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/2005

 

“La tecnica dello scrittore in tredici tesi” di Walter Benjamin

 

I. Chi intende procedere alla stesura di un’opera di vasto respiro si dia buon tempo e, al termine della fatica giornaliera, si conceda tutto ciò che non ne pregiudica la continuazione.
II. Parla di quanto hai già scritto, se vuoi, ma non farne lettura finché il lavoro è in corso. Ogni soddisfazione che in tal modo ti procurerai rallenterà il tuo ritmo. Seguendo questa regola, il desiderio crescente di comunicare diverrà alla fine uno stimolo al compimento.
III. Nelle condizioni di lavoro cerca di sottrarti alla mediocrità della vita quotidiana. Una mezza quiete accompagnata da rumori banali è degradante. Invece l’accompagnamento di uno studio pianistico o di uno strepito di voci può rivelarsi non meno significativo del silenzio tangibile della notte. Se questo affina l’orecchio interiore, quello diventa il banco di prova di una dizione la cui pienezza soffoca in sé persino i rumori discordanti.
IV. Evita strumenti di lavoro qualsiasi. Una pedante fedeltà a certi tipi di carta, a penne e inchiostri ti sarà utile. Non lusso, ma dovizia di codesti arnesi è indispensabile.
V. Non lasciarti sfuggire alcun pensiero, e tieni il tuo taccuino come le autorità tengono il registro dei forestieri.
VI. Rendi la tua penna sdegnosa verso l’ispirazione ed essa l’attirerà a sé con la forza del magnete. Quanto più lento sarai nel decidere di mettere per iscritto un’intuizione, tanto più matura essa ti si consegnerà. Il discorso conquista il pensiero, ma la scrittura lo domina.
VII. Non smettere mai di scrivere perché non ti viene più in mente nulla. E’ un imperativo dell’onore letterario interrompersi solo quando c’è da rispettare una scadenza (un pasto, un appuntamento) o quando l’opera è terminata.
VIII. Occupa una stasi dell’ispirazione con l’ordinata ricopiatura del già scritto. L’intuizione ne sarà
risvegliata.
IX. Nulla dies sine linea: sì, però qualche settimana.
X. Non considerare mai perfetta un’opera che non t’abbia tenuto una volta a tavolino dalla sera fino a giorno fatto.
XI. La conclusione dell’opera non scriverla nel solito ambiente di lavoro. Non ne troveresti il coraggio.
XII. Gradi della composizione: pensiero, stile, scrittura. Il senso della bella copia è che in questa fase l’attenzione va ormai soltanto alla calligrafia. Il pensiero uccide l’ispirazione, lo stile vincola il pensiero, la scrittura ripaga lo stile.
XIII. L’opera è la maschera mortuaria dell’idea.

da “Strada a senso unico”, 1928 (trad. it. Einaudi, 1983)

 

Postato da: penzogi a 13:36 | link | commenti |

14/12/2005
 

L’OSSO SACRO,

 A CHI? (Guido Penzo)©

 

Postato da: penzogi a 12:16 | link | commenti |
consigli

13/12/2005
 

Battere la fiacca, è violenza gratuita?

Si…No…Dipende!

 

Postato da: penzogi a 11:45 | link | commenti (1) |

12/12/2005
 

Ci sono domande a cui ho sempre voluto rispondere

ma che nessuno mi ha fatto.

Ma per non essere colto alla sprovvista quando qualcuno deciderà di farmele, me le faccio da solo. Speriamo di sapere le risposte.

:: Perché lei non fa televisione? Perchè l’hanno già fatta!

:: Guido Penzo, che sorpresa c’era nel suo uovo di Pasqua? Innanzitutto ho trovato un grande vuoto, a tenere. Un vuoto pieno di significati in parte recònditi e in parte rescondìti. La chiara era trasparente e l’albume era pieno di foto di quando sarò grande. Niente di negativo (era già sviluppato) ma se posso dare un consiglio se proprio volete mettere il carro davanti ai buoi, ingranate la retromarcia prima di partire.

:: Cosa le sarebbe piaciuto trovare invece? Una mela. Non la solita mela, ma una mela originale. Una mela da riappendere al melo della conoscenza, per sentirmi ancora in paradiso. Una barca per poter inbarca re e gente comune da poter traghettare oltre i vasi d’Achille, i centrotavola di Elena, le colonne d’Ercole, dove l’orizzontale diventa verticale e c’è l’ingresso della tangenziale. Un giallo, perchè non c’è rosa senza spine e non c’è verde (non ho soldi per comprarlo). Un temperino, per poter stemperare certe discussioni alla cassa dell’Esselunga (casssssssa).

:: Com’è la vita italiana vista da un comico? Come la vita italiana vista da un comico! Ma se posso aggiungere un piccolo bottone di figliaperla e due più grandi di madreperla, uno scotto (bis, bis) va bene: un biscotto, un dizionario in bianco con termini che non finiscono, un anello di fidanzamento, un biglietto della lotteria timbrato, un dado con sette facce (una per ogni giorno della settimana): lo aggiungo.

:: La vita è un gambero o i sogni? Quarantatre, uno più (quarantaquattro) o uno meno (quarantadue). Ma ci sono anche delle variabili che ho messo da parte per tempi a venire, futuro. Scherzavo!

:: Il mio bambino è stato vaccinato con Hexavac. E’ necessario eseguire il dosaggio anticorpale? In questo caso il dosaggio dei titoli anticorpali contro l’epatite B non fornisce alcuna informazione utile a livello individuale e non è pertanto raccomandato.

Se qualcuno avesse domande d’allenamento da pormi, può pormele (vale anche per i soldi).

 

Postato da: penzogi a 16:47 | link | commenti (3) |
domande

 

 

Quando non sai dove andare a sbattere la testa,  quando vorresti avere un colpo di testa, quando vorresti usare la testa in un modo diverso dal solito…. Quando ti dicono di usare la testa, ma non sai come. Quando la testa è importante, ma anche il resto…(no mance). Cosa fatta capo ha, ma quando le cose vanno male, il capo non si vede. Non c’è ne capo ne coda. C’è solo la coda, arriverò in ritardo.

 

 

Postato da: penzogi a 11:59 | link | commenti |

09/12/2005
 

FRANCESCO, ROCCO E TINO di Kurt Randazzo e Guido Penzo

Io, Rocco e Tino le pietre le abbiamo nel sangue.
Cioè, voglio dire, fin da ragazzi… Qualche estate fa in meno di dieci giorni abbiamo fatti secchi tutti i vetri dei vecchi capannoni della fonderia vuota. Ed erano proprio tanti, ma noi sbeng, sbeng, sbeng, via uno l’altro e alla fine giù tutti; una roba da libro dei record.
E i gatti.. Non so neanche più quanti ne abbiamo beccati. In certi periodi anche due o tre al giorno. Tino tira più lungo, ma io e Rocco c’abbiamo la forza: dobbiamo stare più vicini, però siamo più micidiali.
Adesso siamo qui e aspettiamo che passi la macchina giusta; possibilmente tedesca e nuova perchè a noi stanno sul cazzo le Golf, le BMW e le Mercedes con i loro impianti stereo e i condizionatori e dentro c’è sempre qualche stronzo che si porta una cosciona al mare.
L’ha trovata Rocco quella buona, un bacioperugina da quattro chili con due bei spuntoni che come va giù, sbadabunf! Altro che sfondargli solo il parabrezza! Li porta dritti in paradiso. 

 Pesava quattro chili il sasso lanciato questa notte da un cavalcavia della Roma-Napoli che ha causato due vittime. Secondo i primi accertamenti sarebbero stati tre giovani a gettare il masso dal ponte che attraversa la A 1 nel comune di Piedimonte San Gennaro, non distante dal casello di Cassino. “L’ipotesi più accreditata”, ha affermato il questore di Frosinine Andrea Labini, “E’ che qualcuno abbia raccolto il sasso da un campo vicino, si sia arrampicato sulla rete metallica che protegge il cavalcavia e l’abbia lanciato all’arrivo dell’auto dei coniugi Martirano”. Franco Martirano di 48 anni e la moglie Giovanna di 45 stavano rientrando da una breve gita a Roma quando, a pochi metri dall’uscita di Cassino dover erano residenti, la loro mercedes è stata colpita dalla pietra che ha sfondato il parabrezza. Lasciano i tre figli Francesco di 22 anni, Rocco di 20 e Tino di 17.

 

 

Postato da: penzogi a 13:31 | link | commenti |
si scrive

 

TANTA FATICA PER NULLA di Guido Penzo®

Un angolo acuto non riuscirà mai a convincere un angolo ottuso.

(Per definizione)

 

Postato da: penzogi a 11:34 | link | commenti |
consigli

08/12/2005
 

 

 di Laura Pugno e Guido Penzo

SARA’ FAMOSA

Questo è il giardino degli amanti, spiega la ragazza del casting. Mati sta in piedi davanti a lei, Davide le tiene un braccio goffamente intorno alle spalle. Sono in una serra, meglio, un giardino d’inverno. Intorno a loro vetrate, in mezzo a una specie di parco. Da fuori si può guardare dentro, quasi perfettamente. È qui che continuerà la vostra storia. Il programma si chiama Reality, è un format per il web importato dalla Francia. Loro sono i candidati per la puntata pilota. Ci sono cinque uomini e cinque donne, tra i diciotto e i trentacinque anni. Mati è la più giovane. Dovranno girare delle scene insieme, un uomo e una donna a puntata, che la produzione la chiama la loro storia. I due non devono mai essersi visti prima, su questo sono stati molto rigorosi, e assolutamente non devono tentare di entrare in contatto l’uno con l’altra prima che si giri la puntata. Sceglieranno solo due persone, tre se lo richiede la storia, poi se la puntata pilota piacerà richiameranno gli altri.

Quando la ragazza del casting chiede se è tutto chiaro Davide fa di si con la testa, anche Mati dice di si, mentre continua a guardarsi attorno. Prima di lasciarla definitivamente da sola, con Davide, le fanno firmare una liberatoria, “Il contratto lo firmerete dopo, se va tutto bene” e il microfonista termina di fissarle con una calamita il microfono sopra la maglietta. “Allora Mati, adesso tocca a noi” le dice Davide, mentre cerca di capire dove sono nascoste le telecamere. Si, pensa Mati, adesso è il mio momento, adesso sarò io a diventare famosa, ad essere invitata a tutte le trasmissioni tv, ad apparire sulle copertine dei settimanali, a fare le foto per il calendario del prossimo anno. 

 L’esplosione è avvenuta alle 19 e 47, in coincidenza con le prime immagini di Reality dal sito http://www.realitynow.com. Doveva essere un attentato dimostrativo, ma l’imperizia di chi ha piazzato l’ordigno vicino al set ha causato una vittima: Mati Pierleoni, 18 anni, aspirante attrice.     

 

 

 

Postato da: penzogi a 11:53 | link | commenti (3) |

06/12/2005
 

 

Non so se gli esami non finiscono mai. Di certo le domande sono infinite.
Nella mia vita mi hanno chiesto di tutto: Come ti chiami? Quanti anni hai?
Non hai visto il semaforo? Che squadra tifi? Sicuro? Qual’è il tuo colore
preferito? Ci fai o ci sei? Hai la fidanzata? Lei lo sa? Che ore sono? Cosa?
Chi hai votato alle ultime elezioni? Perchè non hai votato? Ecc.?
Ma ci sono domande a cui non ho mai saputo dare una risposta: Se una
rondine non fa primavera, cosa fà? Se il fine giustifica i mezzi, il grosso cosa
giustifica? Si può mettere la foto di un panorama in un portaritratti?
Solo di una cosa sono sicuro: Cascasse il mondo, i numeri primi sono gli
unici che non si scompongono!

 

Postato da: penzogi a 12:46 | link | commenti |

 

 

Concorso di scrittura comica e umoristica

Siamo tutti Sacripanti 

 

CAMPANILISMO

                                                               di Guido Penzo

 

 

 

  

Ci sono giorni, ma anche pomeriggi e sere che non so cosa fare, non so cosa dire, “non so dove andare a parare” come disse il portiere mentre il centravanti posizionava il pallone sul 45 giri. Il calcio è di rigore, perché il calcio è una cosa seria, anche se qualcuno vorrebbe metterlo sui maccheroni. Il calcio è una cosa seria giocata da 22 bambini, con i pantaloncini corti, che corrono dietro una palla che rotola secondo una logica televisiva.  Il calcio si può prenderlo come si vuole ma mai a calci, perché gli interessi, attivi o passivi, sono molteplici. Ci sono azioni pericolose, giocate in borsa,  che possono portare alla disperazione il tifoso che ha investito su di esse. Ci sono falli che possono fare arrossire il cartellino estratto dall’arbitro. Ci sono interventi al limite dell’area di rigore che possono scatenare ire ed ere violente. Il calcio nato come gioco è diventato oggi un lavoro di serie A. Un lavoro a tempo determinato che dura il tempo di un contratto, di una stagione, che parte dalla primavera. C’è chi dice che nel calcio non ci sono più bandiere. Sarà per questo che i tifosi, a volte, si lanciano le aste. A volte si lanciano anche degli insulti, che fanno male all’anima di chi t’è muert. Ma il vero tallone d’Achille del calcio non è il colpo di tacco ma il campanilismo. La squadra del cuore è solo un pretesto per battere la squadra della ragione. La vera battaglia si combatte sugli spalti alle spalle del Campanile. L’ora della rivincita inizia con il fischio dell’arbitro cui fanno coro i fischi dei tifosi all’indirizzo degli avversari.  Si è sempre avversario di qualcun altro, perché c’è sempre qualcuno più ad est di te. Perché “tifoso” non è uno stato d’animo ma il nome di una malattia, che può portare alla morte, se sulla sua strada trova la follia tra la folla. Io non so se in paradiso si gioca a calcio, ma di certo nessuno osa dare del cornuto all’arbitro.

 Ci sono giorni, ma anche pomeriggi e sere che non so che pesci prendere. Non so se prendere pesci che si cucinano in sessanta minuti, praticamente un’orata; pesci indecisi, che stanno sulla sogliola; pesci rossi, gialli o blu con la sirena; pesci di febbraio, pesci di marzo, pesci d’aprile; pesci cani che rincorrono pesci gatto mentre i topi d’appartamento ballano. Sarà perché sono dell’acquario, ma io con i pesci ci parlo. Sono loro che non mi rispondono. Una volta, sbagliando, ho persino preso un granchio. Ho anche visto una rana nuotare a stile libero, ma dovevo essere fuori di me. Non mi capita spesso di essere fuori di me. Mi spiace soprattutto per quelle volte che mi vengono delle idee, ma non mi trovano.

 

 

 Ci sono giorni, ma anche pomeriggi e sere che, per non sapere ne leggere ne scrivere, guardo la televisione. La guardo per delle ore prima di decidermi ad accenderla. Solo dopo che l’ho accesa capisco la mia indecisione. Vorrei essere dentro quella scatola, vivere nel suo plasma, muovermi tra veline, ballerine, amiche di Maria e di Maurizio. Entrare ed uscire dai consigli per gli acquisti di oggetti che non sapevo di desiderare. Vorrei bussare porta a porta ed entrare nei salotti degli italiani. Vorrei salutare con la manina, chiedere un aiutino, aprire un pacco, accenderla. Vorrei che il mio vicino di casa mi vedesse in Tv mentre mi faccio gli affari suoi. Vorrei dare la linea al telegiornale. Vorrei abbracciare, giuro, Giurato. Vorrei essere la talpa nell’isola dei famosi. Vorrei essere un fratellone che lavora nella fattoria. Vorrei ballare con le stelle dopo aver ascoltato l’oroscopo. Vorrei poter dire “io sono in quanto video”.  Vorrei spegnerla, ma in casa mia, chi ha il tele comando è mia moglie.

 Ci sono giorni, ma anche pomeriggi e sere che vado a dormire sperando che la notte mi porti consiglio. Ma alla mattina non lo trovo.

 Ci sono giorni che quando non so cosa fare vado in bagno. Anche mia moglie, quando non sa cosa fare va in bagno, solo che lei trova occupato.  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Postato da: penzogi a 11:28 | link | commenti (1) |
si scrive

01/12/2005
 

Questo è più il poster che il manifesto del dadismo. La domanda è: Se noi giochiamo al gioco dell’oca, l’oca a cosa gioca?

 

Alla voce DADISMO ascoltare ZOP.

 

Postato da: penzogi a 18:50 | link | commenti (3) |

 

 

Come Quando Fuori Piove

 di Bergonzoni – Penzo ®

 

  Forse uno dei giochi più grandi che siano mai esistiti. E’ obbligatorio giocare in due ma si può essere anche in dieci. Si danno novanta carte ciascuno poi ci si lamenta perché non si riescono a tenere in mano, cadono… Allora alcuni se ne vanno, otto per la precisione, così si resta in due e si può cominciare a giocare; se se ne vanno in sette si può stare lì anche degli anni. Il primo che fa scopa spazza il piatto ma il piatto piange perché gli è arrivata della saggina negli occhi e questo è regolare; l’altro dice cip e gli uccellini bussano. Chi apre per primo vede, chi chiude gioca al buio, allora l’altro torna a bussare incattivito soprattutto se ha il cavallo di bastoni perché non sa dove metterlo! Mai avrebbe pensato che per una partita a carte ci volesse una stalla! Allora la prima mano finisce in mezzo alla porta di chi ha chiuso per primo, regolare, finché un giocatore, di nascosto, si butta sotto al tavolo e comincia a fare: blef, blef, blef, blef, blef, blef. L’altro si accorge che sta bluffando e si accorge che è rimasto con una carta solo in mano: infatti vince chi resta con la carta in mano. E, secondo me, chi resta con la carta in mano vuol dire sì che è andato in bagno, ma non ha concluso. Ma c’è un ma perchè si può sempre pescare la matta. In questo caso si confondono le carte in tavola e le idee in testa. Però il regolamento non mente: Asso pigliatutto, sedie e banco compreso; se ti danno il due di picche  vai in bianco; hai colore se sei o sette a quadri; se hai denari sei ricco, puoi fare il mercante in fiera e vivere in un castello di carte con il bridge levatoio; se hai due cuori  sei un fenomeno; se hai tutti quadri puoi aprire una galleria d’arte; carta più alta vince, con o senza i tacchi. Prima che il gioco inizi bisogna verificare che le carte siano originali e non tarocchi e che tutto sia in ordine: L’asso nella manica, il due nel colletto, il quattro nel risvolto dei pantaloni, settebello, sette e mezzo, tresette, otto volante e il fante in caserma.  Quando alla fine decidi di fare il jolly e scappare con la cartoamante, dopo aver rubato mazzetto, ricordati sempre l’ombrello: Come Quando Fuori Piove. Buon divertimento.   

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Postato da: penzogi a 09:25 | link | commenti |
si scrive

29/11/2005
 

“Non credere di avere sempre la verità in tasca, potrebbe averla presa tua moglie quando è uscita questa mattina.”               Guido Penzo®

 

Postato da: penzogi a 13:20 | link | commenti |

 

Vorrei

“Vorrei poter leggere tra le righe di un quaderno a quadretti.”®

 

Postato da: penzogi a 13:10 | link | commenti |

28/11/2005
 

Allora?

Allora cosa?

Allora sono venti minuti che ti sto aspettando al varco!

Al varco? Non avevamo detto al bar!

Varco, sono sicuro che avevo detto al varco. Ti ricordi, l’altro giorno che mi sei passato davanti alla posta?

Dovevo solo chiedere un’informazione…

Già che c’eri, però, dopo l’informazione hai pagato il bollettino!

Si vabbè, ma era una cifra minima…

E che c’entra, mica ci si mette meno tempo se la cifra è minima, anzi, senza calcolare i secondi che hai passato a cercare i centesimi dispari. Comprare un portamonete?

Mica te la sarai legata al dito…

Al dito no, tanto ti aspetto al varco.

E dove si trova esattamente il varco?

Chiunque sapesse dove si trova, precisamente, questo varco, è pregato di lasciare un commento.

 

Postato da: penzogi a 15:25 | link | commenti (2) |

 

TUTTI SU PER ARIA®

“Vorrei partecipare ad un girotondo quadrato”

 

Postato da: penzogi a 13:51 | link | commenti |

24/11/2005
 

martedì, novembre 22, 2005  

Manifesto del DADIsmo

 

1 –  Noi vogliamo cantare la poetica del caso [come fecero un secolo or sono i dadAistie l’aleatorietà del mondo e della psiche. Ma senza rinnegare la razionalità, anzi utilizzandola e piegandola al nostro servigio, se ne abbiamo voglia.

2 – Noi vogliamo scardinare la narrazione sequenziale della letteratura e del cinema, vecchia e stantia, in nome di una narrazione aperta, labirintica, casuale, circolare [e ricca di link].

3 – Noi abbiamo scelto il dado come simbolo. Una scelta che ammicca allo stesso tempo al cubismo: l’idea di riprodurre la realtà caleidoscopicamente attraverso piccoli cubi è perfettamente in sintonia con la nuova era della rivoluzione digitale in cui ogni informazione è ridotta a quantità discrete e – in ultima analisi – a delle successioni di uno e di zero. Il DNA della nuova comunicazione e della nuova arte digitale.

3 – Noi vogliamo realizzare il bisogno dei futuristi di rivoluzionare graficamente la parola, di introdurre il CoLoRe, di giocare con le grafie e con i font! Questo è  possibile solo con lo svincolamento della parola e del segno dal suo supporto cartaceo o fisico che lo imprigionava. Solo il web e i segni fatti di bit, finalmente liberi dalla materia, possono realizzare questo sogno, prima incatenato alle pagine dei libri e dalla stampa, sporchevole e antica.

4 – Noi vogliamo introdurre il nella scrittura. Lo vogliamo fondere e miscelare in un gioco di rimandi multimediali. Di suoni, di immagini, di animazioni e di audiovisivi. Per la prima volta abbiamo a disposizione un supporto, il computer, su cui possono convivere quelli che un tempo erano medium diversi che viaggiavano su supporti diversi: il testo, l’immagine, il suono, il movimento. Noi cerchiamo il nuovo linguaggio multimediale che sappia far convivere tra loro in modo virtuoso tutte queste componenti.

5 – Noi predichiamo il superamento della dicotomia tra arte e scienza, ragione ed emotività, a lungo ritenute erroneamente terreni antitetici. Noi vogliamo dare vita a un’arte matematica, numerica, probabilistica. Che sul caso e sui numeri costruisca la sua sequenzialità.

6 – Noi ci rifacciamo esplicitamente alle avanguardie artistiche del primo novecento, che se avessero avuto il computer lo avrebbero usato: dadaisti, surrealisti, cubisti, futuristi. Noi salutiamo Jarry e la Patafisica come precursori assoluti. L’OULIPO e derivati come esempi provocatori da superare con la costruzione di una narrazione vera e propria basata sugli stessi principi combinatori, ma in grado di recuperare il “senso” che le avanguardie avevano volutamente distrutto. Calvino e il suo modello di narrazione che parte dai tarocchi [Il castello e La taverna dei destini incrociati] è la direzione da seguire.

Queste le parole con cui [zop] fonda il 22 novembre 2005 sul web il manifesto DADIsta.

Un manifesto aperto ai contributi dei lettori.
P
artecipa!
Firma il manifesto e segnala opere DADIste.
Se non le trovi tira il dado e producile tu stesso!

Bibliografia delle principali opere dadiste:

– RACCONTI: Melina e Alfredo; Quattro e tre sette; Un dado di dueLa battaglia navale: racconto da giocare!;IL ROSSO & IL NOIR chi è l’assassino?; Racconto MUTANTE; Dimmi il tuo incipit e ti dirò chi sei; La nascita dell’uomo collettivo; La storiaSogni; Il sogno ricorrenteSaturazioni; Spirali

– GRAFIE: FUMETTO COMBINATORIOLe teste; Vita da moka

– Libri da giocare a dadi: Antonio Zoppetti, Laura immaginaria, Palomar 2004

 

 

 

postato da zop | 11:33 | commenti (37)

 

Postato da: penzogi a 15:27 | link | commenti (1) |

18/11/2005
 

“Amo gli ossimori, ma anche gli ossibiondi hanno il loro fascino” (Guido Penzo) ®

Postato da: penzogi a 13:12 | link | commenti (1) |

17/11/2005
 

Forse uno dei giochi più grandi che siano mai esistiti. E’ obbligatorio giocare in due ma si può essere anche in dieci. Si danno novanta carte ciascuno poi ci si lamenta perché non si riescono a tenere in mano, cadono… Allora alcuni se ne vanno, otto per la precisione, così si resta in due e si può cominciare a giocare; se se ne vanno in sette si può stare lì anche degli anni. Il primo che fa scopa spazza il piatto ma il piatto piange perché gli è arrivata della saggina negli occhi e questo è regolare; l’altro dice cip e gli uccellini bussano. Chi apre per primo vede, chi chiude gioca al buio, allora l’altro torna a bussare incattivito soprattutto se ha il cavallo di bastoni perché non sa dove metterlo! Mai avrebbe pensato che per una partita a carte ci volesse una stalla! Allora la prima mano finisce in mezzo alla porta di chi ha chiuso per primo, regolare, finché un giocatore, di nascosto, si butta sotto al tavolo e comincia a fare: blef, blef, blef, blef, blef, blef. L’altro si accorge che sta bluffando e si accorge che è rimasto con una carta solo in mano: infatti vince chi resta con la carta in mano. E, secondo me, chi resta con la carta  n mano vuol dire sì che è andato in bagno, ma non ha concluso. Ma c’è un ma…..

piacevole concorso 

 

Postato da: penzogi a 18:25 | link | commenti |

16/11/2005
 

 

UNA FOTO IN BIANCO E NERO CHE SE FOSSE A COLORI SAREBBE UGUALE

 

Postato da: penzogi a 15:03 | link | commenti |

15/11/2005
 

128  Non ho mai visto capre sotto le panche. Saranno morte? (Guido Penzo) ®

 

Postato da: penzogi a 16:09 | link | commenti (1) |

 
Titolo I draghi locopei
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Errare umanum est indovinare umanum ovest
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Scheda Libro

  Maurizio Piccirillo
Sussurri & Sospiri (Biografie impossibili)
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Anno 2005
Editore Fazi
Collana Le vele

 

Postato da: penzogi a 14:30 | link | commenti |
si legge

 

A me piace il tonno!

 

Non so se lui pensa la stessa cosa di me.

(Guido Penzo)

 

Postato da: penzogi a 11:27 | link | commenti |

14/11/2005
 

Ero in dubbio tra:   “Biografia non autorizzata di un personaggio di fantasia“,    “L’ultima opera prima dell’opera prima”   e   “Diario di un egoeccentrico“. Poi ho deciso! Quando poi non so cosa leggere…leggo da qui.

Postato da: penzogi a 17:02 | link | commenti |

 

 Alè Sandro mi piace, è uno dei pochi che riflette di spalle, che dice pane al vino e viceversa (versa il vino e non il pane, ovvia/mente). Tutto quello che ho letto di Bergonzoni l’ho letto dalla fine all’inizio, passando dal centro. A lui devo il primo premio ad un concorso letterario (suo l’incipit, mio il finiscit). A lui devo l’idea che è la grammatica a piegarsi a quello che voglio scrivere e non viceversa (inversa/mente). A lui devo il piacere di giocare con le parole, senza paura di sbagliare o sbadigliare. L’importante è partecipare, vincere, camminare, sognare, mangiare, partire/arrivare, additare, sorgere, saltinbancare banchi, aggiungere. L’importante è essere (ha avere, tocco toccare). L’importante è importare, l’esportante è esportare. 

Se il fine giustifica i mezzi, cosa giustifica gli interi? (Guido Penzo)

 

Postato da: penzogi a 16:20 | link | commenti |

 

125 Ho un piccolo problema: ogni tanto mi si addormenta la gamba destra. No, non è questo il problema. Il problema è che russa. (Guido Penzo)

 

Postato da: penzogi a 14:38 | link | commenti (2) |
consigli

 

QUANDO MUORE UN MITO

 

“Il campione del wrestling Eddie Guerrero è morto all’età di 38 anni…” La maglietta con la sua immagine, i capelli tagliati alla Eddie, il suo caratteristico movimento di spalle, “Viva la raza”. L’arbitro ha battuto per tre volte il palmo della mano sul tappeto. Un mito è morto.

 

Postato da: penzogi a 10:23 | link | commenti |

10/11/2005
 

IN-PRECISIONI

Non amo chi approssimativamente afferma: “IL DADO E’ TRATTO!”. Si, il dado è tratto, ma da cosa? Da un racconto? Da una nuova novella? Da un’opera voluminosa? Da cosa è tratto questo dado?

 

E non voglio pensare che il dado sia tratto in inganno!

Questa voce è stata pubblicata in da ioguido.splinder. Contrassegna il permalink.

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