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01/02/2005
 

 

www.sacripante.it

 

Postato da: penzogi a 18:43 | link | commenti |

 

Una foto, prego, una foto, guardi qui, sorrida, non così triste, pensi a qualcosa di bello, pensi, pensi di essere da un’altra parte, dove vuole, anche lontano, si, anche su un’isola va bene, con chi vuole, pensi di essere su un’isola con chi vuole, ma…adesso perchè se ne va…cosa c’entra che su quell’isola non c’è nessun fotografo, era un’idea, un’idea per farla sorridere, non se ne vada, non ho ancora scattato…poi viene mossa. 

Una foto, prego, una foto, sorrida…e non pensi a niente!

 

Postato da: penzogi a 18:30 | link | commenti |

 

PensIERI, pensOGGI, pensDOMANI: Oggi, venendo al lavoro, ho visto una ragazza portata a spasso da un cane. Se non fosse stata tenuta con la mano al guinzaglio, probabilmente si sarebbe persa dietro i suoi pensieri. Non so quali erano i pensieri di quella ragazza. Io non ho un cane che mi porti in giro, per questo, ogni tanto, mi perdo dietro pensieri come questo. 

 

Postato da: penzogi a 15:30 | link | commenti |

 

 

 

Decisioni da prendere nella vita.

Non so se vi è mai capitato, in quel periodo della vita, quando siete in dubbio se imbiancare la cucina o andare a lavare l’auto (anche se pensate che prima o poi pioverà); quando non sapete che canale della TV guardare, per quale squadra fare il tifo il prossimo anno (visto che la vostra è appena retrocessa); quando non sapete che pesci prendere, al mercato; quando sentite discorsi da bar al cinema, nell’intervallo tra il primo e il secondo tempo; quando vi guardano storto e vi domandate che cosa hanno da guardare, visto che siete nudi; quando se tanto mi da tanto; quando la vita è piena di sorprese ma non indovina mai i regali che vorreste ricevere; quando dopo tutto c’è ancora qualcosa senza specificare che cosa; quando ascoltate la radio anche se voi non avete una radio (e prima o poi busserete alla porta del vicino e gli chiederete di abbassare il volume); quando nella penombra crederete di aver visto giusto e non trovate l’interruttore per avere una conferma; quando sarà giunta la vostra ora e dovrete presentarvi davanti al Giudice Supremo e non vi basterà passare tutta la notte a prepararvi ripassando le sentenze di Cicerone e tutti gli assiomi di trigonometria (?), e non servirà presentarvi con l’abito stirato; quando alla fine avete deciso che non può continuare così, che da qualche parte dovete pur andare a parare, ma non sapete da che parte tuffarvi; sarà allora che vi chiederanno di guardarvi allo specchio e voi, dopo averci riflettuto un poco decidete: va bene, imbiancherò la cucina, ma il prossimo anno si va in vacanza dove decido io!  

 

Postato da: penzogi a 13:38 | link | commenti |

31/01/2005
 

 “Le sardine sono l’unico pesce

che riesce ad entrare

in una scatola di sardine(Guido Penzo) 

 

Postato da: penzogi a 15:50 | link | commenti |

 

Di giallo tinto:

Francesco Grandi era un tipo piuttosto irritabile “Bastava contraddirlo” raccontò ai giornalisti il vicino di casa, “che subito si metteva ad urlare come un matto”. Giuseppina, sua moglie, quella mattina si alzò un poco nervosa, sarà stato che aveva fatto un brutto sogno, sarà che non aveva trovato le ciabatte vicino al letto (e i pavimenti al primo piano di via Cavour erano particolarmente freddi, quella mattina), sarà che si era dimenticata di comperare il latte il giorno precedente (“Mai una volta che ci pensi tu!”), e subito cominciò a contraddirlo. Lo contraddisse quando lui cercò di convincerla che pensava che di latte, nel frigo, ce ne fosse ancora. Lo contraddisse una seconda volta che no, non era stato lui a spostarle le ciabatte. Lo contraddisse ancora una terza volta, quando lui le disse di smetterla di contraddirlo, con quella sua voce da oca, che non ce la faceva più a sentirla, che doveva dargli un poco di pace, soprattutto appena sveglio. Contraddirlo una quarta volta fu il più grosso errore di Giuseppina.  Quando le prime auto dei carabinieri arrivarono sul posto a sirene spiegate, chiamate dall’inquilino del secondo piano, trovarono Francesco che urlando imprecazioni contro Vieri e contro Toldo (colpevoli secondo lui dei continui pareggi dell’Inter), stava rifacendo il letto. Giuseppina era già uscita da casa da circa mezz’ora, inconsapevole di quello che stava accadendo, e poi, lei, tifava Juve (a lui non l’aveva mai detto, per non contraddirlo).

 

Postato da: penzogi a 14:39 | link | commenti |

 

www.creathead.com

 

 stampa / piega / lancia

Postato da: penzogi a 11:16 | link | commenti (2) |

 
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Postato da: penzogi a 10:58 | link | commenti |

28/01/2005
 

Ho finito il CONCORSO MISTER BLOG. Erano iscritti in 109, sono risultato tra i 10 migliori della settima prova, ne ho svolte nove ma alla fine: 18°. Qualche volta mi sono divertito a “provare” anche perchè non sono ne mai sarò un “quellacosalì”. Vedrò come andrà a finire…

 

Postato da: penzogi a 13:29 | link | commenti |

27/01/2005
 

 

 Con il suo pamphlet antilavorativo Bonjour paresse (editore Michalon) Corinne Maier elogia lo sciopero bianco. Leva un appello forte per la pigrizia, il massimo del disimpegno e lo studio della difficile arte del non far nulla in ufficio, in un sabotaggio permanente e insinuante nei confronti dell’azienda vessatrice. Rivolte e proteste alla maniera anni Settanta addio. Oggi è il ghiro il modello da perseguire o, comunque, l’imboscato, l’untore programmato: oltre ad essere sfaticati e demotivati si deve infatti anche cercare di contagiare colleghi e impiegati con i virus di odio e disinteresse. (Mirella Serri).

È l’elogio della pigrizia come forma di tutela di se stessi e la non condivisione di scelte altrui, è l’elogio della sopravvivenza individuale rispetto alla sopravvivenza collettiva e allo sviluppo dei sistemi.

Quando non so cosa fare, posso leggere: Roland Topor “Droit à la paresse”, Pierre Sansot “Sul buon uso della lentezza” e quando sarà pubblicato in Italia Corinne Maier “Bonjour paresse”.

 

Postato da: penzogi a 12:36 | link | commenti |

26/01/2005
 

Una “mia” leggenda da raccontare in metropolitana.

Ho sentito dire, da una persona che lavora al Consolato degli Stati Uniti, che due anni fa, in America, hanno preso una spia irachena perchè, in metropolitana, leggeva il New York Time da destra a sinistra. 

 

 

Postato da: penzogi a 17:51 | link | commenti |

 

 Fillmore East, June 1971
FZ/The Mothers
August 1971  Roxy & Elsewhere      Frank ZAPPA
FZ
July 1974 consigliati da Di Cioccio


 

Postato da: penzogi a 13:34 | link | commenti |

 

  

“È arrivato l’arrotino.
Arrota coltelli, forbici, forbicine, forbici da seta, coltelli da prosciutto!
Donne è arrivato l’arrotino e l’ombrellaio; aggiustiamo gli ombrelli; l’ombrellaio, donne!
Ripariamo cucine a gas: abbiamo i pezzi di ricambio per le cucine a gas.
Se avete perdite di gas noi le aggiustiamo, se la cucina fa fumo noi
PAM…”.Chi ha sparato? Da dove? Perchè? Un giallo!

 

 

 

Postato da: penzogi a 13:01 | link | commenti |

25/01/2005
 

Caino disse a suo fratello Abele: “Andiamo in campagna”. Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano sul fratello Abele e lo uccise”. (Genesi, 4,1-16.)     Mi sono sempre domandato se, invece che andare in campagna, fossero andati al mare, le cose sarebbero andate diversamente? E al lago? (Guido Penzo).

 

Postato da: penzogi a 17:21 | link | commenti (3) |

 

 ” Leggo i giornali, guardo la TV, ascolto la radio…eppure non riesco proprio a capire questo pazzo mondo”  Guido Penzo traduce Plinio il Vecchio (23 d.C – 79 d.C.)

Postato da: penzogi a 16:13 | link | commenti |

 

 Londra, 1593. Mancano tre settimane all’assassinio di Christopher Marlowe, drammaturgo e spia dei servizi segreti della regina, nonché grande rivale di Shakespeare. Marlowe sta per intraprendere quella che sarà la sua ultima missione per conto di Elisabetta I, in cui riuscirà a ritrovare la sua perduta musa e a svelare il segreto che gli sarà fatale. La sua scomparsa è un mistero tuttora irrisolto. New York, ai nostri giorni. Kate Morgan, studiosa del Rinascimento, lavora presso un’agenzia investigativa che opera in stretta collaborazione con la CIA. Grazie alle sue particolari competenze, Kate viene inviata in Inghilterra per indagare sul tentato furto di un prezioso manoscritto dell’epoca elisabettiana e sulla morte di un professore di Oxford.

 

John Rebus è un poliziotto duro, un uomo disincantato, cinico, ma dotato di un’innegabile umanità. Forse è per questo che è uno dei detective più amati dai poliziotti “veri”. Questa volta, però, si è messo davvero nei guai. Mandato presso un centro di riaddestramento per “poliziotti in castigo” deve indagare sulla sparizione di un’ingente somma di denaro, forse sottratta dai suoi stessi colleghi. Ma, appena arrivato alla “scuola per agenti”, si trova coinvolto in un’esercitazione su un vecchio caso in cui è lui ad aver qualcosa da nascondere. Che qualcuno nelle alte sfere stia cercando di incastrarlo fingendo di affidargli una missione confidenziale?

 

 

Postato da: penzogi a 13:58 | link | commenti |
si legge

 

“CHI DORME… NON GUARDA PESCE” 

Gaetano Pesce – Il rumore del tempo
Milano
TRIENNALE – PALAZZO DELL’ARTE
Viale Emilio Alemagna 6 (20121)
+39 02724341 (info), +39 0289010693 (fax)
info@triennale.it
www.triennale.it

orario: 10.30–20.30, chiuso il lunedì
biglietti: intero € 7
ridotti € 5,50 e 4

 

Postato da: penzogi a 13:11 | link | commenti |

 

 

 

Postato da: penzogi a 12:53 | link | commenti |

24/01/2005
 

“LUDOVICO IL MORO ERA BIONDO (Guido Penzo) 

 

Postato da: penzogi a 14:56 | link | commenti |

 

 “NONA PROVA CONCORSO MISTER BLOG”

Natura morta con persone vive.

Un sapiente uso del colore, unito ad un sapiente uso delle elementari nozioni di composizione dell’immagine oltre ad un sapiente uso dell’autoscatto, oltre ad un sapiente uso della casualità, danno vita a questa “natura morta” con umani, sullo sfondo. Si coglie l’attimo fuggente, aumentando la velocità del diaframma, per fissare sul negativo qualcosa di positivo. Si immortala un momento di intimo-vacanziero che ha caratterizzato la sua ultima estate. “Estate ancora un attimo con me”. E’ la dirompente maturità artistico-compositiva che si vuole affermare sulla routine lavorativa che l’aspetta al rientro in città. E’ il cocco della vita (un cocco per due) in primo piano che fa mostra di se prima di venir succhiato in un intimo tet-a-tet.

Tramonto e mare meglio il mare al tramonto.

 

Il tramonto dell’esistenza? Il tramonto della coscienza che genera mostri marini? Il tramonto delle certezze che lascia spazio alla notte della ragione? Il tramonto ai margini di un meriggio al mare (nostrum?) di ricordi? Un istantanea di vita estiva dove il calore del sole vuol lasciare un’ulteriore eco riflettendosi sulle onde, reclamando un ultimo anelo di luce. La vita che tramonta nell’originale serialità di una foto ricordo di un tempo che è stato, ma che, nel ciclo dell’esistenza, sarà. Sarà Rimini?

Senza titolo (proprio non mi viene).

 

E’ il contrasto tra l’infinito silenzioso, al di qua della siepe di leopardiana memoria, la serenità esistenziale delle antiche (mai morte) vestigie, la saggezza di maestri giardinieri, in primo piano, e la caotica quotidianità fatta di smog cittadino, di esistenziali rumori, di conflitti urbani e inurbani, sullo sfondo, che viene colto dalla colta fotografa. E’ la siepe, orizzonte artificiale, l’ultimo confine a salvaguardia di un rispettoso e silenzioso inconscio. E’ la decisa presa di posizione che posiziona il soggettivo punto di vista (da cui si gode un’ottima vista della pianura sottostante) a favore di una serenità interiore.

Paese mio che stai sulla montagna.

 

Finalmente a casa. Finalmente nel paese natale, per qualche giorno, forse, ma con la nostalgia di un mondo lasciato ma mai perso. Gli affetti, il calore umano oltre che ferragostano, la nostalgia di quella festa paesana che raccoglie vecchi emigranti e nuovi vacanzieri, traspare dall’effetto seppia dove il bianco e nero del passato si affaccia in un mondo attuale multimedialmente arcobaleno. O forse è solo perché c’è poca luce per una pellicola (lei si) poco sensibile? E’ una foto di Gea. Saprà lei!

Ever green.

 

Monocromatismo naturista forte espressione di una partecipazione edonista nel paradiso perduto di una cultura (coltura?) agreste. E’ la natura che si rap/presenta e che trae vita dalla luce del sole. E’ l’estricarsi di intricati rapporti che si ramificano senza artifici umani. E’ la natura in una foto sempreverde…(l’ultima foto del rullino, quando hai finito di scattare e ti accorgi che hai ancora una foto. “faccio l’ultima, poi riavvolgo”. Evergreen).

 

IOGUIDO, 43!

 

 

Postato da: penzogi a 14:11 | link | commenti (7) |

21/01/2005
 

 Ho ricevuto una cartolina da un’amico, me l’ha mandata da Tamara (Città invisibile).

 

L’ultima volta che sono stato a Tamara non era più primavera e non era ancora estate. Venivo da Anastasia, città famosa per i suoi canali egocentrici e per i mille non più mille aquiloni che come aquile la sorvolano. A Tamara no, non ci sono fiumi, né di porpora né di parole. Tamara la città dei ricordi non ancora dimenticati, del passato che sboccia nel presente, come linfa vitale che sale. Girare per Tamara è stato come incontrarsi un’altra volta. Guardarmi mentre appoggio la cartella a terra e rincorro il pallone, fuori dalla scuola, con il colletto bianco e il fiocco azzurro che mi stringe il collo. A Tamara mi sono visto osservare i raggi del sole filtrare tra i rami di un bosco che mette paura. Come quella volta che mi ci sono perso dentro, troppo piccolo per ricordare, troppo piccolo per uscirne. A Tamara ho trovato la strada che porta al passato ed ho provato paura per la nostalgia. Ho lasciato la valigia chiusa dentro l’armadio nella stanza d’albergo. Non posso fermarmi a Tamara. Tra qualche anno, forse. Quando avrò finito il viaggio, tornerò…se Tamara mi vorrà.

 

Postato da: penzogi a 15:29 | link | commenti |

 

A volte penso che dovrei andare a ritroso, tornare sui miei passi, per questa volta passi, ma ce l’ha il passi? A volte penso, a volte no, a volte avvolte prima di essere scartate, le idee sono. Come l’idea che mi tormenta da qualche giorno. L’idea di partire per un viaggio, dentro un racconto. Un viaggio reale in un paesaggio di fantasia. In un momento mi ritrovo che sto preparando lo zaino, cercando il necessario per stare via una settimana, circa. In un altro momento guardo lo zaino, mezzo pieno e mezzo vuoto, e mi dico che no, che non è ancora il momento di partire. Ma devo partire. E’ necessario. So che la mia vita cambierebbe, che ne tornerei cambiato ma…è come…se avessi paura di non essere in grado (non è Grado!). Perchè so che maggiore sarebbe la delusione per l’incapacità di raccontare quello che mi illudo di trovare. Se tornassi sui miei passi, mi ritroverei al punto di partenza. Mi ritrovo a dis-fare lo zaino, ma non è quello che voglio. E’ strano che penso allo zaino, e non ad una valigia. Sarà che lo zaino dà più l’idea dell’avventura? Sarà quel che sarà, sarà un luogo comune. Sarà l’immobilità. Sarà la paura della de-illusione? Ho rimesso nello zaino la cartina dei luoghi che dovrò visitare…

Prima o poi partirò, spero che sia presto!

 

Postato da: penzogi a 12:01 | link | commenti |

20/01/2005
 

 Questa foto è di Jorma.  Mi piace pensare che quando scatta il rosso…smette di nevicare.

 

Postato da: penzogi a 12:47 | link | commenti (2) |

19/01/2005
 

 

“OTTAVA PROVA CONCORSO MISTER BLOG”

 

Motore? Partito! Ciak? Ioguido Gump 25, uno, terza! Azione!

 

 

 

 

 

 

Cittàdi Savannah, nello Stato della Georgia. Esterno/giorno.     

Campo Medio. Forrest Gump è seduto sulla panchina e sta finendo di raccontare. Accanto a lui un bambino di circa 10 anni (io) sta leggendo un giornalino di Diabolik.
Mezza Figura di Forrest: “…è così che è finita. Ti ho mai raccontato di quella volta” (si gira alla sua sinistra). Stacco in asse a Figura Intera. Non c’è più nessuno seduto accanto a lui.
Primo Piano di Forrest che abbassa gli occhi. Sulle sue ginocchia ha una scatola di cioccolatini.
Dettaglio della mano di Forrest che apre la scatola. All’interno è rimasto un solo, ultimo cioccolatino.
Primo Piano di Forrest, entra in campo la sua mano con il cioccolatino. Forrest lo guarda come se fosse una pietra preziosa. Forrest: La vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita!” Dettaglio di un’altra mano, femminile, che entra nella inquadratura e prende il cioccolatino dalla mano di Forrest.
Campo medio della panchina. Accanto a Forrest è seduta una ragazza, gli ha preso il cioccolatino e lentamente comincia a scartarlo.
Primo Piano di Forrest: “Signora, quello è il mio cioccolatino“.
Primo Piano della ragazza che porta alla bocca il cioccolatino, ne addenta metà e poi ne offre metà a Forrest.
Figura Intera di Forrest che prende il cioccolatino e lo porta alla bocca.
Dettaglio della mano della ragazza che prende la mano di Forrest.
Campo medio. La ragazza si alza ed invita Forrest ad alzarsi. Musica di sottofondo (Imagine di  John Lennon).
I due iniziano a ballare. La Macchina da Presa inizia a girare intorno a loro, prima piano poi sempre più veloce, alzandosi verso l’alto (la camera è montata su un “braccio”), sempre più in alto.
Improvvisamente la musica si ferma. Silenzio.
Primo Piano di Forrest, seduto sulla panchina, che guarda verso il basso.
Dettaglio della scatola di cioccolatini appoggiata sulla panchina accanto a lui, vuota.
Voce Fuori Campo di Forrest: “Non era male, anche se era un poco ACIDO!”.
PS. Dimenticavo, la ragazza è Platinette.
 

 

 

Postato da: penzogi a 13:45 | link | commenti (7) |

18/01/2005
 

Mi hanno portato Memorie di un irresistibile libertino di Groucho Marx, dicendomi “Vedrai, morirai dal ridere“. E adesso, cosa faccio? Lo leggo o continuo a vivere? 

 

Postato da: penzogi a 14:39 | link | commenti (1) |

 

 Fatto! Già fatto? Si, dopotutto erano solo 95 pagine, scritte piccolo-piccolo, per la verità. Ho finito di leggere “GIANNI E CHINOTTOun giallo da morir dal ridere, di Fabio Fattore, Stampa Alternativa. Avendo in precedenza, venendo da destra anche se sono di sinistra (?), scritto l’ Incipit, ora scriverò il Finiscit: Devo farti una confessione – disse Gianni che (sarà stata la botta, sarà stato l’amore) non balbettava più. – Zitto. Ti amo. – Ma c’è una cosa che devo assolutamente dirti. Io non sono quello che tu pensi. Sono un Killer. Un serial Killer. – Lo so. E ti amo. – Anch’io ti amo.

 

Non è proprio il finale (ci sono ancora una decina di righe, perchè questo dialogo è visto da un cane, non sentito perchè l’udito dei cani è molto sviluppato ma il cerume è un problema che non risparmia nessuno), ma è il lieto fine. Spero di non aver tolto il piacere di leggere come andrà a finire (Non ho detto niente di Chinotto, vero?).

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