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15/05/2006
 

NON SO SE HO FATTO UN AFFARE…

“Per 50 centesimi in meno ho comperato un giornale con i sudoku già fatti.”

Oltre ai soldi risparmio tempo.

 

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11/05/2006
 

“Non tirarti indietro se solo hai la possibilità di tirarti avanti.”

Sarà per questo che il mondo si divide in ottimisti, pessimisti, arpisti e marpioni. Mentre arpisti e marpioni forse, l’ottimista si riconosce perché vede tutto rosa, anche con gli occhiali da sole, mentre il pessimista no. L’ottimista si alza dal letto e va incontro alla vita in mutande. Il pessimista si gira dall’altra parte. L’ottimista mette i puntini sulle i. Il pessimista li toglie. L’ottimista coglie la palla al balzo. Il pessimista si domanda di chi è la palla, che palla. L’ottimista parte per arrivare primo. Secondo il pessimista, basta. L’ottimista sa che domani è un altro giorno. Il pessimista si chiede se domani ci sarà un altro giorno? L’ottimista trova a terra cinque euro persi dal pessimista. In ordine alfabetico viene prima l’ottimista del pessimista. L’ottimista vuole darla a bere a tutti, il pessimista non ha sete. L’ottimista crede nelle sue possibilità. Anche il pessimista crede nelle possibilità dell’ottimista. L’ottimista mangia proteine e carboidrati. Il pessimista mangia solo fegato. L’ottimista sa che andrà in Paradiso. Il pessimista è già all’inferno. L’ottimista prende il caffé alla macchinetta. La macchinetta prende i soldi al pessimista. L’ottimista ha il mare sotto casa. Il pessimista anche in montagna ha il mare dentro casa.

L’ottimista sa già come andrà a finire, mentre il pessimista si tocca. L’ottimista guarda avanti. Il pessimista si guarda alle spalle.

Mentre il pessimista ha tutto da perdere,

l’ottimista ha tutto da vincere.

 

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10/05/2006
 

Quando la fantasia supera la realtà tutto può cadere e le certezze lasciano passare spifferi di curiosità non appagate. I corsari, di corsa, attraversano i lati oscuri di un poliedrico mondo che non vuole  mettersi in luce. Vestire i panni degli ignudi è un obbligo facoltativo lasciato a chi ha il fisico, figli del piccolo chimico. Avere fede è più anulare che indice. Dove è sconsigliato prendere la strada maestra se non si è studiato realmente. Chiaramente, senza mezze verità, misure, stagioni. Cercare il pelo ovunque, tagliarlo in quattro una volta trovato, in barba alle frustrazioni dell’ indomito dom’amatore. Ingabbiati in partenza, gasati all’arrivo. Fruitori dopo il dolce stile attuale. Fan fare. Domani a quest’ora è un’altra sera, serà.

 

 

“Ho deciso che terrò un diario di tutto questo,

ma non so ancora se con la destra o con la sinistra”. (Guido Penzo©)

 

 

 

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LASCIARE UN COMMENTO DOPO IL BIP.

 

 

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09/05/2006
 

 

“senza titolo” Emanuela Colla
acrilico su tela 25×40

In attesa tesa sta. Non si fa veder sebben mostrandosi in mostra aspetta.  Sconcerta, non ti guarda e non si fa guardare, ma attende…d’esser guardata.  Non sai se si girerà, svelandosi, o aspetta che sia tu a spostarti di fianco, per vederla. Sbilancia il punto di vista ed aspetta la decisione. Si girerà mentre le giri le spalle? Nel dubbio cerchi di cogliere ogni minimo movimento, come lei fa con te, per poter si girare. Per prenderti in giro girandosi mentre sei girato…io da qui non mi muovo, non so lei.

 

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08/05/2006
 

“OGGI HO PERSO UN’AMICO.

POSSO TENERE IL TESORO?” (Guido Penzo©)

 

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Slittamenti di significato       di Zop

Guido percorreva un tratto di autostrada dritto e deserto. Si stava recando nella vicina città dove avrebbe dovuto tenere il suo intervento al convegno di filosofia. Guidava e ripassava nella sua testa i passi salienti del discorso che si era preparato sulla metafora e sul potere evocativo della parola. Aveva preso a nolo un’automobile comoda e potente. Nuova di zecca.
Una fitta pungente lo raggiunse al collo. Si toccò con la mano e si accorse che una zecca lo aveva morso. Si ricordò che era allergico alle zecche. Si spaventò e schiacciò il freno. Ma l’automobile non rallentava. Il freno non rispondeva. La testa gli girava. E anche i suoi freni inibitori non rispondevano. Pigiò allora il piede sulla frizione. Una sensazione di formicolio lo raggiunse. Come quando l’assistente del barbiere gli frizionava i capelli con lo shampoo. Mise la mano sul cambio. Ma il cambio era cambiato. Non c’era più. Non avrebbe più potuto cambiare la marcia. E anche l’automobile si rivelò marcia. Cominciò a perdere pezzi. Guido sentì un rumore e si accorse che doveva aver perso la marmitta e il tubo di scappamento. Era scappato via. Guido fece per guardare dallo specchietto retrovisore se era proprio così, ma non riusciva a vedere nulla. Una famiglia di allodole si era appollaiata su quello specchietto e ostruiva la sua visuale. Mentre le vertigini lo intontivano riuscì ad accostare sulla carreggiata di destra. Dietro di lui un’altra automobile si accingeva a sorpassarlo e gli suonava. Guido toccò la leva della freccia e quella scoccò all’improvviso. Si conficcò sul pneumatico della macchina di fianco che prese a sbandare e finì la sua corsa contro il guard-rail. Guido non sapeva più che fare. L’auto correva incontrollata. Se solo avesse potuto passare dalla quarta alla terza ne avrebbe potuto riprendere il controllo. Ma quei seni enormi che si ritrovò davanti erano una quarta abbondante, non sarebbero mai entrati in una taglia inferiore. D’istinto provò a gettarsi fuori dal veicolo. Mise le mani sulla portiera. Ma la moglie del portinaio gli diede un sonoro ceffone. Guido comprese troppo tardi di chi erano quei seni. Non si capacitava di quel che stava succedendo alla sua bella automobile fiammante. Le fiamme divamparono. Il cruscotto si accartocciò per il calore. Adesso sì che era cotto. A quel punto anche il volante fece il suo dovere e volò via insieme alle allodole. Guido maledisse quella macchina che aveva scelto tra le altre perché gli era sembrata un vero schianto.
Quello fu il suo ultimo pensiero. L’auto slittò sul significato di quella parola. I pompieri recuperarono con fatica il suo corpo incastrato tra i rottami, metà dentro e metà fuori. Come una metafora. 
[zop]

 

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Fiera del libro? Dipende dal libro!

 

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souris glacee di NATHALIE de PARSEVAL

 

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07/05/2006
 

UNA RICETTA ACQUA E SAPONE.

“Chi arriva ultimo, cucina!”. Chissà quante volte avete sentito questa frase e chissà quante volte siete arrivati ultimi. Chissà perchè poi, chi dice questa frase, la dice correndo. Bando alle ciance, ai superalcoolici e alla sigaretta mentre aspirate il brodo dal cucchiaio. E’ giunto il momento di rimboccarsi le maniche, è giunta la primavera, si sono alzate le temperature. Se bisogna cucinare, si cucina. Quando sarà da guardare, si vedrà. Per prima cosa mettete dell’acqua a bollire. Potrebbe non servire, ma da l’idea che qualcosa bolle in pentola. Non abbiate paura del fuoco, non morde, quello è il cane. Potete, se volete, tendere la mano con il fiammifero acceso a 20 centimetri, sarà il gas che verrà a prendersi la fiamma. Se avete un’accensione elettrica è meglio…e non bisogna neanche schiacciare la frizione. Non preoccupatevi di preparare la tavola, ci penserà qualcun altro. Lo sanno che il bricolage non è il vostro forte. Date però voi le indicazioni di come volete che sia preparata. Se la volete quadrata o rotonda, quanto la volete alta, per quante persone e che tipo di legno usare. “Il penultimo prepara la tavola” avete gridato prima di mettervi a correre. Guardate il contaminuti, il tempo sembra non passare mai. Decidete così di caricarlo e di puntarlo a meno 20. Adesso tutti sapranno che tra venti munuti accadrà qualcosa. Che cosa? Bella domanda. Prima o poi bisogna decidere cosa preparare. Cucina straniera? Cucina creativa? Moglie, ricetta e buoi dei paesi tuoi? Preparare qualcosa di non commestibile così la prossima volta grideranno “L’ultimo che arriva stira”? Fare fumo e niente arrosto? Telefonare alla rosticceria all’angolo? Invece no, decidete che la situazione è lievitata abbastanza e che è giunto il momento per darla da bere a tutti e, a tutta birra, vi lanciate verso la vostra raccolta di “ricette che più facili non si può”. E’ giunto il momento della RICETTA  ACQUA E SAPONE.

 

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QUI

 

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04/05/2006
 

 

Immobilmente la vista m’inganna. Appena giro lo sguardo, in senso orario, si muove. Se fisso mi sento fesso. Faccio finta di niente, penso che se m’illudo l’illusione lude. Gioco a carte scoperte, tanto la temperatura si è alzata e se n’è andata. Spremo le meningi e ne bevo il succo. A volte volteggio a basso voltaggio fino all’ora di pranzo. Os servo ogni volta che Os ha bisogno d’esser servito. Frequento fremendo mento sapendo di mentos. Eppur si muove appena mi giro. Torno intorno. Mi fingo sorpreso ed impacchettato col nastro colorato. Poi scarto l’idea regalatami a priori sur mer. Questione di colla se non riesco a staccar l’occhio dopo avercelo buttato sopra? Mi allungo con l’acqua di cottura nella fredda calura di un pomeriggio d’aprile a maggio. In omaggio? Eppur si muove, senza bisogno di leva per sollevar lo spirito. Affronto la realtà dal mio punto e virgola di vista. Boccheggio consapevole di boccheggiare a braccia conserte. Offro il fianco ma non trovo acquirenti. Solo polipi in gola in attesa di esser digeriti. Eppur si muove, non potendo con fermare il motto una volta meso in moto.

 

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03/05/2006
 

“Come si può allungare il brodo quandosi sono finiti gli argomenti?”

 

QUI’  LA RICETTA!

 

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02/05/2006
 

QUEL CHE MI PIACE
DEL TEATRO
E’ LA RAGAZZA
CHE STACCA I BIGLIETTI.©

 

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01/05/2006
 

OGGI DOVREI ESSERE CONTENTO…

 

Ecco i vincitori, incipit per incipit, per l’antologia di Sedani 2006, disponibile anche online a partire dal 1 giugno 2006:
Per l’incipit di Manila Benedetto  Sai perché non mi piace il sol – di Alessandro De Santis
Per l’incipit di Alessandro Bergonzoni Acartequarantotto – di Alessandro De Carolis
Per l’incipit di Matteo B Bianchi Una prova da superare – di Maria Rogolino
Per l’incipit di Giulia Blasi Amare – di Emilia Sensale
Per l’incipit di Paolo Bolla Solitudini distanti – di Isabella Giorgio
Per l’incipit di Alessandra C Il principe dai pixel di seta – di Gianna Batistoni
Per l’incipit di Matteo De Simone Oltre la porta – di Giulia Boccabella
Per l’incipit di Marco Drago Appuntamento al buio – di Cynthia Collu
Per l’incipit di Angela Fassio Giù nel fango – di Salvatore Ciccone
Per l’incipit di Daniela Gambino La punta del piede – Bruno Bianco
Per l’incipit di Nicola Lagioia Il gioco della mosca cieca – di Gaetano Gaziano
Per l’incipit di Monica Maggi Di un altro amore. Amare. – di Raffaello Pallone
Per l’incipit di Marco Magnone Non si può tornar mattina – di Roberto Sburlati
Per l’incipit di Giulio Mozzi Solitario – di Jolanda Moletta
Per l’incipit di Margherita Oggero Vita da cani – di Alice Molinari
Per l’incipit di Laura Pugno Sarà famosa – di Guido Penzo
Per l’incipit di Luca Ragagnin Non pensarci un attimo – di Michele Minno
Per l’incipit di Kurt Randazzo Francesco, Rocco e Tino – di Guido Penzo
Per l’incipit di Luca Ricci Lady Manhattan – di Yuri Storasi
Per l’incipit di Evelina Santangelo Il mare – di Domenica Zinnarello
Per l’incipit di Mitì Vigliero Peo – di Miranda Barbieri

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Ed ecco i vincitori, incipit per incipit, per l’audiolibro di Sedani 2006, saranno letti su un accompagnamento musicale e racchiusi in un CD che servirà per finanziare l’associazione Giakaranda, un progetto di sostegno messo a disposizione degli ipovedenti e, più in generale, a chi ha problemi di lettura [gli mp3 verranno messi on line nell’autunno 2006]:

Per l’incipit di Manila Benedetto Il dolce gioco dell’amore platonico – di Antonio Zoppetti   
Per l’incipit di Alessandro Bergonzoni De-Bello Ludico – di Elia Rocco Rigamonti
Per l’incipit di Matteo B Bianchi Com’è difficile diventare grandi – di Federico Veggia Bianchi
Per l’incipit di Giulia Blasi Scacco ai ricordi – di Antonella Mighetto
Per l’incipit di Paolo Bolla Solo e il volo (Sol et le Vol) – di Maura Colombo
Per l’incipit di Alessandra C Cineclub. com – di Maurizio Gomboli
Per l’incipit di Matteo De Simone L’uccello sul muretto – di Lucia Castellani
Per l’incipit di Marco Drago Per caso – di Luca Moiso
Per l’incipit di Angela Fassio Una giornata da incubo – di Francesco Croce
Per l’incipit di Daniela Gambino Podoplastica additiva – di Lucrezia Irrequieto
Per l’incipit di Nicola Lagioia Il gioco della mosca cieca – di Gaetano Gaziano
Per l’incipit di Monica Maggi Last Call – di Rachele Rognoni
Per l’incipit di Marco Magnone If you go away – di Raimondo Pugioni
Per l’incipit di Giulio Mozzi C’est la vie – di Luca Parolino
Per l’incipit di Margherita Oggero Lezioni di strategia ludica – di Rita Barbero
Per l’incipit di Laura Pugno Sarà famosa – di Guido Penzo
Per l’incipit di Luca Ragagnin Trenta secondi – di Daniele Cairo
Per l’incipit di Kurt Randazzo A noi, noia – di Tommaso Chimenti
Per l’incipit di Luca Ricci Succedanei – di Mauro Mirci
Per l’incipit di Evelina Santangelo Al mare – di Massimiliano Pietroni
Per l’incipit di Mitì Vigliero Petali come carezze – di Giulia Boccabella

MA IO PREFERIVO LA CONTINUAZIONE DELL’INCIPIT DI BERGONZONI…

 

Come Quando Fuori Piove  

di

Bergonzoni – Penzo

®

  Forse uno dei giochi più grandi che siano mai esistiti. E’ obbligatorio giocare in due ma si può essere anche in dieci. Si danno novanta carte ciascuno poi ci si lamenta perché non si riescono a tenere in mano, cadono… Allora alcuni se ne vanno, otto per la precisione, così si resta in due e si può cominciare a giocare; se se ne vanno in sette si può stare lì anche degli anni. Il primo che fa scopa spazza il piatto ma il piatto piange perché gli è arrivata della saggina negli occhi e questo è regolare; l’altro dice cip e gli uccellini bussano. Chi apre per primo vede, chi chiude gioca al buio, allora l’altro torna a bussare incattivito soprattutto se ha il cavallo di bastoni perché non sa dove metterlo! Mai avrebbe pensato che per una partita a carte ci volesse una stalla! Allora la prima mano finisce in mezzo alla porta di chi ha chiuso per primo, regolare, finché un giocatore, di nascosto, si butta sotto al tavolo e comincia a fare: blef, blef, blef, blef, blef, blef. L’altro si accorge che sta bluffando e si accorge che è rimasto con una carta solo in mano: infatti vince chi resta con la carta in mano. E, secondo me, chi resta con la carta in mano vuol dire sì che è andato in bagno, ma non ha concluso.Ma c’è un ma perchè si può sempre pescare la matta. In questo caso si confondono le carte in tavola e le idee in testa. Però il regolamento non mente: Asso pigliatutto, sedie e banco compreso; se ti danno il due di picche  vai in bianco; hai colore se sei o sette a quadri; se hai denari sei ricco, puoi fare il mercante in fiera e vivere in un castello di carte con il bridge levatoio; se hai due cuori  sei un fenomeno; se hai tutti quadri puoi aprire una galleria d’arte; carta più alta vince, con o senza i tacchi. Prima che il gioco inizi bisogna verificare che le carte siano originali e non tarocchi e che tutto sia in ordine: L’asso nella manica, il due nel colletto, il quattro nel risvolto dei pantaloni, settebello, sette e mezzo, tresette, otto volante e il fante in caserma.  Quando alla fine decidi di fare il jolly e scappare con la cartoamante, dopo aver rubato mazzetto, ricordati sempre l’ombrello: Come Quando Fuori Piove. Buon divertimento.   

 

O IL SECONDO FINALE (fuori concorso): dal titolo: CARTA PIU’ ALTA HA I TACCHI.

 

… Ma c’è un ma, un però e una nota a piè pagina dove c’è scritto: vince chi ha l’asso tra Dover e Calais. E qui casca l’uomo, come dice l’asino, mentre il coniglio estrae il mago dal cilindro. Intanto la partita è ritornata con le carte comprate in cartoleria. Scartate le carte nuove, tolte le cartine e le mezze cartucce contate fino a cinque e distribuite tre carte a testa e cinque a croce. Ogni giocatore ne sceglie una senza farla vedere al vicino che poi la dice alla portinaia. L’asso vale undici mentre J, Q, K, L, W, P e 10 hanno valore dieci. Due di picche non vale niente, Sette bello è vanitoso, Re di denari è ricco se unito alla carta di credito. Attenzione: si possono cambiare fino a tre carte, basta conservare lo scontrino, ma non vale andare al lago a pescare la carta più alta. Vince sempre il jolly che è diventato talmente ricco da dare il proprio nome ad una catena di hotel. Non siate però egoisti, se al poker vincete molte mani, qualcuna restituitela. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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28/04/2006
 

 

“CETTE E RICETTE”

Un ricettacolo di ricette per chi ha sempre e solo domandato: Quando si mangia?

Questa sera cucino io, ovvero: se non hai altro da fare mi stiri la camicia per domani! Cette e ricette per chi non è mai entrato in cucina con la scusa che era chiuso (piuttosto che stirare). Capitoli random: Cap. 2 La storia del cibo raccontata a casaccio.  Cap. 15 Menù a meno. Cap. 4 Posso iniziare a cucinare poi decido cosa fare? Cap. 11 Chi è quella mente malata che ha disegnato il cappello da cuoco? Cap. 6 Cuochi si nasce o si è obbligati se nessun altro vuol cucinare? Cap. 22 Come sbucciare il pesce. Cap. 42 Dolce amaro. Cap. 4 Se lei non vuole più cucinare posso chiedere il divorzio?

 

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Intanto che cerco una ricetta per fare una ciambella senza buco…

Ode Barbara

(in cucina)

S’ode un fremitio di fremiti 

di giovin italici.

S’ode a destra un languir 

di languidi sguardi.

S’ode a sinistra un sinistro calpestio 

di anonime presenze presenti.

S’ode in cucina un ribollir

d’acqua nel pentolin.

Sode, al fin le uova

son sode.

 

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guido penzo

27/04/2006
 

DATE TEMPO AL TEMPO E NON VICEVERSA

Meglio un uovo oggi o una gallina domani? Dipende da quello che volete cucinare! Prendete un uovo, tiratelo di qua e di la, toglietegli la camicia, insultatelo e, quando sarà strapazzato a dovere sbattetelo in prima pagina. Questo servirà a dare un’immagine di voi diversa dal solito. In cucina, poi, bisogna sempre avere le idee chiare quindi, appena è possibile, accendete la luce. Non date mai nulla per scontato, chiedete sempre la fattura e, se il sale non si scioglie nell’acqua, avvaletevi del diritto di recesso. A conti fatti 382! A chi mi chiede: Qual’è la sua cucina preferita? Dico che io non ho problemi, mi piace la cucina araba, quella francese, quella mediterranea purchè ci sia abbastanza spazio per muoversi. Non amo le cucine con ristrettezze economiche. Per cucinare ho bisogno di ampi spazi e di coltelli affiliati. Intanto che l’acqua bolle, rispondo al commento precedente:

caro esperto di cucina, ti leggo tutte le settimane da due giorni e se mi permetti vorrei farti tre domande
1) secondo te e terzo me ultimi gli altri, la torta di mele si può fare con le pere tagliate a forma di mela? e sempre parlando della torta di mele è indispensabile fare la torta o si possono mangiare le mele così, al naturale, in questo caso, le pere?
2) se tu sei secondo io terza e gli altri sono ultimi, chi è il primo?
3) a quanti anni la gallina vecchia fa buon brodo? ne ho una in frigo da 5anni, sarà abbastanza vecchia?
grazie per l’attenzione
un’affezionata lettrice

 

Per primo sempre riso, a scanso d’equivoci q.b. La gallina fa buon brodo? No, assolutamente no. La gallina fa un buon minestrone, un discreto timballo, un ottimo arrosto ma il brodo proprio non lo sa fare buono. Se volete un buon brodo compratelo già fatto. Attenzione, poi, alle mele! Se Dio non le avesse inventate saremmo ancora in paradiso. Scendete dal pero, cogliete la prima mela (non il pomo d’oro d’Adamo) e fatevene una ragione. Spicchiatela e ammorbatela con parole dolci ( 20 g. di zucchero a piacere). Quando sarà pronta per cadere ai vostri piedi, spostatevi. Va servita e riverita accompagnandola. Il formaggio con le pere? Non ditelo al contadino, col culo che si fa dalla mattina alla sera altro che formaggio con le pere. Son cose da concittadini. Un ultimo consiglio prima di chiudere il gas:

Quando l’acqua bolle calate il sipario.©

 

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Cosa dire dei modi di dire?

“Chi ha denti non ha pane, chi ha pane non ha denti, per tutti gli altri la solita minestra”. Ma come sarà la solita minestra? Cercando di qua e di là, forse più di là che di qua, ho trovato però la ricetta dell’insolita minestra… In una casseruola a pareti alte versate 4 cucchiai per quattro persone, aggiungete un trito di marroni, uno spicchio e del prezzemolo che è dappertutto. A parte. Poi sbucciate la patata a fuoco lento, all’inizio, più veloce verso la fine. Se ci sono dei minori, rivestite la patata con delle fette di salame sugli occhi. A parte. Preparate della polpa di pomodoro per il succo della ricetta. Sofriggete in attesa di scoprire se piacerà. Mescolate per 5 minuti le carte in tavola. Distribuitele ricordando che vanno tra la forchetta,  l’incudine e il coltello. Carta più alta ha i tacchi e comincerà a mangiare per primo, poi il secondo ed infine saremmo alla frutta. Chi porta il vino? Tirate poi a lucido il dado o, in alternativa, tirate ad indovinare il tempo di cottura.  Salate q.b. e cuocete q.b. per un’ora q.b., quindi intavolate una discussione per quattro con i coperti (se viene a piovere). Dopodiché mettete nella casseruola il riso e quella frase ad effetto che avete scongelato in precedenza. Irrorate con spirito di conservazione, aggiungete, se occorre, ancora un modo di dire ed ingannate l’attesa che tanto lei, quando ha fame, non capisce più niente. Regolate di sale, pepate e cuocete per 20 minuti a fuoco basso, coperto. Tirate fuori dal forno prima di servire o, se volete, fate entrare gli ospiti in forno e poi servite. Abbinate un vino fermo, chi lo vuole se lo va a prendere, e buttate lì una battuta di verdure ad accompagnare chi se ne vuole già andare.

 

Già che siamo in cucina, mi scrive un anonimo: Domanda: “Tu che sai sempre cosa bolle in una pentola a caso, che infarcisci i tuoi discorsi con prosciutto e controumido, che hai le mani in pasta anche al volante, che dici dici ma poi poi, che se mi parcheggi ancora la macchina davanti all’uscita del garage te la faccio a quadretti…come posso riutilizzare tutto il pane raffermo che ho accumulato sotto il tavolo dopo le feste? Risposta: Colgo l’occasione e la butto in pattumiera (perchè la pulizia in cucina è fondamentale). Per prima cosa devo eliminare la crosta dal pane. Poi lo riduco a pezzetti e lo faccio nuotare nel latte caldo addolcito con 1 cucchiaio di zucchero per ogni dl oltre a 50 g. di b. ogni 2,5 dl. c.? Poni, a caso, su ogni fetta di pane cosi ammorbidito una salsa di cioccolato ed una samba piccante. Alternate, strato dopo strato, con un trito e ritrito di prezzemolo, mousse alla fragola e panna inacidita dall’età avanzata il giorno precedente. Avrai così risparmiato 50 centesimi di pane e speso 32 euro per gli altri ingredienti. Perchè ostinarsi a riutilizzare il pane raffermo? Buttatelo.

 

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In IRAK

BARANO!

 

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26/04/2006
 

 Villaggio Maori.  

 

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Voglio ma non posso.

“Vorrei tagliare a fette il latte intero” ©

“Vorrei una barca che fa acqua da tutte le parti, per darla da bere agli assetati”©

 

 

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25/04/2006
 

IL GIALLO DEL TAXI DI GUIDO (inizia Eros poi continuo io).

Guido guida un taxi giallo / nel bordello metropolitano / porta in giro soldi e stracci / di ogni genere che sia umano / quante acrobazie / che conosce bene come le vie / lui che sogna spesso di volare / vede tanta gente atterrare / all’aeroporto della sua città / Guido parla coi clienti / storie brevi storie di passaggio / quella volta che una donna / non aveva da pagare il viaggio / quante vite quante acrobazie / che s’incrociano come le vie / c’è chi scorda sempre qualche cosa / forse per la fretta di arrivare / ma qualcuno chiama già è un’altra corsa / e pensa ancora un giorno di poter volare via / portandosi dietro una valigia a mano / piena di idee da regalare / a chi può renderlo felice come una Pasqua / anche a Natale / Guido guida un taxi giallo / porta in giro giovani speranze / che non hanno fretta di arrivare / mette la freccia e giravolta / eppur non si perde nemmeno una volta / la città conosce bene / lascia a piedi chi non gli conviene / Guido pensa mentre guida / a quella volta che il poliziotto è salito / insegua quel sogno ha gridato / e fin a quel paese l’ha portato / Guido guidava un taxi giallo / fino a quando s’è stufato / la patente ha appeso al chiodo / e con Lia, in tandem, se n’è andato.

 

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Questa mattina, appena sveglio, ho avuto una strana, brutta, sensazione. Ho cercato sul comodino l’orologio. Non c’era più. Ed ho capito…

“IL TEMPO E’ FUGGITO,

CON IL MIO OROLOGIO!”

Non era prezioso, ma ci ero affezionato. Lo guardavo spesso. Lo guardavo mentre aspettavo Lia sotto casa, lo guardavo mentre correvo verso la fermata del tram, lo guardavo, di nascosto, mentre la prof di latino cercava il terzo da interrogare, lo guardavo in attesa del fischio finale della partita (alla stazione). Lui sapeva sempre cosa volevo e, senza mai sgarrare di un secondo, mi diceva sempre che ore erano. A volte è stato severo, “E’ ora che ti dai una mossa”. A volte è stato saggio, “Chi ha tempo da perdere lo metta via per quando non c’è più tempo”. A volte è stato caritatevole con i suoi simili, “Dai tempo al tempo”. A volte mi ha fatto correre, altre mi ha fatto riposare. E’ sempre stato al mio fianco, al mio polso, sia nei momenti allegri sia quando lo guardavo trattenendo il respiro (1 min. e 32 sec.)…Adesso che ci penso…C’è un’altra cosa a cui sono affezionato e sono i 2 mila e 350 euro che ho nel cassetto in sala. Spero che non se li sia portati via, il tempo, anche quelli.

 

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copyright, si scrive

24/04/2006
 

LOTTO X MILLE.

Buongiorno. 

Buongiorno. 

Cosa posso fare per lei? 

Ho fatto un sogno. 

Certo, immagino voglia sapere a che numero corrisponde. Cosa ha sognato? 

Ho sognato una lettera. 

Quale lettera dell’alfabeto? 

No, non una lettera dell’alfabeto, ma una come quelle della posta.

Com’era questa lettera? 

Com’era?…una lettera… 

Si fa presto a dire lettera. Si ricorda se era una raccomandata? 

Perché? 

Lettera raccomandata fa 43 mentre se era minatoria fa 70. 

Mentre sognavo non ci ho fatto caso… 

Era illeggibile, fa 89. 

Non ricordo… 

L’ha trovata, fa 52 o l’ha portata il portalettere, fa 51? 

Non ricordo, so che… 

Se era segreta fa 15, listata a lutto 63, infamante 77, falsa 24, d’invito 61, assicurata 31, aperta 29… 

Lasci stare…mi dice tre numeri a caso? 

21, 79 e 38…e la lettera? 

Se qualcuno voleva che vincessi facendomi sognare una lettera avrebbe dovuto metterci dentro i tre numeri da giocare!  

 

Postato da: penzogi a 16:21 | link | commenti |
si scrive

 

“Se prima di partorire ti si rompono le acque

non perdere tempo a cercare la colla”. ©

 

Postato da: penzogi a 13:21 | link | commenti |
copyright, guido penzo

 

Tutto o in parte. Una parte di tutto. Tanto non fa lo stesso. Prendere o lasciare, lasciare dopo aver cercato di prendere. Chi copia sa quel che fa, se non lo dice avrà l’acne della terza età, vedrà la vista diminuire, sentirà l’età che vanza (chi ne vuole un’altro poco?), capirà che non si scherza con le cose che fanno sorridere, sarà travolto da un’onda anomala dell’etere, avrà freddo d’estate, caldo d’inverno, così così in primavera. Chi copia è destinato ai lavori forzati in una miniera di carta carbone. Chi copia gatta lo insegue e sarà trasformato in una statua di riso. Se hai coraggio da vendere vendilo. Dimostra chi sei per quello che credi d’essere, abbi bembo bamba binbino. Non copiare, chiedi, posso sempre suggerire sotto banco. “Qualsiasi testo scritto su un blog (e a meno che il blog sia stato registrato in tribunale come testata giornalistica), con licenza creative o meno, è protetto dalla legge sul diritto d’autore.  Chi ne voglia fare uso deve avere una autorizzazione scritta dell’autore dove è specificato in che modo e in quale contesto lo scritto viene utilizzato. Di fatto i riadattamenti per una rappresentazione teatrale (o televisiva) devono essere autorizzati espressamente dall’autore, che ha diritto ad approvare le modifiche e ad opporsi ai travisamenti del senso dell’opera.” (Il testo tra virgolette l’ho copiato da un commento su Ineditablog riguardo al diritto d’autore copyright (Speriamo non se ne accorgano).

  Ossignore

 

Postato da: penzogi a 10:29 | link | commenti (2) |
copyright

21/04/2006
 

“C’è chi, in questo paese, ha trovato l’America. Mi dispiace per tutti quelli che cercavano la Francia, il Belgio o l’Ecuador”. (Guido Penzo©)

 

Postato da: penzogi a 13:39 | link | commenti (1) |
copyright, guido penzo

 

NON SCOSTATE QUELLA TENDA

 

La vita, controindicazioni all’uso.

Pensa sempre che domani è un’altro giorno. Se lo pensi di notte sostituisci la parola notte a giorno. Vivi sempre pensando che è il penultimo giorno (che se è l’ultimo e dovessi mancare di mattina presto, diventa inutile pensare che è l’ultimo giorno). Portati avanti rispetto alla vecchiai. In tram cerca sempre di sederti, riposati sempre quando puoi, del domani non sai. Se il tram è pieno prendi quello dopo. Fai a vent’anni le cose dei ventenni e a quaranta quello dei quarantenni. Se hai paura di sbagliare prenditi un’agenda. Non preoccuparti del futuro, non avere paura di dimostrare chi sei anche se non sai coniugare i verbi. Se è amore vero si coniugano da soli (tu pensa a cosa regalargli). Non masticare chewing-gum se prima non hai deciso dove attaccarlo. Se il presente non ti piace avvaliti del diritto di recesso. Non preoccuparti di ricordare sempre tutto, ma non dimenticare mai il pane. Usa la testa, ma davanti ad una porta chiusa usa la maniglia. Pensa sempre a trovare prima parcheggio e poi pensa alla fame nel mondo. Non si è mai visto nessuno che pensa alla fame nel mondo cercando parcheggio. Prendi due pigiami per la notte, uno di una taglia più grande ed uno di una taglia più piccola. Indossa il pigiama più grande per dormire più comodo e metti il pigiama più piccolo nell’armadio, occupa meno spazio. Non invidiare nessuno a cui tu non possa rigare l’auto. Conserva tutte le tue lettere d’amore nella speranza che i francobolli diventino rari. Ricorda i complimenti che ricevi e non importa se l’ultimo è stato per un otto alle elementari. Non legarti nulla al dito che ti limiti i movimenti. Non sentirti in colpa se non sai cosa fare della tua vita, pensa che c’è chi lo fa a meno. Offri acqua gasata a chi te la chiede naturale e naturale a chi te la chiede gasata, così finirà questa storia dell’acqua. Sposa solo le idee più belle e se ti lasciano chiedi gli alimenti, la fame è una brutta cosa. Se prima di partorire ti si rompono le acque non perdere tempo a cercare la colla. Vivi a New York per un po’, ma lasciala prima che ti indurisca. Vivi anche in California per un po’, ma lasciala prima che ti rammollisca. Smettila di ridere. I consigli che ti ho dato riponili tra le cose più care mentre i cibi congelati vanno nel congelatore e non viceversa. Guido Penzo©

 

Postato da: penzogi a 10:54 | link | commenti (1) |

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