INVIDIO

Invidio, fin da piccolo. Invidiavo l’avo che da piccolo si faceva grande. Invidiavo chi, in prima elementare sapeva la tabellina dell’8, chi si portava la merenda dal ristorante, chi rispondeva assente all’appello, chi aveva il papà che suonava la campanella, chi la mamma bidella, chi aveva la gomma metà bianca per la matita, metà blu per la penna e metà rossa per il pennarello. Invidiavo chi veniva accompagnato in macchina e, dopo aver fatto scendere il papà, se ne andava in giro con il foglio rosa, se femminuccia, azzurro se maschietto. Invidiavo chi aveva il grembiule nero, chi aveva il grembiule bianco e chi bianconero. Invidiavo chi aveva la cartella per le cartellate durante la ricreazione e l’astuccio con 32 scomparti e 356 matite colorate, la penna con sette colori e il compasso con due punte. Invidiavo, al liceo, chi sapeva a memoria l’inizio della Divina Commedia, l’inferno. Invidiavo chi all’Università,facoltà di Filosofia, si faceva bello alle lezioni d’estetica. Invidiavo anche quello che ha distribuito i pani e i pesci e quando la Guardia di Finanza gli ha chiesto di esibire la fattura ha detto: Miracolo.

Invi dio.

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TALETE PADRE TALETE FIGLIO

La differenza tra angolo concavo e angolo convesso è che nell’angolo convesso non puoi passare la scopa.

La piramide retta è quella figura geometrica dove i Faraoni venivano seppelliti in piedi.

Il parallelogramma è un quadrilatero con i lati opposti paralleli. Quando è piatto significa che sei morto.

Due rette incidenti hanno un solo punto in comune, ma solo una delle due aveva il verde.

Per il primo teorema di Euclide quando i vestiti vanno stretti al cateto maggiore si possono passare al cateto minore.

Ortocentro di un triangolo è il punto dove si incontrano 3 pensionati.

L’altezza di un triangolo si misura con un metro dopo averlo appoggiato ad una parete e segnato con una matita il punto più lontano dal pavimento.

Il Postulato è una proposizione a cui devi credere sulla fiducia senza controllare sul cellulare.

Gli angolo possono essere complementari, supplementari o ai rigori.

Il cono è un solido dato dalla rotazione di un triangolo rettangolo attorno ad uno dei suoi cateti. Può essere piccolo da 1 euro e 50 o grande da 2 euro.

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C’E’ CHI ASPIRA A DIVENTARE RE E CHI ASPIRA POLVERE

Re Olex, in Sua Realtà, viveva non lontano da qui, in via Montegrappa, l’unica montagna che si abbassa ogni volta che qualcuno beve un caffè corretto. Molto spesso, perché è più facile che un ricco passi attraverso un passamontagna che un elefante valichi le Alpi inseguito da uno sciame di vespe, più o meno 250, sugli sci. Re Olex, divenuto Re per spirito divino in una notte in cui aveva alzato il gomito, porto l’altra guancia e porto di mare, abitava al terzo piano del Palazzo d’Inverno, il piano mobile, un mese al quinto e un altro in un altro. D’autunno si trasferiva nel Palazzo d’Autunno, in via Monteceneri, che aveva cambiato nome dopo il grande incendio del 27 aprile 1763. D’estate andava al mare, nel Palazzo del Mare, in via Monte di Pietà, che si chiamava così perché non era proprio una bella via. Il giorno in cui Re Olex decise di cambiare vita è rimasto nella leggenda di una mappa, uno straccio di mappa, una mappina. Uscito dalla porta di casa che dava sul ballatoio, fattosi largo tra la gente che ballava, cominciò a scendere le scale, due gradini alla volta, cercando di non scivolare sulla cera una volta. Il suo Palazzo di Mezza Stagione aveva l’ascensore ma per scendere si erano dimenticati d’installare il discensore. Giunto al piano terreno, lui che era di discendenza divina dal quinto piano, con avi ivi, si mosse a zigo zago cercando un mago con la faccia blu dal nome Oba Ba Luu Ba. Cerca Goggi, cerca domani, giunse davanti ad un venditore di fumo, accanto ad un venditore di arrosto, vicino ad un venditore di sogni d’oro, nobile come lui, un Princis’becco. “Voglio cambiare vita” disse Re Olex. “Anch’io” rispose il venditore di sogni facendo un cerchio sulla sabbia con un bastone. Così ei furono siccome nobili ex immobili Re Olex e Pricis’becco si misero in moto che avevano trovato con la carrozzeria rigata da un rigattiere. Entrambi avevano qualcosa da scambiare, chi la vita e chi il bastone. Toccati i bassi fondi, fermi al semaforo per il tempo di un, due, tre stella! Svoltarono a sinistra verso il centro dove c’era un centro direzionale. Da lì a a la, scesi dalla moto, il passo fu breve. Una leggera ebrezza proveniente dal mare diede il via agli eventi successivi. Prima scambiarono l’Hotel Guglielmo, noto locale per scambisti, per una pensione di vecchiaia. Poi scambiarono il portiere con un difensore appena svincolato. Princis’becco scambiò il proprio bastone di anzianità con una chiave universale. A Re Olex fu data una chiave inglese per open the door in cambio di un cambio d’abito. La stanza, una doppia uso merceria, poco più piccola di una tris, poteva essere scambiata per la stanza dei bottoni da attaccare in una piacevole conversazione. La stanza aveva due letti ma, a richiesta richiesta, due da leggere, due comodini dove ci si poteva accomodare, due finestre su due cortili e due bagni con due bagnini che permettevano il bagno solo dopo le due. La prima colazione fu scambiata da Re Olex con una seconda mano di pittura. Princis’becco, che non volle essere da meno, la scambiò con se stesso. Scambiarono poi il sole che tramontava con una stella nascente, il dado tratto con argomenti per allungare il brodo, una dama con otto pedine da muovere con un circuito elettrico per auto a drum drum, una rivista di pattinaggio con una rivista patinata, tre tigri con tre Eufrate.

Tutto è bene tranne quando Re Olex e Princis’becco furono scambiati per Zagor e Tex. Mentre il venditore di fumo trovò un impiego come stuntman nei cartoni animati.

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FILASTROCCA, FILAEFONDI O FILOVIA

“E’ tanto tempo che non entro in cucina, non perché io sia ingrassato. Non amo essere ingrassato, né unto né inburrato. Non entro perché mi mancano gli ingredienti da metter sotto i denti. Mi manca la materia prima (la seconda è matematica, più o meno). Vorrei avere della carne da mettere al fuoco, con qualunque cosa allungare brodo, affondare le mani nella pasta d’uomo o d’uovo, correggere di sale gli errori culinari, aspettare il sorgere della nuova mezza luna per tagliuzzare la cipolla, trasformare il Peter pan in Peter focaccia, dare del salame per gli occhi a chi so io, preparare la zucca per chi ha tanta fame e la zucchina per chi ne ha poca, ritritare la carne trita, affogare i dispiaceri nel caffè, fare un gran pasticcio nel migliore dei modi, acquistare esperienza durante i saldi, preparare una salsa seguendo le note musicali, brin’dare ma anche brin’avere, scombinare una frittata, tirare la pasta senza colpire nessuno, cucinare il crudo finché diventi cotto, dire pane al pane e vino al divino, preparare la tavola col fai da me, accendere il fuoco della passione per cucinarne il frutto, infarcire il discorso di panna cotta, riempire il bicchiere da mezzo vuoto a mezzo pieno, colmare la misura, prendere le ostie dalla dispensa papale, scoperchiare la pentola che ribolle di ribollita, fare quattro chiacchiere d’aria fritta, cucinare senza fretta a fuoco lento, ribaltare la ribalta servendo il dulcis in primis… E’ tanto tempo che non entro in cucina ma questa notte, mentre tutti dormono, ci riproverò e questa volta nessuno riuscirà a fermarmi”.

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HO IL CASSETTO IN UN LIBRO.

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Haiku, fai un po’ tu.

HO SCRITTO UN HAIKU

ADESSO DEVO TROVARE QUALCUNO

CHE ME LO TRADUCA.

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(Foto: Olimpia Di Leo)
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Fatevi due domande.

Tra la felce ed il martello, tra Cochi e Renato, tradire ed il fare, tramonti e mari, tra mettere all’indice o l’anello all’anulare? Aut o aut? Chicco Testa o Benedetto Croce? Nel mezzo del cammin di nostra via a sinistra o a addestra?
Non è facile prendere la decisione aggiusta. Sbadiglio, ho sbagliato? Col senno di poi è tardi. Prendere o lasciare? Destro o sinistro? La grande coalizione o una colazione continentale? Mai dare niente per scontato, “Pagherete caro, pagherete tutto”. Le apparenze ingannano, la tavola è bandita, il trucco c’è, lo scacco è matto, il Cavallo pazzo. Essere o avere? Esselunga o Effecorta? Meglio un Dolce oggi o una voltaGabbana? E’ più facile sciogliere che scegliere, non avrei dubbi tra fritto e frutta o tra l’uno e trallàlléro. Se fosse così facile prendere i dadi e lanciarli… chi li lancia più lontano ha vinto. Braccio di ferro o piede di porco? Pomodori verdi fritti alla fermata del tram o ba o bab al rhum dove capita capita? Linguine al pesto o linguaccia impertinente? Afragola o Bticino? Man bassa o alzare il gomito? Imbarcarsi su un aereo o prendere il volo su una nave? Tornare sui propri passi o cambiare prassi? Tra il TG e lo zio frate? Danimarca a marca da bollo? Vedere il bicchiere di latte mezzo pieno o piangere sul tappeto macchiato? Solleone o luna in gemelli? Andare a tentoni o a Cuneo? King o Kong? Est o vest? Parlamento o ascoltare il vento? Il santo Gral o il caotico GRA? Abito da sera o Abito con mia sorella? Proverbio o prolasso?

due domande

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Tel vist cusè?

Ho visto uomini
rimangiarsi
tutto quello che avevano già mangiato,
calpestare la dignità altrui
come si calpestano le aiuole,
scagliare pietre
senza peccare,
alzare la mano
e non avere niente da dire
ma parlare lo stesso,
guardare la propria immagine
riflessa
senza riconoscersi,
picchiare i figli
senza essere mai stati padri,
e/o padroni
delle proprie azioni,
fare tutto questo
pur di andare a sedersi
nell’unico posto libero
della metrò.

Ho visto
uomini imprecare,
dilapidare matrimoni
dilapidare mogli
dilapidare figli
dilapidarsi
pur di cercar di scendere
dal tram affollato
dalla parte della salita
con le porte
ancora chiuse.

Ho visto un distico
ma non l’ho riconosciuto.

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Mo di di di re

HO VISTO UN UOVO CORRERE

PER ARRIVARE PRIMA DELLA GALLINA.

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Poeta lo dici a tua sorella!

crestomazia

poesie

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omaggio o…

Ieri ero seduto sul divano quando ho sentito starnutire. Ho guardato sul tappeto ed ho visto un acaro. Era allergico all’uomo.

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Il quadro della situazione.

Capisco il lockdown, le canzoni al balcone del vicino, il lievito che non lievita, la carenza di congiunti e congiuntivi ma, ad occhio e croce, tra i puntini mezzo rossi e mezzo neri non c’è un metro di distanza sociale. Se continua così torneremo alla fase 1.

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(foto scattata sul lungomare dei Navigli)

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Domande scomode che speri che nessuno ti ponga e che è per questo che me le pongo da solo. (Se c’è un che di troppo, e che sarà mai).

D. Come l’hai visto questo periodo di quarantena?

R. Non l’ho visto, avevo sempre gli occhiali appannati.

 

D. Hai mai partecipato ad un concorso dove si vinceva una borsa di studio?

R. No, se devo vincere preferisco vincere una borsa da vacanza.

 

citazione

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Basta il pensiero.

basta il pensiero

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#coronavirus ?

la ronda

mimesi.

passeggiata.

fase 2

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Tutto ha un inizio, tutto ha una fine. Se nel mezzo c’è del salame, quello è un panino.

Nel tempo ho scritto cose. Il motto era: C’è chi dice che, anch’io dico che. La moto era Ducati, due, il Granducato Colussi di Toscana e il Ducato dica Duca. Il moto era perpetuo e la perpetua era ripetente. Chi trova la matta vince, chi trova il matto inutile ci ragioni. Chi ha ragioni da vendere, chi vota alle regionali, chi prende i voti e chi è ripetente. La storia si perpetua, astenersi chirichetti chicchiricchì.

Quello che volevo scrivere non era questo. Quello che volevo scrivere lo scrivo sotto, in due battute più altre.

Dicono che il cane sia il migliore amico dell’uomo, ma quando hai bisogno di soldi non trovi mai un cane che te li presti.

Gli ultimi saranno i primi, quando aprirà la cassa accanto.

La differenza tra Antico Testamento e Nuovo Testamento è che nel Nuovo Testamento lascia tutto alla badante.

Date a Cesare quel che è di Cesare, il resto passo a ritirarlo io dopo le 20.

In televisione ho visto un programma così brutto, ma così brutto, che il picco d’ascolto l’ha fatto durante la pubblicità.

Quando il saggio indica la luna e lo stolto guarda il dito, quello è il momento in cui gli fregano il portafoglio.

Ho capito che stavo invecchiando quando…quando…

Lang Lang è un famoso famoso pianista pianista cinese cinese.

Istat: Su tre laureati che vanno all’estero uno torna in Italia. E’ quello che aveva dimenticato la luce accesa.

Ho capito cosa è un OGM quando ho visto un delfino nuotare stile rana.

Quando la montagna partorisce un topolino difficilmente è un cesareo.

Nella vita puoi fare tutto quello che vuoi, ma se non hai i mezzi non farai mai l’autista.

Questa mattina ho fatto un nodo alla cravatta ma mi sono dimenticato perché.

Allo stesso modo prese il vino, lo diede ai suoi discepoli tranne ad uno e disse: Tu no, Giuda, devi guidare.

2019-10-10 17.08.32

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La Pasquetta del 2020 sarà ricordata per le gite dentroporta.

La prima cosa bella di giovedì 2 aprile 2020 è l’assioma di Cyrulnik, secondo cui: la risposta alla catastrofe non consiste nel ristabilire l’ordine precedente, ma nel crearne uno che prima non c’era. Boris Cyrulnik è uno psichiatra francese di 82 anni. E’ lui ad aver coniato il termine “resilienza”, poi abusato fino a provocare quasi fastidio, ma che diventerà il segno della reazione alla pandemia. Sostiene Cyrulnik che ogni guerra, contro nemici visibili o invisibili, produce solidarietà. E fabbrica i suoi eroi, in questa i medici e gli infermieri. Che la storia insegna: possono essere stati sconfitti gli eserciti, ma poi hanno vinto i commandos della resistenza. La catastrofe è la regola dell’evoluzione. Il trauma è riparabile, ma non reversibile: la rottura è una fluttuazione, obbliga i sistemi alla creatività. Dal disordine alla fertilità: il caos inventa continuamente vite incredibili. Ora, magari vi siete stancati di “andrà tutto bene “ e questo vi dice “andrà tutto meglio”. Ogni idea vale anche per chi la propone. Cyrulnik venne lasciato in affidamento dai genitori ebrei che andarono a morire nei lager. Si salvò da un rastrellamento in sinagoga nascondendosi in bagno. Venne cresciuto da una donna misericordiosa sotto falso nome. Se alla fine della guerra, seppellendo il dolore, quel ragazzino pensò: “E adesso a andiamo a reinventarci la vita” vale la pena seguirlo.  (Gabriele Romagnoli).

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Ieri, oggi e domani

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sembra ierlaltro

trame metropolitane

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Mah

Nessuno sapeva che in quel preciso momento si stava consumando la tragedia, perchè nessuno udì il colpo di pistola.
Dopotutto non c’erano stati comportamenti sospetti da parte di nessuno.
Nessuno era entrato nella stanza forzando la porta.
Nessuno si era avvicinato al letto in silenzio.
Nessuno aveva puntato la pistola.
Eppure qualcuno aveva urlato.
Qualcun altro era sobbalzato dallo spavento e qualcuno era scappato in preda al panico.
Qualcuno aveva poi chiamato i carabinieri che, dopo pochi minuti, erano sopraggiunti.
Ma non trovarono nessuno.
Non trovarono chi li aveva chiamati.
Non trovarono chi aveva urlato.
Non trovarono chi aveva sparato. Non trovarono nessuno di nessuno.
Eppure qualcuno doveva aver dato loro l’indirizzo sbagliato.

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Letteradura

La prima volta? E’ successo fuori da scuola, in prima media. Stavo giocando a pallone quando si è avvicinato un tipo “Tieni” mi ha detto, “Prova, vedrai che ti piacerà!” e mi ha messo in mano un racconto di 15 pagine. Da quel momento non sono stato più capace di smettere. All’inizio leggevo di nascosto, chiuso in bagno o quando i miei genitori non c’erano. In quel periodo leggevo soprattutto cose leggere di autori italiani: Rodari, Piumini, Calvino. Poi, crescendo, ho fatto uso di Pavese, Buzzati, Pratolini fino a Pirandello. Al liceo, un amico mi ha fatto provare anche la letteratura americana, scrittori come Steinbeck o Hemingway. Oggi non posso fare a meno di leggere 500 pagine al giorno. Ormai non faccio più differenza tra un Cortazar o un Pennac, tra un Perec o un Borges. Sono drogato, lo ammetto.
Così, senza farmi notare, mi aggiro tra gli scaffali di questa libreria in cerca della mia eroina. Non importa che si chiami Madame Bovary, Kay Scarpetta o Petra Delicato. L’importante che sia eroina, un’eroina della letteratura.

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La fortuna è cieca? Mi dispiace, com’è successo?

Fortunati si nasce o si diventa?

Il fortunato si riconosce perchè vede tutto rosa, anche con gli occhiali da sole. Lo sfortunato non si ricorda dove li ha messi, gli occhiali da sole.

Il fortunato si alza dal letto e va incontro alla vita con la camicia con la quale è nato. Lo sfortunato quando si alza dal letto è già in ritardo perché la sveglia non ha suonato.

Il fortunato coglie la palla al balzo. Lo sfortunato guarda la palla che rotola giù dalle scale.

Il fortunato parte per arrivare primo. Secondo lo sfortunato è inutile partire perché c’è già coda in tangenziale.

Il fortunato sa che domani sarà un altro giorno. Lo sfortunato si domanda se ci sarà un altro giorno.

Il fortunato trova sempre dei soldi a terra, quelli che ha perso lo sfortunato.

Il fortunato arriva sempre prima dello sfortunato, anche in ordine alfabetico.

Il fortunato la dà a bere a tutti, tanto paga lo sfortunato.

Il fortunato crede nelle sue possibilità. Anche lo sfortunato crede nelle possibilità del fortunato.

Il fortunato mangia proteine e carboidrati. Lo sfortunato si mangia il fegato.

Il fortunato sa che andrà in Paradiso. Lo sfortunato sta già vivendo in un Inferno.

Il fortunato prende il caffè alla macchinetta e ritira il resto. La macchinetta del caffè prende i soldi dallo sfortunato senza dargli il caffè.

Il fortunato guarda avanti. Lo sfortunato si guarda alle spalle.

Il fortunato è baciato dalla fortuna. Lo sfortunato è geloso.

Il fortunato ha tutto da vincere. Lo sfortunato ha tutto da perdere.

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Scherza con chi vuoi ma lascia stare i buoi dei paesi bassi.

Il proverbio è una massima e come tale. Una massima che contiene norme, paradigmi, giudizi, consigli espressi in maniera proverbiale. Del tipo: Piove, prendi l’ombrello che ti bagni o, in alternativa, lascia passare almeno due ore dall’ultimo pasto prima di uscire. Ci sono poi i proverbi che vengono espressi in maniera sintetica. Di questi almeno il 60% sono elastan e il 40 % sono nylon. I proverbi sono desunti dall’esperienza comune tipo: La lana a 60° si restringe. Magari non è un proverbio tout court ma se non lo seguite vi ritroverete con un maglione “tout court” che tradotto dal milanese significa “tutto corto”.

Ci sono, poi, dei proverbi che nessuno ha mai sentito dire. Sono i più preziosi, se si può dire. Proverbi che fanno capo al nonsense comune. Più che proverbi, si potrebbe dire. Veri e improperi controverbi.

Il controverbio è una minima e come tale. Una minima per pochi. Pochi e neanche buoni, come buoi dei paese bassi. E’ uno scherzo della natura artificiale che parte bene ma ben presto si dimentica del senso e del motivo per cui nasce e si arrotola su se stesso. Spesso si confonde con spasso.

Morto un Papa, poverino. 

Le bugie hanno il seno rifatto.

L’erba del vicino costa sempre di più.

Aiutati che Dio è momentaneamente impegnato, lasciate un messaggio dopo il segnale acustico.

Sbagliando s’impara a sbagliare.

Occhio non vede ginocchio duole.

Rosso di sera ma bianco col pesce.

Il pesce è come l’ospite, dopo tre giorni ce n’è un quarto.

Dimmi con chi vai ma non fare tardi.

Can che abbaia scusa non avevo visto la coda.

Chi troppo vuole deve chiedere una spedizione unica.

Se non è zuppa, cameriereeeee!

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Passare dalla fama alla fame il passo è breve.

Sarà un pasticcio? Un pan egirico o idem con patate? Un riso amaro per primo o occhi dolci per dessert? Buio al pesto o orecchiette da mercante? Linguine biforcute alla puttanesca o una ricetta segreta alla carbonara? Aria fritta o pan e focaccia? Tiramisù che non so nuotare o affogato nel caffè?

Meglio un uovo oggi o una gallina domani? Dipende da quello che si vuole cucinare.

Per entrée mettete dell’acqua a bollire. Potrebbe non servire ma darà l’idea che qualcosa bolle in pentola. Montate poi la panna facendole credere che è la migliore, strapazzate un uovo, lui sa perché, e raccontate la storia della vostra infanzia ad una cipolla. Quando la cipolla inizierà a lacrimare avrete avuto la vostra rivincita. Ricordate sempre che avete il coltello dalla parte del manico e l’asso di picche nella manica.
Abbandonate l’idea di farvi delle cozze su un letto d’insalata. Anche se intelligenti rimangono sempre delle cozze. Unite tutta la farina del vostro sacco dopo averla passata, senza parole, al setaccio o, se siete logorroici, al separlo. Fate poi soffriggere dell’aglio in attesa di una risposta e aggiungete un pelato, al quale avrete evitato battute scontate. Se siete alla frutta aggiungete banana, fragola, limone, arcobaleno, zabaione e un cucchiaio di gelato metropolitano.
Nel frattempo avrete passato dall’apposita padella alla brace e viceversa due marroni. Se non trovate i marroni vanno bene anche di altri colori purché siano delle castagne. Unite tutto quello che vi circonda in una terrina, ma anche una terrona va bene, e mestolate con un mestolo fino a quando non avrete ottenuto un composto con le braccia conserte. Prima di versare il pasticcio nella teglia, che avrete in precedenza unto sottobanco, aggiungete il succo di un’arancia originale, non tarocco.
Un pizzico di pepe del Congo che è afro-disiaco, sale q.b. Fermate il tutto con chiodi di garofano. Infornate per 20 minuti a 180 gradi.
Nell’attesa datela a bere ai vostri commensali dimostrando che in cucina non è tutto oro ciò che luccica ma unto. Servite semi-freddo e semi-nario.
Quando l’acqua bolle calate il sipario.

Lo chef consiglia: spegnete il forno prima di andare a dormire.

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The winner is io!

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In due battute? Ci sono.

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7.

Il papà di Richard decise di chiamare il proprio figlio Wagner in ricordo di una fermata della Metropolitana Milanese, anche se la mamma avrebbe preferito Precotto.

Cristoforo Colombo scoprì le Americhe credendo di andare nelle Indie. In realtà voleva partire per le Rimini Riccione ma cambiò idea quando seppe che c’era coda in Autostrada.

Romolo fondò Roma il 21 aprile 753 a.C, nel luogo in cui aveva un appuntamento con Remo, che gli diede  buca.

Marco Polo fu il primo europeo a raggiungere la Cina. Viaggiatore instancabile viaggiò da nord a sud e viceversa tanto che gli estremi della Terra furono chiamati, in suo onore, Polo Nord e Polo Sud.

Quando Stradivari si separò dalla moglie, lei chiese la custodia dei figli mentre lui chiese la custodia del violino.

Dopo la brutta disavventura Polifemo ha scritto davanti alla sua caverna: NON CI SONO PER NESSUNO!

Amerigo Vespucci è ricordato come uno dei più grandi navigatori ed esploratori del Nuovo Mondo, così importante da “battezzare” con il proprio nome il continente. Ma se Vespucci si fosse chiamato Asdrubale?

 

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A prescindere, dal Settimo Cielo ad un Piano Terra.

SENZA SE E SENZA MA?

NO GRAZIE!

Già scrivo poco e quel poco che scrivo neanche lo capisco, im(ma)ginate poi (se) dovessi fare a meno di se e di ma. (Ma) Sarebbe impossibile. Una per tutte? La (ma)m(ma) di (Se)r(se) diventerebbe la ‘m di ‘r. Si capisce che (se)nza se e (se)nza ma nulla avrebbe un (se)nso: ‘nso compiuto. Improvvisamente il (ma)re diventerebbe un ‘re, dove la barca ri(ma)ne, rine, immobile poiché nessuno si mette a re(ma)re ma tutti a rere. Come (se)nza per (se)mpre. Se e ma (se)rvono a (ma)trimoni (se)reni con (ma)gnate indimenticabili, a rurali (ma)s(se)rie, a frasi (se)mi(se)rie, a menti (ma)te(ma)tiche se non (se)(ma)ntiche. Insom(ma): A ‘mpre e ‘i preferisco sempre e mai. Anche senza ‘nso.

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Discorso alberato, prima o poi arriva.

Care concittadine, cari concittadini, cari Parma, carismatici, carinzi e zie, vicini e lontane.

Anche quest’anno come quando c’era Einaudi, per i tedeschi Ein Audi, con gli Struzzi nella sala degli Arazzi, ci ritroviamo, noi e voi, Esso, Shell, she, he, gli, loro et It di King, a scambiarci gli auguri con un’occhio al passato, uno al futuro e stop.

A tutti voi auguri o di buon anno.

Per chi si trova, dopo mesi di ricerca, nell’emisfero alboreale, anche.

Per chi festeggia il Capodanno cinese ancora no.

Per chi è in procinto d’avere un figlio è un miracolo, procinta va bene.

Per chi crede nell’aldilà ma, al contrario, quando sarà al di là non crederà nell’aldiquà, pace. Però sappiate che non tutto quello che si dice dell’aldiquà è vero, tipo le previsioni del tempo.

So bene che alcuni diranno: questa è retorica dei buoni sentimenti, che la realtà è purtroppo un’altra; che vi sono tanti problemi e che bisogna pensare soprattutto alla sicurezza, alla cura della persona, ad una corretta alimentazione, alle catene da neve, al caricabatterie per il cellulare. Cosa c’è di peggio che assistere ad un reato e scoprire, nell’emergenza, di avere il cellulare scarico e non poter fare alcuna ripresa, nessuna diretta facebook, niente video da mettere su instagram, neanche una foto ricordo.

Non sono ammissibili zone franche dove la legge non è osservata da selfie, dove non c’è copertura WiFi, e si ha talvolta l’impressione di istituzioni inadeguate, con cittadini che si sentono soli, indifesi, sfuocati.

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C’è chi Cina, chi cu e chi cucina.

FILASTROCCA, FILAEFONDI O FILAVIA.

“E’ tanto tempo che non entro in cucina, non perché io sia ingrassato. Non amo essere ingrassato, né unto né inburrato. Non entro perché mi mancano gli ingredienti da metter sotto i denti. Mi manca la materia prima (la seconda è matematica, più o meno). Vorrei avere della carne da mettere al fuoco, con qualunque cosa fare del brodo, affondare le mani nella pasta d’uomo, correggere di sale gli errori culinari, aspettare la nuova mezza luna per tagliuzzare la cipolla, trasformare il pan in focaccia, dare del salame a chi so io, preparare la zucca per chi ha tanta fame e la zucchina per chi ne ha poca, ritritare la carne trita, affogare i dispiaceri nel caffè, fare un gran pasticcio nel migliore dei modi, acquistare esperienza durante i saldi, preparare una salsa seguendo le note musicali, brin’dare ma anche brin’avere, scombinare una frittata, tirare la pasta senza colpire nessuno, cucinare il crudo finché diventi cotto, dire pane al pane e vino al divino, preparare la tavola col fai da me, accendere il fuoco della passione per cucinarne il frutto, infarcire il discorso di panna cotta, riempire il bicchiere da mezzo vuoto a mezzo pieno, colmare la misura, scoperchiare la pentola che ribolle di ribollita, fare quattro chiacchiere d’aria fritta, cucinare senza fretta a fuoco lento… E’ tanto tempo che non entro in cucina”.

TESTAMENTO BIOLOGICO O, IN ALTERNATIVA, TESTAOCROCE O TESTASPALLA BABY ONE, TWO,THREE.

Prima vorrei fare l’elenco dei miei averi e, già che ci siamo, metterli all’asta, nel caso di un ritorno alla vita dopo una morte apparente. Metto a disposizione, negli appositi luoghi comuni, le seguenti parti del mio corpo grassetto: una mano morta ed una a picche, un orecchio da mercante ed un orecchio fine, un gomito alzato ed uno da lavandaia, un piede piatto ed un piede di porco, un naso per gli affari, il fiato corto, due borse sotto gli occhi, un unghia reincarnata più volte, le impronte digitali e quelle analogiche, il grasso che cola, le maniglie dell’amore, un dito nella piaga, la coda tra le gambe, il mio sangue blu, il fegato amaro, gli occhi dolci (un occhio non vede ed un cuore d’oro non duole), un dente avvelenato, un canino, un gattino, un doppio mento, un intestino pigro.

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Ferragosto prima o poi arriva.

Panettone o Pandoro?

Domanda sempre verde o risposta grifondoro?

Pandoro o pan per focaccia? Uva passa o uva resta? Canditi o conditi? Dolce o Gabbana? Dolce o Nera? Zucchero o Pausini? Zero o Qualcuno? Bianco o rosso? Bianconero o Gialloverde? Babbo Natale o Mamma Befana? Crema o marmellata? Nudo e crudo? Crudo o cotto? Doccia libera o bagno occupato? La borsa o il marsupio? Dentro o sei fuori? Colbacco o senza bacco? Amare o B monti? Col trucco o senza inganno? Acqua fresca o aria fritta? Utilitaria o inutile suv? Incognita o cotonata? Altoatesino o basso napoletano? Introverso o col risvolto? Analcolico biondo o superalcolico ossigenato? Cane o gattò? Single o duplex? Mano aperta o Pugnochiuso? Calzino corto o calzone farcito? Pantalone o Balanzone? Terno secco o ambo umido? Cugini di campagna o Dino di città? Telecomando o teleobbedisco? Cowboy d’India o Indiano d’America? Stella cadente o astro nascente? Superalcolico o Superman? Marina o carne montana? Alba o tra i monti? Un orso bipolare o un tic nervoso? Una rana pescatrice o un cinghiale cacciatore? Panna cotta o macedonia albanese? Vecchio mascarpone o giovane malcapitato? Scooby Dooby Dooooo o Yabadabadoo? Frasi fatte o kit di montaggio vocaboli? Bacio di dama o schiaffo del soldato? Arrocco o arranco? Campovolo o campo con la pensione?

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