Indicò la Terra e gli astri nel cielo, le stelle e la jaguar nel box e disse: un giorno tutto questo…

La differenza tra l’Antico Testamento e il Nuovo Testamento è che nel Nuovo Testamento lascia tutto alla badante.

Poi prese il pane, lo spezzò, lo distribuì ai presenti dicendo: un sugo così merita la scarpetta.

Allo stesso modo prese il vino, lo versò e disse: uno di voi non berrà e sarà quello che guiderà al ritorno.

Poi ordinò di togliere la pietra che chiudeva l’ingresso della tomba. Tolta la pietra,  ad alta voce perché tutti i presenti lo sentissero, gridò: Lazzaro alzati e vola. Ma Lazzaro non capì ed uscì a chiedere di ripetere. Questo bastò!

Dalla trentaduesima lettera a Luca 9,43b-415.
In quel tempo, mentre tutti erano pieni di meraviglia per come riuscisse a prevedere il meteo del giorno dopo, disse ai suoi discepoli:
«C’avete fatto caso che, se a una cosa che non c’avevate fatto mai caso ve ce fanno fa caso, poi ce fate sempre caso?».

Ma essi non comprendevano questa frase; per loro restava così misteriosa che non ne comprendevano il senso e avevano paura a rivolgergli domande su tale argomento.

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Beato quel popolo che non ha bisogno di Mandrake.

Beato quel popolo che non ha bisogno di aste per i selfie.

Risultati immagini per asta per selfie

 

 

 

 

 

Beato quel popolo che non ha bisogno di Pokemon.

Beato quel popolo che non ha bisogno di 15 minuti di fama.

Beato quel popolo che non ha bisogno di hashtag.

Beato quel popolo che non ha bisogno di Uomini e Donne.

Beato quel popolo che non ha bisogno del 6.

Beato quel popolo che non ha bisogno di eufemismi.

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GOMORRA SPAAAAAM

Gomorra è quella serie televisiva dove, per il controllo della zona e per i vari traffici di stupefacenti e armi, si combattono i Savastano e gli Scissionisti ma alla fine il campionato lo vince la Juve.

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Un tot di cose da fare prima del 2023, senza correre.

Svegliare il gallo prima che canti.

Rispondere al telefono prima d’aver sentito la domanda.

Estrarre un cilindro da un coniglio.

Scoprire dov’è Vega e capire perchè i vegani hanno scelto la Terra..

Bere la stessa acqua dei giornalisti, senza rivelarne la fonte.

Arrestare il sistema senza spegnere il computer.

Raddrizzare la Torre di Pisa, o altro monumento a piacere.

Giocare almeno una volta a sboing. E’ come lo squash solo che le racchette sono di ferro.

Trovare l’occasione giusta per riciclare il caval donato.

Giocare a strega comanda color: indaco.

Fare felice il prossimo non rispondendo quando è il proprio turno.

 

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The last.

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Il pitch trailer che non vedrete del film che non c’è.

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ska/tch up

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Idioma sarai tu!

– Ho preso un granchio!

– Ma no, è una papera.

– Appunto!

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ci sono.

“Se avete perso la retta via, siete in curva!”.

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“Capisco la zanzara tigre o il pesce cane, ma il vitello tonnato che razza di animale è?”.

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Senza titolo.

Francisco Franco non era franco nè San, no, ti stai sbagliando, chi hai visto non è Francisco. Non abbaiava alla luna, non indicava Marte e non era di parte. A volte in disparte, seduto sulla valigia sul letto, aspettava. La quiete prima che il gallo canti, il silenzio in attesa dei saldi, la siesta prima della settima, l’aiutino che non arriva. Il motore era partito, il ciak  battuto ma l’azione non arrivava. Attendente, di natura e di fatto, osservava il passare dei passanti sulla via sotto/anti/stante. Immaginava la vita celata in quei corpi via’ndanti, storie deambulanti scritte sulla pelle, a volte prepotenti in grassetto, a volte dismesse e perennemente a dieta, a volte prepotentemente straripanti, a volte ferite e nascoste da un apparente apparenza. Un giro di vite che s’incrociavano, a volte verticali, alla ricerca di de-finzioni risolutive. Essere o aver voce in capitolato? Esserci o farci? Finzioni borghes/i nella speranza di una vita prima della mor…

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Benedetto: Testa o Croce?

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E’ più facile che un canguro meditamondo salti di palo tra le fresche frasche, chiare, dolci e acque chete che un bastimento carico a briscola approdi, a sua insaputa, ad un nuovo mondo. Ma e se fuori dallo stesso, volendo opporsi ai posti liberi in piedi, questi si, viBrando la scimmia con la chitarra, scimitarra, affron tasse il pagànò esattore e cogliesse l’attimo, di timo profumato, donandolo senza dolo a se stesso di cuius sopra. La dove? Lìolà? OvunQue ovo contenga principio vitale e quale visi nascondesse l’originaria questio: prima l’ovo o la gallica gallina? Alla ricetta l’ardua sententia. Poiché è in cucina che mestolando con gli addendi l’ingredienti, dividendo l’inevitabile scarto di senso e sottraendo la differenza scartata nell’indifferenziato, prenderà forma e sostanza l’impasto creato ed il settimo giorno lo degustò, idem con patate. Pane al pane, vino al Divino. Se non è zuppa, cameriereee! Perché se per preparare la tavola i camer’ieri, come oggi, servono 4 assi di 4 semi diversi, è più facile che a Mister Chef convinca ma non vinca un cuoco dè noatri, con le mani nell’impasto della pasta, le dita nella marmellata, il pollice verde e l’indice puntato all’ascolto, un gambo normale e l’altro di sedano, una spalla di suino, la barba bietola, un occhio al prezzo e l’altro pesto, la lingua salmistrata di Menelik, il pomod’oro d’Adamo e la fila cosparsa d’olio, perché tutto fili liscio. Tanto è. Quanto è? Caro scontrino alquanto scontroso, mi scrivi facendomi la somma del pro pasto, avendolo preferito all’antipasto, del secondo fine e del dolce abbastanza salato che l’amaro in bocca m’hai lasciato. Credevo fosse amore ed invece era birra. E non farmi gli occhi dolci che sono a posto così, grazie. Magari un digestivo, limon c’è?

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Stessa spiaggia, stesso mare, stessa barca.

stessa barca

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VIRALE

Brexit

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Chi ha tempo aspetta.

Aspetto

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Altan ed io.

Altan ed io

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pro o contro verbi.

atn ccc

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vignetta doppiata.

fff

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Cantami o diva che non riesco a prendere sonno.

Datemi un martello. Che cosa ne vuoi fare? Appendere un quadro!

Rose rosse per te ho comprato stasera e il tuo cuore lo sa cosa voglio da te. Un vaso dove metterle?

Nessuno mi può giudicare nemmeno tu. Lo so che ho sbagliato una volta e non sbaglio più. Ma il cartello di divieto di sosta prima non c’era.

Non gioco più, me ne vado, non gioco più, davvero, il pallone no, non ve lo lascio, che poi non lo rivedo.

Prendi questa mano, zingara, dimmi pure che destino avrò, ma  almeno i documenti ridammeli.

Sapore di sale, ma quanto ce ne hai messo?

Guarda come dondolo, guarda come dondolo con il twist. Con le gambe ad angolo, con le gambe ad angolo ballo il twist. Sarà perché io dondolo, saranno gli occhi tuoi che brillano ma vedo mille mille mille lucciole, venirmi incontro, incontro insieme a quell’agente della Stradale.

Se bruciasse la città, c’ho l’alibi!

Per quest’anno non cambiare, stessa spiaggia, stesso mare, pero a giugno che costa meno!

Sei diventata nera, nera, nera, sei diventata nera come il carbon, ma non puoi prendertela così, scherzavo quando dicevo che sei una donna di peso.

L’estate sta finendo, e un anno se ne va, sto diventando grande e c’ho il materassino da sgonfià.

Sotto questo sole è bello pedalare sì ma c’è da sudare. Volevo vedere se pioveva!

Lisa dagli occhi blu senza le trecce la stessa non sei più. Vestita da uomo non t’avevo riconosciuta.

Ciao, sono io. Buonasera dottore. Amore mio. Ha sbagliato numero!

Mi ricordo montagne verdi, e le corse di una bambina, con l’amico mio più sincero, un coniglio dal muso nero. Aspetta un poco che in queste condizioni a casa nun ce poi tornà!

Pazza idea. Tientela per te.

Siamo solo noi. La prossima volta col binocolo…

Buona domenica. Anche a lei e famiglia.

Every little thing she does is magic. Ma tirar fuori un cilindro da un coniglio non l’avevo mai visto.

Delle cicale, ci cale ci cale ci cale, della formica invece non ci cale mica, automobili telefoni tivu’, nella scatola del mondo io tu, per cui la quale, ci cale ci cale ci cale. Adesso scrivile che se passa l’effetto te le scordi!

Più crudele è la guerra, e l’uomo sa cos’è la guerra. Caldo e tenero è l’amore, e l’uomo sa cos’è l’amore…Sandokan ma se te chiedo l’area del rombo, l’uomo sa qual è l’area del rombo?

Si può dare di più. Parla per te!

Paese mio che stai sulla collina, col prossimo condono lo mettiamo a posto!

Le bionde trecce, gli occhi azzurri e poi…qualche altro particolare che ci aiuti a trovare la truffatrice?

Che sarà, che sarà, che sarà. Che ne so, che ne so, che ne so.

Knock, knock, knockin’ on heaven’s door. Testimoni di Geova? E’ la porta accanto!

Nel continente nero, alle falde del Kilimangiaro, non trovi un tabaccaio neanche a pagarlo oro.

Blu, le mille bolle blu, blu, le vedo intorno a me, blu, le mille bolle blu, che volano e volano e volano. Blu, le mille bolle blu, blu, mi sento dondolar, blu, tra mille bolle blu che danzano…No signorina, non sono bolle blu ma è il lampeggiante. Favorisca libretto e patente!

Dio delle città, e dell’immensità, se è vero che ci sei…solo 5 numeri sulla ruota di Milano!

 

 

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Intilli mani VS Intelli gente

Chissà com’era la vita prima di Wikipedia…?

Vado a cercarlo su Wikipedia!

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Tra paranormale e paradossale l’importante è imparare.

Non chiederti cosa può fare il tuo paese per te ma chiediti perché no?

L’altra mattina mi sono svegliato che era già pomeriggio. (notte a margine)

L’esperienza mi dice che tra il bene e il male vincerà sempre il male, perché bara.

Se è vero che Adamo ed Eva sono stati cacciati dal Paradiso allora è anche vero che una mela al giorno leva Dio di torno.

Marco Polo quando ha scoperto quello al Nord gli ha dato il suo nome, il Polo Sud è venuto di conseguenza.

“Stay hungry. Stay foolish”, ovvero se vuoi fare strada devi imparare l’inglese.

Non chiederti cosa può fare il tuo paese per te ma chiediti dove si mangia bene spendendo poco?

Hai voluto la bici? Se prima volevi un box adesso sapevi dove metterla!

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Milanesi a Milano

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Sapessi com’è strano, sentirsi milanesi a Milano, a Milano.

E cinesi in Paolo Sarpi, tra le scritte in mandarino, e come essere a Pechino, un pochino.

Fra la gente, tanta gente, c’è ancora un negozio, con l’insegna in italiano, che vende occhiali ma con le lenti a mandorla, ola.

Sapessi com’è strano, darsi appuntamento a Milano, a Milano.
In una grande churrascaria, con un pizzaiolo egiziano, in un ristorante indiano o in una gelateria siciliana, che pazzia, che pazzia.

Eppure in questo posto impossibile, tu mi hai detto “Ti che te tachet i tac, tacum i tac a mi”, io ti ho detto “mi tacat i tac a ti, tachet ti i to tac”.

Sapessi com’e’ strano mangiare milanese a Milano, a Milano.
Tra un sushi e un sashimi, tra una empanadas e una mousakaa,  tra una salsa piccante ed un tango argentino tu mi hai detto “la buca l’è minga straca se la sa nò de vaca”,
io ti ho detto “per pacià el paciotta per bev  bevòtta l’è a laurà ch’el barbotta”

Fra la gente, tanta gente, sapessi com’è strano
sentire chiamare Mohamed o Edmundo, Darid o Roman, a Milan, a Milan.

Eppure in questo posto impossibile, tu mi hai detto “ti amo”
io ti ho detto “ti amo, ti amo, ti amo”.

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Il tempo scaduto va nell’indifferenziato.

Guardo il tempo passare. E’ il mio passatempo.

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Ogni mattina mi sveglio che è già pomeriggio. Mi alzo e mi metto a sedere sul bordo del letto e, nel frattempo, penso. Penso a come era la vita prenatale, a tutte le cose da fare prima del 25 dicembre. A tutti i pacchi da prendere, da incartare e da tirare. Penso che dovrei alzarmi, lazzarone che non sono altro, e darmi da fare. Andare in cucina a preparare la collezione. Ho una bellissima collezione di tazze da caffè. Le tengo tutte in bella mostra su un ripiano della parete di fronte. Ho anche imparato a leggere i fondi del caffè. La prima volta che ci sono riuscito c’era scritto: Lavami.
Penso che dovrei uscire, affrontare la strada da fare ad ampie falcate, pedalare con la bici che ho voluto, mettere l’auto in moto senza farmi aiutare da nessuno. E se non ci riesco provare a fare il contrario, mettere la moto in auto. La verità è che sono pigro. Non farei mai oggi qualcosa che potrei far fare ad un robot domani. Ma questa è fantascienza.
Sono un poltrone su un divano. Passo molte ore a guardare la televisione e penso. Quando non ho nulla a cui pensare l’accendo. Passo da un canale all’altro senza trovare pace, solo film di guerra. Così è la vita, non lo penso ma è il titolo di un film alla tv. Quando mi scade il permesso di soggiorno mi sposto in cucina. Lì ne vedo di cotte e di crude. C’è sempre qualcosa che bolle in pentola.
Questa sera avrò ospiti. Forse è giunto il momento di non star più con le mani in mano ma averle in pasta.
Sono in dubbio se preparare un Pan Egirico o la Torta Successo. Potrei unire le forze e gli ingredienti, frullare il frullabile, aprire la dispensa cercando l’indispensabile, soppesare un velo di zucchero, sale a occhio (anche se brucia) e croce, cercare la soluzione ed accorgersi che è finita e che ormai è troppo tardi per scendere nel negozio sotto casa o salire dall’inquì lì no… potrei. Ma forse non basta il pensiero, penso.
Potrei allora darmi da fare, darla a bere, lasciarla soffriggere nel suo brodo, cogliere l’attimo per piantarlo in un vaso più grande, spegnere la tv con l’estintore, assaporare la vita se va bene di sale, sbattere le uova contro il muro di gomma da masticare, calpestare i sentimenti di chi li ha nascosti sotto il tappeto… potrei.
Penso che potrei potare i fiori, spellare le patate ancora vive, quelle Ogm, affrancare lettere dell’alfabeto, ricordarmi d’annegare ricordi nel…, ascoltare le ragioni di un folle innamorato di se, aprire la porta al futuro prima che bussi, cantare sottovoce meglio che a squarciagola, salire una scala dove ogni gradino è una nota… potrei.
Sono pigro ed osservo ogni mio piccolo particolare, in particolare unisco i nei con il tratto della penna. Tutto d’un tratto. Metto i puntini sulle i, l’accento nel circo ‘nverso e la parentesi graffa con la crema. Poi prendo la palla al balzo incurante delle urla del bambino a cui l’ho sottratta. La palla è rotonda e si può giocare in casa con la squadra ospite che ha portato il gelato. Di stucco? No, fior di latte.
Ma quando l’atmosfera sembra sciogliersi ecco che suonano alla porta. Non ne riconosco il motivo. A volte ritornello. Decido di restare chiuso in me, immobile mi metto comodino. E penso. Penso a quanto sarebbe bello se il sole tramon senza tasse da pagare. Se l’isola che non c’è non fosse piena di persone che la citano, se ci fossero più frasi con ma e se il tempo non si fermasse solo ad Eboli. Che poi, dove Cristo è Eboli? Questo dev’essere il posto, senza farlo apposta, dove poter sotterrare l’ascia, lascia che ti spieghi, l’ascia che ha dato un taglio netto al passato ed ha lasciato, qui ed ora, solo Ricordi a trentatré giri da fare, con ed ego eccentrici, aspettando che la solita solfa finisca e che gli amici se ne vadano. Mentre alla porta continuano a suonare, senza motivo, sarà jazz.
Sarà, ed è già passato, il tempo. Il mio spassatempo.

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u curtu (per farla breve).

Questa è l’idea per un “corto”. Io ci metto il testo. Voi…immaginatevelo.

Titolo: AUDIOGUIDA

(di Guido Penzo)

Interno / sala di un museo: Alcuni visitatori si aggirano all’interno di una sala espositiva della mostra su Piero Manzoni che si tiene a Milano, Palazzo Reale fino al 2 giugno (o altra mostra a vostra scelta).PIERO MANZONI 1933-1963 Milano, Palazzo Reale

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Tra di essi vi è Michele, il nostro protagonista. E’ fermo davanti ad un’opera, la osserva mentre ascolta la descrizione dall’audio-guida che indossa: “…Dall’autunno 1961 Manzoni sperimentò ulteriori percorsi innovativi, dando vita alle tanto controverse quanto geniali scatolette di “Merda d’artista”. L’estremizzazione di un pensiero, già in precedenza espresso dall’artista, riguardo la concretezza materiale del corpo e alla artisticità implicita in ogni atto dell’autore e, quindi, nelle sue “reliquie”…

Poi Michele si sposta davanti ad un’altra opera del Manzoni. Altro audio fuori campo con altra descrizione dell’opera davanti alla quale si è fermato.

Così abbiamo presentato i due protagonisti: Michele, un giovane studente d’arte di 23 anni di Lucca e per quel giorno turista a Milano, e la “voce” dell’audioguida che lo sta accompagnando nel percorso espositivo. Fin qui niente di strano. Senonché al termine della visita, prima di uscire dall’ultima stanza, Michele decide di…rubare la cuffia che indossa con il relativo “lettore”. Non chiedetemi perchè lo fa, non c’è tempo per chiederselo, qualcuno potrebbe accorgersene.

Esterno / Giorno. Michele è all’esterno di Palazzo Reale. E’ fuori con l’audioguida. Nessun allarme ha suonato. Forse perchè nessuno si aspetta che qualcuno possa rubare un’audioguida, forse. Chissà perchè. Michele la tira fuori dal maglione, la guarda domandandosi cosa potrà ricavarne…indossa ancora una volta la cuffia e si accorge che non è spenta. La cosa più strana è che l’audio che gli arriva alle orecchie descrive esattamente quello che lui sta guardando. Si gira verso il Duomo e: “…Lo stile del Duomo, essendo frutto di lavori secolari, non risponde a un preciso movimento, ma segue piuttosto un’idea di “gotico” mastodontico e fantasmagorico via via reinterpretata. Nonostante ciò, e nonostante le contraddizioni stilistiche nell’architettura, il Duomo si presenta come un organismo unitario. La gigantesca macchina di pietra infatti affascina e attrae l’immaginazione popolare, in virtù anche della sua…”.

Alza gli occhi verso la Madonnina posta in cima ed inizia una nuova descrizione: “…Inaugurata il 30 dicembre 1774, la Madonnina del Duomo di Milano è il punto più alto della chiesa. La statua venne disegnata dallo scultore Giuseppe Perego e fusa dall’orafo Giuseppe Bini, per un’altezza di 4,16 metri. L’interno della statua conserva…”.

Possibile? Si domanda Michele, eppure su ogni cosa sulla quale lui sofferma lo sguardo ascolta una descrizione proveniente dall’audioguida. Possibile che l’audioguida funzioni anche al di fuori del Museo? Questo è ormai certo. Possibile che sia sufficiente guardare, per esempio, quella statua, chi cazzo è?, dalla parte opposta del Duomo per ascoltare: “… Il monumento venne commissionato allo scultore italiano Ercole Rosa da Umberto I dopo la morte del padre nel 1878, ma venne posta in centro alla piazza solo nel 1896 in quanto lo scultore morì prima di aver terminato il monumento che venne finito da altri e poi inaugurato…”.

Michele non credeva alle sue orecchie, era proprio il caso di dirlo, eppure…

Michele adesso ce l’aveva tra le mani. La guardava con un misto di curiosità e di paura. D’accordo, si convinse, probabilmente funzioni solo qui a poca distanza dal museo. Con questa speranza Michele s’incamminò alla ricerca di un posto economico dove mangiare qualcosa.

Esterno / Giorno. Michele si muove per alcune vie. Dopo una decina di minuti, ormai lontano da Palazzo Reale, si trovò davanti ad una trattoria… greca. Perché no? “Esperides” era scritto sull’insegna. Chissà com’è? Si domandò. Chissà? Così fece quello a cui aveva rifiutato di pensare fino a quel momento. Prese l’audioguida e si mise in testa la cuffia, ascoltando: “Esperides è aperto da oltre 10 anni ed è ormai un punto di riferimento della ristorazione milanese. Si inizia con un misto di antipasti, pikilia 12 euro, che comprendono taramosalata, melizanosalata, dolmadakia, olive, feta e un notevole tzatziki. Godetevi la moussaka, 9 euro, e continuate con una progressione deliziosa che attraversa il gyros con patate, 9 euro e 50 centesimi, carne cotta su uno spiedo…”. Funziona!

Interno / Giorno. Sala della trattoria. Ma la cosa più incredibile gli capitò dopo aver terminato l’ultimo pezzettino di pane spalmato di tzatziki in attesa che gli portassero la moussaka. Più per gioco che per curiosità s’infilò ancora una volta in testa la cuffia dell’audioguida e “puntò” la ragazza che era seduta al tavolo vicino all’ingresso assieme ad un tipo di spalle, molto più anziano. “Francesca, 25 anni, nata a Salerno il…”. Michele era già innamorato e l’ultima cosa che gli “disse” l’audioguida era che Francesca non era fidanzata. Bene, pensò Michele!

Fu a quel punto che…

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Pergamena ma io Midifendo

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A TUTTO TONDO

Da quando si è scoperto che la terra è rotonda
come la palla magica, come la tavola di re Artù
come il giro che alla fine tutti giù per terra
niente si può fermare che subito arriva qualcuno che dice: “Circolare!”.

Per questo, prima o poi, tutto torna
torna Lessi, torna Tore, torna chi ha sbagliato la misura del maglione
storna chi ha sbagliato alla cassa
incassa il pugile sul ring, quadrato
torna l’assassino sul luogo del delitto.

Tutto gira attorno ai giramondo e viceversa
l’importante è girare e girarsi a guardare
dare una svolta ad una vita rettilinea
fare buon viso a gioco villano
impressionare la pellicola trasparente
essere indifferenti a tutta voluttà
ingaggiare una gazza in semi-libertà
incoraggiare chi ha coraggio di vendere le proprie azioni
al miglior sofferente.

Perché è tanto importante far finta di sapere
quanto sapere di far finta, lo so
e giratevi e rigiratevi ma non solo, da solo, a letto
giratevi e rigiratevi nel salotto, nel tinello
dal macellaio senza paura di combinare un macello
nell’ovaia senza paura di combinare una frittata
dal fioraio senza paura di non capire il loro linguaggio.

Non fateveli fregare come la bici, slegata da ogni legame affettivo
tranne le gomme, inutili per cancellare, le tracce del proprio passaggio
a passeggio
nel paesaggio.

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La giuria: Paolo Pasi, Vincenzo Costantino Cinaski, Roberta Secchi.

 

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senza averne TITOLO.

POESIA / E / O.

 

Un po’esia e un Po (il fiume). Poesia da cucina. Tempo di mettere il pentolino sul fuoco, accendere il gas, leggere la poesia e…s’ode!

Vox populi: “Maestà il popolo ha fame!”

Maestà: “Dategli poesia e…ova”.

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Notte a piè pagina.

A volte ritornano, perché dimenticano. Avvolte rimangono perché non sanno. Rivolte scoppiano, a furor di popolo. Piccole rivolte dimenticate, rivoltelle da bambini, revolver da grandi. Gli anni di piombo, l’età del ferro, le stagioni del mocassino, il tempo delle castagne. C’è un tempo per tutto ed ogni cosa ha il suo tempo. L’evoluzione della rivoluzione, rivolta per sommi capi se civile, per sommi poeti se di versi, per sommi et impera se rivolta alla conquista di 24 territori. Un gioco da ragazzi. Un passatempo mentre si fa sera e tornano gli anni bui dei paesi tuoi. Più che contro sono pro verbi. Tanto tuonò che mi svegliai, io, la sveglia no, lei continuava a dormire. Faceva le cinque della mattina dalla sera precedente. Era ferma, immobile sul mobile. Sveglia! Niente, non si svegliava.Alzai la tapparella, col piede di porco. Quello che adesso va in giro con la stampella. Quello che guida le proteste contro l’umidità e pro sciutto. Quello che si siede sul divano a guardare la partita con i suoi amici, i porci comodi. Quello che mangia di tutto, anche le ostriche con lo champagne…le perle no, non le digerisce. Fuori era ancora notte: “L’intervallo di tempo compreso tra il tramonto e l’alba, in cui il Sole rimane al di sotto dell’orizzonte”. Notte a piè pagina, CVD. Gli spari? Sopra.

Sono pro verbi. Rosso di sera, sarà un Valentino. Un abito, in periferia, che può essere portato anche a metà dell’Opera ben cominciata. Un’opera povera, da tre soldi, un’operetta per operai, un’oretta da trascorre in compagnia di teatro. Dietro una quinta o una quarta abbondante dove uscire di senno è un pericolo che si corre saltando a piè pari, di qua in frasca, a piè dispari stando in campana. Se son rose le avrai pagate tanto e le porto, non da solo ma con Trito, sotto la panca crepata. A futura memoria: Ricorderò. Futuro semplice per menti complicate.

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Se vedete un astro nascente esprimete una consapevolezza.

 

 

 

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Poeta sarà tua sorella, la rivincita.

Vendo grilli per la testa a teste calde nullafacenti. Astenersi nulla Tenenti. Cerco l’estate tutto l’anno, piuttosto che lavorare. Da grande volevo aprire un ristorante, ma non ho mai imparato a cucinare. Poi volevo aprire una gioielleria ma è suonato l’allarme. Sono tre ore che guardo la televisione nella speranza che venga qualcuno ad accenderla. Quando il dito indica la luna lo stolto guarda il dito e non vede un complice che gli frega il portafoglio. A caval donato mi andava bene anche un profumo. Mille bolle blu? Il mio record è 15. Lo so che da qualche parte del mondo c’è tutto l’emmental che manca dai buchi. Adoro svegliare il gallo prima che canti. L’anno scorso volevo fare le vacanze intelligenti ma mi hanno rimandato a settembre. Vista l’età, a settembre, al mare sono tutti ripetenti. A caval donato preferivo un maglione. Non piango mai sul latte versato ma sul tappeto macchiato. L’erba del vicino è sempre più verde. Poi sono arrivati i carabinieri. Superstite, l’unico supereroe sopravvissuto alla guerra tra supereroi. Si sono rotte le uova nel paniere. Chi ce l’ha messe?

Fai un salto, fanne un altro, fai una giravolta, falla un’altra volta, guarda in su, guarda in giù, adesso soffia nell’etilometro.

Un contadino deve trasportare da una riva all’altra di un fiume una pecora, un lupo e un cavolo, ma dispone di un’unica barca con due soli posti… Tutti si domandano come farà, io mi domando perché? Cosa ci faceva un contadino con un lupo? L’ha vinto a carte? E il cavolo, a merenda? Ma soprattutto un contadino con una barca a disposizione…Secondo me dall’altra parte del fiume l’aspetta la Guardia di Finanza. A caval donato anche una scatola di cioccolatini andava bene. Ho scritto tramo sulla sabbia. Giochiamo a dama? La fai tu? No, io l’ultima volta ho fatto scacco matto.

lazzaro (1)

Questo sarebbe stato un miracolo inspiegabile.

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Punto e a Capo Verde

Tra falce, martello e l’incudine, tra Cochi e Renato Rascel, tradire e lo strafare, tramonti e i marò, tra l’indice e l’anulare in medio stat virtus. Aut o aut? Testa o crocevia? Nel mezzo del cammin di nostra via a sinistra o a addestra?

Non è facile prendere la decisione giusta. Non esiste la domanda: gusto o sbagliato? Col senno di poi è tardi. Prendere o lasciare? Destra o sinistro? La grande coalizione o una colazione abbondante? Mai dare niente per scontato prima d’averlo scolato. Scottadito o occhio ben dato? Le apparenze ingannano, la tavola è bandita, il trucco c’è e s’intravede. Essere o averne? Esselunga o Tishirt corta? Meglio un Dolce oggi o una voltaGabbana? E’ più facile sciogliere che scegliere. Non avrei dubbi tra fritto e frutta o tra l’uno e trallàlléro. Se fosse così facile prendere i dadi e lanciarli…e chi li lancia più lontano ha vinto. Braccio di ferro o piede di porco? Pomodori verdi fritti alla fermata del tram o ba o bab al rhum dove capita capita? Linguine al pesto o linguaccia impertinente? Afragola o Bticino? Man bassa o alzare il gomito? Imbarcarsi su un aereo o prendere il volo su una nave? Tornare sui propri passi o cambiare prassi? San Grillo o Santo Gra? Tra il Tigri e l’Eufrate.

Punto interrogativo o punto esclamativo? (!) Danimarca o marca da bollo? Prendere o lasciare la scia? Vedere il bicchiere di latte mezzo pieno o piangere sul tappeto macchiato? Solleone o lunagemelli? Andare a tentoni o a Cuneo? King o Kong? Est o Vest? Parlamento o ascoltare il vento? Di zio Nario o Vocaboilare? Col cavolo o col binocolo?

Avere tante cose da dire ma pronunciare solo due parole in croce: Gesù Cristo.

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Uso privato di mezzo pubblico. L’altro mezzo sarà di trasporto, forse.

Quando andavo a scuola speravo sempre d’essere promosso.

Adesso che non vado più a scuola mi piacerebbe promuovere.

Per questo, e quello, promuovo con un promo.

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Stigmatizzare è un Po (il fiume) morire.

Stigmazizzagare e/o stimmagazzinare pacchi di surrogatti coi baffi, Po (il fiume) trebbe sembrare semplice o complesso. Un esempio di complesso complesso? I Dik Dik. Un esempio di complesso semplice? Il complesso di Edipo, solista. Un esempio dì: oggi.

Non ci sono più le mezze stagioni? Me ne dia una intera che poi la dividiamo a casa.

 

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John Wayne Agente 007, a sua insaputa.

Quella volta che John Wayne fu l’Agente Segreto 007, a sua insaputa.

“Agente 007 

O il pedaggio o la vita”.

di Guido Penzo

john wayne 007

Quando il pedaggio autostradale è troppo anche per un tranquillo John Wayne. Inseguimenti, sparatorie, catene a bordo e l’investitura di Agente 007, per “fargliela pagare”.

Un rimontaggio di “Terra di fuorilegge” di Robert North Bradbury,  diventa un western  “ai giorni nostri”.

La canzone “Western italiano” è dei Nuvole Pop.

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Campa cavallo, almeno tu.

A casa mia, il lavoro mi ha così condizionato che quando suonano al citofono faccio partire un applauso.

A casa mia non è mai troppo tardi, è tardi quanto basta per essere in ritardo alla prima ma in anticipo alla seconda o al quadrato.

A casa mia tutti fanno qualcosa, l’unica che non fa niente dalla mattina alla sera è la poltrona, appunto.

A casa mia prima di mangiare prepariamo la tavola. Ogni giorno la facciamo diversa. Una volta mio cugino si è procurato una tavola già fatta. Era una tavola da surf. Dice che è l’ideale per mangiare mentre si fa il bagno. Quella volta abbiamo aspettato quattro ore prima di mangiare e quando ci siamo alzati da tavola eravamo tutti bagnati.

A casa mia non si aspetta, non è una casa d’appuntamento. Non è neanche una casa da gioco ma se qualcuno vuole ballare allora c’è il ballatoio, fuori dalla porta.

A casa mia tutte le mattine un leone si sveglia e comincia a correre. A casa mia tutte le mattine un ariete si sveglia e comincia a correre. A casa mia non importa se sei un leone o un ariete o un toro o un pesci o un capricorno, ma ogni mattina devi correre se vuoi entrare in bagno per primo.

A casa mia il bicchiere è sempre un quarto pieno così non si fanno discussioni sul mezzo ma sul fine.

A casa mia si mangia cinese da marzo a giugno perché una colomba no, ma un involtino fa primavera.

A casa mia ogni cosa ha un posto e c’e’ un posto per ogni cosa. A casa mia quello che manca è il posto con l’elenco dei posti per ogni cosa. A casa mia è tutto in ordine ma non si trova mai niente.

A casa mia chi ha i denti non ha pane e chi ha pane fa la scarpetta.

A casa mia, come passatempo, si guardano le gambe del tavolo. Loro lo sanno e stanno immobili.

A casa mia ho visto in tv una trasmissione così brutta che il picco d’ascolto l’ha fatto durante la pubblicità.

A casa mia nessuno è straniero e se vuole andare in soggiorno non c’è bisogno del permesso.

A casa mia puoi telefonare quando vuoi ma se telefoni a ore pasti non parlare a bocca piena che non si capisce.

A casa mia il balcone davanti si affaccia sul mare e quello dietro si annuca sui monti. A casa mia certe battute non si spiegano.

A casa mia can che abbaia non morde però non si riesce a dormire.

A casa mia una volta ci volevano dare lo sfratto ma mio nonno ha risposto che non ci serviva niente e che eravamo già a posto così, grazie.

A casa mia tutti dicono che mio cugino è un lavoratore modello. Dalle 9 alle 17 lavora, poi dalle 21 alle 23 fa il modello.

A casa mia ci sono sempre le tapparelle abbassate, per la privacy, da quando mia sorella ha levato le tende. Son passati tre mesi e non è ancora tornata ne ha mandato le tende. A casa mia tutti l’attendono. A casa mia neanche questa si spiega.

A casa mia beviamo la stessa acqua di molti giornalisti però non diciamo da dove arriva, per non svelare la fonte.

A casa mia non e’ tutto oro ciò che luccica. In cucina, per esempio, è unto.

A casa mia mio cugino fa i giochi di magia. In questo è un mago. Il numero di maggior successo è quando da un coniglio tira fuori un cilindro. La vera magia è convincere il coniglio a mangiare un cilindro prima dello spettacolo.

A casa mia siamo credenti e praticanti dei modi di dire, per esempio i panni sporchi li laviamo in famiglia. Poi passiamo le ore a litigare tra di noi, sul balcone, mentre li stendiamo ad asciugare.

A casa mia bacco, tabacco e venere riducono l’uomo in cenere che poi lo mettiamo sotto il tappeto. Poi arrotoliamo il tappeto e lo mettiamo nell’armadio accanto allo scheletro. Non abbiamo nulla da nascondere, a casa mia.

A casa mia l’armadio è quattro stagioni. Nella prima anta ci sono i carciofi, nella seconda ci sono le olive nere, nella terza il prosciutto cotto…

 

 

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Frasi che nessun cuoco vorrebbe sentire ma che ha pensato almeno una volta nella vita da cuoco.

Non tutte le ciambelle escono col buco.

Io preferisco quelle, c’è più torta.

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