Tra la Locandiera e la Locandina.

Locandina Overtime

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Parole nove.

cammeo

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Non ho neon

(Non sono il figlio unico di mio fratello)

Non sono Miss Italia. Non amo gli abiti lunghi e non so arrampicarmi sugli specchietti di cortesia. Una volta ho messo la corona in testa ma la bici, senza, non andava. Non so, sorry, sorridere al cattivo gioco. Non mi promuovo da solo ma aspetto il voto di Consiglio, lo consiglio. Rispondo solo a domande di cui non so la risposta. Non sono un attento lettore. Mi distraggo tra una riga e quella che ho saltato. A volte seguo il personaggio anche al di fuori della storia, parteggio per uno, pareggio per due, parcheggio nel parco per tre. Soffro d’immaginazione prospettica, cambio il finale se quello che leggo mi va stretto e lo prendo di una taglia più grande, più forte. Non sono un callito giocatore. Non mi prendo gioco senza chiedere. Mi stanco se non vinco al solitario, non gioco al sub buteo perché non so sottostare, le carte le accartoccio quando non so leggerle, i soldatini li ho congedati raggiunta la pace dei sensi. Non riesco a disfarmi del buumerang, rompo le righe solo quando me lo ordinano. Non meno il can per l’aria. Troppo can can mi disturba l’umore, poverino. Il cane è il miglior amico dell’uomo ma è anche un avaro, mai un cane che mi abbia offerto da bere. Non sono un frequentatore di locali notturni. Quando arrivo io i locali se ne sono già andati e sono rimasti solo quelli che vengono da fuori. Non tiro tardi per paura di colpire qualcuno. Vado a dormire con le galline, anche se loro non vogliono. Solo una volta ho fatto l’alba per vedere sorgere il sole, in diretta alle 5 e 35, su Rai Due. Non sono un forestiero, anche se sono naturale non amo le foreste piene di stranieri. Tutti hanno una lingua diversa, per non parlare degli occhi. Non sono un collezionista. A meno che fare una colazione, sempre diversa, al giorno non faccia testo. Una volta collezionavo brutte figure che ritagliavo da giornali scadenti, poi ho smesso perchè nella mia stanza non c’era più posto per me. Non sono un fredifra…gra..fradigra…un fregradifra…non sono quello che non so scrivere. Se lo dico a voce, va bene, ma se mi chiedono di scriverlo non lo sono. Non sono carino, costo il giusto. Non sono presuntuoso (presumo) ne appiccicoso. Non sono un cuoco all’altezza, indipendentemente. Faccio i capricci alla marmellata di more per non andare in guerra fredda. Ho le mani in pasta, in tasca, nel cartoccio. In cucina preparo sempre la tavola, per questo mi invitano, ma il legno, la sega e il martello me li porto da casa. Non sono un operatore ecologico. Non faccio riprese di panorami infiniti. Non opero, non inquadro, non filmo sulla fiducia. Ogni tanto faccio foto. Metto sempre a fuoco prima di scattare, sarà per questo che ho solo immagini scottanti. Non sono un cambia valute. Se le avete volute ve le tenete. Non ho sposato nessuna iniziativa. Se prolifera non sono stato io. Non prendo iniziative se non sono quelle di stagione. Non accampo scuse, sin tende. Non sono uno scrutatore del cielo. Non mi aspetto di vedere venusiani che arrivano da Marte (anche se una sosta a metà strada è necessaria). Conto le stelle, ma questo non conta. In futuro? Conterò. Non sono un chiaro veggente, ci veggo anche al buio. Non sono un ciabattino anche se le uso in casa. Non sono un diplomatico anche se ho fatto il liceo. Non sono un segugio, mi piace arrivare prima. Non sono un cioccolattaio, non offro caramelle agli sconosciuti. Non sono uno che fa testo ne illustrazioni. Non sono io, quando sono fuori di me!

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Lasciare il tempo che si trova.

I minuti

per quanto piccoli

non sono secondi a nessuno

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Il sinistro, è la risposta inaspettata alla domanda: Con quale piede ripartire?

Se ti senti gonfia ed appesantita sarà perché lo sei. Si, lo so, non è quello che avresti voluto sentirti dire ma qualcuno deve pur avere il coraggio di dirtelo. Dopotutto chi è che si è lasciata andare durante le feste? Chi ha detto con la bocca piena: Da domani mi metto a dieta? Chi è convinta che Adamo ed Eva sono stati cacciati dal Paradiso non per una mela ma per una apple pie? Chi dice: La metto in frigo per dopo, sapendo che quella sfogliatella riccia non vedrà mai l’interno del frigorifero? Chi si offende quando gli dicono che è pesante, senza capire che il riferimento non è ai chili di troppo ma al carattere insopportabile? Chi declina l’invito ad andare a correre dicendo: Non è necessario correre se puoi partire in anticipo? Chi non ha mai superato la prova costume perché il camerino è troppo stretto? Chi indicano quando parlano di una poltrona mentre sei seduta su una poltrona? Chi a rispondere a tutte queste domande gli è venuta fame?
Niente di irrecuperabile, bisogna ripartire col piede giusto, il sinistro. Qual è il piede sinistro? Quello opposto alla mano con la quale stai tenendo il maritozzo con la panna. E no, non devi metterlo in frigo per dopo.

Cominciamo con una dieta a base di cibi integrali e digeribili: carne bianca, pesce, verdure al vapore di ogni tipo e cereali non raffinati ma senza esagerare, come sono soliti fare durante i cereali pride. Qual è la differenza tra cereali? Quelli raffinati sono un poco femminei, amano truccarsi, osano con l’acconciatura, adorano Mina mentre gli altri sono per la famiglia tradizionale: l’unione tra carboidrato e proteina come Dio li ha creati.
Via libera agli alimenti ricchi, quelli che ti mantengono mentre fingi di cercare lavoro, ricchi di flavonoidi e attivatori metabolici. Per colazione tè verde come se piovesse ma amaro, come la vita che hai iniziato a fare, abbinato a 50 grammi di frutti di bosco ma assolutamente a chilometro zero per te che il bosco più vicino è a tre ore di auto. Senza rinunciare a un porridge, parola di cui non immaginavi l’esistenza, di avena e latte vegetale. Senza fare la spiritosa domandandoti: Quale pianta bisogna mungere per ottenere il latte vegetale? E i gherigli di noce, mica vorresti lasciarli al gatto. Gatto, non gattò. La sera puoi concederti un kiwi, ma non affogato nella panna come quello che ti sognerai addormentandoti con una tazza di karkadè tra le mani.

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FITNESS LO DICI A TUA SORELLA

Vuoi sciogliere la tensione, rassodare il corpo, non farti prendere dopo aver suonato al citofono alle tre di notte, migliorare la postura? Mi dispiace ma è impossibile. Ancora ancora riuscire a scappare prima che qualcuno si affacci alla finestra per cercare di capire chi è che suona nel mezzo della notte, il nuovo metodo Zamura Body Rolling Stone After Eight potrebbe aiutare. Anche una parrucca per non farsi riconoscere sarebbe sufficiente, meglio se nera. Ma questa è una rubrica di fitness percui illustreremo comunque il metodo ZBRSAE che funziona anche per le rughe, aiuta a stirare sia i muscoli che i panni in famiglia, dopo averli lavati. L’After Eight, per gli amici e le amiche, è una tecnica fitness ideata circa tre settimane fa dalla trainer veneto-giapponese Rosetta Zamura che consiste in un auto massaggio con le palle. Non nel senso che bisogna essere molto bravi a farlo ma che per farlo servono delle palle. Non è una palla, diverse palle su cui far rotolare le parti del corpo. Piccola e liscia per ringiovanire il viso, ridurre le rughe, togliere gli zaini sotto gli occhi e dimostrare dieci anni di meno dei venti anni di più che ti danno. Una palla con i denti da passare sotto i piedi e sui gomiti da lavandaia per favorire la circolazione alla rotonda. Una palla di ferro che può essere lanciata a chi sorride mentre ti guarda cercare di piegare, inutilmente, la gamba per raggiungere la pianta del piede. Una palla grande e morbida per rilassare la muscolatura del collo, gambe, spalle, schiena e che può essere utilizzata come pouf da offrire ad un ospite non gradito che si è auto inviato alla tua festa di addio al celibato .
Una tecnica fitness, quella della Rosy Zamu, che può essere praticata da tutti, in qualunque orario ed in qualunque luogo. Anche in gruppo, facendo girare le palle. Favorisce inoltre l’allungamento dei muscoli e delle articolazioni, utile nel caso qualcuno chieda: Cara, mi passi l’olio.
La lezione che viene data, così impari, deve svolgersi sotto la guida di un insegnante certificato che propone la palla più adatta alle diverse esigenze con pressioni prima sull’ osso, poi sui tendini e sui muscoli. Le contratture che derivano da posture scorrette mentre si lavano i piatti, si carica la lavatrice, si fa il cambio degli armadi dove il trasporto dal piano di scarico al settimo piano, senza ascensore, dove abiti non era compreso nel contratto e le tensioni per l’andamento dello spread, l’eliminazione del tuo concorrente favorito all’ Isola dei Famosi, ed un ritardo di tre settimane, si sciolgono in un pianto liberatorio dopo aver fatto il test e utilizzato la palla adatta. Col metodo ZBRSAE la muscolatura si tonifica, le articolazioni diventano più elastiche e tu puoi tirare un sospiro di sollievo. Infine, ultimo ma non ultimo, l’effetto antiaginseng, che rende più armoniosa la silhouette dandoti la possibilità di sentirti a tuo agio anche in presenza delle star del tuo programma televisivo preferito: Storie maledette.
Sempre consigliato, prima e dopo gli esercizi, “Lavarsi le mani” come diceva il maestro Ponzio Pilates.

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Scon’esso.

Non ho paura del freelance che è in me

ma temo il freearcoefrecce che è in te.

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TEMPLI BUI DEI PAESI TUOI

Una volta, tanto tempo fa, in un paese lontano lontano, quando dovevi prendere una decisione sceglievi testa o croce e poi lanciavi in alto una monetina. Quella volta Barabba aveva scelto testa.

Oggi, che utilizziamo le monetine per sganciare il carrello della spesa, lanciamo in aria un nudge e siamo sicuri di fare la scelta giusta, in teoria. Perché quella dei nudge è una teoria. In pratica il “nudge, pungolo” è lo stimolo positivo della nostra economia comportamentale ma anche, in senso inverso, il comportamento economicamente positivo che la nostra coscienza (cum scientia) ci ricorda quando, ad esempio, uscendo da una stanza spegniamo la luce. Le successive imprecazioni di chi è rimasto nella stanza buia sono un da considerarsi un incidente che si può manifestare anche con un piede dolorante dopo che ha incontrato un ostacolo fisico nel percorso verso la luce, illuminismo versus tempi bui, percorso irto di ostacoli nel disordine contemporaneo.

Tanti staranno dicendo “Questo potevo pensarlo anch’io” quanti pensano “questo potevo farlo anch’io” davanti ad un quadro di Pollok.

pollock

Ma l’ha fatto Pollock e l’ha pensato Richard H. Thaler, fondatore dell’economia comportamentale, vincendo il Premio Nobel per l’Economia nel 2017. Mentre voi state ancora pensando che la canzone “Il caffè della Peppina” potevate scriverla anche voi.

Ma cosa rende questa “rivoluzione gentile”, indolore ed inodore, così attuale al tempo dei black block notes? Cos’è questo nudge che punge senza lasciare la pelle arrossata? Come si manifesta, pacificamente, un comportamento alla Jovanotti quando pensa positivo? Per farlo dobbiamo partire dall’homo oeconomicus, quello che prestava i soldi all’homo erectus per comperarsi arco e frecce per andare a caccia, prima che l’homo sapiens cominciasse a procurarsi i soldi con i quiz televisivi mentre l’homo vulgaris imprecava allo stadio. L’uomo economico era dotato di una razionalità matematica ferrea in grado di prendere decisioni su una logica di percentuali, rateo, indicizzazione, spread e “tasso d’interesse” dove l’interesse era strettamente personale. Massimizzare i benefit minimizzando le uscite negative, i malefit. Analizzare, contabilizzare e prevedere le conseguenze delle proprie azioni, comprese quelle acquistate in Borsa. Insomma quello che davanti alla platonica domanda “O la borsa o la vita” sceglierà la Borsa e investirà in una polizza vita. Oggi l’homo piegatus, a 45 gradi intento a leggere il cellulare, si trova di fronte a diversi ostacoli, oltre al palo della segnaletica stradale, che affronterà rapidamente anche se in possesso di poche informazioni. A volte si giudica dall’aspetto anche se, dopo 10 minuti che aspetto, giudico male. A volte è la prima impressione che ci rimane impressa. L’aspetto fisico, quello chimico, il capello lungo, la barba fatta, il doppio petto abbondante. A volte cadiamo vittime del nostro stesso ottimismo perché vediamo negli altri quello che vorremmo che gli altri vedessero in noi. Il nudging comportamentale può influenzare la struttura del nostro meccanismo decisionale e può essere indirizzato e finalizzato al miglioramento della qualità della vita, per il benessere individuale e collettivo. Aggiungendovi un pizzico di “pensiero lento” e riflessivo, agitando il composto senza agitarsi, si potrà salvare capra, cavoli e libero arbitrio. E il lupo? Questa è un’altra favola.

 

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OVERTIME QUIZ

Prima di tirare una bottiglietta vuota nel cestino fai uno step back e alzi il braccio indicando un tiro da 3? L’unico Riva che conosci non è Gigi ma Antonello? Il chihuahua che la tua fidanzata ti ha regalato l’hai chiamato Abdul-Jabbar? Bevi solo tè lipton perché è “numero 1” come per Dan Peterson? I tuoi amici ti prendono in giro perché il tuo film preferito è Space Jam? Sei sicuro di sapere della pallacanestro più di quanto sappia lei di te? Dimostralo rispondendo a tutte le domande, in 24 secondi!

Nella Nazionale di basket ha giocato:

– un Santo?
– un Poeta?
– un Navigatore?

Infrazione di passi è quando:

– ci si muove dopo “Un, due, tre, stella!”
– si supera la linea gialla della metrò
– quando si muove il piede perno
dopo aver smesso di palleggiare

Un giocatore che è andato via dall’Olimpia senza sbattere la porta è:

– Educato
– Cortese
– Gentile

Una partita di basket si gioca:

– sulla moquette
– sul parquet
– su materasso ad acqua

Una squadra di pallacanestro è composta da:

– wurstel
– roster
– grigliata mista

Sacripanti è:

– un’offesa verso i tifosi avversari
– il cognome di un allenatore
– l’animale immaginario di Walter Chiari

Un esordiente è:

– un rocker
– un rookie
– un roast-beef

Trova l’intruso tra:

– pick and roll
– rock and roll
– pick and pop

Il terzo tempo è:

– quando si va a bere una birra dopo la partita
– una tecnica di tiro in avvicinamento al canestro
– le scene di un film dopo i titoli di coda

Una schiacciata si fa:

– con una o due mani e la palla nel canestro
– con 500 grammi di farina 0 e altri ingredienti
– con patate e salsiccia se è siciliana

Per indicare una sostituzione, l’arbitro:

– incrocia le gambe
– incrocia gli avambracci
– incrocia le dita

Chi ha detto che “Il basket è uno sport razzista, perché chi è piccolo parte svantaggiato”?

– Woody Allen
– il gabibbo
– Gianmarco Pozzeco

Ettore Messina è nato:

– a Messina
– a Palermo
– a Catania

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Come si scrive Szymborska? Simborska, Simbarboska o Zia Ska?

tokyo

 

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Battuta d’arresto.

Da piccolo giocavo così male a calcio

che i miei amici mi faceva fare il portiere,

degli avversari.

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Il promo non si scorda mai

 

Quella volta che ho fatto un booktrailer ad insaputa dell’autore.

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Ci voleva un miracolo.

miracolo

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Davide e Golia Activ Extra Forte.

Nella terra di Israele, mille più o mille meno a.C., c’era la guerra.

E’ scritto nella Bibbia dei Coach.

Re Saul e gli Israeliti combattevano contro i Filistei mentre in Grecia si scontravano Olympiakos e Panathinaikos.

Uno dei Filistei era un gigante, un centro. Il suo nome era Golia ed egli era grande, forte e alto 6 cubiti ed un palmo, circa 3 metri. Gli Israeliti avevano paura di Golia, Activ Extra Forte per gli amici.

Golia gridò agli Israeliti di scegliere un giocatore che giocasse contro di lui, uno contro uno, ma nessuno voleva giocare contro il gigante. Golia lanciò il suo invito: “Chi non gioca con Golia o è un ladro o è una spia” ogni mattina dopo colazione e ogni sera, prima del Tg, per 40 dì (40 nott a San Vittur a ciapaa i bott), ma nessuno degli Israeliti voleva palleggiare contro di lui.

Solo un piccolo playmaker, di nome Davide, si fece avanti e superò la linea di metà campo entro gli 8 secondi. Golia lo guardò dall’alto in basso e Davide, che era molto più basso, lo guardò dal basso in alto, ça va sans dire.

Mentre Golia gli si fece incontro, Davide fece uno step back, movimento che gli avrebbe copiato in futuro Kobe Bryant, e con una fionda, caricata a palla, lanciò la palla da basket nella direzione dell’avversario.

La palla colpì il gigante Golia e lo fece cadere a terra. Davide andò poi a schiacciare, indisturbato, segnando i due punti della vittoria.

Fallo di sfondamento o antisportivo? L’unica certezza è che fu fischiato un tecnico all’allenatore dei Filistei, per essersi stracciato la camicia, e la panchina fu allontanata dal campo di battaglia, dando la vittoria ai giocatori israeliti.

Intanto 300 ultras spartani si scontravano, all’autogrill di Termopili Ovest, con i persiani di Serse I detto “Cosmi” in viaggio per la trasferta a Cantù.

Più o meno andò così. Forse più meno che più. Ma se anche fosse una palla è da basket.

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L’immagine è pura/menta indicativa.

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LA DIFESA A ZONA DELL’UOMO VITRUVIANO.

Leonardo da Vinci è stato inventore, artista, coach e scienziato.

Fu scenografo ante litteram, consulente anatomista per la serie C.S.I., progettista e inventore di rebus e anagrammi. Di lui si ricorda, tra le altre opere: l’Ultima Cena con quello che è costata, la Gioconda senza baffi, rifacimento della più famosa opera di Duchamp, la Vergine delle rocce meglio conosciuta come “guardare ma non toccare”, l’Annunciazione che introduceva il tema del test di gravidanza e le Macchine da guerra e da cucina: il cannone con 32 canne, il sottomarino volante e il mattarello per tirare la pasta fresca.

In particolare del periodo milanese del genio toscano, tra il 1482 e il 1500, quando fu alla corte di Ludovico il Moro, Presidente dell’Olimpia Milano di quegli anni, si ricorda “Palla cum canestro dicesi pallacanestrum”. Un opuscolo in corsivo ed in grassetto, scritto da destra a sinistra con la mano mancina, allo specchio e in una stanza buia, sull’arte del palleggio, dell’arresto e tiro e della difesa a uomo. Scritto nel 1492, anticipava di parecchi secoli il gioco del basket.
Proprio questo essere così in anticipo sui tempi, e sul terzo tempo in particolare, ha fatto sì che questo trattato, incomprensibile per quegli anni, non fosse trattato dagli studiosi al pari del Codice Atlantico.
Leonardo da Vinci immaginava epici scontri tra opposte fazioni su parquet all’interno di palestre. Solo il termine “parquet” richiese sforzi enormi di comprensione e di traduzione, tra la fine del ‘700 e l’inizio del ‘800, per giungere ad un condiviso “pavimento in legno”.
Definiva il ruolo della “difesae versus pallorum portatore” ovvero la difesa sul portatore di palla e la posizione che il “difesae ludis”, il difensore doveva tenere per ostacolare il palleggio ed il passaggio dell’avversario: In posizione reattiva, gambe e braccia larghe, in continuo movimento, a restringere la visuale e obbligando l’arresto del “palleggiare umano”.

“Palla cum canestro dicesi pallacanestrum”, scritto per la maggior parte in latino ma con molti termini “volgari” che evito di riportare ma che oggi si possono ascoltare sugli spalti dei palazzetti, urlati da tifosi avversari, era corredato da immagini che ne illustravano il senso a chi non aveva mai avuto tra le mani una palla da basket e non era mai entrato in un Palazzetto dello sport, non avendone mai sentito parlarne.

Proprio l’immagine della posizione che deve tenere il difensore nella difesa sul portatore di palla, disegnata in copertina da Leonardo per i neofiti della pallacanestro, diventerà tanto famosa dall’essere nominata “L’uomo vitruviano” e la posizione difensiva.

Più di tante altre parole può l’immagine e l’immaginazione del coach da Vinci.

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Davide e Golia, più o meno.

Nella terra di Israele c’era la guerra. Re Saul e gli Israeliti combattevano contro i Filistei come in Grecia tra Olympiakos e Panathinaikos. Uno dei Filistei era un gigante, un centro. Il suo nome era Golia ed egli era grande, forte e alto 2 metri e 23: gli Israeliti avevano paura di lui.
Golia gridò agli Israeliti di scegliere un giocatore che giocasse contro di lui, uno contro uno, ma nessuno voleva giocare contro il gigante. Golia lanciò il suo invito ogni mattina e ogni sera per 40 giorni, ma nessuno degli Israeliti voleva palleggiare contro di lui.
Solo un piccolo playmaker dell’Hapoel Holon si fece avanti e superò la linea di metà campo entro gli 8 secondi. Golia lo guardò dall’alto in basso e Davide, che era molto più basso, lo guardò dal basso in alto.
Mentre Golia gli si fece incontro, Davide fece uno step back, movimento che gli avrebbe copiato in futuro Kobe Bryant, e con una fionda, caricata a palla, lanciò la palla da basket nella direzione dell’avversario.
La palla colpì il gigante Golia e lo fece cadere a terra. Davide andò poi a schiacciare, indisturbato, a canestro segnando i due punti della vittoria.
Fallo di sfondamento o antisportivo? L’unica certezza è che fu fischiato un tecnico all’allenatore dei Filistei e alla panchina che fu allontanata dando la vittoria ai giocatori israeliani.

Più o meno andò così. Forse più meno che più. Ma se anche fosse una palla è da basket.

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Sarà anche una palla ma è da basket.

Il Signore dopo aver creato Adamo ed Eva, li mise a giocare nell’Eden, dandogli la possibilità di fare qualunque gioco a livello amatoriale. Ancora non era stato “coniato” il professionismo e il termine “sponsor” non aveva ancora una traduzione in aramaico. Potevano giocare ai rigori, a bocce, a chiapparello, a salto in lungo, a nuoto ma solo a stile libero che ancora non erano state create la rana, la farfalla o il delfino, a ce l’hai, a tennis, a Salvini e ladri. Potevano fare qualunque sport utilizzando qualunque palla, da quella piccola del golf a quella ovale del rugby, tranne quella a spicchi da basket. Perché? Mistero della fede.
Il serpente, che era una vipera, scommise con Eva che non sarebbe riuscita a fare centro, proprio con quella, in un canestro di un metro di diametro da due metri di distanza posto ad un’altezza di 50 centimetri dal suolo. Eva, anche se era bionda, intuì l’inganno e scommise a sua volta con Adamo che non sarebbe riuscito a farlo in 24 secondi. Insomma la palla proibita era stata alzata e ricadde nelle mani dell’Uomo.
Non era ancora scaduto il primo quarto che il Signore venne a saperlo e adirato per non essere stato chiamato a fare da arbitro, fischiò un antisportivo al serpente ed espulse definitivamente Adamo ed Eva dal campo di gioco, cioè dall’Eden.
Eva, per punizione, da quel giorno fu condannata partorire con dolore e a seguire i figli anche in trasferta su spalti senza seggiolini. Adamo, alto solo 1 metro e 47, fu condannato a giocare contro avversari che superavano i 2 metri d’altezza. Come se non bastasse, ridusse la circonferenza del canestro che doveva centrare fino 45 centimetri di diametro ponendolo a 3 metri dal parquet.

Stava anche per punirlo a tifare Inter in eterno, che ha un biscione come stemma, ma gli sembrò troppo e non se ne fece nulla.

Così è scritto.

Così è San scrito.
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Questione d’etichetta. B come asket.

etichetta 2

etichetta 1

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Libera mente in libero stato d’inco scienza.

Apri la por/ta chi ti pare o scom/pa/re do mi fa sali/re do mi fa scend/ere all’infini/to come To/rino prima in ri/ma o poi to/rno e la Mo/le mol/l/e come il mate/rasso o Ma/te/razzi o ma te, come fai coi, razzi che solcano il cielo /azzurro/ cercando l’estate d’inver/n/o vero infer/no tram/vie e tra/monti immaginati nella nebbia ne abbia/mo pure noi prima o poi torno sui miei p/assi nella manica e ri/passi senza tocca/re con mano man mano che avanzo nella not/t/e dò botte da orbi che non lasciano /il/ segno nella rete, nelle rate da pagare per arrivare e trovare l’estate d’estate senza sbagliare e il sol leone nel disegno astrale, astrae, ed estrae paradigmi e parapendii, per Dio, hip hip, ula hop, ai have.

Affondo e tocco l’affondo come  D’Artagnan d’antan porto Portos all’aereoporto di Oporto o parto con patos o qualcosa d’altro sapendo a caso, nel caso, in caso, a casa.

Battuta a parte:

L’uovo di Colombo? Ormai sarà scaduto.

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Io, me

Gli autori di Rien ne va plus: Guido Penzo e gli Scrittori Anonimi
11 marzo 2015 in Rien ne va plus

las vegas

 

Come ti chiami / Quanti anni hai / Da dove vieni?
Ioguido, Nomen Omen O Nicknome. Io? Guido.

Con che nickname ti sei presentato al gioco/concorso/antologia di Las Vegas edizioni? Da dove arrivava quel nickname? Esiste ancora il tuo blog?

Ioguido è il mio nickname e l’attuale sito, dopo la scomparsa di Splinder è: https://ioguido.wordpress.com, Cambiata piattaforma ma non la piattasostanza.

Come s’intitolava il tuo racconto? Di cosa parlava?
Il racconto, se di racconto si può scrivere, col quale avevo partecipato alla pesca in rete di Las Vegas edizioni, s’intitola/va Senza Titolo. Voleva essere una autobiografia non autorizzata di un senzanome che non aveva titolo, appunto, ad essere raccontato o d’esser ricordato dai posteri, ma solo ricordato in una storia Senza Titolo.
Un sentimentalista che amava amare e odiava odiare. Un viaggiatore curioso che era stato sia al Capo Nord che al punto più a Sud della terra ma che era riuscito a trovare il punto più ad Est (C’è sempre qualcuno più ad Est di te). Mai fermo ma sempre in moto, o in auto o in treno.
Senza Titolo voleva essere un semplice espediente per giocare con le assonanze, con le divergenze, con le diligenze e con le incongruenze dove nessuno deve perdere ma tutti possono evincere.

Hai scritto altro?
Molta acqua è passata nei bicchieri mezzi pieni della vita da quel lontano 2008. Molte ne abbiamo dette e molte ne hanno bevute. Io non sono cambiato, sono sempre rimasto bambino anche se non ha più un amico immaginario, lui è cresciuto.
La pigrizia ha vinto, ho scritto sempre meno e sempre meno ho cercato una rete per essere ripescato. Ogni tanto partecipo a qualche incontro degli Scrittori Anonimi per disintossicarmi, ma appena trovo una tastiera ci ricasco.

Ma anche:

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Animali, famosi, si nasce o si diventa?

Il cavallo più famoso della TV?

Furia, Furia cavallo del West.

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L’ape più famosa dei cartoni animati?

Maia, l’ape Maia.

Immagine correlata

L’orca più famosa della letteratura?

Garcia, Garcia L’Orca.

Risultati immagini per garcia lorca

 

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Me lo sono perso, nello spazio e nel tempo.

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Animali si nasce o si diventa?

La cosa più difficile per un pappagallo maschio

è corteggiare un pappagallo femmina

senza fare il pappagallo.

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Guardo il tempo passare, è il mio passatempo, passeggio, da piccolo, passeggino e passo e ripasso per quando sarò interrogato, non c’ero e se c’ero, da piccolo, cerino.

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Era una notte…

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Frasi che mi daranno un vita agiata.

“Nella vita i soldi non sono tutto,
ci sono anche le cose che si possono comperare”.

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Ricetta della torta di mele di Eva, da non confondersi con la torta Paradiso.

Dopo aver creato Adamo ed Eva li mise a vivere in una cucina superaccessoriata, col microonde, il Bimby e il tostapane, comandando loro di nutrirsi liberamente di tutti i frutti e di tutto quanto potevano trovare nella dispensa. E nella dispensa c’era ogni ben di Dio, per dire. Qualunque ingrediente potete sognare c’era. Potevano preparare dolci salati, matriciana, piatti arabi, indiani pelle rossa, indiani d’India, glassmestersil, fricadedelles à la bière, pizza napoletana, ciambelle senza buco, mussaka, Cuba Libre quando ancora non c’era Cuba e karkadè. Una torta Paradiso! Potevano cucinare di tutto anche se dopo aver preparato gli involtini primavera dovevano cambiare aria. Tutto era permesso, anche la cipolla nella matriciana. Potevano addirittura mangiare l’uovo oggi e la gallina domani.
Egli pose un solo divieto. Parcheggiare in doppia fila? No. Indossare i moon boot in spiaggia? No. Farsi la ceretta ogni morte di Papa? No. Bere dal calice alzando il mignolo? No. Mangiare la mela? Si. Potevano alzare il mignolo e magari anche il gomito ma non mangiare una mela? Si.
E cosa chiese Eva come regalo di compleanno, il terzo in quella settimana perché non era stato ancora inventato il calendario, una borsetta di serpente tentatore? No. Un paio di decolleté schwarz tacco 14 viste su Zalando? No. Un glitter shower eyeshadow da Kiko? Un vestito con volant di colore rosso in seta di Valentino con girocollo, manica corta e chiusura con bottone posteriore. No. Una mela? Si, proprio una mela, ma non una Granny Smith o una Pink Lady ma quella mela vietata, indipendentemente dall’età.
Come si fa a dire di no ad Eva con la scusa che lo fai per la sua salute, perché una mela al giorno leva il medico di torno? Come si fa a dire di no ad Eva quando ti rende complice facendotela assaggiare prima di preparare la torta? Come si fa a patteggiare sperando in una riduzione della pena quando non esisteva ancora l’avvocato d’ufficio?
Allora la Corte entrò e il Giudice chiamò davanti a se Adamo, che continuava ad indicarla, ed Eva. Entrambi erano nudi davanti al Signore tranne che per una foglia di fico di Dolce e Gabbana. Alla donna disse: Moltiplicherò i tuoi mal di testa e le tue gravidanze, partorirai con dolore i figli fino a quando non inventeranno l’epidurale, cucinerai bene o male tutti i giorni e la domenica l’arrosto con le patate, rifarai il letto matrimoniale da sola e laverai i panni sporchi in famiglia. Poi guardò Adamo, che continuava ad indicare Eva, e disse: Poiché ti sei fatto circuire da tua moglie, come al solito, andrai a lavorare dal lunedì al venerdì e ti sognerai la pensione. Le festività avrai a pranzo tua suocera e se vorrai il pane te lo dovrai sudare andandolo a prendere direttamente al forno. Come massima punizione tiferai Inter!
Poi li cacciò sulla Terra e li costrinse ad abbonarsi a DAZN e, se volevano un tetto sopra la loro testa, a farsi un mutuo.
Più o meno potrebbe essere andata così, ed è stato Profeta in Paradiso perché ancora oggi abbiamo bisogno di lavorare per pagare il mutuo e l’Inter è un Purgatorio.
Segue ricetta.

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Da grande volevo vincere MasterChef ma anche il Nobel va bene.

masterchef+logo
Si, lo so, non è la stessa cosa ma, se proprio non riesci a superare l’Invention Test perché in cucina il pelapatate elettrico color fucsia o il Bimby che oltre a cucinare ti prepara anche il caffè e l’ammazzacaffè li hanno già inventati, a conti fatti anche il Nobel per la Fisica va bene. Certo che solo vincendo il programma Tv sarai famoso per più di 15 minuti, a puntata, repliche comprese, avrai inviti a cooking show, partecipazioni alla Prova del Cuoco come giudice o a Cuochi e Fiamme come assaggiatore, oltre a forniture di farina 00 e patatine per tre anni. Mentre chi vince il Nobel per la Fisica è famoso giusto il tempo necessario ad andare su Google, dopo la nomina, per controllare come si scrive correttamente il suo nome tipo: Johannes Diderik van der Waals, Aleksandr Mikhailovic Prokhorov o Takaaki Kajita.
Ma vincere MasterChef non è facile. Per questo bisogna prepararsi con alcune nozioni base per non sbagliare i tempi di preparazione impiattare alla rinfusa, troppo abbondante, senza un’anima e senza uno stile, praticamente un “mappazzone” come direbbe chef Barbieri, in modo veloceeee! come urlerebbe chef Cracco senza volere che muore Bastianich. Bisogna essere preparati alla prova in esterno dove si può cucinare casonsèi e polenta Taragna per 100 bergamaschi al ritorno dallo stadio dove l’Atalanta ha perso col Napoli o piatti “scomposti” che saranno assaggiati da Chef 5 stelle Michelin, 3 buone forchette Gambero Rosso, 2 cappelli Guida Espresso, 4 calici mezzi pieni dell’Osteria Ottimista all’angolo e un buon rapporto qualità/prezzo su Tripadvisor. Non ci si deve, poi, farsi spaventare da una Mystery Box con la paura, una volta sollevato il coperchio, di trovare una lettera dell’Agenzia delle Riscossioni che vi chiede il pagamento di un bollo auto di quattro anni prima. Di solito troverete un pollo da spennare, meglio se americano e ricco, un pesce da squamare, uova di quaglia da squagliare prima che il “pollo” spennato vi denunci per truffa, e qualche ingrediente per preparare piatti poveri ma ricchi di sapore, da portare all’assaggio di Chef Cannavacciuolo per evitare di togliersi quel grembiule bianco che tanto “sfina” e diventare protagonisti del prossimo Cucine da incubo. Adesso avete pochi secondi per corre in cucina a prendere gli ingredienti che vi servono. Pronti? Via. Stop, tornate ai vostri banchi.
Verificate ora la vostra preparazione rispondendo ad alcune domande tra il losco e il lambrusco: Quali sono gli ingredienti intrusi nella salsa bernese tra: tuorli d’uovo, aceto di vino bianco, bandierina svizzera, erba cipollina, succo di limone, curry, pepe e cipolla?
Chi è più cotto tra l’uovo alla coque, l’uovo in camicia, l’uovo di Pasqua, l’uovo barzotto, l’uovo di Colombo, l’uovo alla Benedict e l’uovo sodo?
Vi hanno regalato un panetto ed un pastello, anche se voi avreste preferito un twin set in cashmere, che cosa ne fate? La pasta sfoglia, la pasta fillo, la pasta brisé, la pasta di mandorle, la pasta frolla o vi fate dare lo scontrino per cambiarli con un comodo maglioncino?
Qual è la differenza tra chutney e confettura? Come si pronuncia chutney? Cutnei, ciutni o ciwawa? Confettura con due effe o una sola?
Oltre ad avere la puzza sotto il naso, qual è la differenza tra la meringa italiana e la meringa francese, inventata da un cuoco svizzero del cantone di Berna invidioso perché la salsa bernese invece è francese?
Cosa significa “nappare”? Vedere Napoli e poi morire oppure versare un fondo di cottura su una pietanza o chiudere un rollè ripieno o frustare una salsa fino a farla diventare liscia e accondiscendente?
A cosa serve un sonicatore, oltre a chiedersi cos’è? Per affumicare, per la cottura a pressione in forno, per cuocere a ultrasuoni, per la sferificazione o per imbalsamare animali?
Cosa non bisogna mettere in una ganache? Panna, burro, zucchero, cioccolato, gelato gusto puffo o le calze spaiate prima dell’asciugatrice?
Perché si “prende” uno spaghetto? Per verificare il grado di cottura della pasta, per giocare a shangai senza shangai o quando vi girate all’improvviso e trovate vostra suocera alle vostre spalle che controlla che non muoviate altri spaghetti giocando a shangai?
Cosa sono i tajarin? Un gruppo musicale messicano, un secondo valdostano, un dolce sardo, una pasta lunga piemontese o dei bicchierini di bianco serviti nei bar veneti in attesa dei tramezzini?
La lonza è un volatile che non vaterca né gluisce e molto raramente barigatta, un maiale che bete e zugghia e fonca trombazzi o una mucca che zuto t’alloppa, ti sberenecchia; e tu l’accazzi?

Più facile vincere il Nobel per la Fisica, comunque vi chiamate.

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Capitolo tot.

Torta sbriciolata di ricotta e cioccolato per la nonna di Cappuccetto Rosso che poi se la mangia il cacciatore stufo di coniglio piselli e funghi

C’era una volta una dolce bimbetta che solo a vederla le volevano tutti bene, specialmente la nonna che non sapeva più che cosa regalarle. La cucina di Barbie mai usata con kappa di Ken, completa di stoviglie di Barbie, piattini di Barbie e posate di Barbie? Ce l’ha. Gira la moda di Barbie con più di 500 mini modelli di Dolcetto e Gabbana che potranno essere assemblati dalla sarta di Barbie? Ce l’ha. Il manuale per essere una perfetta fascion blogger, per personal sciopper con outfit trendy, un personal brandy, very fancy in una community su blog lovin, a letto con l’influencer e la febbre a 38°, che Chiara Ferragni ti telefona per sapere quale costume indossare ad un ballo in mascara? Ce l’ha, con dedica di Selvaggia Lucarelli alla piccola Cappuccetto e l’invito a diffidare del lupo “Fedez” cattivo. Un cappuccetto di velluto rosso? Manca. Da quel giorno divento per la nonna, per la mamma, per i fratelli Grimm della porta accanto e per il gruppo di piccole pesti dell’alta società che la bullizzava all’asilo: Cappuccetto Rosso.

Una sera la mamma, che non voleva essere disturbata mentre guardava Temptation Island Vip, decise che era giunto il momento per la piccola in età puberale di separarsi dalla famiglia, mentre il padre sconosciuto era a ubriacarsi nei peggiori bar di Casalpusterlengo, attraversare il bosco e raggiungere la nonna, proprio quella spilorcia della nonna che pur di risparmiare 20 euro di abbonamento a Sky le aveva regalato uno straccio rosso simbolo della maturità sessuale. Eppure era chiaro che tutte le volte che le chiedeva cosa volesse lei indicava il cielo non per invitarla alla dipartita verso il paradiso ma una parabola per ricevere Sky dal satellite.

Farle portare la torta sbriciolata ricotta e cioccolato, che non era sbriciolata prima che la rovesciasse sul tavolo dopo essersi scottata per averla tirata fuori dal forno senza mappina, preparata nel pomeriggio mentre guardava su Rai 2 Detto Fatto, le sembrò una buona idea.

Ingredienti per 6 persone per la base: 500 grammi di farina 00, 200 grammi di zucchero che ancheggia (raffinato), 250 grammi di burro, 1 tuorlo d’uovo, 1 bustina di vanillina, 1 bustina di lievito e sale.

Per il ripieno: 500 grammi di ricotta vaccina, 100 grammi di zucchero e 100 grammi di cioccolato fondente.

Per il contorno: un forno, un tavolo, una ciotola, un mestolo, una tortiera e della carta da forno per foderarla, un tritatutto o un tagliere e una mezzaluna e, mi raccomando, una mappina o un guanto da forno. Un televisore da spegnere, o già spento, in cucina e “Con le mani” di Zucchero q.b.

Preparazione: Spegnete la Tv in cucina. Detto? Fatto! Versate la farina in una ciotola che avrete preso in precedenza, assieme allo zucchero, alla vanillina, al lievito e al sale. Mescolate bene e unite il burro che avrete sciolto in precedenza. Detto? Fatto! Iniziate a lavorare a tempo determinato, minuti q.b., l’impasto con le mani, quelle mani che hanno sbucciato le cipolle e accarezzato il gatto, le mani così all’improvviso, far provare nuove sensazioni, farsi trasportare dalle emozioni, apri le finestre, con le mani, con le mani se vuoi, puoi dirmi di si; unite l’uovo, sempre con le mani in pasta, fino ad ottenere delle grosse briciole. Accendete il forno a 180°, Detto? Fatto! Ricoprite il fondo di una tortiera foderata di carta da forno con ¾ delle briciole ottenute, in modo da formare uno strato abbastanza spesso. Adesso mescolate la ricotta con lo zucchero fino ad ottenere una crema. Avete già tritato grossolanamente il cioccolato? Detto? Fatto! Unitelo alla crema e versatelo nella tortiera fino a ricoprire le briciole sul fondo. Infine “spolverate” con il quarto di briciole che avevate tenuto da parte.

Mettete nel forno caldo e cuocete per 35 minuti o poco più, a vista, tempo di una puntata di Beautiful pubblicità compresa, a 180°.

Tirate fuori la tortiera e lasciatela raffreddare prima di metterla nel cestino di Cappuccetto Rosso.

Abbinate un vino dal carattere dolce ed amabile, frizzante quanto basta per piacevoli conversazioni sul più ed ameno, capace di ascoltare i ricordi di quando la nonna era giovane senza lasciarsi intenerire e farsi bere per sciogliere quel groppo alla gola che è sopraggiunto al ricordo di quel cappuccetto rosso regalato alla nipote.

Da qui in poi la storia la conoscete: la piccola Cappuccetto con il cestino contenente il dolce preparato dalla mamma e una bottiglia di lambrusco, perché un conto è l’abbinamento e un conto è quello che piace alla nonna, che si mette in cammino con la raccomandazione di non dare retta agli “Uomini e donne” della De Filippi che avrebbe incontrato nel bosco, luogo inconscio popolato dalle nostre più intime pulsioni,  paure e opinionisti vari. L’incontro con Fedez, lo sconosciuto a cui non avrebbe dovuto dare retta, e l’informazione estorta con la scusa dell’omaggio del suo ultimo CD dell’indirizzo della casa della Lucarelli. Quella stonata della nonna che, nonostante le raccomandazioni della Polizia agli anziani di non aprire a Testimoni di Geova, a falsi postini con la scusa che c’è Posta per te e a cantanti tatuati fino al collo, apre al lupo con la voce di Alberto. Il suo travestimento da drag “nonna” queen, le domande imbarazzanti tipo: che orecchie grandi che hai? Che occhi grandi che hai? Che belle extension che usi? Che bello smalto che hai? Due palle! E il cacciatore che, inseguito da un gruppo di animalisti, trova rifugio nella casetta della nonna trovandosi davanti un bellissimo e truccatissimo esemplare di lupo da imbalsamare, con la pancia piena di una anziana avara e incauta ed una dolce bambina che aveva tentato di scappare da casa con la scusa di andare a trovare la nonna.

La mamma, ignara di tutto, visse felice e contenta guardando Temptation Island Vip.

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Una ricetta acqua e sapone, tacchino e tonno.

TI CHE TE TACHET I TAC, TACUM I TAC A MI
MI TACAT I TAC A TI? TI CHE TE TACHET I TAC
TACHETI TI I TO TACCHINO
IN SALSA TONNATA ALLO YOGURT

Quando tutto sembra filare come una filastrocca, filare e fondere come un formaggio alla piastra, fondere come il cioccolato fondente, ecco giunta l’ora X: le dieci del mattino di un orologio romano. E’ giunto il momento di rimboccarsi le maniche se le avete lunghe oppure no se indossate una polo, il momento in cui dovete finalmente prendere una decisione. L’ora è giunta, l’ora segnata dal destino batte nella pendola della vostra cucina, l’ora delle decisioni irrevocabili, è ora che vi mettiate in testa che prima o poi vi toccherà cominciare a cucinare. Lo so, non è una facile decisione.
Ho visto le nostre migliori generazioni immobili davanti ad una cucina a gas, incapaci se optare per una pasta al burro o un risotto muay thai all’ananas di Gibilterra. Li ho visti attoniti davanti al frigorifero incapaci d’intendere o di voler prendere dal ripiano più alto quella lattuga romana ormai etichettata come reperto archeologico o nel ripiano più basso quel limone e la sua parte ammuffita lontana parente di quelle spore di muffa che diedero la possibilità al professor Fleming di vincere il Nobel con la sua penicillina. Li ho osservati dubbiosi mentre, con la confezione sotto vuoto di riso si domandavano: 14 o 16 minuti? Li ho seguiti mentre inforcavano la porta della cucina con in mano del pane raffermo domandandosi come utilizzarlo per poi emigrare all’estero alla ricerca di una pizzeria italiana a Kathmandu.
Ma adesso si è fatta una certa e allora ve lo dico io cosa preparare. Spezzatino di manzo brasato alla birra? Magari la prossima volta. Opterei per un tacchino in salsa tonnata allo yogurt.

Ingredienti per 4 persone: Prendete un tacchino. Capisco la vostra perplessità nel prendere un tacchino. Già è un problema capire dove vive per non parlare della capacità di prenderlo. Lasciamolo fare a chi lo fa per mestiere il tacchinaggio. Okey, prendete un tacchino già preso. Va bene, prendete un petto di tacchino diciamo 500 grammi più o meno. Non state a guardare i grammi al millimetro, non dovete fare i filosofi ma i cuochi. Dopo che l’avete preso appoggiatelo sulla tavola e prendete una costa di sedano, per modo di dire che costa, quanto volete che costa una costa di sedano? Non dovete pensarci, è una domanda retorica. Una carota, una cipolla e sale q.b.

Per la salsa: 250 grammi di yogurt greco che troverete in una confezione da 250 grammi o in due da 125 grammi di yogurt greco. Greco? Che in realtà è bulgaro, uno yogurt colato con pochissimo sodio e lattosio ma con più proteine e più compatto di quello tradizionale. 100 grammi di tonno al naturale, tipo acqua e sapone per capirci, sgocciolato, senza acqua e sapone. Due filetti di acciuga, due cucchiai di capperi e, a discrezione, un cucchiaino di soia. Sale q.b.
Capisco che i due filetti di acciuga possono manifestare qualche perplessità e che se fosse stato per voi li avreste voluti più in carne, ma si tratta di pesce.

Preparazione: In una pentola, con acqua quanto basta perché non evapori in trequarti d’ora, bollite il petto di tacchino con il sedano, la carota, la cipolla e un po’ di sale per circa 45 minuti. Ogni riferimento all’ora X non era casuale. Mentre la carne cuoce accendete la TV, fate un poco di zapping q.b., spegnetela. E adesso? Adesso preparate la salsa frullando assieme lo yogurt, il tonno, le acciughe, i capperi e qualche goccia di soia. Dopo aver assaggiato, come dice chef Barbieri, se necessario aggiungete un pizzico di sale. Avete lasciato la porta del frigorifero aperto? No, quello che sentite non è l’allarme del frigorifero ma il timer che avete impostato perché “suoni” dopo 45 minuti circa da quando avete messo a bollire il tacchino. Il “circa” riferito ai minuti mi da la stessa ansia che capire la quantità del “quanto basta” del sale. Adesso che è terminata la cottura fate raffreddare il petto tolto dall’acqua di cottura. Freddo q.b. tagliatelo a fette di uno spessore q.b. e disponetelo su un piatto da portata grande q.b. a contenere le fette del tacchino. Fatto?
Ricopritelo con la salsa, a scomparsa, e guarnitelo, che capperi, con qualche cappero.
Conservatelo in frigorifero, dopo aver tolto l’insalata e il limone, per un tempo q.b.

Servitelo abbinando un vino bianco, secco e ben strutturato o, in alternativa, un rosso dal corpo robusto, tipo palestrato, ma non troppo asciutto, iscritto da poco. Ma anche quello che capita va bene, senza dimenticare il proverbio: Rosso di sera ma bianco col pesce.

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