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17/01/2005
 

 Ho iniziato a leggere “GIANNI E CHINOTTOun giallo da morir dal ridere, di Fabio Fattore, Stampa Alternativa. Quando avrò finito vi dirò come finisce. Intanto vi dico come comincia: Erano anni che a C. non si scriveva di un bell’omicidio. Non che fossero mancati i  morti ammazati, ma erano sempre stati dei casi piuttosto banali: Tizio che uccide Caio perchè gli ha portato via la donna, Caio che uccide Tizio perchè le pecore hanno sconfinato. “In questo paese ci si ammazza solo per donne e pecore – diceva sempre Erasmo C. – quando non capita poi che i due motivi coincidano”.

 

Postato da: penzogi a 10:40 | link | commenti |

 

“Si può essere ignoranti, ma non ignorare d’esserlo” (Guido Penzo)

Nel senso che ho trovato una cosa che ha scritto Groucho Marx (ne ha scritte molte, ma molte non mi faceva sorridere!). “Quando si mette una bistecca su un occhio nero, bisogna guarnirla con aglio e prezzemolo?” Ci ho pensato a lungo e credo di no, che non bisogna guarnirla.

 

Postato da: penzogi a 10:27 | link | commenti |

14/01/2005
 

Cavolo che sfiga (non volevo scrivere cavolo, ci siamo capiti). Prima è passato uno che mi ha detto il titolo di un libro “da morir dal ridere” di Groucho Marx. “Lo conosci Groucho Marx?”. Certo che lo conosco, quello che ha detto…quella battuta…Cavolo, possibile che non mi ricordo mai niente. Zero assoluto, una memoria che fa acqua da tutte le parti. Insomma ho detto si, lo conosco, Groucho Marx. Con quel cognome…come quello di quell’altro, quello che ha scritto Il Capitale…come si chiama, di nome…non mi ricordo il nome. Però mi ricordo Il Capitale, come Ginevra, che non so se è la capitale della Svizzera, però so che sta con Lancillotto, quello della Tavola rotonda…era rotonda vero?

 

 

Postato da: penzogi a 15:47 | link | commenti |

 

mind the blog  vol.2 

 

Postato da: penzogi a 15:02 | link | commenti |

 

 “SETTIMA PROVA CONCORSO MISTER BLOG”

La vera storia di Spazzo Lino, dove tutto è inventato.

Tanto tempo fa, in un paese lontano lontano, viveva una lampada al neon? Nooooo. Viveva una carota? Nooooo. Viveva una bacchetta magica? Noooo. Viveva un giovane che si chiamava Lino. Ah ‘mbe! Lino era cugino di Seta (la cui biografia è stata scritta da Baricco), fratello di Organza e nipote della famosa esploratrice indiana, Canapa. A differenza di suo cugino Cotone, nessuno si filava Lino. Sarà stato perché era discendente della famiglia Spazzo? Non si sa. Sta di fatto che per questo motivo Lino era molto, molto triste, tanto che un Beldì (già regista di “Quelli che il calcio”) decise di partire da Denti (Suo paese d’origine, in provincia di Reggio Emilia), andando in cerca di fama, gloria e fortuna. Suo compagno d’avventura fu Giuseppe detto “fricio” anche lui di Denti.

Più o meno questa è la trama della storia di Spazzo Lino e di Denti Fricio che mia mamma mi ha raccontato da piccolo invitandomi a frequentarli spesso, soprattutto dopo ogni pasto. Ed è quello che ancora oggi racconto ai miei nipoti, anche se Lino col passare del tempo, è diventato tutto elettrico per l’emozione d’essere ec-citato.

lieto fine Beh, ecco, è difficile da raccontare ma…insomma, Fricio e Lino non trovarono né gloria né fortuna né fama…ma un grande amore, reciproco. La loro storia, una storia pulita, passò di bocca in bocca.

fine tragico Dopo qualche giorno Lino conobbe Ciglia, una ragazza originaria delle Maldive, con due bellissimi occhi. Si fidanzarono ballando sulle note di Rimmel di De Gregori. Per la disperazione l’amico Fricio si rinchiuse dentro un tubetto, tutto solo e soletto.

fine comico Non è proprio un finale comico, ma ogni volta che sento raccontare questa storia mi viene da sorridere, senza paura, grazie a Denti Fricio e Spazzo Lino.

 IOGUIDO, 43.

 

Postato da: penzogi a 13:39 | link | commenti (8) |

13/01/2005
 

Sono stato citato. Ma com’erà questo “giallino”? Eccolo:

Io uccido, aveva scritto quel giorno sulla pagina dell’agenda.
Il giorno prima aveva scritto: Io stiro.
Il giorno prima ancora aveva scritto: Io guardo fuori dalla finestra di fronte.
Il primo giorno del mese aveva scritto: Io nuoto.
Eppure quel giorno, quella scritta, dopo averla scritta, l’aveva colpito.
All’improvviso, senza un motivo apparente ne un motivo nascosto.
Un omicidio perfetto, come la cerchiatura del quadrato.
Per questo, con l’orecchio destro, si sentì in colpa.

L’avvocato difensore che prese le sue difese, non sapeva dove metterle e per questo gli chiese se voleva patteggiare la pena.
“Anche se mi fai pena, non sarà mai pari e patta”.
“E dispari e patta?”.
“Neanche”.

Io muoio, avrebbe scritto il giorno successivo se non fosse morto, nella notte, ucciso dal senso di colpa.
Senso di colpa, che strano soprannome per un serial killer.
Serial nel senso che lo fanno alla TV?
No, serial nel senso che si sorride poco!
(Guido Penzo).

 

 

Postato da: penzogi a 13:16 | link | commenti |

 

Oggi ci vorrebbe ! <!–

–>

Postato da: penzogi a 12:08 | link | commenti |

12/01/2005
 

 Ogni tanto anche l’omo ci ha ì su’ ciclo. Comincia co’ un certo nonsocché, un rimescolìo d’aricordi, di frasi dette e non dette, d’illuminazioni ‘mprovvise di cose che tu avresti dovuto capire anni e anni fa e che tu capisci proprio in quì momento che gli è sera, ti girano gli zebedei, i negozi son chiusi, di taxi se ne trovano pochi e svogliati e un tu ci puoi fare più nulla.
Ti piglia così: tu doventi nervoso e pe’ un giorno o due tu ti senti anco debole debole, ammalato d’una febbre invisibile a tutti gli artri tranne che a te, e che solo te sai che unn’è febbre, e tu vorresti anche dàgli un nome solo pe’ pote’ dire un giorno (in quarche conversazione forbìta e salottiera): ecco, io gliel’ho dato ì nome a ì ciclo maschile, e un c’entra nulla la banalità di certe nobirtà passate: gli è un nome tutto nòvo: si chiama…
Ma poi ti fa fatica dàgli questo nome, perché nessun nome t’accontenta, e tanto lo sai che passa, nell’arrucignolìo de’ giorni e degli impegni e dell’essere chi tu devi essere e tu pensi anco te che dèsciòmastgo-onne, perché l’ha detto pure Orietta Berti.
E nì mentre che la scacci da ì cervello, codesta Orietta Berti (o chi per lei) perché quando tu ci hai ì tu’ ciclo un tu sopporti proprio nessuno, ecco che ti ritorna a mente la vecchia storiella: quella delle quattro persone che si chiamavano Ognuno, Quarcuno, Ciascuno e Nessuno. E di quella vorta che c’era una cosa da fare subito e Nessuno la fece perché Ognuno gli era convinto che Quarcuno l’avrebbe fatto. Ciascuno avrebbe anco potuto farlo, e Nessuno lo fece. E così andò a finire che Ciascuno dette la colpa a Quarcuno pevvìa che Nessuno fece icché Ognuno avrebbe potuto fare. 

sifossifoco l’ha detto alle 16:35
Com’è vero! Il ciclo dell’omo però non è fisico, tante volte è mentale. Per questo ogni tanto mi ritrovo con l’assorbente appiccicato tra i capelli!
penzogi

 

Postato da: penzogi a 17:14 | link | commenti |

 

Quel che mi piace del BLOGRODEO di oggi.

Fantasie rosse

vivo in latitanza nelle pagine della prefazione della biografia di veronica lario, ma non da sempre.

io sono un arial 12 nato in uno dei primi numeri di un settimanale satirico col nome di un ballo sudamericano che veniva distribuito nell’esatto centro di un quotidiano allora comunista. tempo fa vivevo tranquillo tra le vignette passando da un bicchiere di rosso ad una partita a domino.

i miei compagni erano come me, dei perditempo che discutono di politica e di fonts di sinistra.

io mi arrabbiavo sempre quando venivano fuori certi discorsi su presunte macchinazioni secondo i quali c’era una sorta di gene nel nostro inchiostro (il capo del mondo è in effetti proprietario monopolista di tutti i produttori del componente in questione) in posizione tale da provocare una temporanea e rapidissima perdita di controllo a comando di chi possedesse la chiave.

durante le letture notturne sempre secondo queste dicerie, ci si rimischiava componendo frasi diverse per poche frazioni di secondo.

il subliminale avrebbe fatto il resto.

un courier 8 (un tappo) nel corso di una discussione mi portò ad un livello di esasperazione tale su questo argomento che venimmo quasi alle mani; sosteneva addirittura che in particolare noi caratteri dei periodici satirici, senza saperlo eravamo programmati per replicare gli slogan elettorali che hanno spostato gli equilibri nell’ultima tornata amministrativa.

diceva di parlare non per sentito dire ma per esperienza personale. Lui aveva organizzato una sorta di resistenza ed un gotic suo amico, esperto chimico, aveva addirittura messo a punto un polimero che assunto sotto forma di pillola avrebbe contribuito alla risitemazione del genoma e quindi alla deprogrammazione.

mi lasciai convincere e con un’ombra di refosco la buttai giù.

andai a dormire in attesa degli eventi, convinto comunque nella malattia mentale del courier 8.

a metà della notte fui svegliato dai miei compagni, non parlavano ma si muovevano come degli automi; provai a parlare ma fui zittito. mi misi in coda senza fiatare e in un attimo mi ritrovai allineato e coperto, organizzato in un plotone.

dalla torretta un roman 14 con il megafono scandiva i secondi e tutti si muovevano come se seguissero un programma prestabilito; ad un determinato momento sentimmo la pagina aprirsi, tutti cambiarono posto all’interno della matrice; il momento successivo tornarono nella posizione iniziale.

Non potevo credere a quello che avevo appena visto, altro che chiacchiere da bottiglieria e le azioni si ripeterono fino a quando la pagina si richiuse.

Tornai nel mio letto sempre senza fiatare e non richiusi più occhio fino alla mattina deciso a rincontrare il nano.

Beh la faccio breve, oggi sono anch’io nella resistenza (un leader) e lavoro per convincere con il ragionamento i lucida bright di questo libro a fare qualcosa di simile a quello che ho visto.

nel pomeriggio dirigerò un allenamento fisico per abbassare i tempi di composizione delle nostre frasi.

Ma è dura …

Spedito da wosiris, 12 Gennaio alle 14:31 – permalink 

 

Postato da: penzogi a 17:04 | link | commenti (1) |

 

 

 

 

Postato da: penzogi a 13:48 | link | commenti |
si legge

11/01/2005
 

“Dicono che l’anguilla è un pesce grasso, ma perchè non lo mettono a dieta?” (Guido Penzo)                 

                                                                                         ROTFL                      

 

Postato da: penzogi a 13:34 | link | commenti |

 

Non sempre o solo canzonette…o forse si! 

Caro Prodi,
te lo dico io cosa ci vòle pe’ rimettere insieme la sinistra e vincere le elezioni: ci vòle una canzone. Lasciatelo dire da me, un ragazzo di oggi. Basta con queste lagne di discorsi, d’equilibri che un si trovano, di Mastella che vòle vicolo de’ giardini e di Bertinotti che ce lo vòle mettere affòrza l’arbergo in parco della vittoria; e di Rutelli che se un c’ha ì segnalino a candeliere minaccia di buttare all’aria tutte le cartoline delle probabilità, della Rosy Bindi e Fassino che fanno finta di garbàssi e poi si fanno la linguaccia.
Ci vòle una canzone, gli è così semprice. Una canzone che entri nelle cervèlla co’ un ritornellino sempatico e facile facile facile, che la cantino tutti. Che la fischietti sotto la doccia, che tugli batti ì ritmo su ì volante dell’utilitaria o anco dì mercedes, che la trasmettino alla radio, che la scarichino tutti come matti in peer to peer.
Una canzone ci vòle, una che la cantino anche i bambini, in tenerezza, e che la faccia [in]cantare anco gli anziani, perché magari la strofetta gli solletica quì certo ricordino sempre indelebile. Una canzone, ecco tutto.
Una musichetta che l’accompagni la si fa mettendo d’accordo solo sette note, parecchie meno di quanti tu ne devi mettere d’accordo te co’ discorsi.
Artro che primarie, caro Prodi, gli è l’armonia che manca: un motivo, solo uno… anche un motivetto, ma che ci rimanga in mente!

A me  sembra una buona idea, ma è di Sifossifoco.splinder.com

 

Postato da: penzogi a 12:55 | link | commenti |

10/01/2005
 
Festival “CULINARIA RISINTERRA” (dedicata al concorso per comici a tema gastronomico, presentato da Enio Drovandi e con ospiti d’onore i comici Claudio Fois – vincitore del concorso 2003 – e Maurizio Battista) che si terrà – con ingresso gratuito – presso piazza Papa Giovanni XXIII di San Salvo.
Al secondo posto, ad un solo punto di distacco, si è classificato il racconto “Aperitivo infinito” di Alessandro Valenti di Siena (meglio conosciuto come Alvalenti), vincitore dello stesso concorso nel 2003, mentre terzi, con voti 17/20, si piazzano i racconti “La battaglia del gran gourmet” di Alessandro D’Errico di Modena e “L’invito a cena” di Pietro Dattola di Catania.
Infine, la Commissione decide – tra i 51 elaborati ammessi alla selezione finale del concorso, di segnalare anche i racconti “La guida a rovescio” di Alessandro Tozzi di Roma, “Libertà” di Daniela Giunco di Como, “Come combinare una frittata” di Guido Penzo di Cologno Monzese (MI), “Un anniversario indimenticabile” di Marco Fusi di Milano, “Sugo pronto” di Gian Domenico Mazzoccato di Treviso, “Via col brodo” di Massimo Cappanera di Palermo, “L’aperitivo” di Ivan Damiani di Crotone e “Disavventure di Messer Gaudenzio, fantacuoco di corte” di Nicoletta Retico di Roma.

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Postato da: penzogi a 14:36 | link | commenti |

 

Eccomi! Mi sembra giunto il momento di tirare le somme…ma a chi? 

ROTFL

 

Postato da: penzogi a 09:29 | link | commenti |

30/12/2004
 

Bruno Bruni: “Torno subito”, 1986


“Anch’io!” 9 gennaio 2005.

<!–

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Postato da: penzogi a 16:21 | link | commenti |

 

BALDANZA

Ballando ballando / a passo di danza / i miei pensieri si liberano / sopra le nuvole / e osservo.

Din su una vetta / di una torre antica / danza il passero solitario / in compagnia di una rondine / a primavera.

Danza la ballerina / senza una gamba / nei sogni del soldatino / nato, cresciuto, vissuto / a Piombino.

Danzano i danzatori bulgari / mentre radio Tirana / trasmette da una radio lontana / “Voglio vederti danzare” / come le balinesi nei giorni di festa.

Ballano tutti / tutti i balli del mondo / mentre il sole al tramonto / ascolta la musica / di una chitarra hawaiana.

 

Postato da: penzogi a 16:07 | link | commenti |

29/12/2004
 

Devo Voglio ascoltare, il prossimo anno: Radici nel cemento, Ska-J, Apres la Classe. Ska P. Sergent Garcia.

 
Après La Classe

 

Postato da: penzogi a 12:00 | link | commenti |

 

Oggi mi sono svegliato con la vena poetica. Si, lo so che se dormivo un poco di più…niente poesia. Ma la sveglia mi ha svegliato (è la sua funzione), e poi, chi dorme non piglia pesci e siccome son dell’acquario, avete mai visto un acquario senza pesci? Ad aprile?

Sarà perchè fa freddo, sarà perche piove, sulle tamerici, sulle auto in sosta, sulla posta…Saraaaa! Sarà il tempo che passa e non so dove andrà a finire. Ma non è quello che volevo scrivere. Volevo scrivere un Ode Barbara. Così è se vi pare (cit.).

Ode Barbara.

S’ode un fremitio di fremiti / di giovin italici. S’ode a destra un languir / di languidi sguardi. S’ode a sinistra un sinistro calpestio / di anonime presenze presenti. S’ode in cucina un ribollir / d’acqua nel pentolin. Sode, al fin le uova / son sode.

ROTFL

 

Postato da: penzogi a 11:42 | link | commenti |

28/12/2004
 

Aveva lavorato tutta la notte della vigilia.

 

Indossata la rossa divisa, caricata la slitta con sacchi colmi di regali, era partito, trainato da dodici renne, per la sua annuale missione.

 

Aveva attraversato i cieli di tutto il mondo, da nord a sud, da est a ovest, inseguito dall’inarrestabile trascorrere del tempo. A cavallo del fuso orario, per poter essere sempre puntuale allo scoccare della mezzanotte in ogni paese, si era calato nei camini delle case delle metropoli europee, era entrato dalle finestre senza vetro delle capanne africane, era salito con ascensori velocissimi in grattacieli americani, aveva varcato porte lasciate socchiuse da genitori compiacenti in tutto il mondo.

 

Aveva soddisfatto le richieste più curiose lasciando i regali sotto alberi di Natale preparati appositamente, vicino a presepi illuminati e, qualche volta, nelle mani di papà travestiti come lui.

 

Alle prime luci dell’alba del 25 dicembre aveva fatto rientro a casa. Stanco ma soddisfatto.

 

Aveva appena varcato la soglia quando la sua attenzione fu attirata da alcuni pacchi colorati lasciati sotto il suo albero di Natale. Li scartò con l’avidità di un bambino e si commosse nel vedere i giocattoli che aveva sempre desiderato.

 

Fu allora che pensò: “Ma allora, Babbo Natale esiste!”.

 

 

Postato da: penzogi a 16:26 | link | commenti |

 

Ieri sera ho conosciuto Claudia. Vorrei dire due cose in proposito, ma ho trovato chi mi ha letto nel pensiero, quindi copio-incollo:

 

Sopravvissuta al bombardamento di spot,servizi telegiornalistici,trailers e ospitate varie,non credevo(o forse non speravo!)di perire proprio sotto l’azione del film!”tu la conosci claudia?”è un film che, oggettivamente delude e anche per varie ragioni:1)perchè offre al pubblico uno splendido paratesto(il trailers lo presenta come esilarante!);2)perchè tutta l’ambientazione, i personaggi, ricordano un gioiellino come “chiedimi se sono felice” ma il ritmo è di un flop come “la leggenda di al,john e jack”;3)perchè è tutto molto poco dinamico,la musica è buttata lì e la storia di una banalità vergognosa;4)perchè fare di paola cortellesi una spalla di a,g&g..corrisponde a una perdita di potenza comica notevole;5)perchè gli sketches televisivi e teatrali non funzionano allo stesso modo al cinema..e dopo cinque film si dovrebbe pur capire!;6)perchè ci bastano i fratelli vanzina e neri parenti a riempire le sale natalizie con roba inutile..;7)perchè se un film non è sentito..è meglio lasciar perdere..;8)perchè se il cinema italiano è in crisi,è anche un pò colpa loro;9)perchè 7.50 euro si possono spendere in altri 1000 modi, meno soporiferi;10)perchè quando ti piacciono degli artisti,pensi che non ti deluderanno mai! peccato!
Barbara, 20 anni, Bologna.

 

Ma oltre a Claudia conosco Walter, Walter Fontana, sceneggiatore di questo e di altri due film di AldoGiovannieGiacomo. L’ho conosciuto frequentando assieme (1985) la Scuola di Cinema di Milano (allora in via Legioni Romane). Nella mia classe c’era anche Lucia Zei (sceneggiatrice di Un mondo a parte). Poi io ho vinto un concorso in Rai, e loro hanno fatto molta più strada. Col senno di poi…

 

Postato da: penzogi a 11:04 | link | commenti |

27/12/2004
 

“Tutti possono scrivere aforismi, basta non citarne la fonte” (Guido Penzo) ROTFL <!–

–>

Postato da: penzogi a 16:32 | link | commenti (1) |

 

 

Ho appena letto (non a letto ne all’etto) che l’aspettativa media di vita al mondo è di sessant’anni, cioè 525.600 (mi fido) ore, un terzo delle quali, 175.200, lo usiamo per dormire, un altro terzo lo dedichiamo all’ozio (lettura, cinema, bar, avventure amorose eccetera) e l’ultimo terzo al lavoro. Ora, nel senso che adesso, che sto oziando al lavoro, dove metto il tempo che sto passando? Nell’ozio o nel lavoro (mi pagassero per oziare!!!)? Non parlo del tempo perso, quello dei perditempo che non hanno memoria, per perdere tempo (?), ma del tempo che perderò a dormire (?). Il tempo perso a capire quello che scrivo non lo considero perso del tutto, ma come caparra per una comprensione necessaria per farmi capire (?). Quel che mi preoccupa è il numero eccessivo dei ? tra ( ). E’ un indice della poca chiarezza che mi caratterizza (?). Pausa. Devo leggere meno..se no do i numeri (525.600, 175.200).

 

Postato da: penzogi a 16:27 | link | commenti |

 

I miei miti

(che se fossero miti non sarebbero miti)

Andy Wharol SHOW And  I hope, Hopper!  Mr. Roy! Ma soprattutto…

basquiat02.jpg (191650 byte)

BASQUIAT

 

Postato da: penzogi a 15:44 | link | commenti |

 

I miei miti

(che se fossero miti non sarebbero miti)

Borges L’ aleph, Finzioni (Un falso paese scoperto “nelle pagine di un’enciclopedia plagiaria”, Uqbar, e un pianeta immaginario, Tlön, “labirinto ordito dagli uomini” ma capace di cambiare la faccia del mondo; il “Don Chisciotte” di Menard, identico a quello di Cervantes eppure infinitamente più ricco; il mago che plasma un figlio nella materia dei sogni e scopre di essere a sua volta solo un sogno; l’infinita biblioteca di Babele, i cui scaffali “registrano tutte le possibili combinazioni dei venticinque simboli ortografici… cioè tutto ciò ch’è dato di esprimere, in tutte le lingue” e che sopravviverà all’estinzione della specie umana; il giardino dei sentieri che si biforcano; l’insonne Funes, che ha più ricordi di quanti ne avranno mai tutti gli uomini insieme).

Cortazar Tanto amore per Glenda (Una donna passa attraverso uno specchio e accede ad un’altra dimensione; un’altra donna assiste ad una scena di tortura a Parigi per poi scoprire che si è svolta a Buenos Aires; un uomo indaga sulla scomparsa di alcuni passeggeri sulla metropolitana; un banale rapporto di vicinato viene risucchiato in un vortice di ambigue simmetrie… Sono solo alcuni dei dieci racconti raccolti in “Tanto amore per Glenda”, testi nei quali compaiono temi e motivi tipici di Cortazar e che, di volta in volta, si configurano come scavo, indagine, svelamento delle pieghe oscure dell’essere e della realtà quotidiana).

 

Deaver La sedia vuota (Quadriplegico da anni, Rhyme vuole recuperare almeno in parte la sua mobilità. Con Amelia si reca perciò nel North Carolina per sottoporsi all’operazione. Ma appena arrivati le autorità chiedono il loro aiuto in un’indagine: nell’arco di ventiquattr’ore nella cittadina di Tanner’s Corner ci sono stati un omicidio e il rapimento di due giovani donne. Il principale sospetto è uno strano adolescente di nome Insetto. Rhyme e Amelia riusciranno ad inchiodare il giovane, ma nemmeno Rhyme potrebbe mai sospettare che Amelia non sarà d’accordo con lui e fuggirà nella palude insieme al ragazzo che lui considera uno spietato assassino. E così Rhyme si trova ad affrontare la sfida più difficile: quella con la donna cui ha insegnato tutto ciò che sa). Lo scheletro che balla, La lacrima del diavolo, Il silenzio dei rapiti, Il collezionista di ossa (primo della serie).

 

Camilleri La concessione del telefono, Un filo di fumo, Il birraio di Preston, La mossa del cavallo.

Bulgakov Il maestro e Margherita

Calvino Se una notte d’inverno un viaggiatore

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