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 IN VINO VERITAS

di BERGONZONI – PENZO

 

In vino veritas in lino terital, per ben bere ci vuole stoffa! Questo disse al parco Lambro re Usco, pronipote di Bacco da parte di nonna, nonna Astemia, in una notte in cui pioveva come al solito acqua. Re Usco, grande monarca e pensator di marca, ebbe un’idea metereologetilica che avrebbe mutato il corso della storia logica ed enologica mondiale: cambiare l’essenza della pioggia in quanto tale. Gli sarebbe piaciuto cioè in sostanza creare delle nuvole nerorosso che a contatto con fulmini venti e altri fenomeni elettrostatici irrorassero nientepopodimeno che vino. Re Usco allora un bel dì partì dalla sua villa al Parco Lambro per venire in Emilia ed iniziar certi esperimenti al riguardo ma nel traffico caotico di Modena si imbottigliò (avatico presagio del suo fortunato futuro destino); stette quasi un anno e mezzo davanti ad un semaforo ovviamente rosso e praticamente invecchiò, imbottigliato, e bloccando per di più tutti quelli dietro di lui, infatti faceva da tappo!

                                                               

Questa ben strana congerie di fatti fece si che si fece largo nella testa di re Usco un’idea divina. Da dove veniva, non lo sapeva, ma il di vin intervento intervenne proprio in quel momento. All’incrocio tra la via Emilia e la via Romagna, dove un via vai di pazzi usciva dagli usci di palazzi dove uscieri, uscioggi e uscidomani nessuno ci badava più. “Perbacco!” esclamò re Usco. “Hip Hip Hurrà” gli rispose in coro la folle folla. “Ecco l’idea che per quanto balzana piacerà anche a zia Berta, nipote di nonna Astemia ma al contrario sempre brilla anche al buio. Ecco l’idea che lascerà tutti a bocca asciutta come la pasta. L’idea che capovolgerà il mondo, che farà cantare i ricchi, i poveri e i Ricchi e Poveri. L’idea che darà nuova linfa vitale alla vite e darà un giro di vite al vate.”  Così dicendo il monarca scese da uno dei duecento cavallimotore che fino a Modena l’avevan portato e tutto frizzante entrò nell’antro di un’osteria dal regal nome: Corona. Si sedette ad un tavolo e cominciò a buttar giù degli appunti. Subito l’oste accorse e li raccolse. Re Usco lo squadrò dalla testa ai piedi e viceversa. Era un giovin di pelo rosso, allegro e gioviale, gradevole di aspetto spumeggiante e sempre all’altezza di ogni situazione. Si accompagnava bene ad ogni pietanza che portava in tavola, dai primi ai dolci. Cordiale, schietto e Franco, di nome e Vamba di cognome. Re Usco da parco Lambro rivide se stesso da giovane, ma prima di farsi cogliere dalla commozione cerebrale, lo invitò al tavolo. “Bando alle ciance, allegre e non. Ho bisogno del tuo aiuto”.  In quattro e quattrotto, con una logica matematica, il Sovrano dalla provincia di Milano, cercò di spiegare sul tavolo la sua frizzante idea che da qualche minuto gli stava fermentando in testa.  “Trasformare il ciclo dell’acqua in ciclo del vino”. Il titolo, anche se non era onorifico, sembrò suonare bene al re (ma anche al fa, al mi e al sol).  “Raccogliere” continuò Usco “In una secchia grandi quantità di uva, meglio se locale, e se è tanta, trilocale. Pigiarla, poi, il più possibile, per farla entrare e se il tempo non è tiranno, dopo aver dato fuoco alle polveri, farla evaporare. Raccoglierne quindi il vapore in nuvole nerorosse a forma di botti che si muovono in cielo. Le basse temperature ad alta quota condenseranno le bollicine fino a far piovere…vino.”  Il giovane oste, che fino a quel momento aveva cercato di contare quante vocali e quante consonati erano state usate dal Re nell’illustrazione senza disegni del suo piano, si svegliò alla parola secchia. “Sarò franco” disse Franco, “Nuvole a forma di botte dove far invecchiare il vapore di vino…va bene, uva pigiata…va bene, correnti d’aria alternata…va bene, ma dove troviamo la secchia per contenere l’uva?”  “Sette…ventidue…quarantacinque…trentasei…” Re Usco diventò brusco e cominciò a dare i numeri “Dove troviamo una secchia? Dove troviamo una secchia qui a Modena? Una semplice secchia di legno? Non un secchione che studia dalla mattina alla sera e viceversa e che non fa copiare i compagni. Non un secchiello dove riversare con un cucchiaino tutta l’acqua del mare. Ma una secchia…un semplice secchio femmina? Io parto dal Parco Lambro, attraverso mari e monti, vongole e funghi, colline e pianure, Paesi Bassi e paesi alti, paesi spaesati e paesi sovraffollati. Soffro le penne dell’inferno, le biro del purgatorio, le stilografiche del paradiso. Mi faccio in quattro e per questo faccio impazzire il mio psicanalista, pur di darla a bere a tutti e tu mi chiedi dove troviamo una secchia…rapiamola!”  In quell’istante entrarono nella storia, cioè nell’osteria, Marte, figlio di Giunone e Giove, la dolce Venere, bella come l’aveva dipinta il Botticelli (nel Botticelli c’è il buon vino) e, seguito da un gran baccano, Bacco.  I tre, che a ben guardarli sembravano dei, erano giunti fin lì in aiuto ai modenesi che se la stavano vedendo a suon di botte con i bolognesi, quelli del ragù. “Perbacco” urlò Bacco “Un tavolo dove possiamo rifocillarci”.  Tosto si alzò re Usco che, volendo ingraziarsi i favori degli dei per il suo progetto, invitò i tre a fargli compagnia. Dopo i primi convenevoli, i secondi convenevoli e il dessert convenevoli, i quattro strinsero amicizia. Bacco teneva banco continuando a raccontare barzellette sui Carabinieri che facevano piegare in due dalle risate il Sovrano, anche se nulla sapeva di questa nuova arma. Mentre Venere che mangiava solo mele parideinda, teneva il muso a Marte per il fatto che i due si trovavano in opposizione da qualche giorno, da quando Saturno era entrato nella nona casa dei Gemelli, quella al mare.  Sarà stato per le abbondanti libagioni a base di turtlein, sarà stato per la musica di Eros in sottofondo (suona da dio), sarà Stato Pontificio, sarà che re Usco gli sembrava di stare sull’Olimpo, tra gli allori e gli argenti, sarà stato per quel vinello di locale vitigno così vivace, sarà stato brillo, re Usco si dimenticò della sua missione. Inpòssibol? Pòssibol!  Quel che però gli rimase in mente e sul palato fu il sapore di quel vino, così piacevole e brillante dalle stesse caratteristiche dell’oste che l’aveva portato in tavola. Un vino che Bacco dedicò al re terreno e alla sua geniale idea…qualunque fosse stata. Un vino che da quel giorno fu chiamato Lambrusco in onore del re Usco da parco Lambro, o viceversa.  

 Fine.  

 

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DA DIMENTICARE

“RICORDO

COME FOSSE IERI

LA PRIMA VOLTA

CHE HO GIOCATO CON I SOLDATINI

ED HANNO VINTO I SOLDATINI”.

(Guido Penzo)

 

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20/04/2006
 

SE SOLO FOSSI NATO SINGLE.

Capita, a volte, di mettermi davanti allo specchio di profilo, ma non avrò mai il profilo di un single. Ecco alcuni profili di single letti in una rubrica per cuori solitari (ma con tutte le arterie e le vene al loro posto).

Giovanni, 35 anni, imprenditore di altissimo livello, bella presenza con magnifici occhi blu, appassionato di scienze e storia, con villa al mare, non sa stare con le mani in mano… Riccardo, distinto signore di 45 anni, libero professionista esperto di cinema e/o giardinaggio, auto munito e militesente, euforico quando beve ma mai oltre una certa soglia… Roberto, 30 anni, scorpione di origine francese, laureato in biologia marina, amante della montagna con la passione delle moto, ama cucinare, fare la polvere e stirare, ottima conoscenza della cucina inglese, scritta e cucinata… Andrea, 36 anni, medico, seconda laurea in ingegneria, alto 1,83, capelli tanti e biondi, 44 di scarpe, ama il dialogo ma sa anche ascoltare in silenzio… Luigi, bel ragazzo non solo secondo la mamma, direttore amministrativo, celibe senza figli nè hobby, socievole, dinamico, slanciato, estroverso, ricercato nelle belle maniere, si fa mettere in riga facilmente… Guido, 25 anni portati male o 53 portati bene, fronte molto spaziosa al limite del collo di dietro, di bella speranza ma di aspetto così così, pochi peli sullo stomaco ma tanti da altre parti, in cerca di lavoro come idealista, con tutte le cose a posto se guardate al contrario, allega foto senza trucco…Va bene, mi avete scoperto, senza trucco sono riconoscibile. Solo una domanda, leggendo gli annunci dei Lui e delle Lei, ma perche non si incontrano a vicenda?

 

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APRILE O NON APRILE?

“NON SO PROPRIO COME ARRIVARE A FINE MESE,

SE IN BICI O CON I MEZZI”

 

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19/04/2006
 

Вокруг нового человеческого вида, ‘гомо м обилис’ или ‘гомо целлюлярис’, можно выстр аивать пессимистичные, парадоксальные, и, следовательно, вполне правдоподобные умо заключения. Это хороший предмет для умных дискуссий.

“RUSSO? DI SOLITO NO!” (Guido Penzo©)

 

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NON SO SE LA SATIRA SE LA TIRA, TARATERO, PERO’…

Dopo aver sfogliato il programma dell’Unione, che se ogni tanto ci mettevano qualche foto…, dopo aver cercato di leggere il programma della Casa delle Libertà, ma era in progress, ecco un programma da vedere.  Il mercoledì:

dal 12 aprile al 7 giugno 2006 ore 23.40

Conduce Enrico Bertolino Un programma di Enrico Bertolino e Marco Posani
Piero Guerrera, Luca Monarca, Andrea Zalone

Regia
Enrico Rimoldi

Se invece si vuole un programma da ascoltare, se mi ascoltate, io cerco d’ascoltare:   08:35 sansone

 

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OGNI TANTO MICI IN BATTO

 

Per il primo quadro sceneggiato In vino veritas, ecco l’incipit di Bergonzoni e il racconto vincitore di Guido Penzo (Cologno Monzese, Milano). Autore bolognese, debuttante con Anghingò, interprete del direttore del circo nel Pinocchio di Benigni, Bergonzoni inventa Lambro Re Usco, pronipote di Bacco, grande monarca che cambia le “nuvole nerorosse” di pioggia in vino da imbottigliare. Proseguendo il ciclo dell’acqua in cielo che diventa vino sulla terra, Penzo immagina grandi quantità di uva locale, pigiata a dovere dentro la tassoniana secchia di legno, con esalanti vapori a forma di botte che ne derivano per condensarsi nell’aria fino a “far piovere vino”. (Renato Bertacchini )

 

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18/04/2006
 

IO, FOSCO MARAINI, ALESSANDRO BERGONZONI, LE NUOVENUVOLE E UNA TAZZA DI NON SENSO.

In teoria, non potrebbe essere diversamente, frequento una scuola per corrispondenza che non è per corrispondenza. Una scuola che mi corrisponde. Un corso, vinto con un concorso, con frequenza così così. La sede del “laboratorio” è a Napoli ed io no, così sono spesso fuori corso e fuori tempo. Ogni tanto, più ogni che tanto, mi mandano l’idea di quello che “raccontano” con esercitazione allegata. “Al Laboratorio abbiamo avuto due incontri che certamente… s’è parlato infatti di Bergonzoni e di Fosco Maraini, un attore e uno scrittore che della parola hanno fatto sacrario. Ti mando le schede che riassumono le loro caratteristiche di scrittura e le proposte di esercizi nei quali, sono certo… con godimento“.

Per Maraini la parola è avvertita “come oggetto, cosa, fastello di suoni, polline di sogni”.    «La parola era un giocattolo – scrive – un fuoco d’artifizio, un telescopio con trappole. La parola poteva venir rigirata, rivoltata come un guanto, annodata come uno spago e ne venivano fuori sempre nuvolette nuove, altri sorprendenti gingilli. Quelle d’una lingua scivolavano in quelle di un’altra. Piano piano imparai ad amare le parole col gusto che il musicista ha per i suoni ed i timbri, il pittore per i colori e gli impasti, lo scultore per le forme e la pelle della materia; ma in più c’era tutta l’infinita ricchezza semantica, il mondo sconfinato dei pensieri e dei sentimenti che le parole risvegliano e mettono in moto, che sono capaci d’evocare con precisione terribile o vaghezza dolcissima. La parola era infine un tesoro e una bomba. Ma soprattutto era una caramella, qualcosa da rigirare tra lingua e palato con voluttà, a lungo, estraendone fiumi di sapori e delizie. […] Confesserò inoltre – ciò che farà certo ridere, o peggio sorridere, i benpensanti – che quasi ogni parola è frutto d’un lungo studio. Certe espressioni proprio non mi venivano per mesi, sapevo quello che cercavo, ma il sassolino giusto la marea non me lo gettava mai sulla spiaggia. Poi un certo giorno, magari facendomi la barba, cambiando una gomma della macchina, studiando gli ideogrammi cinesi o seduto nella neve al sole, eccoti il sassolino cercato.» Giusto poi per non lasciare nulla al caso strano, ecco due poesiesempi:

Il lonfo 
 
Il lonfo non vaterca né gluisce / e molto raramente barigatta,  / ma quando soffia il bego a bisce bisce /
sdilenca un poco, e gnagio s’archipatta.  / È frusco il lonfo! È pieno di lupigna / arrafferìa malversa e sofolenta! / Se cionfi ti sbiduglia e t’arrupigna  
se lugri ti botalla e ti criventa. / 
Eppure il vecchio lonfo ammargelluto  / che bete e zugghia e fonca nei trombazzi  / fa lègica busìa, fa gisbuto; / e quasi quasi in segno di sberdazzi  / gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto  / t’alloppa, ti sbernecchia; e tu l’accazzi.

 

Ci son dei giorni

 

 Ci son dei giorni smègi e lombidiosi, / col cielo dagro e un fònzero gongruto / Ci son meriggi gnàlidi e budriosi / che plògidan sul mondo infragelluto. /  Ma oggi è un giorno a zìmpagi e zirlecchi  / un giorno tutto gnacchi e timparlini,  / le nuvole buzzìllano, i bernecchi / luderchiano coi fèrnagi tra i pini. / È un giorno per le vànvere, un festicchio / un giorno carmidioso e prodigiero / è il giorno a cantilègi, ad urlapicchio, / in cui m’hai detto “t’amo per davvero”.

 

 

 

 Fosco Maraini “Gnosi delle fanfole” Baldini & Castoldi. 

 

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PAESE CHE VAI FAN FINT CHE TROVI.

Mi trovavo tra il dire e il fare, su quella linea di confine che divide l’imbrunire dal tardo pomeriggio, le 17 e 45, quando mi sono sentito tirare per la giacca. Avrei voluto tornare sui miei passi, andare con i ricordi a quando sarò in pensione, parafrasare frasi sconclusionate, mettere l’accento su consonanti a caso, battibeccare a più non posso…che strano effetto mi fa sentirmi tirato per la giacca. Sarà ‘che non avevo la giacca? Tant’è, il resto è. Alle mie spalle, girandomi, mi trovai di fronte un giovane di belle speranze (sulla fiducia). “Lei è Guido…Guido Penzo?” mi chiese campane comprese. “Tu…tu…tu…tu” risposi velocemente pre/occupato, aggiungendo “Si”. “Che piacere, posso guardarla diritto negli occhi, tra i capelli, sotto l’ascella?” mi chiese campane a festa “E’ tanto che la seguo, è tanto che la leggo, è tanto che la indico. Sono un suo fan ancora prima che lei nascesse, ma nell’attesa della sua venuta non sono rimasto seduto sull’argine del fiume e le sono venuto incontro”. Io lo guardavo da destra a sinistra, ripetutamente. A chiunque fa piacere avere un fan, anche al fan, ma io non potevo dire la stessa cosa di me. Aveva colto l’imbarazzo e l’aveva scartato in cerca della sorpresa. Posso…

Posso stringerle la mano?”. E mi ha stretto la mano, l’ha stretta forte, sempre più forte, un male…e poi ancora “Posso metterle un dito nell’occhio? E pestarle un piede?”.

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PIUTTOSTO CHE MENOCRUDO

“Lavoro nella fonderia di una fabbrica di cioccolato. Pensate a me ogniqualvolta mangiate del cioccolato fondente (Guido Penzo©)

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12/04/2006
 

A PASQUA OGNI SCHERZO VALE.

L’unico che non si diverte a Pasqua è l’ agnello . Più furba di lui è la colomba che, a scanso di equivoci e di cacciatore, si è mimetizzata ricoprendosi di mandorle dolci e granella di zucchero. La bibbia racconta che una colomba fu mandata da Noè in cerca di terre emerse dopo l’alluvione. Questa tornò con un ramo d’ulivo, o una margherita o uno scatolone di voti fasulli, a secondo di chi è il narratore. E le uova? Protesta il pane quando ha trovato il suo posto occupato: “Chi ha rotto le uova nel paniere?”. L’aviaria, si potrebbe rispondere, se qualcuno ne parlasse ancora. Per fortuna ci sono quelle di cioccolato. Cioccolato al latte, fondente, bianco, nero, svizzero, cinese, senza zucchero, con l’orticaria. L’uovo di cioccolato non contiene il tuorlo ma la sorpresa. La sorpresa nell’uovo è come i regali a Natale. Si rompe l’uovo avidamente per poi rimanere immancabilmente delusi. Una cravatta interista per il fidanzato milanista, la collanina che crea allergia per lei, il portatovagliolo da lanciarsi a scuola durante l’intervallo per i bambini. L’importante è essere felici. Felici come una Pasqua. Ma com’è felice la Pasqua?

“Al ritorno dalla gita fuoriporta ho dovuto citofonare per farmi aprire” (Guido Penzo©)

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11/04/2006
 

“Autoritratto di sconosciuto” (il titolo è mio)

di Roland Topor.

Bisogna guardare al futuro… se solo stesse fermo. Bisogna andare oltre, oltre la siepe, oltre la pasticeria all’angolo, oltre la notizia. Bisogna leggere tra le righe, interpretare i fondi del caffè, capire l’origine delle macchie sul muro. Quando non è chiaro qualcosa, non è solo perchè incomincia a fare buio. Se qualche giorno fa l’avvocato di un superlatitante diceva “E’ morto”, ed oggi l’hanno arrestato (il superlatitante, non l’avvocato), ci sarà sotto qualcosa. O l’avvocato l’ha detto metaforicamente o l’ha detto interamente. Nel primo caso s’intendeva che era a piede libero, ma con tutto il resto del corpo già recluso, nel secondo caso che la sua fine era già ascritta a verbale. Quando un rappresentante della Lega afferma che ora l’Unione deve governare, o è curioso di vedere come andrà a finire oppure lancia un messaggio che qualcuno deve raccogliere al volo e non lasciar cadere. E’ il metalinguaggio (spero). Ma la restante metà, dov’è. Io già di mio faccio fatica a capirmi, “facciamoci a capì”, e non riesco ad immaginare chi debba capire il mio non detto. Per non parlare del linguaggio del corpo, della postura che prendo e dell’impostura che manifesto. Non aggiungo altro, per non incorrere giù dalle scale. La soluzione? Al 7%.

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ALLEGRIA!

“Basta piangersi addosso. Se proprio dobbiamo piangere, almeno piangiamo addosso agli altri!”. (Guido Penzo©)

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Calcisticamente parlando, un pareggio che non serve a nessuno.

1  X  2

Due squadre scese in campo con l’obbligo dei tre punti, dopo i tempi supplementari, ottengono un pareggio che non accontenta nessuno. Entrambe le formazioni avevano disposto in campo gli uomini migliori. Attacco a tre punte e marcatura ad uomo contro una squadra che ha fatto della difesa a zona la sua arma vincente, con un solo attaccante. Gran parte della gara si è  giocata a centrocampo e solo  verso lo scadere del secondo tempo si sono svolte le azioni più pericolose, con lampi di buon gioco ora per l’una ora per l’altra formazione. Qualche fallo di troppo aveva riscaldato le opposte tifoserie sugli spalti, ma non sono bastati neppure i minuti supplementari, concessi dall’arbitro, per sbloccare il risultato. Tutti a casa, dunque, in attesa di leggere i commenti e le pagelle del giorno dopo, che non potranno lenire la delusione per un risultato tanto imprevisto quanto inutile.

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10/04/2006
 

“Tutto fila liscio, tranne l’olio”

 (Guido Penzo©)

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Non si sono ancora spogliate tutte le schede (alcune non si spoglieranno se prima non si spegnerà la luce dei riflettori) che già si è aperta la campagna per le lezioni regionali, comunali e/o provinciali. Quindi…

CAMPAGNA NUOVA, NUOVA DICHIARAZIONE LIBERATORIA

Io sottoscritto, nel pieno delle mie facoltà, ivi residente, ici esente, con riferimento alle elezioni in epigrafe in alto a sinistra ( o in alto a destra, per pax condicio)

DICHIARO

Nel pieno della mia doppia personalità, di essere e non avere, ai cinque sensi del profondo comma all’art. 5 in sconto della legge dettata, di non essere candito, pistacchio, uvetta passa e non, exponente di partito e/o tornato, membro e/o arto di consiglio, ente, locale mono o bi o ci. Dichiaro, tanto per non cambiare, che nel corso Europa o Vittorio Emanuele III, mi asterrò (pur votando) da affermazione, dichiarazione, assunzione, comportamento che possa direttamente o di sguincio o anche solo alla lontana o per interposta persona, influenzare o altra malattia virale, il voto o il postgiudizio, fornire indicazione di volo pindarico o manifestare preferenze tra i diversi gusti di gelato esposti.

Scritto senza essere riletto rifatto, in parte.

 

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O SONO AL VOLANTE O SONO IN BAGNO O ALTRO.

Non amo i videogiochi, perchè non riesco a fare due cose contemporaneamente: o video o giochi.  Non riesco, per lo stesso motivo, a tirartardi: o tiro o tardi. Non riesco neanche ad essere in due luoghi contemporaneamente: o sono al volante o sono in bagno. Lo stesso problema devono averlo i cartoni animati. Spesso vedo dei protagonisti di fumetti al volante, o volanti, mai li ho visti in bagno. Incomincio a credere che il regolamento edilizio delle case di cartoon non preveda l’obbligo di stanze da bagno per i supereroi. Per esempio Braccio di Ferro, con tutti gli spinaci che mangia…I libri si, riesco a leggerne più di uno contemporaneamente, si fa per dire. In questo momento sono a pagina 102 di “Io, robot” di Asimov, a pagina 72 di “Bambini, ragni e altri predatori” di Eraldo Baldini e alla ricetta “Flan della nonna” di pagina 45 di “Oggi cucino io risparmiando…nonostante l’euro” di Suor Germana. A questi aggiungo la prima pagina di “Non ho problemi di comunicazione” che mi ha mandato Walter Fontana. Sulla fiducia è un libro che vi consiglio di leggere (non di farvelo mandare). Walter Fontana, come recita la terza di copertina, con una leggera cadenza milanese, vive e lavora a Milano. Autore per Tv e cinema, ha pubblicato “L’uomo di marketing e la variante limone (Tascabili Bompiani 1995). 

 

 

Walter è anche autore di “Miss Universo”, il nuovo spettacolo di Angela Finocchiaro, oltre ad essere stato sceneggiatore di “Chiedimi se sono felice”, “La leggenda di Al John e Jack” e “Tu la conosci Claudia” ed aver collaborato con la Gialappa’s band.

 

 

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Lo specchio dove nessuno vorrebbe rispecchiarsi.  

 

Mino Ceretti “Uomo allo specchio”

 

Specchio, specchio delle mie brame, come sarà la più vecchia del reame?  

 

 

NIZZA (FRANCIA) – Quante volte davanti allo specchio ci siamo chiesti: meglio il costume intero o il bikini? Meglio la frangia o la fronte libera? Meglio la coda di cavallo o la coda in autostrada? Si vedrà questo neo “tirabaci” o devo accentuarlo col pennarello? La barba mi fa “macho” o mi fa pigro? Il lucidalabbra lo metto prima o dopo? Come si usa il filo interdentale? Come sarà il mio aspetto fra dieci anni o comunque quanto cambierà con il passare del tempo? Alcuni ricercatori francesi hanno inventato e messo in commercio uno specchio che riesce a risolvere solo l’ultimo e inutile quesito. Ci mostrerà il mostro che diventeremmo invecchiando. Ci farà vedere le rughe nascoste in noi, ci calcolerà i capelli che perderemmo contro la nostra volontà, distruggerà l’autostima costruita con tanta fatica. 

INVENZIONE – Lo specchio «magico» usa una telecamera e uno speciale software che permettono la riproduzione dell’immagine futura. Così ci si potrà rendere conto quanto le nostre cattive abitudini possano influenzare il nostro futuro aspetto. L’immagine che ci verrà restituita cambierà a seconda del numero di birre che berremmo in una sera, visualizzerà sul nostro volto il tempo di attesa sotto il suo portone, calcolerà il progressivo grigiore dei capelli in rapporto ai chilometri fatti, camminando avanti e indietro, nell’attesa del rientro dei figli dalla discoteca la domenica mattina. 

IMMAGINE – Per avere un’immagine più vicino alla futura realtà ogni persona potrà inserire nel software presente nello specchio alcuni dati personali come il proprio regime alimentare, il tempo dedicato alla scelta del vestito, le ore passate davanti al semaforo rosso, lo stress di questa campagna politica oppure se è un fumatore, quante sigarette al giorno fuma: grazie agli speciali sensori e al programma preimpostato, lo specchio mostrerà diverse immagini in successione il progressivo e veloce decadimento del proprio aspetto fisico, in particolare nei prossimi cinque anni, se avesse vinto il centro-destra.

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07/04/2006
 

STEREOLOGHI©

Trattasi di monologo a più voci. Quando due o più monologhi s’incrociano su un discorso rettilineo, senza fronzoli nè merletti, nasce un solipsista multiforme e multisenso (senza filtro). Nessuno toglie nulla, semmai qualcuno porta qualcosa: un senso neutro ma incompleto, un abstratto concreto, una torta pasqualina, del vino. Nulla si crea, nulla si distrugge, si fuma quello che si può. Stereologhi, addunque, nella complessita lipolapalissiana dell’esercizio non fine a se stesso ma procastinabile all’inizio. Stereologhi si diventa nell’incontro/scontro/sconto tra due monologhi pieni del sè. Se poi il resto è vita…ci devo pensare.

Va l’errante, perchè errando si impara, sotto l’ammutolita luna mentre l’altra, nascosta, s’affaccia di nuca, rispondendo. Stereologo: “O luna o l’altra, che osservi onu l’amaro destino, illumina il camino, Non odo le tue parole, le tue paure,dove bruciar sordi rancori. Illumina luna, l’impervia via le tue petulanti preghiere, uomo dei miei crateri. Tu osi richiamare d’esilio amica, che lo smascherato, ormai solitario, cavalier percorre. Agita l’acque del tuo mar della tranquillità, sale e scende la marea, bagna e asciuga la mia attenzione sulle vicende terrestri, osi proferire parola indicandomi con un dito per poi guardarlo l’orme dell’omo in fabula rasa. Chiara, fresca e dolce luna, vuoi che io illumini il triste pellegrinare del cavaliere disarcionato, non inpallidir alla television dell’uman destino destinato. Vuoi che io lo vegli al fine d’evitargli l’inevitabile inciampo nella notte della ragione. Oh luna o l’altra, mi state ad scoltar o parlo tanto per parlar? Datemi un segno, prima d’eclissarvi tramonti. Ma non è il tuo triste verbo a con muovermi verso l’altrui destino. Sol a lunatici, Oh luna fammi un si con la testa o le mie vane parole  fedeli posso assicurar compagnia e non a freddi ragionieri, seppur di stato, tali e quali rimarranno senza rima. Oh luna No!

 

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AGITARE PRIMA, DURANTE E DOPO L’USO

Impegato cerca di spiegarsi ma rimane schiacciato dalle proprie responsabilità ad un passaggio di categoria obbligato lasciato incustodito. Si difende a uomo il casellante di sudoku: – Aveva perso il treno e voleva prendere l’ultima occasione al volo, uscendo dai binari prestabiliti, all’improvviso.

C’è chi esce dai binari e chi parte in quarta.
Anch’io una volta ho provato a partire in quarta, ma mi si è ingolfata la macchina, era una golf del 92 e pensare che ho ripreso una golf, a metano, questa volta..perchè dice che il metano ti dà una mano. Chissà che non mi dia anche un semaforo, ché la mano son capace di metterla fuori anch’io, per voltare. Certo che a sinistra faccio meno fatica che a destra…dice, e perchè non usi le frecce? Primo perchè son contro la violenza, secondo perchè non riesco a prendere la mira.
    giarina

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06/04/2006
 

QUANDO LA FANTASIA RISUPERA LA REALTA’.

In Tomb Raider Legend, in uscita oggi, l’eroina cambia immagine: tratti più definiti, citazioni colte, capelli raccolti, sguardo meno assente e decolleté ritoccato, dalla sesta alla quarta misura.

Lara Croft si è rifatta il seno

Lara Croft si è rifatta il seno
“Più vera”, ma i fan protestano’ src=”http://www.repubblica.it/2006/c/sezioni/scienza_e_tecnologia/videogiochi1/lara-croft/este_06153215_30370.jpg” width=200>

 ROMA – Curve perfette, muscoli definiti, viso meno spigoloso, pensieri profondi e una silhouette proporzionata. Anche grazie a un seno più piccolo. La sesta misura era davvero troppo ingombrante per le nuove avventure di Lara Croft, che le impediva, a volte, di saltare di palo in frasca e di rotolare in libertà: così l’allegro chirurgo ha pensato di ridurle il seno di due taglie e regalarle una quarta più ‘umana’. Nell’ultimo videogioco della serie Tomb Raider, in uscita domani in tutta Europa, l’archeologa virtuale sfoggerà un fisico più realistico, farà citazioni colte e si muoverà con più agilità tra le faccende domestiche, gli appuntamenti di lavoro e gli sguardi meno imbarazzanti dei colleghi supereroi, senza fare torto – nell’intenzione dei disegnatori – agli ammiratori dell’abbondante quanto improbabile decolleté che aveva trasformato Lara Croft nella più celebre bomba sexy dei videogiochi. La videogameroina, fotografata all’uscita di un locale di Sin City in compagnia di Supermario, ha dichiarato: “Io non sono formosa, mi disegnano così”.

Postato da: penzogi a 17:55 | link | commenti (3) |

 

Cosa vorrei trovare nell’uovo di Pasqua a parte la pace nel mondo.

1 Vorrei trovare un trenino a vapore che appena rompo l’uovo evapora. 2 Vorrei trovare un raggio di sole che illumini la giornata ma anche la notte. 3 Vorrei trovare un pallottoliere per contare i colpi in canna ma anche gli altri. 4 Vorrei trovare degli occhi dolci, al diavolo la dieta. 5 Vorrei trovare un kit per riparare l’uovo appena rotto. 6 Vorrei trovare un fiore di Bach, un cavolfiore di Wagner, una Callas. 7 Vorrei trovare le chiavi della nuova casa, con la casa tutt’attorno. 8 Vorrei trovare la soluzione al problema dell’esercizio n°3 pagina 52. 9 Vorrei trovare una via di fuga per me e per la fuga di gas. 10 Vorrei trovare un posto fisso come viaggiatore (continua). 

Uova di Pasqua
Schema delle dimensioni
 
Peso Dimensioni in mm.
gr. 100 130 x 87
gr. 200 170 x 110
gr. 300 205 x 135
gr. 400 234 x 135
gr. 600 258 x 175
kg. 1 330 x 234
kg. 2 405 x 273
kg. 3 445 x 318
kg. 5 540 x 365
kg. 8 635 x 438
kg.10 750 x 498

Ps. Da quando c’è la raccolta differenziata non so mai dove buttare il cartone animato.

Postato da: penzogi a 16:23 | link | commenti (1) |

 

“VORREI TOCCARE IL FONDO PER POTER RISALIRE.

QUINDI, PER CORTESIA, NON CONTINUATE A SPOSTARLO SEMPRE PIU’ IN BASSO” (Guido Penzo©)

Postato da: penzogi a 13:21 | link | commenti (3) |

 

 

“Chi è senza peccato scagli la prima pietra” urlò.

 Il primo oggetto a colpirlo fu un piano ben congegnato che qualcuno aveva scordato, poi un candelabbro con quattro candele rosse, quindi un guanto di sfida, un vaso di pandora contenente un pandoro, un solleone africano, un’ora di punta, un portachiavi appeso ad una porta, un tubo per scappare, un sottopiatto sottovuoto, un coltello affiliato,  un interruttore per discorsi noiosi, un vicino lanciato da lontano, uno scaldasalotto,  uno scaldabagno, un tappo svitato, un cassetto pesante un chilo contenente ritagli di giornale, un pacco di giornali senza ritagli, l’idea di tutto un programma, la ruota di scorta dell’auto della scorta, un settimanale esclusa la domenica, un argano di chiesa, un centrotavola per tavola pitagorica, un libro con tutte le soluzioni, un orologio da parete di terzo grado, una pentola sotto pressione, una diplomatica con crema pasticcera e console al seguito, un bambino con tutta l’acqua sporca, un albero genealogico, una bottiglietta di latte detergente intero, una ciabatta con tre ingressi ed una uscita, un bottone da attaccare, una corda tagliata da un fuggitivo, un tappetino e un volante di un’auto mobile ferma, un tappeto volante, una lavanderia manuale a gettone di presenza, una stella caduta fuori tempo massimo, le spine di una rosa, uno scacco folle d’amore, una mezza misura, un mobile fermo, un filo da torcere, un incrociat’ore puntuale come un orologio svizzero, un gallo che canta a Sanremo, una biglia a forma di dado, uno scaccia vite, un colabrodo ma non solo, un peso dallo stomaco, una con chiglia di una nave, un vaso da giorno, l’icona di un cono molto freddo, una cartolina da quel paese, un viados alberatos, uno spaghetto da paura, una finestra sul cortile, un acchiappatoio, una slavina proveniente dalla Slovenia, una bella figurina, una focaccia buona come il pane, un quadro della situazione con relativa cornice, un abbonamento ai trequarti con foto anonima, un sottomarino corrotto, una scala discendente, una millefoglie con tutto il raccoglitore, un semaforo rosso di vergogna, un bicchiere mezzo pieno ed uno mezzo vuoto, una gelida manina, un manuale automatico, un autolavaggio per moto, una vacca sacra, una mucca profana, una scala immobile, novemilaquattrocentotrentasei granelli dell’ingranaggio, un carro pieno di attrezzi,  un oggetto selezionato, uno scuroveggente, un trinocolo per vedere molto lontano, un pinco pallino, un bidone che aspira a tutto, una battuta scontata, un tricolore monocromo, una copertina illustrata matrimoniale, un gratta e vinci e scappa, un tritasassolini nella scarpa, una chiave di una volta, un fiore all’occhiello, un gatto nero delle nevi, un passino per montagne,  un disco volante famoso, un cartone immobile, un flauto di traverso, una pagina piena di note stonate, un orso bipolare, un lampione da tavolo, un cavaliere azzurro, un calvados stempiato. “Chi è senza peccato scagli la prima pietra” urlò.  

 

 

Gli hanno lanciato di tutto, tranne pietre.

Postato da: penzogi a 10:28 | link | commenti (3) |

05/04/2006
 

 

(ANSA, 1 aprile) Sarà Lisa Simpson a raccogliere l’eredità dell’ormai “mitica” Pamela Anderson. La giovane figlia di Homer, già protagonista del reality “I Simpson” è stata ingaggiata per partecipare alla versione per il cinema del telefilm “Baywatch”. Il suo ruolo sarà quello di un’avvenente e coraggiosa bagnina che lavora sulla spiaggia di Venice, California. Ma il produttore del film, David Hasselhoff, sta cercando di convincere anche la Anderson a prendere parte al progetto.
 
Ps. del 6/4/2006. Oggi ho trovato la mia anima gemella. Solo un problema, anche lei ha la barba come me.

Postato da: penzogi a 17:14 | link | commenti (4) |

 

QUANDO LA PAURA FA 72 E 3 QUARTI.  

 

Chi più, chi meno. Chi prima, chi poi, chi durante. Chi in questo preciso momento, chi in un momento qualsiasi. Chi perché il ciclo è in ritardo, chi perché è il 33 in ritardo. Chi al mare, chi in campagna elettorale, tutti hanno avuto paura. Chi si è spaventato quando è salito sulla bilancia, chi ha avuto un vero e proprio attacco di panico quando si è presentato il figlio che non pensava di avere. Chi ha scoperto che lo scheletro non era nell’armadio, ma piegato nella cassettiera. E’ in quei momenti che s’incomincia a sudare freddo anche d’estate, con il cuore che batticuore, con le gambe che se la vogliono dare a gambe, l’aria che manca, lo smog che soffoca, il cellulare che squilla, la porta che sbatte, la nausea, il vomito, i dolori reumatici, le vampate di calore. Il panico è da panico. S’incomincia ad avere paura della paura. Ed è allora che si evitano i luoghi comuni per paura delle frasi fatte, si evita di vedere l’Inter per paura che vinca, si evita l’ascensore per paura che possa vivere di vita propria, si evita l’amministratore per paura che ci chieda di pagare le rate condominiali, si evita il collega per paura di pagare l’ennesimo caffé. Niente treni, per paura che escano dai binari prestabiliti. Niente navi per paura che affondino in un bicchiere d’acqua. Niente auto, per paura degli ausiliari della sosta. Niente passeggiata sul cornicione al settimo piano, per paura delle vertigini. Le paure immotivate possono condizionarci la vita, senza neanche un condizionatore per l’aria.

Cosa può provocare il panico? Uno stress, la consapevolezza che gli esami non finiscono mai, neanche mentre dormi, l’abuso della caffeina, l’abuso edilizio, l’abbandono di un caro che è scappato con la tua macchina, una macchia di rossetto sulla sua camicia (e non è il tuo).

Cosa fare quando la paura fa 72 e 3 quarti (il 90 è in ritardo di sette settimane)? Rompere gli indugi in faccia al suo amante, far buon viso a cattivo gioco cambiando due carte, far finta di non vedere col rischio d’inciampare, bucarle le gomme da masticare. In alternativa un sacchetto di mandorle sbucciate, da tenere in tasca e masticare all’occorrenza.

Postato da: penzogi a 16:48 | link | commenti |

 

Da me a Teo, le previsioni.

Situazione. Molte nubi al nord dovute alla notizia che il Premier sta registrando un programma tv da solo. Si prevede una forte perturbazione di Fassino, proveniente da est, con richiamo all’Authority. Ancora piogge sparse residue dopo le dichiarazioni alla Confcommercio di Berlusconi. Nuvole anche su Ballarò, dalla tarda serata di ieri, dove Fini ha polemizzato con il conduttore. Sereno al centro sud oltre a Bertinotti che intasca il consenso di Pannella (abolire l’Ici? L’aveva proposto prima lui). Tempo variabile su Sicilia, Casini e Sardegna per vento proveniente da dichiarazioni estemporanee di Silvio.

Previsioni: Leggera tendenza al miglioramento per l’Unione con calo delle percentuali di indecisi a favore (nella media stagionale), mentre si prevede un ulteriore peggioramento dell’aria che tira per il centro-destra dovuto ad un aumentare del clima politico e ad un abbassamento della pressione fiscale oltre al calo del rapporto deficit/Pil, dichiarato da Tremonti. Mari agitati sulle coste occidentali da Alessandra Mussolini alla candidatura della Prestigiacomo a Vice-premier da parte di Bondi. Isolati rovesci pomeridiani su Lega nord, Udc centro e An al sud.

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