29/03/2004no title

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22/03/2004selezionato concorso oliodisatira

Berlusconi: “L’Italia lavora troppo poco, tagliamo le festività”.
Appena la notizia si sparse per l’etere il Paradiso divenne un Inferno. La voce si diffuse da “Passaparola” per tutto l’Empireo, fino alle Bahamas (che era un Paradiso fiscale). “Occorre lavorare di più” aveva affermato il Presidente del Consiglio da Cernobbio, proponendo di eliminare le festività di Ognissanti e dell’Epifania. Passi per la Befana, a cui veniva così tolta l’autorizzazione a sorvolare con la sua scopa lo spazio aereo italiano, ma eliminare la festività del 1° Novembre non sta né in cielo né in terra. Il più arrabbiato era San Gregorio che era stato fatto Santo da quando aveva inventato il calendario, per poter dare a tutti i Santi un giorno di Gloria, in attesa della Gloria eterna. Ma se l’era presa anche il leghista San Marco e la stessa Santa Chiara voleva vederci chiaro. San Felice era meno felice mentre San Sone, che non era uno stinco di Santo, con la clava in mano, voleva scendere per mettere le cose a posto. A San Gennaro poi gli si era sciolto il sangue nelle vene, San Gemini lasciò tutti a bocca asciutta, San Remo aveva smesso di cantare la canzone di Masini e a San Giorgio a Cremano i disoccupati organizzati, con in testa San Vito lo Capo, volevano partire per occupare Castel Sant’Angelo, vicino alla Santa Sede. L’unico che non credeva alla notizia era, come al solito, San Tommaso che, per cercare conferme, si era già collegato via Internos con l’Inferno dove i comunisti, rossi di rabbia, erano già in fermento e promettevano una dura opposizione. Fu San Giovanni a sbottare “Ma chi si crede questo Silvio, un Padreterno?”. Sperando di non essere stato sentito aggiunse: “Siccome l’Europa non vuole fargli fare il ponte sullo Stretto, allora lui se la prende con tutti gli italiani facendogli saltare tutti i ponti” e rivolto a San Siro “E tu che lo fai giocare tutte le domeniche e fai miracoli per far segnare Shevchenko nel recupero!”
Subito fu convocato l’Angelo Custode del Palazzo, ma né lui, né Fini né Follini ne erano al corrente. Che Silvio, ancora una volta, fosse stato frainteso? La notizia non era stata scritta né Letta. Solo il portavoce del Premier Bonaiuti arrivò in suo aiuto. Ma questo non bastò a consolare tutti quei bambini che, non avendo Santi in Paradiso, non avrebbero più potuto festeggiare l’onomastico.
Ancora una volta il pasticcio era fatto, con pasta all’uovo, prosciutto cotto, parmigiano, panna fresca e verdure…stufate!

di Guido Penzo

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Il lavoro libera la …

Il lavoro libera la mente o mente chi dice che il lavoro libera?

Sono un intellettuale organico, in quanto umano. Un libero pensattore che recita a soggetto, a verbo a complemento oggetto. Un attore del pensiero che pensa a quello che scrive dopo che l’ha letto. Uno scrittore? A che ore? Un lavoratore in bianco non pagato ma appagato dall’idea del pensare, in movimento tra il dire e il fare, che fa fatica a dire ciò che è meglio fare. Un coltivatore dell’ortografia con sintassi o senza tassi. Un viaggiatore reale in paesaggi artificiali. Io sono in quanto Penzo. Un giocoliere che aspira, respira, aspira, respira, aspira ad essere e ad avere. Un acrobata intellettuale che volteggia, e a volte no, con la testa tra le nuvole e i piedi ben piantati in terra. Un divoratore di aria fritta, paroloni farciti, frasi fatte con il sale della vita e, se serve, parole pepate. Quando ci vuole ci vuole.

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19/03/2004no title

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09/03/2004no title

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Chi è dentro è dentr…

Chi è dentro è dentro chi è fuori è fuori. Chi è fuori di testa e chi è dentro. Chi non vuole uscire e chi ci vediamo sta sera. Chi dice che e chi dice cosa.
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07/03/2004no title

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) Parlo poco di me, …

) Parlo poco di me, non mi piace affrontare argomenti di cui non so quasi nulla.

2) Si potranno un giorno rimpiangere le occasioni non perdute ?

3) Non c’è più niente da perdere. E purtroppo si ha paura di perdere anche questo.

4) Si lotta per cambiare, si lotta per rimanere uguali. Sapendo che sono entrambe battaglie perse.

5) Il mondo è uno di quei posti dove non so proprio come comportarmi.

6) E se quelli che amano esclusivamente loro stessi avessero capito tutto ? Se solo loro, realmente, amassero ?

7) Non c’è nulla di peggio degli arrivisti che non sappiano dove voler arrivare.

8) Il fine giustifica i mezzi, ma il fine chi lo giustifica ?

9) Diffidate delle imitazioni: potrebbero essere migliori dell’originale.

10) Non si parla più, al massimo si tende a precisare.

11) Credo fermamente in Dio. Peccato che al momento sia in pausa pranzo.

12) In un mondo così complicato solo la vita non ha istruzioni per l’uso.

13) L’occasione fa l’uomo ladro, la raccomandazione dipendente statale.

14) Le vie facili non mi piacciono. Le vorrei facilissime.

15) Adoro i noiosi, mi fanno sentire così interessante.

16) Molti oggi non pensano. Alcuni di loro riescono addirittura a farlo in tre-quattro lingue diverse.

17) La fede smuove le montagne, il denaro aiuta a costruire molto più semplicemente una galleria.

18) Le circostanze determinano interamente la nostra vita. Ma non è la vita stessa una circostanza ?

19) Dopo una vita passata a cercare il principe azzurro scoprì di essere daltonica.

20) Finché c’è indignazione c’è speranza.

21) Basta poco a cambiare idea per chi ha solo un’idea.

22) La vita è incontrarsi in una strada a senso unico senza sapere chi dei due abbia ragione.

23) Bisognerebbe trovare il coraggio di dire tutto. Ma a quel punto bisognerebbe trovarne anche il tempo.

24) Ognuno ha il proprio concetto di democrazia, il problema è che vuole imporlo agli altri.

25) Dio, Dio, Dio, Dio…: chi può dire sia stato invano ?

26) La vita va avanti. Solo perché non può proprio tornare indietro.

27) Il giorno del Giudizio Universale sarò io il cretino che alzerà la mano e dirà: “Alt ! Prima di tutto le domande…”.

28) A volte il treno che perdiamo rimane in stazione, perché non avrebbe senso viaggiare senza passeggeri.

29) Dio serve ai poveri per sperare in un mondo migliore ed ai ricchi per evitare la rivoluzione.

30) Un giorno potremo forse perdonare le donne che ci hanno detto di no, ma non quelle che ci avrebbero detto di sì.

31) Nella vita potresti anche trovare il tempo per fare tutto, ma a quel punto non rimarrebbe più il tempo per fare nulla.

32) Ho risolto i dubbi sull’esistenza di Dio quando mi è apparso e mi ha detto: “Tranquillizzati, io non esisto”.

33) Esisteranno strade senza entrata ?

34) L’impossibilità d’essere normali, l’impossibilità di essere diversi: siamo tutti racchiusi in questa banalissima piccola verità.

35) Una vita passata “all’opposizione”: militanza sgradevole, ma così affascinante.

36) Faccio come i bambini che, organizzando una squadra di calcio, s’affrettano subito a dire: io, tu, …

37) Il potente ti spinge a credere al caso perché almeno uno dei due ci creda.

38) Non aspettate il Giorno del Giudizio: di solito avviene ogni mezz’ora, ma se ne occupano persone meno qualificate.

39) Esistono geni senza un passato, ma sono solo una trascurabile minoranza rispetto agli imbecilli con un futuro.

40) E se uno non avesse capito niente tutta la vita ? Vaglielo a spiegare ai posteri che hai agito in buona fede…

41) Pochi attimi decidono la nostra vita, e servono anni per capire questa triste verità.

42) Ormai è modestia dire: “Sono tra i migliori…”

43) Con alcune persone posso essere d’accordo solo a condizione che loro non siano d’accordo con me.

44) Il problema è che dietro l’ultimo angolo non ci sarà niente…

45) Gli uomini pieni di se’ contengono poco.

46) Si esce da certe serate illesi solo superficialmente…

47) Il mondo resta sempre troppo piccolo per non incontrarsi prima o poi una seconda volta. Il problema rimane la prima.

48) E’ nell’invecchiare che si cominciano a fare grandi progetti per il futuro.

49) In un cimitero si corre il rischioso, ma comprensibile, pericolo di ritenersi salvi.

50) La situazione precipita. Fortunatamente lo fa dal basso.

51) Solo quando si muore “si muore e basta”.

52) Non si sfugge a noi stessi: non riusciremmo mai a distanziarci.

53) Dal Potere è possibile togliere tutti gli “uomini di Potere” e scoprire che il Potere è rimasto.

54) Perfino la Morte non colpisce tutti nello stesso modo.

55) E i maestri di Vita, a fine mese, chi li paga ?

56) La Vita è un pomeriggio passato da piccoli a casa di un amico, sapendo che in qualsiasi momento tuo padre potrebbe venirti a prendere per riportarti a casa.

57) Si tocca il fondo quando è l’inganno a precedere la legge.

58) Le donne con troppi timbri raramente arrivano alla giusta destinazione.

59) Svegliarsi alla fine del film, solo quando qualcuno ci scuote un braccio avvertendoci che la proiezione è terminata, bisogna andar via, e rendersi allora conto che abbiamo dormito per quasi tutto il film: non è forse così la vita ?

60) I misantropi si incontreranno tra loro ?

61) C’è al mondo una, una sola, persona perfettamente consapevole ?

62) Credono di renderci felici regalandoci pezzi di vetro e perline colorate. Pazzi. Se non aggiungono almeno delle conchiglie non se ne fa niente.

63) Nella vita è meglio essere evasi che prigionieri.

64) Cosa invidio a Dio ? Il tempo a disposizione.
65) Si capisce tardi, troppo tardi, sempre più tardi. E alla fine si dimentica cosa avevamo capito.

66) Il terribile sbaglio dell’umanità sta nel cercare di insegnare il mondo ai bambini invece che tentare di impararlo da loro.

67) C’è chi ti chiama per chiederti qualcosa e finisce per parlare del mondo e chi ti chiama per parlare del mondo e finisce per chiederti qualcosa.

68) La maturità saranno quei rari lampi di presa di coscienza nell’arco della vita o la capacità di lasciarseli alle spalle ?

69) Quante volte si fanno migliaia di chilometri soltanto alla ricerca di qualcuno che ci dica dove siamo……

70) Vince sempre l’inseguito. Con l’eterno dubbio che, se si fermerà, sarà perduto.

71) La vita mi ha sospeso. Quel che è peggio con la frequenza obbligatoria.

72) “ L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare “. Me lo immagino Dio che ogni tanto lo pensa….

73) Vuoi che io veda il bicchiere mezzo pieno ? D’accordo, va bene, lo farò, ma concedimi una domanda: chi si è bevuto l’altro mezzo?

74) Potessi almeno avere la fantasia della Morte…

75) Strane donne le più volte vergini…

76) Si può morire per un’idea non avendone ?

77) Si esce da una serata sempre un minuto prima dell’incontro che ci avrebbe cambiato la vita.

78) Si arriva ad odiare solo se si è persone serie, molti si accontentano di semplici antipatie.

79) Non posso capire tutti gli altri se prima non capisco me stesso, ma come posso capire me stesso se prima non capisco tutti gli altri ?

80) Non si prova l’amore. Si prova l’assenza.

81) Non riusciva a sognarla. E così la perse.

82) Credeva di morire, ma si sbagliava: non sapeva che, per morire, bisogna prima aver vissuto…

83) Date ad un uomo del potere e lo rovinerete. Date ad un uomo tutto il potere e ne farete Dio.

84) Era ancora innamorato di lei. Ma proprio non riusciva a ricordarne più il motivo.

85) Ha un complesso di inferiorità, ma allargato: guarda tutti dal basso in basso.

86) Forse l’amava. O forse no. Nel dubbio prima la sposò e poi la lasciò. Ma il dubbio rimase.

87) Chiunque può sottrarmi un pomeriggio. Che non tornerà mai più.

88) Non c’è niente di peggio di un idealista che non abbia idee.

89) Fidarsi è male. Non fidarsi è peggio.

90) Il buon Dio, fortunatamente, dà a tutti con uguale generosità: alcuni li fa morire di fame, altri di anoressia.

91) La civiltà non è ancora riuscita ad inventare nulla che sia più meraviglioso di un tramonto.

92) Ci si innamora per solitudine e ci si lascia per noia. E’ comunque vero anche il contrario.

93) Bisognerebbe raggiungere nei rapporti umani lo stesso livello di intimità dei bambini che si scambiano tranquillamente la gomma da masticare….

94) Bisogna potersi “permettere” il lusso di dire “Ti amo”.

95) Il cuore non ha “ragione”. Ma non per questo ha torto.

96) La Vita è dare agli altri. Nei limiti di quello che uno riesce a dare a se stesso.

97) Siamo troppo interessati alle nostre vicende personali. Ma siamo anche gli unici ad esserlo.

98) Non ci sono amori brevi, ci sono solo amori frettolosi…

99) Terribile dubbio: ma quando Lazzaro morì per la seconda volta e capì che si trattava di una morte definitiva, come la prese ?

100) Non mi importa di quello che dice la gente. Ma, per favore, non ditemelo.

101) Il problema è quando la gente ti muore dentro.

102) Si fa una vita discretamente di merda: la partita dunque si gioca tutta su quel discretamente.

103) Non c’è mai nulla di “scontato”: nella vita si paga sempre tutto a prezzo intero.

104) Quando ti dicono “abbi fede” non allargare mai le braccia: potrebbero approfittarne per crocefiggerti.

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05/03/2004no title

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03/03/2004no title

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02/03/2004Non so se vi è mai…

Non so se vi è mai capitato, in quel periodo della vita, quando siete in dubbio se imbiancare la cucina o andare a lavare l’auto (anche se pensate che prima o poi pioverà); quando non sapete che canale della TV guardare, per quale squadra fare il tifo il prossimo anno (visto che la vostra è appena retrocessa); quando non sapete che pesci prendere, al mercato; quando sentite discorsi da bar al cinema, nell’intervallo tra il primo e il secondo tempo; quando vi guardano storto e vi domandate che cosa hanno da guardare, visto che siete nudi; quando se tanto mi da tanto; quando la vita è piena di sorprese ma non indovina mai i regali che vorreste ricevere; quando dopo tutto c’è ancora qualcosa senza specificare che cosa; quando ascoltate la radio anche se voi non avete una radio (e prima o poi busserete alla porta del vicino e gli chiederete di abbassare il volume); quando nella penombra crederete di aver visto giusto e non trovate l’interruttore per avere una conferma; quando sarà giunta la vostra ora e dovrete presentarvi davanti al Giudice Supremo e non vi basterà passare tutta la notte a prepararvi ripassando le sentenze di Cicerone e tutti gli assiomi di trigonometria (?), e non servirà presentarvi con l’abito stirato; quando alla fine avete deciso che non può continuare così, che da qualche parte dovete pur andare a parare, ma non sapete da che parte tuffarvi; sarà allora che vi chiederanno di guardarvi allo specchio e voi, dopo averci riflettuto un poco decidete: va bene, imbiancherò la cucina, ma il prossimo anno si va in vacanza dove decido io!

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19/02/2004vinto concorso Racconti DOP modena 2004

IN VINO VERITAS

In vino veritas in lino terital, per ben bere ci vuole stoffa! Questo disse al parco Lambro re Usco, pronipote di Bacco da parte di nonna, nonna Astemia, in una notte in cui pioveva come al solito acqua. Re Usco, grande monarca e pensator di marca, ebbe un’idea metereologetilica che avrebbe mutato il corso della storia logica ed enologica mondiale: cambiare l’essenza della pioggia in quanto tale. Gli sarebbe piaciuto cioè in sostanza creare delle nuvole nerorosso che a contatto con fulmini venti e altri fenomeni elettrostatici irrorassero nientepopodimeno che vino. Re Usco allora un bel dì partì dalla sua villa al Parco Lambro per venire in Emilia ed iniziar certi esperimenti al riguardo ma nel traffico caotico di Modena si imbottigliò (avatico presagio del suo fortunato futuro destino); stette quasi un anno e mezzo davanti ad un semaforo ovviamente rosso e praticamente invecchiò, imbottigliato, e bloccando per di più tutti quelli dietro di lui, infatti faceva da tappo!

Questa ben strana congerie di fatti fece si che si fece largo nella testa di re Usco un’idea divina. Da dove veniva, non lo sapeva, ma il di vin intervento intervenne proprio in quel momento. All’incrocio tra la via Emilia e la via Romagna, dove un via vai di pazzi usciva dagli usci di palazzi dove uscieri, uscioggi e uscidomani nessuno ci badava più. “Perbacco!” esclamò re Usco. “Hip Hip Hurrà” gli rispose in coro la folle folla. “Ecco l’idea che per quanto balzana piacerà anche a zia Berta, nipote di nonna Astemia ma al contrario sempre brilla anche al buio. Ecco l’idea che lascerà tutti a bocca asciutta come la pasta. L’idea che capovolgerà il mondo, che farà cantare i ricchi, i poveri e i Ricchi e Poveri. L’idea che darà nuova linfa vitale alla vite e darà un giro di vite al vate.” Così dicendo il monarca scese da uno dei duecento cavallimotore che fino a Modena l’avevan portato e tutto frizzante entrò nell’antro di un’osteria dal regal nome: Corona. Si sedette ad un tavolo e cominciò a buttar giù degli appunti. Subito l’oste accorse e li raccolse. Re Usco lo squadrò dalla testa ai piedi e viceversa. Era un giovin di pelo rosso, allegro e gioviale, gradevole di aspetto spumeggiante e sempre all’altezza di ogni situazione. Si accompagnava bene ad ogni pietanza che portava in tavola, dai primi ai dolci. Cordiale, schietto e Franco, di nome e Vamba di cognome. Re Usco da parco Lambro rivide se stesso da giovane, ma prima di farsi cogliere dalla commozione cerebrale, lo invitò al tavolo. “Bando alle ciance, allegre e non. Ho bisogno del tuo aiuto”. In quattro e quattrotto, con una logica matematica, il Sovrano dalla provincia di Milano, cercò di spiegare sul tavolo la sua frizzante idea che da qualche minuto gli stava fermentando in testa. “Trasformare il ciclo dell’acqua in ciclo del vino”. Il titolo, anche se non era onorifico, sembrò suonare bene al re (ma anche al fa, al mi e al sol). “Raccogliere” continuò Usco “In una secchia grandi quantità di uva, meglio se locale, e se è tanta, trilocale. Pigiarla, poi, il più possibile, per farla entrare e se il tempo non è tiranno, dopo aver dato fuoco alle polveri, farla evaporare. Raccoglierne quindi il vapore in nuvole nerorosse a forma di botti che si muovono in cielo. Le basse temperature ad alta quota condenseranno le bollicine fino a far piovere…vino.” Il giovane oste, che fino a quel momento aveva cercato di contare quante vocali e quante consonati erano state usate dal Re nell’illustrazione senza disegni del suo piano, si svegliò alla parola secchia. “Sarò franco” disse Franco, “Nuvole a forma di botte dove far invecchiare il vapore di vino…va bene, uva pigiata…va bene, correnti d’aria alternata…va bene, ma dove troviamo la secchia per contenere l’uva?” “Sette…ventidue…quarantacinque…trentasei…” Re Usco diventò brusco e cominciò a dare i numeri “Dove troviamo una secchia? Dove troviamo una secchia qui a Modena? Una semplice secchia di legno? Non un secchione che studia dalla mattina alla sera e viceversa e che non fa copiare i compagni. Non un secchiello dove riversare con un cucchiaino tutta l’acqua del mare. Ma una secchia…un semplice secchio femmina? Io parto dal Parco Lambro, attraverso mari e monti, vongole e funghi, colline e pianure, Paesi Bassi e paesi alti, paesi spaesati e paesi sovraffollati. Soffro le penne dell’inferno, le biro del purgatorio, le stilografiche del paradiso. Mi faccio in quattro e per questo faccio impazzire il mio psicanalista, pur di darla a bere a tutti e tu mi chiedi dove troviamo una secchia…rapiamola!” In quell’istante entrarono nella storia, cioè nell’osteria, Marte, figlio di Giunone e Giove, la dolce Venere, bella come l’aveva dipinta il Botticelli (nel Botticelli c’è il buon vino) e, seguito da un gran baccano, Bacco. I tre, che a ben guardarli sembravano dei, erano giunti fin lì in aiuto ai modenesi che se la stavano vedendo a suon di botte con i bolognesi, quelli del ragù. “Perbacco” urlò Bacco “Un tavolo dove possiamo rifocillarci”. Tosto si alzò re Usco che, volendo ingraziarsi i favori degli dei per il suo progetto, invitò i tre a fargli compagnia. Dopo i primi convenevoli, i secondi convenevoli e il dessert convenevoli, i quattro strinsero amicizia. Bacco teneva banco continuando a raccontare barzellette sui Carabinieri che facevano piegare in due dalle risate il Sovrano, anche se nulla sapeva di questa nuova arma. Mentre Venere che mangiava solo mele parideinda, teneva il muso a Marte per il fatto che i due si trovavano in opposizione da qualche giorno, da quando Saturno era entrato nella nona casa dei Gemelli, quella al mare. Sarà stato per le abbondanti libagioni a base di turtlein, sarà stato per la musica di Eros in sottofondo (suona da dio), sarà Stato Pontificio, sarà che re Usco gli sembrava di stare sull’Olimpo, tra gli allori e gli argenti, sarà stato per quel vinello di locale vitigno così vivace, sarà stato brillo, re Usco si dimenticò della sua missione. Inpòssibol? Pòssibol! Quel che però gli rimase in mente e sul palato fu il sapore di quel vino, così piacevole e brillante dalle stesse caratteristiche dell’oste che l’aveva portato in tavola. Un vino che Bacco dedicò al re terreno e alla sua geniale idea…qualunque fosse stata. Un vino che da quel giorno fu chiamato Lambrusco in onore del re Usco da parco Lambro, o viceversa.

Fine.

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racconti
C’è chi dice che, c’…

C’è chi dice che, c’è chi dice cosa. Ma quando chi dice che dice cosa e viceversa, allora nessuno è più sicuro di nulla, e nulla è più sicuro di nessuno. L’incertezza è la strada di chi lascia il certo per l’incerto. E’ come quando lasci l’auto in divieto di sosta e non sei certo se prenderai una multa, pur essendo certo dell’infrazione. E’ il vigile la metafora del destino. Dell’intestino parlerò la prossima volta.
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04/02/2004recensione a Concorso Dop

Leggere di gusto

Chi racconta meglio lambrusco e prosciutto
di Angelo Surrusca

30 aprile 2004

La rassegna modenese enogastronomica “Asso di gusto” si è arricchita nel 2003 di un concorso letterario consistente nel comporre una storia breve partendo da un incipit d’autore. Quattro le tracce: Lambrusco (incipit di Alessandro Bergonzoni), prosciutto di Modena (Ugo Cornia), aceto balsamico tradizionale di Modena (Loriano Macchiavelli), parmigiano reggiano (Valerio Massimo Manfredi).

Racconti a Dop, questo il titolo del concorso, alla fine è diventato anche un libro, edito da Pendragon, che raccoglie i testi dei vincitori e di coloro che hanno ricevuto una menzione. Come capita con le raccolte, specie se di esordienti, il risultato è altalenante. La sfida più ardua si è consumata sulla traccia bergonzoniana: emulare le costruzioni barocco-demenziali del comico bolognese è quasi impossibile; Guido Penzo, tuttavia, riesce a sorprendere per la felicità di alcune divertenti invenzioni linguistiche.

Il secondo classificato, Michele Previtera, troppo impegnato ad arrampicarsi in circonlocuzioni verbali, piomba in una storia più convenzionale. Anello debole del libro è rappresentato dai racconti di Paolo Vistoli e Loretta Luppi Rassloff: le storie, appese da un filo sottilissimo all’incipit di Ugo Cornia, sono anche molto lontane dallo stile “parlato” dell’autore. Va molto meglio con “Il tesoro della grande casa”: sia Ivana Gini sia Oscar Clò, pur parecchio distanti fra loro, danno un convincente sviluppo all’incipit di Loriano Macchiavelli.

Chiude in bellezza “Il paese di Bengodi” di Manfredi, che Stefano Paolocci trasforma in amara parabola sulla pubblicità: ìmpari il confronto con Renata Farina, seconda classificata.

RACCONTI A DOP
di Autori Vari
Pendragon, pp. 86, € 10

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28/01/2004Io mi ricordo collet…

Io mi ricordo collette di natale
Campi di grano ai lati della provinciale
Il tragico Fantozzi la satira sociale
Oggi cerco Luttazzi e
Non lo trovo sul canale
Comunque sono un bravo cittadino
Ho aggiornato suonerie del telefonino
E un bicchiere di vino con un panino
Provo felicità se Costanzo fa il trenino
Ho un santino in salotto
Lo pregio così vicino all’enalotto
Ho Gerry Scotti col risotto ma è scotto
Che mi diventare milionario come Silvio
Con il giornale di Paolo e tanta fede in Emilio
Quest’anno ho avuto fame ma per due settimane
Ho fatto il ricco a Porto Cervo… che bello!!!
Però mi ricordo collette di natale
Campi di grano ora il grano è da buttare
M’importa poco ora io vado al centro commerciale
E il mio problema è solo dove parcheggiare

RIT. Ohoo ohoo
Ma a me non me ne frega tanto
Ohoo ohoo
Io sono un italiano e canto
E datemi Fiorello e Panariello alla tv
Sono l’italiano medio, nel blu dipinto di blu

Io sono un bravo cittadino onesto
Bevo alla mattina un bel caffè corretto
Dopo cena il limoncello in vacanza la tequila
La gazzetta d’inverno e d’estate novella 2000
Che bella la vita di una stella
Marina o Martina o quella della velina
La mora o la bionda è buona e rotonda
Finchè la barca va finchè la barca affonda
E intanto sto perdendo sulla patente il punto
E un’auto blu mi sfreccia accanto
Che incanto…

Ma spero che un sogno così non finisca mai più
Mi voglio svegliare mai più
Ti voglio far vedere
Che sono proprio un bravo cittadino
Ho il portafoglio di Valentino
E l’importante è quello che ci metto dentro
Vado contro il vento a sinistra a destra
Sabato in centro fino a consumare le suole
Ballo canzoni spagnole così non mi sforzo
A seguire le parole e penso a fare l’amore
Alla villa di Briatore alla nonna senza
Ascensore alla donna del gladiatore
A qual è il male minore l’onore sua eccellenza
Monsignore e ancore baciamo la mano
Che bel miracolo italiano

RIT. Ohoo ohoo
Ma a me non me ne frega tanto
Ohoo ohoo
Io sono un italiano e canto
Non togliermi il pallone e non ti disturbo più
Sono l’italiano medio, nel blu dipinto di blu

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Non è che avessi le …

Non è che avessi le idee molto chiare, e neanche la vista. Di nebbia non se ne vedeva neanche l’ombra, forse perchè non c’era il sole. Sole, abbandonate ai lati della strada maestra, che se prima o poi impari qualcosa allora diventa strada insegnante. E poi al liceo, strada professoressa. Essa. Di notte si muoveva in moto perenne. Anche se dava l’idea di bighellonare, non lo faceva per paura di sbagliare. “Prima o poi cambierò vita” diceva guardandosi i fianchi, di fianco alla strada. “Prima o poi…cambierò”.
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“Se fossi ricco rega…

“Se fossi ricco regalerei una parte dei miei soldi a me stesso, per essere ancora più ricco”. (Guido)
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Ci sono libri…

Ci sono libri che ti colpiscono in modo particolare. Acuni possono farti male, altri possono farti sognare. Dipende dove ti colpiscono. Questo libro, letto molti anni fa, mi ha lasciato “dentro” un segno indelebile. Forse perchè avrei voluto essere io il protagonista, oppure avrei voluto essere io il bambino co-protagonista, o meglio, avrei voluto essere io la moto protagonista.

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27/01/2004 “La tel…

“La televisione mi piace. Quando l’accendo mi annoia.” (Guido)
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finalista premio alice in-edito 2002

http://www.pianetascuola.it/archivio_news/aprile_2002/notizie/news05413.html

IL FURTO DELLA GIOCONDA
(ad insaputa della Gioconda stessa)

La notte precedente era stata una notte buia e tempestosa.
Il giorno dopo, mentre su New York calavano le prime ombre della sera…
New York, 56 milioni d’abitanti. 56 milioni di storie da raccontare. Questa è una di quelle.
“Edizione straordinaria! I soliti ignoti rubano la Gioconda di Leonardo. Edizione straordinaria! La polizia brancola nel buio, aspettando che sorga il sole! Edizione straordinaria, con videocassetta allegata a sole 3 euro!
Tutti i particolari in cronaca!”.

Non riuscivo a credere alle mie orecchie da mercante.
Stavo bevendo a tutta birra tra una salsiccia e l’altra, seduto al Baghdad Caffè del mio amico Mandrake, in compagnia dei colleghi Basettoni e Charlie Chan, quando un giovane strillone ci sommerse con le sue grida.
Per un dollaro d’onore acquistai una copia de “Le Figarò”, il più bel quotidiano di Parigi. Sulla prima pagina, a titoli cubitali era scritto: on a volé la”Joconde” au Louvre. Quand? Comment? Qui? Quo? Qua?
In cronaca un articolo, in quattro e quattr’otto, con una logica matematica, raccontava come, tra le 7 e 30 e le 8 e 30, qualcuno aveva tolto la Monna Lisa dalla sua cornice dorata e s’era allontanato senza che nessuno se ne accorgesse, magari fischiettando un motivetto che mi piace tanto e che fa du du du du, du du du du, du du. L’allarme fu dato, solo più tardi, da uno studente giapponese che voleva fotografare di nascosto il celebre dipinto, appeso nel Salon Carre del Louvre.
La polizia francese agli ordini dell’Ispettore Clouseau, chiamata a viva voce dal Direttore del Museo, aveva isolato l’intero quartiere di Belleville iniziando la “recherche du temps perdu”.
L’articolo, firmato da Clark Kent, terminava con una domanda: dov’è Superman?

Baghdad Caffè. Ore 12 e 45. Marte in Cancro con Luna rossa nella decima casa, chiusa. Temperatura esterna:27 gradi. Il sole era sorto alle 6 e 43 e sarebbe tramontato alle 20 e 03.
Nonostante fossi un perditempo, non c’era tempo da perdere.
Bisognava passare all’azione.
Per prima cosa telefonai a quello che credevo essere un mio lettore, il commissario Montalbano a Vigàta. “Chi minchia è?” rispose alluccando. Capii che era molto nirbuso.
“Sono Louis, Louis Maigret, della Polizia giudiziaria, il collega di Simenon!”
“Ma ‘icche? A Catarè, finiscila con ‘sta cammurria!”.
Ci misi un tanticchia di tempo per spiegare a Montalbano la situazione a Parigi, ma alla fine fu autorizzato da Camilleri a partire con un volo da Punta Raisi.
Quindi, d’accordo con il commissario Basettoni, che a guardarlo sembrava un fumetto, Pepe Carvalho giunto da Barcellona e il commissario Rex, decidemmo di convocare tutti i Supereroi che non erano impegnati in altre avventure della Marvel, per iniziare la più estesa caccia al ladro che qualunque fiction avesse mai trasmesso. Il furfante aveva le righe contate, sia che si fosse trattato di Diabolik, Gambadilegno, Stanislao Moulinski, Banda Bassotti, Rocambole, Lupin III o Gargamella.

Tour de France, ore 15 e 10. Ascolta si fa sera. L’Euro perde ancora nei confronti del Dollaro. La faccenda si fa seria tenente Parker.
Il primo Supereroe ad essere convocato doveva essere uno scalatore puro. Siccome Pantani non era disponibile, cercammo Superman. Lo trovammo in un Supermercato mentre lottava con il suo Super-io. Era un ragazzo Superficiale, ma aveva fatto le Superiori e ci poteva aiutare. “Faccio un pieno di Super, prendo la Superstrada e arrivo!”.
Poi Batman, che aveva già saputo la notizia del furto e che a bordo della sua Batmobile aveva lasciato il suo Bat-nascondiglio per raggiungere il molo. Da dove su un Bat-tiscafo guidato da una Bat-tona, innamorata di Bat-tiato, sarebbe arrivato in un Bat-tibaleno.
Quindi Capitan America che sarebbe passato a prendere Capitan Europa e Capitan Africa. Convocammo anche il giovane Ash, sicuri che avrebbe portato con se i suoi Pokemon.
Il primo ad arrivare fu però Indiana Jones, poi, in un flash, Gordon.
L’unico che si fece negare fu Winnie the Pooh. Aveva già un’altra storia in ballo con l’amico Yoghi.

La Marsigliese, ore 18 e 10.
Come si beve la Tequila Bum Bum? Si pone il bicchiere sul tavolo di legno, si versano gli ingredienti e si copre con una salvietta. Subito dopo si pone la mano sul bicchiere, s’alza e si sbatte violentemente per due volte sul tavolo. Si toglie la salvietta e si tracanna l’emulsione che si è provocata.
Con sollievo di tutti i Supereroi seduti attorno al tavolo, al quarto tentativo mi decido a chiedere una salvietta, che non è un particolare da poco. Ma ormai tutti i cartoni erano già bagnati.
Il primo problema da risolvere era come muoversi in città. A piedi nudi sull’erba? In fila indiana? Per due col resto di quattro? Saltellando di palo in frasca?
Il secondo problema era come far girare indisturbati tanti Supereroi, ai quali si erano aggiunti Roberto Baggio e Calimero, senza che i passanti li bloccassero chiedendo loro come sarebbero finite le storie in uscita nelle prossime settimane.
Il terzo problema riguardava Chi l’ha visto?, l’Interpol, l’Internet, l’F.B.I., la Mondialpol, la D.I.A., la F.H.L.A.M.R.T. e la Signora in Giallo. Anche loro stavano indagando, gli uni ad insaputa degli altri e viceversa.
Per tutti questi problemi non avevo la soluzione in tasca, neanche nel cassetto, né sulla scrivania.

All’Ovest niente di nuovo, ore 19 e 15.
A bordo di un maggiolino mi dirigo a est di Paperino. Mi sento allegro ma non troppo. Vicino a me Pixie e Dixie continuano a discutere dei fatti loro. Nascosto nel bagagliaio Aladdin continua a fregare la sua lampada, ma il Genio non vuole saperne di farsi fregare.
L’unica speranza di trovare chi ha rubato la Gioconda è nella telefonata anonima che ha ricevuto dieci minuti fa Poirot. Sembra che ci sia una traccia tracciata su una porta di un saloon a Metropolis.
Incomincia a fare caldo, saranno circa 451 Fahrenheit.
Imboccato il viale del Tramonto, attraversiamo il fiume Kwai. Girato l’angolo ci viene incontro Capitan Miki di tutta Furia. “Venite!”.
Mi fa vedere una zeta incisa su una porta.
Non è quello che cerco.
Dentro il bar i sette samurai stanno giocando a tre con il morto mentre Burt Simpsons continua a bere boccali di birra in compagnia di Fred Flinston.
Nascosto dietro il pianoforte Buster Keaton sta crepando di risate. Adesso so chi è la gola profonda che mi ha attirato qui.
Mi sembra una storia infinita, da qui all’eternita.

Interno sera. Ore 20.00. Sigla del TG 1 in onda. Poster della Ferrari sul letto.
Tutte le piste erano state seguite. Mister Magoo con l’Uomo Ragno erano andati a Indianapolis, Tex con i Puffi a Le Mans, Clint Eastwood con Nick Carter e l’incredibile Hulk a Monza. All’Estoril Nero Wolf aveva mandato Archie Goldwin, leggermente indisposto, in compagnia del Dottor Watson.
Il mondo era ormai circondato (compresa Gotham City). Non c’era via di scampo, neanche spingendo i maniglioni antipanico. Chiunque avesse sottratto la Gioconda dal Louvre non dormirà tranquillo (soprattutto se Rin Tin Tin non la smette di abbaiare).

Qui, adesso.
Qualcuno ha fatto scivolare un biglietto sotto la porta della stanza.
Prendo la calibro 45 dal cassetto, il coltellino svizzero dal portagioie e dissotterro l’ascia di guerra.
M’avvicino senza dare nell’occhio. Do un calcio al foglietto per vedere se è ancora vivo, poi lo porto sul palmo della mano e lo rigiro su se stesso tra le dita. Qualcuno ha scritto un messaggio con un rossetto.
“So che mi state cercando, ma è tutto inutile. Nessuno mi ha rapita, me ne sono andata da sola. Ero stanca di essere osservata senza che qualcuno mi capisse veramente. Resterò un mistero per tutti. Smettetela di cercarmi, non sono alle Hawaii. Monna Lisa, finalmente Gioconda”.

Prima di scrivere la parola fine a questa storia, decido di comperare, Last Minute, un biglietto per le Hawaii.
Era sicuramente l’ultimo posto dove l’avrebbero ancora cercata.

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