Essere, tessere o tre esse?

Pandoro o pan per focaccia? Uva passa o uva resta? Canditi o conditi? Dolce o Gabbana? Dolce o Nera? Zucchero o Pausini? Zero o Qualcuno? Bianco o rosso? Babbo Natale o Mamma Befana? Crema o marmellata? Nudo e crudo? Crudo o cotto? Doccia libera o bagno occupato? La borsa o il marsupio? Dentro o sei fuori? Colbacco o senza bacco?  Amare o B monti? Col trucco o senza inganno? Acqua fresca o aria fritta? Utilitaria o inutile suv? Incognita o cotonata? Altoatesino o basso napoletano? Introverso o col risvolto? Analcolico biondo o ossigenato? Cane o gattò? Single o duplex? Mano aperta o Pugnochiuso? Calzino corto o calzone farcito? Pantalone o Balanzone? Terno secco o ambo umido? Cugini di Campagna o Dino di città? Telecomando o teleobbedisco? Cowboy d’India o indiano d’America? Stella cadente o astro nascente? Superalcolico o Superman? Marina o carne montana? Alba o tra i monti? Un orso bipolare o un tic nervoso? Una rana pescatrice o un cinghiale cacciatore? Natale quando arriva arriva ma una telefonata di preavviso sarebbe gradita.

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Così per dire.

Aumentano le pensioni?

Non mettiamo limite

alla previdenza!

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In due battute.

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Cantami, o Diva, una canzone della Pausini. 15 ottobre

È il 15 ottobre 2002, un martedì. Ryan Adams sta suonando in un concerto al Ryman Auditorium di Nashville quando, durante una sua esibizione acustica, viene più volte interrotto da uno spettatore che insistentemente gli chiede di suonare Summer of 69. “Che c’è di male?” chiede lo spettatore quando Ryan, ex leader dei Whiskeytown, smette di suonare, scende dal palco e si avvicina visibilmente contrariato tirando giù Santi e Madonne. “Che c’è di male, è una bella canzone” insiste il fan che era venuto dalla lontana Springfield nel Missouri per assistere al concerto di Adams. “Tu davvero vuoi che io canti Summer of 69?” chiede il cantante e poi aggiunge mettendo i puntini sulle i: “Sai chi sono io?”. “Adams” risponde lo spettatore illuminato dall’occhio di bue che l’elettricista di palco gli punta contro. “Ecco, tieni” porgendogli 30 dollari, “Questi sono i soldi che hai pagato per il biglietto, per favore prendi un taxi e vattene. Vai a casa e prenditi un’aspirina”. “A me piace quella canzone e volevo dedicarla alla mia ragazza” insiste lo spettatore mentre contratta per avere altri 30 dollari, quelli pagati per la sua fidanzata che, seduta accanto a lui, finge di non conoscerlo. “Perché io sono Ryan Adams mentre Summer of 69 è di Bryan, Bryan Adams. Lui è canadese mentre io sono americano, lui ha 15 anni più di me e io odio il succo d’acero”. Due anni dopo, mentre suonava In My Time of Need allo Glastonbury Festival gli urlano di suonare Goody Two Shoes di Adam Ant. Poi, durante un concerto all’Arlington Theater con The Cardinals, un tipo un po’ su di giri, dopo essere salito sul palco e prima che la sicurezza possa intervenire, gli chiede di cantare Better Than I Know Myself di Lambert Adam. Ma è dopo una pausa di qualche anno a causa di una profonda crisi di identità, mentre sta promuovendo il suo ultimo album Prisoner al Rolling Stone di Corso XXII marzo, che da lontano gli urlano di intonare La solitudine, di Laura Pausini. Ryan Adams alza le mani dalla sua chitarra acustica, chiede il silenzio attorno a sé e poi parla al microfono: “Chi è che vuole sentire La solitudine?”. “Io, io” si sbraccia una ragazza dal fondo della sala. Ryan la cerca, strizzando gli occhi, tra i numerosi fan accorsi per quell’unica data milanese e, dopo aver individuato una ragazza che si agita con il vuoto attorno, aggiunge: “Dedicato a quella ragazza là in fondo”: “Marco se n’è andato e non ritorna più / Il treno delle 7 e 30 senza lui / È un cuore di metallo senza l’anima / Nel freddo del mattino grigio di città. A scuola il banco è vuoto, Marco è dentro me / È dolce il suo respiro fra i pensieri miei / Distanze enormi sembrano dividerci / Ma il cuore batte forte dentro me. Chissà se tu mi penserai / Se con i tuoi non parli mai / Se ti nascondi come me / Sfuggi gli sguardi e te ne stai / Rinchiuso in camera e non vuoi mangiare / Stringi forte a te il cuscino / Piangi non lo sai / Quanto altro male ti farà la solitudine”. L’interminabile applauso che lo raggiungerà al termine dell’esibizione rimarrà tra i ricordi più cari del “miglior cantautore dai tempi di Neil Young” come l’ha definito King. Arthur? Crimson? Don? No, Stephen, Stephen King!

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Quindici uomini sulla cassa del morto io-ho-ho, e una bottiglia di rum! 21 ottobre

Mai bevuto il sangue di Nelson, il Nelson’s Bloody rum? Mettete nello shaker 4,5 cl di rum Navy, altrettanti di succo di cranberry. 2,25 cl di succo d’arancia e la stessa quantità di succo di lime. 1,25 cl di sciroppo di zucchero, due spruzzate di Angostura. Agitatevi per bene e versate in un bicchiere da collins pieno di ghiaccio.

È l’alba del 21 ottobre 1815: 17.000 hooligans inglesi stanno per affrontare 25.000 tra francesi e alleati spagnoli in una delle battaglie navali del Sei Nazioni più famose di sempre. L’inizio della battaglia di Trafalgar fu violentissimo: gli inglesi disponevano di ventisette vascelli, contro le trentatré navi da guerra franco-spagnole. Dopo un inizio incerto il commodoro Maro Itoje, a comando della seconda linea inglese sale pian piano di colpi a destra, a manca e a babordo, finendo con l’essere decisivo nel risultato finale: le statistiche dicono 30 ruck offensive pulite e 2 rimesse laterali rubate. L’unica azione di rilievo francese porta la firma dell’contrammiraglio Marchand che lancia oltre i quindici metri per l’accorrente Fickou, andando ad attaccare quello spazio che inevitabilmente si crea tra le navi inglesi a dieci metri di distanza. La difesa allenata da Nelson viene ulteriormente costretta a navigare in uno spazio ristretto dal taglio del tre quarti centro Vakatawa mentre la palla giunge prima a Jalibert e poi a Penaud che la schiaccia in acqua. Nulla più. Dopo cinque ore di combattimento i francesi avevano perso ventidue navi e gli inglesi avevano segnato 6 mete. Il coach Horatio Nelson anche quella mattina era in coperta della Victory, la nave ammiraglia – nonostante gli avvertimenti dei suoi attendenti – con la tuta rossa e con le decorazioni che scintillavano al sole spagnolo. Verso le 14, un tiratore scelto nemico, con un drop dall’area dei 22 metri francesi, lo colpisce. Nelson viene portato sottocoperta, assistito dall’allenatore della linea difensiva Hardy e dal dottor Beatty. Dopo due ore di agonia, Hardy lo informa che l’ultima partita del Sei Nazioni sta per essere vinta e ai francesi toccherà l’onta del cucchiaio di legno. Alle 17 Nelson muore. A bordo, il corpo di Nelson viene denudato e rasato. Per conservarlo fino al ritorno in Inghilterra, qualche settimana dopo, si decide di immergerlo in un grosso barile di rum. Rum che da oltre due secoli, sulle navi di Sua Maestà, veniva distribuito ai marinai durante il “terzo tempo” delle partite, diluito con succo di limone per prevenire lo scorbuto. La Victory attracca a Portsmouth il 4 dicembre 1815, dopo essere stata riparata a Gibilterra. Quando il barile viene aperto, per concedere al grande ammiraglio degna sepoltura, di rum non ve n’è più neppure una goccia. A piccole dosi era stato spillato da un marinaio, ignaro del suo contenuto che, come ha raccontato successivamente al club dei “15 uomini”, lo aveva trovato leggermente dolce e con un retrogusto di caramello.

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Ponzio Pilates, 9 ottobre

Joseph Hubertus Pilates inventore del celebre sistema di allenamento che porta il suo nome – il metodo Pilates – muore il 9 ottobre del 1967 a New York, all’età di 83 anni. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Pilates fu internato per un anno, con altri connazionali tedeschi, in un campo di prigionia nel Lancaster, dove affinò le sue conoscenze organizzando l’allenamento proprio e dei suoi compagni di prigionia, l’ora di ginnastica dopo l’ora di matematica e prima dell’intervallo. Nel 1925 l’insegnamento del metodo Pilates divenne molto importante per il governo tedesco, che invitò il suo ideatore a seguire personalmente il piano di allenamento del nuovo esercito. Joseph rifiutò la chiamata, e decise che era tempo di partire per gli Stati Uniti d’America. Durante il viaggio conobbe una giovane infermiera di nome Clara che in seguito divenne sua moglie e sua assistente nel primo studio aperto a New York, dove Pilates cominciò a codificare la sua tecnica: la prima parte era incentrata esclusivamente sul Mat Work, ovvero una serie di esercizi eseguiti a corpo libero su di un materassino (Mat Work).

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Happy hour al Bar Code, 7 ottobre

C’è chi ha scritto T’amo sulla spiaggia e chi ha disegnato un barcode.

Dopo aver giocato con le onde dell’Oceano ed essersi asciugati sotto il sole della Florida, i giovani Bernard e Norman, dopo innumerevoli partite a tris senza un vincitore, cominciarono a disegnare sulla sabbia dei punti e delle linee orizzontali, come Morse comanda. Nello stesso istante, sotto l’ombrellone accanto, il piccolo Clyde di 5 anni stava costruendo un castello di sabbia, aiutato dal padre. Norman Woodland, uno dei due govani, inizia dapprima a disegnare dei segni che provengono dal codice Morse, punto e linea, a cui da una forma concentrica che vengono interpretati da Bernard Silver, il secondo, come dei moderni cerchi nel grano ma fatti sulla sabbia. Stavano per intuire la soluzione del problema quando un’onda anomala cancellò tutto. I due, sollecitati dal direttore di un supermercato a lavorare all’ipotesi di un codice per marcare i prodotti, che permettesse il riconoscimento automatico alle casse e che rendesse più veloci code e pagamenti, si rimisero a disegnare sulla sabbia ma, questa volta, più lontani dal bagnasciuga. Con un dito Norman allungò in verticale i punti e con due dita le linee del codice Morse. E’ il 7 ottobre 1952 quando Woodland e Silver ottenneroil brevetto numero 2612994 per l’invenzione del codice a barre. Un insieme di segni grafici che può essere letto da più direzioni, disegnato per la prima volta accanto ad un castello di sabbia su una spiaggia della Florida nell’ottobre del 1948. Il 26 giugno 1974 alle 8 del mattino, in un supermercato Marsh a Troy nell’Ohio, la cassiera Sharon Buchanan scansiona per la prima volta il barcode stampato sul pacchetto di gomme da masticare Wrigley, gusto juicy fruit, che il giovane Clyde Dawson acquista per 61 centesimi, ricordandosi di quei strani disegni fatti sulla sabbia, 26 anni prima, da due ragazzi vicino al suo castello di sabbia. Quel pacchetto di gomme si trova ora nello Smithsonian’s National Museum of American History mentre il castello di sabbia di Clyde, con una superficie interna complessiva di 7.000 mq articolato su tre piani fuori terra ed una splendida vista mare, è stato abbattuto perché privo di licenza edilizia. Il codice a barre oltre ad essere costituito da barre nere e spazi bianchi e da una serie univoca di cifre, che rappresentano la carta di identità di un prodotto per garantirne l’identificazione e la tracciabilità, contiene anche il numero della perdizione satanica. Il 666, il numero della Bestia, si anniderebbe nelle coppie di righe sottili all’estrema destra, all’estrema sinistra e al centro di ogni codice esistente. Ma a questa supposizione, sul sito dell’inventore del codice a barre, la risposta è lapidaria: Al diavolo!

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Alvin York non è New York, 8 ottobre

L’8 ottobre 1918 fu una mattinata difficile per la Seconda Divisione Württemberg Landwehr a Châtel Chéhéry, in Francia. Era una mattina fredda e umida. La pioggia mista al nevischio si aggiungeva all’oscurità della nebbia che avvolgeva il paesaggio.

Alvin Cullum York, figlio di un contadino, sin da giovanissimo si distinse per la sua esuberanza. Era noto a Pall Mall, la città col maggior numero di fuoristrada incidentati, nel Tennessee, dove era nato, per gli scherzi ai suoi compagni del Liceo cui era solito nascondere i vestiti durante le docce al termine degli allenamenti di football. Era inoltre un assiduo frequentatore di bar dove soleva scommettere su quanti whisky si potevano bere prima di mettersi alla guida di un pick up e andare a sbattere contro un palo del telegrafo. Inoltre il giovane Alvin possedeva un’abilità impressionante con le pistole che gli permise di avere la cameretta piena di animali di peluche vinti alle fiere del paese. All’età di 27 anni, dopo essere stato fermato dalla polizia locale sul sedile posteriore dell’auto del padre mentre alla guida c’era un gufo gigante di peluche, ebbe una crisi religiosa e divenne seguace della Chiesa di Cristo nell’Unione cristiana. Obiettore di coscienza e fedele alle regole della sua comunità religiosa, quando fu chiamato alle armi, durante la Prima Guerra Mondiale, nella sua scheda personale scrisse “Non voglio combattere”. Ma l’Esercito Statunitense non ne tenne conto avendo la prassi, come tutti gli altri eserciti, di arruolare cuochi per destinarli al genio militare per la costruzione di ponti di barche o impiegare giovani meccanici nelle cucine da campo. Fu così arruolato in fanteria e destinato al fronte francese. Dopo settimane di profonda crisi, anche a causa della sua scarsa conoscenza del francese che non gli permettevano di ordinare nulla di più delle baguette, s’il vous plait, il giovane Alvin si convinse che combattere “è un dovere morale ordinato dal Signore“. Non si vive di solo pane. Si arriva così a quella fredda giornata dell’8 ottobre 1918. Di mattina, il caporale York e i suoi compagni partirono con il compito di prendere il controllo di una linea ferroviaria. Poiché avevano mappe scritte in francese, acquistate in un distributore di benzina locale, al primo scambio sbagliarono binario e si ritrovarono dietro le linee nemiche. I tedeschi, vistisi presi alle spalle, in un primo momento si arresero, ma quando compresero che gli americani erano in pochi, reagirono. Fu in quel momento che York ebbe la visione di sua madre che lo rimproverava di non mettere ordine nella sua cameretta piena di pupazzetti vinti sparando al tiro a segno alla festa del mais di Chattanooga e si avventurò sul terreno dei nemici, facendosi largo col suo fucile. Finiti i proiettili usò la sua pistola colt in dotazione. Infine lanciò qualche baguette che aveva nello zaino come se fossero delle bombe a mano. Fu così che i tedeschi si arresero a quella che pensavano fosse una forza superiore. Alla fine mise fuori uso 35 mitragliatrici e fece 132 prigionieri. Fu congedato come sergente e gli fu assegnata dal Governo degli Stati Uniti la Medal of Honor, la più alta decorazione militare, per le sue azioni al di fuori del villaggio francese di Châtel-Chéhéry. Al ritorno nella sua città natale fu accolto come eroe e sposò Gracie, la ragazza del tiro a segno, che lo aveva fedelmente aspettato. Se ne potrebbe fare un film se non l’avesse già fatto Howard Hawks nel 1941. Film che valse a Gary Cooper, nei panni militari del caporale York, l’Oscar come miglior attore protagonista.

IL SERGENTE YORK - Spietati - Recensioni e Novità sui Film
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Il libro

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5 ottobre, nessun nato e nessun morto nel mondo tranne Teresa.

Nulla è successo nei giorni tra il 5 ed il 14 ottobre del 1582. Nessun parto e nessun funerale. Nessuna guerra è iniziata e nessun trattato di pace è stato firmato. Nessuna festa dell’uva, organizzata da nessuna pro loco, ha riempito le strade di nessuna città. Niente in televisione, né alla radio né al cinema. Nessuno è andato a teatro perché non c’era niente in cartellone. Nessuno ha litigato per un parcheggio conteso, nessuno ha litigato in una assemblea condominiale, nessuno si è lamentato di quello che c’era a cena. Nessuno, ti giuro nessuno, nemmeno il destino. Tra il 5 ed il 14 ottobre del 1582 nulla di quello che solitamente accade nel mondo è successo. Neanche una maratona Mentana. Nulla di nulla. Come se quei dieci giorni che non sconvolsero il mondo non esistessero. Appunto! Fu così che molti andarono a dormire alle dieci di sera del 5 e si risvegliarono alle sette della mattina del 15 ottobre. Quei giorni furono cancellati dal calendario, dal calendario gregoriano. Chi aveva preso un appuntamento per venerdì 12 ottobre e si era appuntato l’orario sul calendario della farmacia? Se ne sarà fatta una ragione. La ragione è che nel passaggio tra il calendario giuliano, dai tempi di Giulio Cesare, a quello gregoriano (il Dalla-De Gregori calendarium) introdotto da Papa Gregorio XIII, basato sull’anno solare e sul ciclo delle stagioni, si dovevano perdere 10 giorni per il riallineamento. Per sistemare il calendario giuliano furono usate le misurazioni dell’astronomo Niccolò Copernico, pubblicate nel 1543 (anno della sua morte) sotto il titolo di De Revolutionibus orbium coelestium libri sex. Dove “sex” non ha nulla di osé ma indica il numero dei libri: sei. L’introduzione del nuovo calendario, non ancora sponsorizzato dalla Pirelli e senza le foto di modelle, suscitò le proteste dei paesi protestanti che vi si adeguarono solo nel 1700, dopo la promessa di uno sconto sul calendario di Frate Indovino da acquistare in edicola. Quel che ci rimane è una certezza: Teresa d’Avila, nota mistica spagnola e priora dell’Incarnazione, è nata ad Avila il 28 marzo 1515 e una curiosità: è morta ad Alba de Tormes nella notte tra il 4 e il 15 ottobre 1582, minuto più, minuto meno.

5 Ottobre 1582, il giorno che non esiste nel calendario gregoriano
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Eulero la la la. 18 settembre

Funzione phi di Eulero, identità dei quattro quadrati di Eulero, sistema di Eulero, instabilità euleriana, disco di Eulero, equazioni di Eulero ed altro di Eulero non esistevano prima di Eulero.

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Nessuno, ti giuro, nessuno, nemmeno il destino.

Nessun animale è stato maltrattato durante la stesura di questo libro. Nessun pasto è stato saltato durante la stesura di questo libro. Nessun limite è stato superato in autostrada durante la stesura di questo libro. Nessun pisolino è stato schiacciato durante la stesura di questo libro. Tutti i panni sporchi sono stati lavati in famiglia durante la stesura di questo libro. Nessun cavallo di battaglia e’ stato sellato durante la stesura di questo libro. Nessun desiderio e’ stato espresso perche’ nessuna stella cadente e’ stata vista dutante la stesura di questo libro. Nessun francobollo e’ stato leccato e nessuna lettera e’ stata affrancata durante la stesura di questo libro.

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Il Principato di Sealand, 2 settembre.

Situato in acque internazionali, sulla fortezza militare di Roughs Tower, Sealand è il paese più piccolo del mondo.

Il 2 settembre 1967, accompagnato dalla moglie Joan nel giorno del suo compleanno, dal figlio Michael (14), dalla figlia Penelope (16) e da diversi amici e seguaci, Roy dichiarò il Principato di Sealand. La fondazione di questo paese è stata segnata dall’innalzamento di una bandiera di nuova concezione e, in un gesto di compleanno estremamente romantico, il conferimento di un nuovo titolo alla sua amata moglie, da quel momento in poi conosciuta come “Principessa Giovanna”.

Il motto nazionale del paese è E Mare, Libertas (dal mare, libertà), che riflette la sua duratura lotta per la libertà nel corso degli anni. Sealand è uno Stato sovrano indipendente dal 1967. La famiglia Bates governa il piccolo stato come sovrani reali ereditari, ogni membro con il proprio titolo reale. Sealand sostiene la propria costituzione, composta da un preambolo e sette articoli. Dopo la dichiarazione di indipendenza, la famiglia fondatrice Bates issò la bandiera di Sealand, promettendo libertà e giustizia a tutti coloro che vivevano sotto di essa.

A seguito di ciò, Sealand ha rilasciato passaporti ai suoi cittadini, ha coniato valuta ufficiale e ha commissionato i propri francobolli.

Principato di Sealand - La sfida alla Regina - Luoghi Fantasma
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Pronti, via, stop. 27 agosto

Il record del mondo della guerra più veloce appartiene a Zanzibar, l’isola con la zeta più famosa dopo Zacinto. Esattamente 38 minuti di bim, bum e bam, con un leggero vento contrario. Fu combattuta il 27 agosto 1896 tra il neo-Sultano Khalid bin Barghash contro l’Impero Britannico. Khalid, inviso ai britannici, si era seduto sul trono del Sultano filo-britannico Hamad bin Thuwaini, morto due giorni prima, al grido di “Chi prima arriva meglio alloggia”. Gli inglesi avrebbero voluto al suo posto Hamud bin Muhammed, da sempre tifoso del Liverpool. Inoltre un trattato tra le due nazioni del 1886 prevedeva che per ambire al trono del sultanato il candidato, dopo la prova scritta e l’orale, dimostrando di pronunciare bene il th con la lingua tra i denti, avesse  il permesso del Console britannico, Basil Cave, e Khalid non l’aveva ottenuto. I britannici inviarono quindi un ultimatum a Khalid imponendogli di lasciare il Palazzo Reale entro le dodici per poter rifare le stanze. Neanche il tempo di disfare le valigie, prendere qualcosa dal frigo bar, un tuffo in piscina che già doveva andarsene? Il sultano convocò la sua guardia personale, che nel frattempo aveva preso possesso degli ombrelloni e delle sdraio sulla spiaggia principale dell’isola africana, e sventolando la sua prenotazione su Booking.com ordinò il servizio in camera. Il successivo scambio di SMS tra Khalid e il contrammiraglio Harry Rawson agli ordini di Sua Maestà la Regina, non aiutò a placare gli animi. All’invito di “Uscite fuori” il Sultano rispose “Vediamo se avete il coraggio di sparare”. Il conflitto iniziò alle  9 e 02 con un bombardamento navale che causò un incendio nel  Palazzo Reale e neutralizzò l’artiglieria di difesa. Nella rada antistante una breve incursione della marina inglese portò all’affondamento dello yacht reale che il Sultano aveva noleggiato per festeggiare l’insediamento. Alle ore 9 e 40 i marines di sua Maestà Britannica entrarono nel Palazzo cantando in coro You’ll never walk alone e issarono la Bandiera Reale sulla torre campanaria. Questo fu il segnale, per i giudici del Guinness dei primati, per fermare il cronometro: 38 minuti. Al termine del conflitto più breve si contarono 500 morti tra le truppe dell’esercito di Zanzibar e un marinaio inglese ferito dopo che si era lanciato dall’incrociatore inglese Philomel per giungere tra i primi al buffet nel Palazzo. Il Sultano Khalid ebbe asilo diplomatico dal consolato germanico ma, successivamente al suo trasferimento nell’Africa orientale tedesca, fu catturato dalle forze britanniche nel 1916 durante la Campagna dell’Africa ed esiliato alle Seychelles e successivamente a Sant’Elena  prima di essere autorizzato a tornare in Africa orientale, dove morì a Mombasa nel 1927. I sostenitori di Khalid furono puniti e costretti a pagare per risarcire il costo dei proiettili sparati dalla Marina Reale e tutte le ceramiche, i bicchieri e i soprammobili del Palazzo che andarono distrutti durante il cannoneggiamento inglese. Il Sultano Ḥamud, sponsorizzato da Sua Maestà la Regina, si dimostrò fedele ai britannici e la sua salita al trono di Zanzibar fu salutata con il lancio di torroncini al cioccolato fondente pieno e invitante, intensa fragranza di nocciole tostate, lievemente profumato alla vaniglia. I torroncini Zanzibar della Sperlari.

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eh sì, eh già, eBook, su Amazon!

DA PICCOLO AVEVO UN AMICO IMMAGINARIO POI LUI E’ CRESCIUTO

Scritti semiseri, semisferici e semi di lino. Battute a parte.

Tra la felce ed il martello, tra Cochi e Renato, tradire ed il fare, tramonti e mari, tra mettere all’indice o l’anello all’anulare? Aut o aut? Chicco Testa o Benedetto Croce? Nel mezzo del cammin di nostra via a sinistra o a destra? Non è facile prendere la decisione giusta. Sbadiglio, ho sbagliato? Col senno di poi è tardi. Prendere o lasciare? La grande coalizione o una colazione continentale? Mai dire niente per scontato, “Pagherete caro, pagherete tutto”. Le apparenze ingannano, la tavola è bandita, il trucco c’è, lo scacco è matto, il Cavallo Pazzo. Esselunga o Effecorta? Meglio un Dolce oggi o un voltaGabbana domani? E’ più facile sciogliere che scegliere, non avrei dubbi tra fritto e frutta o tra l’uno e trallàlléro. Se fosse così facile prendere i dadi e lanciarli… chi li lancia più lontano vince. Braccio di ferro o piede di porco? Pomodori verdi fritti alla fermata del tram o ba o bab al rhum dove capita capita? Linguine al pesto o linguaccia impertinente? Afragola o Bticino? Man bassa o alzare il gomito? Imbarcarsi su un aereo o prendere il volo su una nave? Tornare sui propri passi o cambiare prassi? Danimarca o marca da bollo? Vedere il bicchiere di latte mezzo pieno o piangere sul tappeto macchiato? Solleone o luna in gemelli? Andare a tentoni o a Cuneo? King o Kong? Est o vest? Parlamento o ascoltare il vento? Il santo Graal o il caotico GRA? Abito da sera o abito con mia sorella? Proverbio o prolasso? Questo libro non risponderà a nessuna di queste domande. Non darà certezze. Non darà punti per la vostra raccolta. Se è sereno lascerà il tempo che trova. Se volete fare un viaggio temporale portate l’ombrello. “Il treno dei desideri nei miei pensieri all’incontrario va.” Mi sembra un buon motivo.

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L’ultimo comunista.

Il nostro paese è sempre stato considerato un territorio ostile alla sopravvivenza dei comunisti. Pochi resti fossili, rinvenuti tra la Toscana e l’Emilia, ne indicavano la presenza durante il periodo successivo al secondo conflitto mondiale. Qualche foto di Stalin in vecchie Case del Popolo abbandonate da anni e scritte antifasciste, ormai sbiadite dal tempo su muri di cascine abbandonate, erano la testimonianza di un veloce passaggio migratorio. Fondamentale, quindi, il ritrovamento dello scheletro di un giovane esemplare di comunista ritrovato durante gli scavi di fondazione di una sede del PD. Le ossa della mano raccolte a pugno chiuso, alcuni brandelli di eschimo verde, poche pagine ingiallite de L’Unità e una cassetta musicale recante la scritta PF ed una M, farebbero pensare ad una variante extraparlamentare presente verso la fine degli anni ’70. Il clima ostile ed alcune mutazioni genetiche della specie, dovute a continue mediazioni, sarebbero state, secondo gli esperti, la causa dello scomparsa definitiva del popolo comunista dalla nostra penisola. “Erano anni che ci veniva segnalata la presenza di comunisti a Roma, ma si trattava solo di esponenti di una sinistra geneticamente modificata” ha dichiarato il Preside della Facoltà di Archeologia Politica della Sapienza.

Gli scavi continuano.

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Mangiato il 4 luglio.

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Italia medaglia d’oro nella 4X1861.

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Ceci n’est pas Duchamp, 28 luglio

“Volevo cambiare identità, e la prima idea che mi è venuta è stata di assumere un nome ebraico. Ero cattolico, quindi passare da una religione a un’altra era già un cambiamento! Ma non trovavo un nome ebraico che mi piacesse o mi tentasse, finché di botto ho avuto un’idea: perché non cambiare sesso? E di lì è venuto il nome Rrose Sélavy.”

Marcel Duchamp nasce il 28 luglio 1887.

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That’s all folks, 27 luglio

Il 27 luglio 1940 Bugs Bunny fa il suo debutto ufficiale nel cartone animato A Wild Hare.

La lobby di una lepre selvatica Card.PNG
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Non ci capisco niente, per me è esperanto. 26 luglio

Il 26 luglio 1887  L. L. Zamenhof pubblica il “Unua libro, Linguaggio internazionale del Dott. Esperanto”, la prima pubblicazione a descrivere la lingua che non c’era. Questo libretto, menzionato nella Cronologia Generale degli eventi più importanti della storia del mondo dopo il primo numero di Diabolik delle sorelle Giussani e prima del Manuale delle giovani marmotte, includeva una versione in esperanto delle parolacce più usate dai tassisti londinesi, alcuni versi quali muu, grunf e beee de “nella vecchia fattoria” del Quartetto Cetra, due poesie originali (senza testo a fronte) e 16 regole grammaticali non in ordine alfabetico. Il Doktoro Esperanto dichiarò, “una lingua internazionale, come una nazionale, è proprietà di tutti, che nessuno ha diritto di cambiare se non vuole che gli buchi le gomme dell’auto.” Tra le 16 regole è utile ricordare: 1. Non esiste l’articolo indeterminativo; esiste solo l’articolo determinativo la, che risponde alla domanda: dove? 4. I numerali sono unu, du, tri, kvar, kvin, ses, sep, ok, naŭ, dek, cent, mil. La pronuncia è quella di un bergamasco ubriaco. 5. La lingua batte dove il dente duole. 11. Le parole composte si formano per semplice apposizione di radici; la parola più importante va alla fine. 13. Chi vive esperanto muore esperanto. L’alfabeto è composto da 28 lettere. Le vocali sono a, e, i, o, u, ypsilon, Brigitte Bardot, Bardot, Eh! Meu amigo Charlie Brown, Pe-pe-pe, pe-pe-pe, pe-pe-pe-pe-peeee.

Lejzer Zamenhof è stato un linguista, glottoteta, glossopoeta e, nel tempo libero, glossogiocatorediscacchi.

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L’ultimo che arriva cucina, 24 luglio

Giura? Giuro! In cucina? In cucina! Tra Nixon e Kruscev ? Tra Nixon e Kruscev! Un dibattito? Non proprio un dibattito, direi, uno scambio di opinioni tra capitalismo e comunismo.

Lo storico “dibattito in cucina” fu il primo incontro tra il Segretario Generale dell’Urss e il Vicepresidente statunitense avvenuto in un tinello. Una discussione improvvisata, il 24 luglio 1959, in occasione dell’Esposizione Nazionale Americana a Mosca, concordata nel quadro degli «scambi culturali per promuovere la reciproca conoscenza e per misurare quale razzo era più lungo tra il Sojuz sovietico e l’Apollo 8». Per l’esposizione fu costruita una casa “bianca” prefabbricata in tipico stile “middle class”. Gli espositori americani sostenevano che chiunque poteva acquistare una casa di 6 locali, tre bagni, una sala proiezioni e una piscina negli Stati Uniti, facendosi un mutuo senza garanzie. La cucina in esposizione fu riempita di piccoli ma intelligenti elettrodomestici, elettrodomestici più grandi di quelli russi ed elettrodomestici che astronauti americani abbandoneranno sulla Luna prima dei russi. Prodotti che dovevano rappresentare, agli occhi dei Sovietici, i frutti tecnologici del mercato capitalistico americano dei beni di consumo. Richard “Dick” Nixon e Nikita “Nik” Kruscev discussero ciascuno i meriti dei rispettivi sistemi economici, capitalismo e comunismo, seduti nella comoda cucina in esposizione. Nixon si vantava delle conquiste dello stile di vita americano come la lavastoviglie per trentasei coperti, il tagliaerba, i supermercati pieni di salse per barbecue, il juke box con le canzoni di Frank Sinatra, Elvis Presley, Nilla Pizzi e Nico Fidenco, le Cadillac convertibili in Alfa Romeo, gli smalti per le unghie di Fedez, il libro con le ricette per torte con dentro Marilyn Monroe, i pasti pronti da McDonald’s e la Coca Cola per digerirli. Kruscev metteva in risalto l’attenzione dei Sovietici per “le cose che contano veramente” come le dita che toccano la punta del naso, il pallottoliere in legno e le più precise calcolatrici sovietiche per farsi due conti. Il leader russo chiese ironicamente se, in America, ci fosse una macchina che “mette il cibo in bocca e lo spinge giù?”. Nixon rispose dicendo che ci stavano già pensando e che se non quest’anno il prossimo, intanto per digerire gli hot dog bastava una lattina di sprite, disse mimando prima un wurstel che mise in bocca e poi il gesto di bere direttamente da una lattina con un “burp” finale. Poi i due leader si spostarono in salotto dove era stato preparata una tavola fredda, come la guerra, sulla quale Kruscev avrebbe potuto battere comodamente per più volte la sua scarpa ordinando una vodka. Il resto è diplomazia.

WIKIRADIO - Il "dibattito in cucina" tra Nixon e Chruscev - Rai Radio 3 -  RaiPlay Radio
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C’è vita sulla Terra? 23 luglio

23 luglio 2015 (data presumibilmente terrestre) la sonda IT§xT scopre il pianeta più simile a Kepler-452 b mai osservato prima, denominato Terra dalla Missione Tyra°. La Terra è il terzo esopianeta in ordine di distanza dal Sole e il più grande dei pianeti terrestri del sistema solare, sia per massa sia per diametro, distante 1.400 anni luce dalla costellazione del Cigno. Il pianeta è il primo oggetto dalle dimensioni simili a quelle di Kepler-452 b ad essere stato scoperto, che orbita nella zona abitabile di una stella molto simile a quella di classe G. Il pianeta impiega circa 365 giorni kepleriani per eseguire una rivoluzione, è più piccolo e si è formato successivamente al nostro. Se fosse un pianeta roccioso si tratterebbe di una Minor Kepler e, considerata la sua massa, sarebbe stato geologicamente attivo con vulcani ancora in eruzione e ricoperto, se visto dallo spazio, di una spessa coltre di nubi. Ciò potrebbe consentire a qualsiasi potenziale forma di vita sulla superficie di abitare il pianeta per altri 125 anni. La missione Tyra° è stata una missione spaziale della IT§xT parte del programma C’è vita oltre Kepler, il cui scopo era la ricerca e conferma di pianeti simili a Kepler-452 in orbita attorno a stelle diverse nella Via lattea angolo altre costellazioni. Gli obiettivi scientifici di Tyra° erano l’esplorazione della struttura e della diversità dei sistemi e pianeti abitabili nelle costellazioni del Cigno, dell’Euro (ex Lira), dei Gemelli e del Toro ascendente Ariete. Il 35 asiem (tredicesimo mese dell’anno kepleriano) 186, il Ministro per le esplorazioni extra-costellazione di Kepler ha annunciato un release di dati con un numero di candidati planetari pari a 2326. Questi si dividono in 207 di dimensioni kepleriani, 680 superkepleriani, 1181 nettuniani, 203 gioviani e 55 più grandi di Giove nella costellazione di Cassiopea. Purtroppo per gli abitanti del nostro pianeta desiderosi di trovare un altro pianeta simile a Kepler-452, sebbene i dati del pianeta denominato Terra, con un nucleo centrale metallico, per la maggior parte di ferro, con un mantello di silicati e una crosta ricoperta da edifici più o meno alti, possano incoraggiare una potenziale colonizzazione, il Ministero delle esplorazioni ha cancellato ogni fantasia di trasferimento. Dalle analisi effettuate con un atterraggio della sonda sulla superficie terrestre ed il prelievo di materiale sabbioso, liquido, plastico, gassoso con carbonato di sodio, dolcificante e colorante e il trasferimento di un terrestre si è potuto accertare che è un pianeta inquinato sia nell’atmosfera, a volte irrespirabile a causa di livelli eccessivi di zolfo, azoto e carbonio, che sulla superficie con temperature che variano dai – 35 ai poli a + 43 gradi nella Terra dei fuochi tra Napoli e Caserta, con alluvioni, esondazioni o incendi dolosi e cambi di Governo improvvisi. Con una conflittualità esplosiva dei suoi abitanti racchiusa in quelli che vengono chiamati “stadi”, incubatori primari di una malattia infettiva sistemica denominata “tifo calcistico”. L’analisi del cervello del terrestre smaterializzato è risultata semplice e veloce in quanto di struttura elementare. E’ stato verificato che l’uomo risponde a stimoli primordiali come la fame, la sete, il sonno, Francesco Totti, Temptation Island e Storie Criminali. Un veloce calcolo effettuato con una semplice calcolatrice indica, più o meno, che il pianeta denominato terra-terra si autodistruggerà nei prossimi 125 anni. Peccato per gli abitanti di Kepler-452 b.

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Buon sangue non Mendel, 22 luglio

Gregor Johann Mendel nasce il 22 luglio 1822 a Heinzendorf bei Odrau, un piccolo borgo, parte del comune di Vrazné nella Regione di Moravia-Slesia nella Repubblica Ceca. Ricordate solo Mendel, 22 luglio. E’ stato biologo, matematico, monaco agostiniano ceco, precursore della moderna genetica e notaio. Aveva due sorelle anche se la maggiore, Veronica, fu allontanata da casa perché geneticamente modificata. Durante l’infanzia e l’adolescenza lavorò come giardiniere e apicoltore mica come terzino del Milan o partecipante al reality show “La fattoria” come hanno fatto Raffaello Tonon o Mal. Nel 1843 Mendel fece ingresso nell’Abazia di San Tommaso a Brno (verso spesso utilizzato da Dalla nelle sue canzoni), monastero che privilegiava l’impegno accademico alla preghiera, poiché lo studio era considerato la più alta forma di orazione. Mendel amava dedicarsi alla meteorologia (lo studio dei fenomeni atmosferici e l’influenza dell’alta o bassa pressione e dell’umidità sul meccanismo degli orologi) e all’orto dell’abbazia, dove scoprì le caratteristiche variabili delle piante, svelando dopo molti anni di lavoro i meccanismi dell’ereditarietà. Per compiere i suoi esperimenti coltivò e analizzò durante i sette anni di esperimenti circa 28.000 piante di piselli che lo portarono a scrivere decine di ricette tra cui: risi e bisi più bisi che risi, calamari e piselli alla Mendel, Piselli del Monastero al prosciutto di Praga, frittata con carote e piselli, vellutata di piselli come Cristo comanda. Nell’inverno 1865 Mendel ebbe l’occasione di esporre il suo lavoro durante un cooking show a un pubblico di circa quaranta persone, tra cui biologi, chimici, cuochi, santi e navigatori, ma nessuno riuscì né a seguire né a comprendere il suo lavoro a causa di un eccessivo uso di piselli nei suoi piatti. Il concetto innovativo da lui introdotto affermava che alla base dell’ereditarietà vi sono beni mobili, immobili e piselli accumulati dai genitori. La sua esperienza lo portarono a definire le sue leggi, le leggi di Mendel. Dopo sette anni di selezione, identificò sette varietà di pisello che differivano per caratteri estremamente visibili: i piselli nani, rampicanti, mezzarama, i piattoni o taccole, snap peas, golden sweet e rondo. Il lavoro fondamentale di Mendel fu nell’associare ad ogni tipo di pisello una specifica ricetta. Capacità che venne riconosciuta anche ai suoi successori diretti tanto da diventare “genetica”. Fece anche studi sull’ereditarietà nelle api tentando incroci sulle razze più diverse, smise quando fu punto sul vivo. Il colore preferito di Mendel era il verde pi… pistacchio.

150 anni fa le tesi di Mendel, padre della genetica, gigante della scienza,  ieri perseguitato e oggi ignorato (troppo cattolico) | Tempi
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Mani in alto, questa è la prima rapina. 21 luglio

All’inizio aveva pensato ad un prelievo forzoso retroattivo del 6 per mille dai conti correnti delle banche, nella notte di venerdì 10 luglio 1873, che sarebbe stato legittimato da un decreto d’urgenza da pubblicarsi alla mezzanotte tra il 10 e l’11 luglio. Ma il piano sarebbe stato troppo complicato da spiegare ai cugini John, Cole, Jim e Robert Younger, così Jasse James optò per una rapina. Il 21 luglio del 1873 è la data in cui avvenne la prima rapina ad un treno ad opera di Jesse James e della sua banda, formata dal fratello Frank e dai suoi cugini Younger, oltre ad altri fuorilegge che speravano di diventare ricchi senza saper giocare a calcio. Erano da poco passate le 20 quando lo sbuffo della locomotiva a vapore annunciò il passaggio del treno passeggeri delle Rock Island Lines, sulla linea per Chicago. Ad Adair, Iowa, il convoglio aveva da poco passato una curva quando gli uomini di James lo fecero deragliare avendo tolto alcuni binari e le relative traversine. I banditi, che indossavano delle maschere dei Presidenti Carter, Nixon e Trump per non farsi riconoscere, spuntarono dai cespugli sparando in aria. Jesse e il fratello Frank affrontarono il controllore che prontamente aprì la cassaforte mentre i loro complici derubavano i passeggeri. Raccolto il bottino in sacchi, la banda si allontanò al galoppo cantando un inno ribelle sudista tipico degli anni della Guerra Civile, “Che bella cosa na jurnata ‘e sole, n’aria serena doppo ‘na tempesta, pe’ ll’aria fresca pare gia’ na festa, che bella cosa na jurnata ‘e sole. Ma n’atu sole, Cchiu’ bello oi ne’, ‘O sole mio Sta ‘nfronte a te”. Vani furono i tentativi dell’agenzia Pinkerton di rintracciarli, anche con l’ausilio delle telecamere di videosorveglianza del treno, poiché le targhe posteriori dei cavalli utilizzati dai fuorilegge risultarono contraffatte. Jesse James e la sua banda in 16 anni di carriera svuotarono venti banche in numerosi Stati dell’Unione Padana, dieci uffici postali, sette treni e due furgoni portavalori in coda sulla Salerno-Reggio Calabria. Morirà il 3 aprile del 1882 ucciso da un cugino di campagna,neo-membro della sua banda, Bob Ford, che incassò la taglia di 5.000 dollari messa a disposizione dal Governatore leghista del Missouri Thomas Theodore Crittenden e dalla Pinkerton National Detective Agency.

…Now the people held their breath, when they heard of Jesse’s death, they wondered how he’d ever come to fall, Robert Ford it was a fact, he shot Jesse in the back, while Jesse hung a picture on the wall… Canta Bruce Springsteen nella ballata “Jesse James”.

File:Wanted Jesse James.jpg
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Guardo la Luna da un oblò, 20 luglio

“Che fai tu, luna, in ciel? Dimmi, che fai, silenziosa luna?” oppure “Luna non mostri solamente la tua parte migliore, stai benissimo da sola, sai cos’è l’amore, e credi solo nelle stelle, mangi troppe caramelle…”, ma anche “E la luna bussò alle porte del buio, “Fammi entrare”, lui rispose di no. E la luna bussò dove c’era il silenzio, ma una voce sguaiata disse “Non è più tempo”. Non è facile pensò l’astronauta Armstrong mentre cercava una frase da dire quando avrebbe posato il suo piede sinistro sulla Luna. Senza farsi vedere dai tecnici della Nasa cercò sul suo pc un sito generatore di frasi famose per ogni occasione e digitò: Luna, uomo, umanità, merendina, passo. Dopo meno di un secondo apparve sullo schermo “Un piccolo passo per l’uomo, un grande balzo per l’umanità”. Anche se non c’era alcun riferimento ad una merendina, Neil Armstrong si sentiva finalmente pronto per partire alla ricerca di un distributore automatico sulla Luna, così gli avevano fatto credere.

Apollo 11 fu la missione spaziale che portò i primi uomini sul satellite della Terra. La navicella entrò in orbita lunare dopo circa tre giorni di viaggio e, una volta raggiunta, gli astronauti Neil Armstrong e Buzz Aldrin si spostarono sul modulo lunare Eagle con cui discesero sulla Luna. La selezione del sito per l’allunaggio si era basata su alcuni criteri: doveva essere pianeggiate, con pochi crateri, con ampi spazi per il parcheggio anche in retromarcia, libero da grandi colline e lontano da centri commerciali, vicino ad un distributore di propellente per un pieno prima di ripartire, con una buona visibilità per l’atterraggio e non in salita in quanto il modulo lunare era sprovvisto di freno a mano. Fu così scelto uno spiazzo denominato “Mare della Tranquillità” dopo aver escluso altri crateri quali “Golfo della tempesta”, “Tsunami beach” ed il parcheggio fuori dalla discoteca “Coconuts”. Alle 12 e 52 del 20 luglio, Aldrin e Armstrong iniziarono gli ultimi preparativi per la discesa lunare. Una doccia veloce, una passata di rasoio, una colazione leggera per evitare il riflusso esofageo a causa dell’assenza di gravità, una sistematina al nodo della cravatta sopra la tuta spaziale. Neil Armstrong fu il primo a mettere piede sul suolo lunare il 21 luglio, sei ore più tardi dell’allunaggio avvenuto il  20 luglio 1969 alle 20 e 17. Buzz Aldrin scese 19 minuti dopo, a causa della difficoltà di trovare una frase per l’occasione. Quando fu il suo turno di imprimere l’impronta sulla roccia lunare chiese: “C’è nessuno?” Il centro di controllo di Houston fece finta di non sentire e la sua frase non passò alla Storia. I due trascorsero circa due ore e mezza al di fuori della navicella e raccolsero 21 kg di materiale lunare che riportarono a Terra, oltre a molti selfie che i due astronauti si fecero per testimoniare, alle rispettive mogli, il tempo passato lontano da casa. Il terzo membro della missione, Michael Collins (pilota del modulo di comando), rimase in orbita lunare giocando a Tetris, leggendo La guerra dei mondi, guardando la prima stagione di Lost in Space e facendo roteare i pollici con le mani intrecciate mentre gli altri due passeggiavano avanti e indietro sul suolo lunare alla ricerca di un distributore automatico di merendine. Dopo poco più di 21 ore dall’allunaggio, gli astronauti si riunirono e Collins pilotò il modulo di comando Columbia nella traiettoria di ritorno sulla Terra. La missione terminò il 24 luglio con l’ammaraggio nell’Oceano Pacifico. Dei molti reperti portati a Terra dagli astronauti quello che attirò l’attenzione degli scienziati della Nasa fu un involucro che, nella notte dei tempi lunari, sembrava avesse contenuto dei biscotti tipo “Baiocchi” (così era scritto sulla confezione in geroglifici, demotico e greco antico) a testimonianza della potenziale presenza di distributori di merendine sulla Luna.

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Accampar Marcuse, 19 luglio

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Non dire Roma se non ce l’hai nel sacco, 18 luglio

Forse non si può dire gatto se non ce l’hai nel sacco, ma non si può neanche dire gatto, o farina, caffè, lettere o Piove di Sacco se non hai un sacco.
Immaginate Babbo Natale, per esempio, che si cala nei camini, la notte del 24 dicembre, senza un sacco dove tenere i regali da mettere sotto l’albero, un disastro. Oppure una colazione al sacco senza sacco, dove la tovaglia a quadretti, l’insalata di riso e la frittata di cipolle e zucchine la tirate fuori da un beauty case. Provate, poi, a dormire avvolti in una massa informe di peli, dentro una tenda o sotto un cielo stellato, che volano via al primo soffio di vento caldo d’estate quando voi eravate convinti di esservi addormentati in un sacco a pelo.
Al cinema sareste mai andati a vedere “Un bello” il primo film di Verdone come regista? Assolutamente no, ve lo dico io. Perché il successo di quel film, ambientato in una Roma ferragostana e deserta, dove Verdone interpreta tutti e tre personaggi protagonisti, lo deve anche al titolo: “Un sacco bello”. Alla domanda se vi era piaciuto sicuramente rispondete: “Un sacco”. In caso contrario non temete, non vi darò un sacco di botte, come un pugile che si allena in palestra colpendo con un sinistro, un destro e un gancio, un sacco d’allenamento.
Anche la storia ci può insegnare un sacco di cose, a partire dal sacco di Roma. Era una calda notte d’estate del 410 quando 300 giovani e forti, belli di visi e Goti di provenienza aprirono la Porta Salaria ad Alarico che si trovava in coda, con i suoi Visigoti, sul Grande Raccordo Anulare. Iniziarono tre giorni di saccheggi che misero in ginocchio la Città Eterna. Quella Roma che darà i natali a Totti e che ci farà piangere e abbracciarci ancora.
“Cicli, ricicli e tricicli” come diceva Giambattista Vico.
Dopo il primo sacco, un secondo, riciclo, nel 1084 dopo un braccio di ferro, ai tempi non era uso fare “pari o dispari?”, tra Enrico IV e Papa Gregorio VII. Questa volta furono le truppe normanne, normali si fa per dire, chiamate dal Papa in sua difesa, a saccheggiare la Città.
E poi il “triciclo”, il terzo sacco, a cura di quei pestiferi dei Lanzichenecchi nel 1527. I miliziani mercenari, che cambiavano maglia al soldo del miglior offerente come i calciatori d’oggi, dopo aver fatto breccia presso la Porta San Pietro, porta che le Guardie Svizzere non volevano aprire pensando che a citofonare fossero dei Testimoni di Geova, si riversarono in città riempiendo i propri sacchi di tesori sacri e profani, lasciando per le strade, già allora disconnesse, peste e corna.
Dalla storia alla geografia, da Roma al Lazio dove nasce il fiume Sacco. Dai monti Prenestini giù giù fino a confluire nel Liri, dopo ave fatto passare un sacco d’acqua sotto i ponti. Per non parla di Piove di Sacco di cui non parlerò. E Vanzetti senza l’amico Nicola?

Tornando ad un sacco di modi di dire, per dire: Vorrei avere un sacco di soldi ma senza ostentarli per non ricevere un sacco di domande da un sacco di gente e dover dire un sacco di bugie per evitare una manica di botte da chi me li vorrebbe togliere. In quest’ultimo caso ho usato “manica” al posto di “sacco” perché nella manica, a differenza del sacco, posso sempre avere un asso.
A questo punto non devo dirvi dove devono infilare le gambe i partecipanti all’omonima corsa. Ci arrivate da soli, saltellando, all’arrivo?

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Ginger

Sulla scena facevo tutto quello che faceva Fred Astaire, e per di più lo facevo all’indietro e sui tacchi alti dopo aver stirato le sue camicie, aver sostituito il motore della lavatrice e aver preparato la cena. (cit.)

Virginia Katherine McMath, Ginger Rogers, era nata il 16 luglio 1911.

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16 luglio 1951 – Viene pubblicato il romanzo Il giovane Holden di J. D. Salinger

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