gli extraterrestri non esistono…forse”.

Postato da: penzogi a 13:37 | link | commenti |

Inseguimento al Centro

C’entro dal centro
O decentro dal centro?
C’entro, faccio un centrino
E mi mangio un panino,
un centro scentrato
non è indicato,
c’entro dal lato?
è un po’ ventilato,
dal retro, rientrato,
son già scappato,
scampato all’usura di una fessura
tra il lato e il fato,
ho inspirato,
fiato grosso, dopo il mar rosso
dopo il maroso,
morso da un orso.
Lui corse, digitando in alfabeto morse,
avanzò. Sul davanti, con l’aiuto dei fanti,
di fantesche, di esche, si riprese,
fuse il motore, si offese,
mentre la gatta faceva le fusa, perché qui,
nel centro così si usa.

di Simona Verrusio

Postato da: penzogi a 13:23 | link | commenti |

A cosa pensi quando pensi?

A cosa pensi quando pensi
di volare in alto nel cielo
con la testa tra le nuvole?
A cosa pensi quando pensi
di essere dove non sei
sei per sei trentasei?

A cosa pensi quando pensi
di prendere la tua vita per mano
e di portarla lontano?
A cosa pensi quando pensi
che non ci sarai più’
e ti tocchi?

Non lo sai, ed accendi la TV.

Postato da: penzogi a 13:21 | link | commenti (2) |

Leggere di gusto

Chi racconta meglio lambrusco e prosciutto
di Angelo Surrusca

30 aprile 2004

La rassegna modenese enogastronomica “Asso di gusto” si è arricchita nel 2003 di un concorso letterario consistente nel comporre una storia breve partendo da un incipit d’autore. Quattro le tracce: Lambrusco (incipit di Alessandro Bergonzoni), prosciutto di Modena (Ugo Cornia), aceto balsamico tradizionale di Modena (Loriano Macchiavelli), parmigiano reggiano (Valerio Massimo Manfredi).

Racconti a Dop, questo il titolo del concorso, alla fine è diventato anche un libro, edito da Pendragon, che raccoglie i testi dei vincitori e di coloro che hanno ricevuto una menzione. Come capita con le raccolte, specie se di esordienti, il risultato è altalenante. La sfida più ardua si è consumata sulla traccia bergonzoniana: emulare le costruzioni barocco-demenziali del comico bolognese è quasi impossibile; Guido Penzo, tuttavia, riesce a sorprendere per la felicità di alcune divertenti invenzioni linguistiche.

Il secondo classificato, Michele Previtera, troppo impegnato ad arrampicarsi in circonlocuzioni verbali, piomba in una storia più convenzionale. Anello debole del libro è rappresentato dai racconti di Paolo Vistoli e Loretta Luppi Rassloff: le storie, appese da un filo sottilissimo all’incipit di Ugo Cornia, sono anche molto lontane dallo stile “parlato” dell’autore. Va molto meglio con “Il tesoro della grande casa”: sia Ivana Gini sia Oscar Clò, pur parecchio distanti fra loro, danno un convincente sviluppo all’incipit di Loriano Macchiavelli.

Chiude in bellezza “Il paese di Bengodi” di Manfredi, che Stefano Paolocci trasforma in amara parabola sulla pubblicità: ìmpari il confronto con Renata Farina, seconda classificata.

RACCONTI A DOP
di Autori Vari
Pendragon, pp. 86, € 10

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01/05/2004no title

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&n…


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Il monitor del compu…

Il monitor del computer è quindi una sorta di ‘finestra’; schermo sul quale frammenti analogici di diverse immagini suggeriscono ‘l’idea delle superstrade digitali’ come entità in grado di collegare le menti… una complessità che altro non è se non storie e voci di individui, di famiglie, di popolazioni erranti”.

Luther Blissett

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LUDOVICO IL MORO ERA…

LUDOVICO IL MORO ERA BIONDO.

Aveva piovuto tutta la notte e nell’aria c’era quello strano sapore di giornata uggiosa. Aveva piovuto sulle tamerici, salmastre ed arse, aveva piovuto sul bagnato delle strade che portano a Roma. “Piove, guarda come piove, guarda come viene giù” mi aveva fatto notare la Franca. Era sempre franca.

E non accennava a smettere. Ci aveva provato tante volte. La prima volta, che non si dimentica mai, cinque minuti, poi dieci, a volte era arrivato a venti, da nord est. Ma non aveva forza di carattere e così, dopo poco, poco a poco, aveva ricominciato a piovere.
L’idea di uscire di casa sotto la pioggia mi faceva rabbrividire. Non sopportavo l’umidità, le macchie di muffa sulle pareti, le pozzanghere dove le gocce di pioggia fanno cerchi concentrici e la periferia è in periferia. E non solo. Erano tante le cose che non sopportavo in quel periodo. Non sopportavo il collega della prima Sezione, che voleva fare sempre il primo della classe e che prima ancora che arrivassi mi diceva: “Te l’avevo detto io”. Non sopportavo il peso delle responsabilità. Non sopportavo l’idea di dover mandare qualcuno da qualche parte a fare qualcosa per dimostrare ai miei superiori, che si credevano superiori, di sapere quello che facevo. Non sopportavo il Ruggeri che immancabilmente tornava indietro e da dietro la porta mi diceva: “E allora?”. Non sopportavo la fila immensa in mensa.

Alle 8 e 45 Fabrizio Gadda, Ispettore presso il commissariato di Sesto San Giovanni esce di casa. Due minuti dopo vi rientra. Aveva dimenticato l’ombrello.

Il ritrovamento, avvenuto intorno alle 8 del mattino è stato ad opera di un automobilista che stava accompagnando il figlio a scuola. L’uomo ha notato il sacco a circa due metri dal bordo della strada in via del Finestrino. Si è fermato per controllare, si è avvicinato al fagotto e ha subito capito che si trattava di un cadavere.
Ad un esame sommario, eseguito dal medico legale, non sono state rilevate ferite da arma da fuoco o da taglio e il cranio non pare avere subito traumi particolarmente violenti da aver causato evidenti fratture.

Solo in serata la Polizia è riuscita ad identificarlo grazie alle impronte digitali.
Si chiamava Vladimir Leon Freire, aveva 25 anni ed era argentino. Il sudamericano, che era senza fissa dimora, aveva precedenti per lesioni personali e reati contro il patrimonio.

La lettera anonima era stata scritta con una macchina da scrivere anonima. Era arrivata ancora prima di essere stata spedita da una città anonima che non era Torino.
“Perché no Torino?”.
“Per restringere il cerchio delle indagini!”.
Per il momento, però, questa era solo un’ipotesi.
La lettera era stata portata a mano, da qualcuno che nessuno aveva notato. Una persona anonima.
“Cosa ne pensi?” chiese il commissario rivolgendosi al collega Belardi.

L’odio è distruttivo anche per chi odia.

Poi le cose si complicarono.

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Quand�ero ragazzo, s…

Quand’ero ragazzo, se tornavo troppo tardi, mia madre mi faceva trovare la porta chiusa a chiave. Ricordo che, una volta, alla televisione, c’era una vecchia trasmissione condotta da Fabrizio Frizzi: lui telefonava a casa e se il telespettatore attento rispondeva “Europa! Europa!”, vinceva un premio. Una sera, tornai tardi e trovai la porta di casa chiusa a chiave. Scesi giù, andai alla cabina telefonica, chiamai il numero di casa e lei mi rispose: “Europa! Europa!”.

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“Coro degli assassin…

“Coro degli assassini e dei morti ammazzati” di Giorgio Dell’Arti, edito da Marsilio.
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APPUNTI: http://www.gialloe…

APPUNTI: http://www.gialloec.com, http://www.giallitudine.it, Luciano Garofano “Delitti imperfetti” Tropea,
Postato da: penzogi a 10:00 | link | commenti |
30/04/2004Jazz. DIOMIRA INVISI…

Jazz. DIOMIRA INVISIBILE di Nicola Alesini si ispira al romanzo di calvino
Postato da: penzogi a 15:59 | link | commenti |
no title

“Si èsuicidato il Che” di Markaris Petros, Bompiani.
Postato da: penzogi a 14:31 | link | commenti |
si legge
29/04/2004no title

Postato da: penzogi a 16:59 | link | commenti |
no title

Postato da: penzogi a 16:28 | link | commenti |
Ci sono più frasi fa…

Ci sono più frasi fatte al mondo di quante si possano dire. E dire che volevo fare una frase…fatta. Se dico che”Sono fuori fase” dico una frase fatta? Se non è fatta si farà! Decontestualizzare frasi fatte, fuori dai luoghi comuni. Dire: per esempio, è l’esempio di un modo di dire? Se domandare è lecito, rispondere è un verbo? Quando si scrive “Scripta manent, verba volant” vuol dire che il verbo ha le ali come volare?

Postato da: penzogi a 15:05 | link | commenti |
29 aprile 20…

29 aprile 2004

Applicandoti con serietà a quello che hai in cantiere, puoi portare avanti la soluzione di tutti i problemi più urgenti.
Potrai così dedicarti a quello che ti piace al momento giusto.

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no title

Postato da: penzogi a 14:32 | link | commenti |
Se posso, con…

Se posso, consiglio.
Postato da: penzogi a 14:15 | link | commenti |
VIVA LA POSTA (E LA…

VIVA LA POSTA
(E LA TINA).

Giuro che non l’ho fatto apposta
e che non volevo tirarle un pacco.
Anche se la mia ragazza
si era tanto raccomandata:
“Questa è la prioritaria
e ultima volta
che mi dai buca”
mi aveva detto.
Ma nonostante si fosse assicurata
annullo sono valse le sue parole.
E’ stato con la sua amica Tina, post cena,
che mi sono imbucato.
Lei hi ha preso alla lettera
e mi ha tutto leccato.

Franco, in arte Bollo.

Postato da: penzogi a 14:08 | link | commenti |
In vino veritas in l…

In vino veritas in lino terital, per ben bere ci vuole stoffa! Questo disse al parco Lambro re Usco, pronipote di Bacco da parte di nonna, nonna Astemia, in una notte in cui pioveva come al solito acqua. Re Usco, grande monarca e pensator di marca, ebbe un’idea metereologetilica che avrebbe mutato il corso della storia logica ed enologica mondiale: cambiare l’essenza della pioggia in quanto tale. Gli sarebbe piaciuto cioè in sostanza creare delle nuvole nerorosso che a contatto con fulmini venti e altri fenomeni elettrostatici irrorassero nientepopodimeno che vino. Re Usco allora un bel dì partì dalla sua villa al Parco Lambro per venire in Emilia ed iniziar certi esperimenti al riguardo ma nel traffico caotico di Modena si imbottigliò (avatico presagio del suo fortunato futuro destino); stette quasi un anno e mezzo davanti ad un semaforo ovviamente rosso e praticamente invecchiò, imbottigliato, e bloccando per di più tutti quelli dietro di lui, infatti faceva da tappo! Questa ben strana congerie di fatti fece si che si fece largo nella testa di re Usco un’idea divina. Da dove veniva, non lo sapeva, ma il di vin intervento intervenne proprio in quel momento.
All’incrocio tra la via Emilia e la via Romagna, dove un via vai di pazzi usciva dagli usci di palazzi dove uscieri, uscioggi e uscidomani nessuno ci badava più.
“Perbacco!” esclamò re Usco. “Hip Hip Hurrà” gli rispose in coro la folle folla. “Ecco l’idea che per quanto balzana piacerà anche a zia Berta, nipote di nonna Astemia ma al contrario sempre brilla anche al buio. Ecco l’idea che lascerà tutti a bocca asciutta come la pasta. L’idea che capovolgerà il mondo, che farà cantare i ricchi, i poveri e i Ricchi e Poveri. L’idea che darà nuova linfa vitale alla vite e darà un giro di vite al vate.”
Così dicendo il monarca scese da uno dei duecento cavallimotore che fino a Modena l’avevan portato e tutto frizzante entrò nell’antro di un’osteria dal regal nome: Corona. Si sedette ad un tavolo e cominciò a buttar giù degli appunti. Subito l’oste accorse e li raccolse. Re Usco lo squadrò dalla testa ai piedi e viceversa. Era un giovin di pelo rosso, allegro e gioviale, gradevole di aspetto spumeggiante e sempre all’altezza di ogni situazione. Si accompagnava bene ad ogni pietanza che portava in tavola, dai primi ai dolci. Cordiale, schietto e Franco, di nome e Vamba di cognome. Re Usco da parco Lambro rivide se stesso da giovane, ma prima di farsi cogliere dalla commozione cerebrale, lo invitò al tavolo. “Bando alle ciance, allegre e non. Ho bisogno del tuo aiuto”.
In quattro e quattrotto, con una logica matematica, il Sovrano dalla provincia di Milano, cercò di spiegare sul tavolo la sua frizzante idea che da qualche minuto gli stava fermentando in testa.
“Trasformare il ciclo dell’acqua in ciclo del vino”. Il titolo, anche se non era onorifico, sembrò suonare bene al re (ma anche al fa, al mi e al sol).
“Raccogliere” continuò Usco “In una secchia grandi quantità di uva, meglio se locale, e se è tanta, trilocale. Pigiarla, poi, il più possibile, per farla entrare e se il tempo non è tiranno, dopo aver dato fuoco alle polveri, farla evaporare. Raccoglierne quindi il vapore in nuvole nerorosse a forma di botti che si muovono in cielo. Le basse temperature ad alta quota condenseranno le bollicine fino a far piovere…vino.”
Il giovane oste, che fino a quel momento aveva cercato di contare quante vocali e quante consonati erano state usate dal Re nell’illustrazione senza disegni del suo piano, si svegliò alla parola secchia. “Sarò franco” disse Franco, “Nuvole a forma di botte dove far invecchiare il vapore di vino…va bene, uva pigiata…va bene, correnti d’aria alternata…va bene, ma dove troviamo la secchia per contenere l’uva?”
“Sette…ventidue…quarantacinque…trentasei…” Re Usco diventò brusco e cominciò a dare i numeri “Dove troviamo una secchia? Dove troviamo una secchia qui a Modena? Una semplice secchia di legno? Non un secchione che studia dalla mattina alla sera e viceversa e che non fa copiare i compagni. Non un secchiello dove riversare con un cucchiaino tutta l’acqua del mare. Ma una secchia…un semplice secchio femmina? Io parto dal Parco Lambro, attraverso mari e monti, vongole e funghi, colline e pianure, Paesi Bassi e paesi alti, paesi spaesati e paesi sovraffollati. Soffro le penne dell’inferno, le biro del purgatorio, le stilografiche del paradiso. Mi faccio in quattro e per questo faccio impazzire il mio psicanalista, pur di darla a bere a tutti e tu mi chiedi dove troviamo una secchia…rapiamola!”
In quell’istante entrarono nella storia, cioè nell’osteria, Marte, figlio di Giunone e Giove, la dolce Venere, bella come l’aveva dipinta il Botticelli (nel Botticelli c’è il buon vino) e, seguito da un gran baccano, Bacco.
I tre, che a ben guardarli sembravano dei, erano giunti fin lì in aiuto ai modenesi che se la stavano vedendo a suon di botte con i bolognesi, quelli del ragù. “Perbacco” urlò Bacco “Un tavolo dove possiamo rifocillarci”.
Tosto si alzò re Usco che, volendo ingraziarsi i favori degli dei per il suo progetto, invitò i tre a fargli compagnia.
Dopo i primi convenevoli, i secondi convenevoli e il dessert convenevoli, i quattro strinsero amicizia. Bacco teneva banco continuando a raccontare barzellette sui Carabinieri che facevano piegare in due dalle risate il Sovrano, anche se nulla sapeva di questa nuova arma. Mentre Venere che mangiava solo mele parideinda, teneva il muso a Marte per il fatto che i due si trovavano in opposizione da qualche giorno, da quando Saturno era entrato nella nona casa dei Gemelli, quella al mare.
Sarà stato per le abbondanti libagioni a base di turtlein, sarà stato per la musica di Eros in sottofondo (suona da dio), sarà Stato Pontificio, sarà che re Usco gli sembrava di stare sull’Olimpo, tra gli allori e gli argenti, sarà stato per quel vinello di locale vitigno così vivace, sarà stato brillo, re Usco si dimenticò della sua missione. Inpòssibol? Pòssibol!
Quel che però gli rimase in mente e sul palato fu il sapore di quel vino, così piacevole e brillante dalle stesse caratteristiche dell’oste che l’aveva portato in tavola. Un vino che Bacco dedicò al re terreno e alla sua geniale idea…qualunque fosse stata.
Un vino che da quel giorno fu chiamato Lambrusco in onore del re Usco da parco Lambro, o viceversa.

Fine.

Postato da: penzogi a 14:05 | link | commenti |
Non sono uno scritt…

Non sono

uno scrittore

serio,

sono uno scrittore

Comix.

Postato da: penzogi a 14:03 | link | commenti |
28/04/2004 Grazie a Jot…

Grazie a Jotoz.

Quando eravamo giovani facevamo le cose, oggi le sognamo.

* noi che… vivevamo in attesa di 90° minuto e ci sentivamo protetti dalle figure paterne di Paolo Valenti, Necco da Napoli, Bubba da Genova, Giannini da Firenze, Vasino da Milano, Castellotti da Torino, Pasini da Bologna, Tonino Carino da Ascoli, Strippoli “riporto” da Bari o Lecce

Postato da: penzogi a 15:15 | link | commenti |
22/04/2004no title

Postato da: penzogi a 14:38 | link | commenti (2) |
29/03/2004In sul calare del so…

In sul calare del sole
Ai piedi di quell’ermo colle salmastro
Di fianco alla siepe di arse tamerici
Tra il dormiveglia e il dormidormi
Mentre Orfeo orfava
Con una battuta
Un sorriso ti ho strappato
E tu
Ti sei arrabbiato
Perché era l’ultimo che avevi.

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