Haiku, fai un po’ tu.

HO SCRITTO UN HAIKU

ADESSO DEVO TROVARE QUALCUNO

CHE ME LO TRADUCA.

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(Foto: Olimpia Di Leo)
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Fatevi due domande.

Tra la felce ed il martello, tra Cochi e Renato, tradire ed il fare, tramonti e mari, tra mettere all’indice o l’anello all’anulare? Aut o aut? Chicco Testa o Benedetto Croce? Nel mezzo del cammin di nostra via a sinistra o a addestra?
Non è facile prendere la decisione aggiusta. Sbadiglio, ho sbagliato? Col senno di poi è tardi. Prendere o lasciare? Destro o sinistro? La grande coalizione o una colazione continentale? Mai dare niente per scontato, “Pagherete caro, pagherete tutto”. Le apparenze ingannano, la tavola è bandita, il trucco c’è, lo scacco è matto, il Cavallo pazzo. Essere o avere? Esselunga o Effecorta? Meglio un Dolce oggi o una voltaGabbana? E’ più facile sciogliere che scegliere, non avrei dubbi tra fritto e frutta o tra l’uno e trallàlléro. Se fosse così facile prendere i dadi e lanciarli… chi li lancia più lontano ha vinto. Braccio di ferro o piede di porco? Pomodori verdi fritti alla fermata del tram o ba o bab al rhum dove capita capita? Linguine al pesto o linguaccia impertinente? Afragola o Bticino? Man bassa o alzare il gomito? Imbarcarsi su un aereo o prendere il volo su una nave? Tornare sui propri passi o cambiare prassi? Tra il TG e lo zio frate? Danimarca a marca da bollo? Vedere il bicchiere di latte mezzo pieno o piangere sul tappeto macchiato? Solleone o luna in gemelli? Andare a tentoni o a Cuneo? King o Kong? Est o vest? Parlamento o ascoltare il vento? Il santo Gral o il caotico GRA? Abito da sera o Abito con mia sorella? Proverbio o prolasso?

due domande

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Tel vist cusè?

Ho visto uomini
rimangiarsi
tutto quello che avevano già mangiato,
calpestare la dignità altrui
come si calpestano le aiuole,
scagliare pietre
senza peccare,
alzare la mano
e non avere niente da dire
ma parlare lo stesso,
guardare la propria immagine
riflessa
senza riconoscersi,
picchiare i figli
senza essere mai stati padri,
e/o padroni
delle proprie azioni,
fare tutto questo
pur di andare a sedersi
nell’unico posto libero
della metrò.

Ho visto
uomini imprecare,
dilapidare matrimoni
dilapidare mogli
dilapidare figli
dilapidarsi
pur di cercar di scendere
dal tram affollato
dalla parte della salita
con le porte
ancora chiuse.

Ho visto un distico
ma non l’ho riconosciuto.

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Mo di di di re

HO VISTO UN UOVO CORRERE

PER ARRIVARE PRIMA DELLA GALLINA.

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Poeta lo dici a tua sorella!

crestomazia

poesie

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Non ho un cassetto in un libro.

copertina

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omaggio o…

Ieri ero seduto sul divano quando ho sentito starnutire. Ho guardato sul tappeto ed ho visto un acaro. Era allergico all’uomo.

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Il quadro della situazione.

Capisco il lockdown, le canzoni al balcone del vicino, il lievito che non lievita, la carenza di congiunti e congiuntivi ma, ad occhio e croce, tra i puntini mezzo rossi e mezzo neri non c’è un metro di distanza sociale. Se continua così torneremo alla fase 1.

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(foto scattata sul lungomare dei Navigli)

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Domande scomode che speri che nessuno ti ponga e che è per questo che me le pongo da solo. (Se c’è un che di troppo, e che sarà mai).

D. Come l’hai visto questo periodo di quarantena?

R. Non l’ho visto, avevo sempre gli occhiali appannati.

 

D. Hai mai partecipato ad un concorso dove si vinceva una borsa di studio?

R. No, se devo vincere preferisco vincere una borsa da vacanza.

 

citazione

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Basta il pensiero.

basta il pensiero

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#coronavirus ?

la ronda

mimesi.

passeggiata.

fase 2

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Tutto ha un inizio, tutto ha una fine. Se nel mezzo c’è del salame, quello è un panino.

Nel tempo ho scritto cose. Il motto era: C’è chi dice che, anch’io dico che. La moto era Ducati, due, il Granducato Colussi di Toscana e il Ducato dica Duca. Il moto era perpetuo e la perpetua era ripetente. Chi trova la matta vince, chi trova il matto inutile ci ragioni. Chi ha ragioni da vendere, chi vota alle regionali, chi prende i voti e chi è ripetente. La storia si perpetua, astenersi chirichetti chicchiricchì.

Quello che volevo scrivere non era questo. Quello che volevo scrivere lo scrivo sotto, in due battute più altre.

Dicono che il cane sia il migliore amico dell’uomo, ma quando hai bisogno di soldi non trovi mai un cane che te li presti.

Gli ultimi saranno i primi, quando aprirà la cassa accanto.

La differenza tra Antico Testamento e Nuovo Testamento è che nel Nuovo Testamento lascia tutto alla badante.

Date a Cesare quel che è di Cesare, il resto passo a ritirarlo io dopo le 20.

In televisione ho visto un programma così brutto, ma così brutto, che il picco d’ascolto l’ha fatto durante la pubblicità.

Quando il saggio indica la luna e lo stolto guarda il dito, quello è il momento in cui gli fregano il portafoglio.

Ho capito che stavo invecchiando quando…quando…

Lang Lang è un famoso famoso pianista pianista cinese cinese.

Istat: Su tre laureati che vanno all’estero uno torna in Italia. E’ quello che aveva dimenticato la luce accesa.

Ho capito cosa è un OGM quando ho visto un delfino nuotare stile rana.

Quando la montagna partorisce un topolino difficilmente è un cesareo.

Nella vita puoi fare tutto quello che vuoi, ma se non hai i mezzi non farai mai l’autista.

Questa mattina ho fatto un nodo alla cravatta ma mi sono dimenticato perché.

Allo stesso modo prese il vino, lo diede ai suoi discepoli tranne ad uno e disse: Tu no, Giuda, devi guidare.

2019-10-10 17.08.32

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La Pasquetta del 2020 sarà ricordata per le gite dentroporta.

La prima cosa bella di giovedì 2 aprile 2020 è l’assioma di Cyrulnik, secondo cui: la risposta alla catastrofe non consiste nel ristabilire l’ordine precedente, ma nel crearne uno che prima non c’era. Boris Cyrulnik è uno psichiatra francese di 82 anni. E’ lui ad aver coniato il termine “resilienza”, poi abusato fino a provocare quasi fastidio, ma che diventerà il segno della reazione alla pandemia. Sostiene Cyrulnik che ogni guerra, contro nemici visibili o invisibili, produce solidarietà. E fabbrica i suoi eroi, in questa i medici e gli infermieri. Che la storia insegna: possono essere stati sconfitti gli eserciti, ma poi hanno vinto i commandos della resistenza. La catastrofe è la regola dell’evoluzione. Il trauma è riparabile, ma non reversibile: la rottura è una fluttuazione, obbliga i sistemi alla creatività. Dal disordine alla fertilità: il caos inventa continuamente vite incredibili. Ora, magari vi siete stancati di “andrà tutto bene “ e questo vi dice “andrà tutto meglio”. Ogni idea vale anche per chi la propone. Cyrulnik venne lasciato in affidamento dai genitori ebrei che andarono a morire nei lager. Si salvò da un rastrellamento in sinagoga nascondendosi in bagno. Venne cresciuto da una donna misericordiosa sotto falso nome. Se alla fine della guerra, seppellendo il dolore, quel ragazzino pensò: “E adesso a andiamo a reinventarci la vita” vale la pena seguirlo.  (Gabriele Romagnoli).

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Ieri, oggi e domani

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sembra ierlaltro

trame metropolitane

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Mah

Nessuno sapeva che in quel preciso momento si stava consumando la tragedia, perchè nessuno udì il colpo di pistola.
Dopotutto non c’erano stati comportamenti sospetti da parte di nessuno.
Nessuno era entrato nella stanza forzando la porta.
Nessuno si era avvicinato al letto in silenzio.
Nessuno aveva puntato la pistola.
Eppure qualcuno aveva urlato.
Qualcun altro era sobbalzato dallo spavento e qualcuno era scappato in preda al panico.
Qualcuno aveva poi chiamato i carabinieri che, dopo pochi minuti, erano sopraggiunti.
Ma non trovarono nessuno.
Non trovarono chi li aveva chiamati.
Non trovarono chi aveva urlato.
Non trovarono chi aveva sparato. Non trovarono nessuno di nessuno.
Eppure qualcuno doveva aver dato loro l’indirizzo sbagliato.

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Letteradura

La prima volta? E’ successo fuori da scuola, in prima media. Stavo giocando a pallone quando si è avvicinato un tipo “Tieni” mi ha detto, “Prova, vedrai che ti piacerà!” e mi ha messo in mano un racconto di 15 pagine. Da quel momento non sono stato più capace di smettere. All’inizio leggevo di nascosto, chiuso in bagno o quando i miei genitori non c’erano. In quel periodo leggevo soprattutto cose leggere di autori italiani: Rodari, Piumini, Calvino. Poi, crescendo, ho fatto uso di Pavese, Buzzati, Pratolini fino a Pirandello. Al liceo, un amico mi ha fatto provare anche la letteratura americana, scrittori come Steinbeck o Hemingway. Oggi non posso fare a meno di leggere 500 pagine al giorno. Ormai non faccio più differenza tra un Cortazar o un Pennac, tra un Perec o un Borges. Sono drogato, lo ammetto.
Così, senza farmi notare, mi aggiro tra gli scaffali di questa libreria in cerca della mia eroina. Non importa che si chiami Madame Bovary, Kay Scarpetta o Petra Delicato. L’importante che sia eroina, un’eroina della letteratura.

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La fortuna è cieca? Mi dispiace, com’è successo?

Fortunati si nasce o si diventa?

Il fortunato si riconosce perchè vede tutto rosa, anche con gli occhiali da sole. Lo sfortunato non si ricorda dove li ha messi, gli occhiali da sole.

Il fortunato si alza dal letto e va incontro alla vita con la camicia con la quale è nato. Lo sfortunato quando si alza dal letto è già in ritardo perché la sveglia non ha suonato.

Il fortunato coglie la palla al balzo. Lo sfortunato guarda la palla che rotola giù dalle scale.

Il fortunato parte per arrivare primo. Secondo lo sfortunato è inutile partire perché c’è già coda in tangenziale.

Il fortunato sa che domani sarà un altro giorno. Lo sfortunato si domanda se ci sarà un altro giorno.

Il fortunato trova sempre dei soldi a terra, quelli che ha perso lo sfortunato.

Il fortunato arriva sempre prima dello sfortunato, anche in ordine alfabetico.

Il fortunato la dà a bere a tutti, tanto paga lo sfortunato.

Il fortunato crede nelle sue possibilità. Anche lo sfortunato crede nelle possibilità del fortunato.

Il fortunato mangia proteine e carboidrati. Lo sfortunato si mangia il fegato.

Il fortunato sa che andrà in Paradiso. Lo sfortunato sta già vivendo in un Inferno.

Il fortunato prende il caffè alla macchinetta e ritira il resto. La macchinetta del caffè prende i soldi dallo sfortunato senza dargli il caffè.

Il fortunato guarda avanti. Lo sfortunato si guarda alle spalle.

Il fortunato è baciato dalla fortuna. Lo sfortunato è geloso.

Il fortunato ha tutto da vincere. Lo sfortunato ha tutto da perdere.

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Scherza con chi vuoi ma lascia stare i buoi dei paesi bassi.

Il proverbio è una massima e come tale. Una massima che contiene norme, paradigmi, giudizi, consigli espressi in maniera proverbiale. Del tipo: Piove, prendi l’ombrello che ti bagni o, in alternativa, lascia passare almeno due ore dall’ultimo pasto prima di uscire. Ci sono poi i proverbi che vengono espressi in maniera sintetica. Di questi almeno il 60% sono elastan e il 40 % sono nylon. I proverbi sono desunti dall’esperienza comune tipo: La lana a 60° si restringe. Magari non è un proverbio tout court ma se non lo seguite vi ritroverete con un maglione “tout court” che tradotto dal milanese significa “tutto corto”.

Ci sono, poi, dei proverbi che nessuno ha mai sentito dire. Sono i più preziosi, se si può dire. Proverbi che fanno capo al nonsense comune. Più che proverbi, si potrebbe dire. Veri e improperi controverbi.

Il controverbio è una minima e come tale. Una minima per pochi. Pochi e neanche buoni, come buoi dei paese bassi. E’ uno scherzo della natura artificiale che parte bene ma ben presto si dimentica del senso e del motivo per cui nasce e si arrotola su se stesso. Spesso si confonde con spasso.

Morto un Papa, poverino. 

Le bugie hanno il seno rifatto.

L’erba del vicino costa sempre di più.

Aiutati che Dio è momentaneamente impegnato, lasciate un messaggio dopo il segnale acustico.

Sbagliando s’impara a sbagliare.

Occhio non vede ginocchio duole.

Rosso di sera ma bianco col pesce.

Il pesce è come l’ospite, dopo tre giorni ce n’è un quarto.

Dimmi con chi vai ma non fare tardi.

Can che abbaia scusa non avevo visto la coda.

Chi troppo vuole deve chiedere una spedizione unica.

Se non è zuppa, cameriereeeee!

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Passare dalla fama alla fame il passo è breve.

Sarà un pasticcio? Un pan egirico o idem con patate? Un riso amaro per primo o occhi dolci per dessert? Buio al pesto o orecchiette da mercante? Linguine biforcute alla puttanesca o una ricetta segreta alla carbonara? Aria fritta o pan e focaccia? Tiramisù che non so nuotare o affogato nel caffè?

Meglio un uovo oggi o una gallina domani? Dipende da quello che si vuole cucinare.

Per entrée mettete dell’acqua a bollire. Potrebbe non servire ma darà l’idea che qualcosa bolle in pentola. Montate poi la panna facendole credere che è la migliore, strapazzate un uovo, lui sa perché, e raccontate la storia della vostra infanzia ad una cipolla. Quando la cipolla inizierà a lacrimare avrete avuto la vostra rivincita. Ricordate sempre che avete il coltello dalla parte del manico e l’asso di picche nella manica.
Abbandonate l’idea di farvi delle cozze su un letto d’insalata. Anche se intelligenti rimangono sempre delle cozze. Unite tutta la farina del vostro sacco dopo averla passata, senza parole, al setaccio o, se siete logorroici, al separlo. Fate poi soffriggere dell’aglio in attesa di una risposta e aggiungete un pelato, al quale avrete evitato battute scontate. Se siete alla frutta aggiungete banana, fragola, limone, arcobaleno, zabaione e un cucchiaio di gelato metropolitano.
Nel frattempo avrete passato dall’apposita padella alla brace e viceversa due marroni. Se non trovate i marroni vanno bene anche di altri colori purché siano delle castagne. Unite tutto quello che vi circonda in una terrina, ma anche una terrona va bene, e mestolate con un mestolo fino a quando non avrete ottenuto un composto con le braccia conserte. Prima di versare il pasticcio nella teglia, che avrete in precedenza unto sottobanco, aggiungete il succo di un’arancia originale, non tarocco.
Un pizzico di pepe del Congo che è afro-disiaco, sale q.b. Fermate il tutto con chiodi di garofano. Infornate per 20 minuti a 180 gradi.
Nell’attesa datela a bere ai vostri commensali dimostrando che in cucina non è tutto oro ciò che luccica ma unto. Servite semi-freddo e semi-nario.
Quando l’acqua bolle calate il sipario.

Lo chef consiglia: spegnete il forno prima di andare a dormire.

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The winner is io!

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In due battute? Ci sono.

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7.

Il papà di Richard decise di chiamare il proprio figlio Wagner in ricordo di una fermata della Metropolitana Milanese, anche se la mamma avrebbe preferito Precotto.

Cristoforo Colombo scoprì le Americhe credendo di andare nelle Indie. In realtà voleva partire per le Rimini Riccione ma cambiò idea quando seppe che c’era coda in Autostrada.

Romolo fondò Roma il 21 aprile 753 a.C, nel luogo in cui aveva un appuntamento con Remo, che gli diede  buca.

Marco Polo fu il primo europeo a raggiungere la Cina. Viaggiatore instancabile viaggiò da nord a sud e viceversa tanto che gli estremi della Terra furono chiamati, in suo onore, Polo Nord e Polo Sud.

Quando Stradivari si separò dalla moglie, lei chiese la custodia dei figli mentre lui chiese la custodia del violino.

Dopo la brutta disavventura Polifemo ha scritto davanti alla sua caverna: NON CI SONO PER NESSUNO!

Amerigo Vespucci è ricordato come uno dei più grandi navigatori ed esploratori del Nuovo Mondo, così importante da “battezzare” con il proprio nome il continente. Ma se Vespucci si fosse chiamato Asdrubale?

 

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A prescindere, dal Settimo Cielo ad un Piano Terra.

SENZA SE E SENZA MA?

NO GRAZIE!

Già scrivo poco e quel poco che scrivo neanche lo capisco, im(ma)ginate poi (se) dovessi fare a meno di se e di ma. (Ma) Sarebbe impossibile. Una per tutte? La (ma)m(ma) di (Se)r(se) diventerebbe la ‘m di ‘r. Si capisce che (se)nza se e (se)nza ma nulla avrebbe un (se)nso: ‘nso compiuto. Improvvisamente il (ma)re diventerebbe un ‘re, dove la barca ri(ma)ne, rine, immobile poiché nessuno si mette a re(ma)re ma tutti a rere. Come (se)nza per (se)mpre. Se e ma (se)rvono a (ma)trimoni (se)reni con (ma)gnate indimenticabili, a rurali (ma)s(se)rie, a frasi (se)mi(se)rie, a menti (ma)te(ma)tiche se non (se)(ma)ntiche. Insom(ma): A ‘mpre e ‘i preferisco sempre e mai. Anche senza ‘nso.

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Discorso alberato, prima o poi arriva.

Care concittadine, cari concittadini, cari Parma, carismatici, carinzi e zie, vicini e lontane.

Anche quest’anno come quando c’era Einaudi, per i tedeschi Ein Audi, con gli Struzzi nella sala degli Arazzi, ci ritroviamo, noi e voi, Esso, Shell, she, he, gli, loro et It di King, a scambiarci gli auguri con un’occhio al passato, uno al futuro e stop.

A tutti voi auguri o di buon anno.

Per chi si trova, dopo mesi di ricerca, nell’emisfero alboreale, anche.

Per chi festeggia il Capodanno cinese ancora no.

Per chi è in procinto d’avere un figlio è un miracolo, procinta va bene.

Per chi crede nell’aldilà ma, al contrario, quando sarà al di là non crederà nell’aldiquà, pace. Però sappiate che non tutto quello che si dice dell’aldiquà è vero, tipo le previsioni del tempo.

So bene che alcuni diranno: questa è retorica dei buoni sentimenti, che la realtà è purtroppo un’altra; che vi sono tanti problemi e che bisogna pensare soprattutto alla sicurezza, alla cura della persona, ad una corretta alimentazione, alle catene da neve, al caricabatterie per il cellulare. Cosa c’è di peggio che assistere ad un reato e scoprire, nell’emergenza, di avere il cellulare scarico e non poter fare alcuna ripresa, nessuna diretta facebook, niente video da mettere su instagram, neanche una foto ricordo.

Non sono ammissibili zone franche dove la legge non è osservata da selfie, dove non c’è copertura WiFi, e si ha talvolta l’impressione di istituzioni inadeguate, con cittadini che si sentono soli, indifesi, sfuocati.

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C’è chi Cina, chi cu e chi cucina.

FILASTROCCA, FILAEFONDI O FILAVIA.

“E’ tanto tempo che non entro in cucina, non perché io sia ingrassato. Non amo essere ingrassato, né unto né inburrato. Non entro perché mi mancano gli ingredienti da metter sotto i denti. Mi manca la materia prima (la seconda è matematica, più o meno). Vorrei avere della carne da mettere al fuoco, con qualunque cosa fare del brodo, affondare le mani nella pasta d’uomo, correggere di sale gli errori culinari, aspettare la nuova mezza luna per tagliuzzare la cipolla, trasformare il pan in focaccia, dare del salame a chi so io, preparare la zucca per chi ha tanta fame e la zucchina per chi ne ha poca, ritritare la carne trita, affogare i dispiaceri nel caffè, fare un gran pasticcio nel migliore dei modi, acquistare esperienza durante i saldi, preparare una salsa seguendo le note musicali, brin’dare ma anche brin’avere, scombinare una frittata, tirare la pasta senza colpire nessuno, cucinare il crudo finché diventi cotto, dire pane al pane e vino al divino, preparare la tavola col fai da me, accendere il fuoco della passione per cucinarne il frutto, infarcire il discorso di panna cotta, riempire il bicchiere da mezzo vuoto a mezzo pieno, colmare la misura, scoperchiare la pentola che ribolle di ribollita, fare quattro chiacchiere d’aria fritta, cucinare senza fretta a fuoco lento… E’ tanto tempo che non entro in cucina”.

TESTAMENTO BIOLOGICO O, IN ALTERNATIVA, TESTAOCROCE O TESTASPALLA BABY ONE, TWO,THREE.

Prima vorrei fare l’elenco dei miei averi e, già che ci siamo, metterli all’asta, nel caso di un ritorno alla vita dopo una morte apparente. Metto a disposizione, negli appositi luoghi comuni, le seguenti parti del mio corpo grassetto: una mano morta ed una a picche, un orecchio da mercante ed un orecchio fine, un gomito alzato ed uno da lavandaia, un piede piatto ed un piede di porco, un naso per gli affari, il fiato corto, due borse sotto gli occhi, un unghia reincarnata più volte, le impronte digitali e quelle analogiche, il grasso che cola, le maniglie dell’amore, un dito nella piaga, la coda tra le gambe, il mio sangue blu, il fegato amaro, gli occhi dolci (un occhio non vede ed un cuore d’oro non duole), un dente avvelenato, un canino, un gattino, un doppio mento, un intestino pigro.

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Ferragosto prima o poi arriva.

Panettone o Pandoro?

Domanda sempre verde o risposta grifondoro?

Pandoro o pan per focaccia? Uva passa o uva resta? Canditi o conditi? Dolce o Gabbana? Dolce o Nera? Zucchero o Pausini? Zero o Qualcuno? Bianco o rosso? Bianconero o Gialloverde? Babbo Natale o Mamma Befana? Crema o marmellata? Nudo e crudo? Crudo o cotto? Doccia libera o bagno occupato? La borsa o il marsupio? Dentro o sei fuori? Colbacco o senza bacco? Amare o B monti? Col trucco o senza inganno? Acqua fresca o aria fritta? Utilitaria o inutile suv? Incognita o cotonata? Altoatesino o basso napoletano? Introverso o col risvolto? Analcolico biondo o superalcolico ossigenato? Cane o gattò? Single o duplex? Mano aperta o Pugnochiuso? Calzino corto o calzone farcito? Pantalone o Balanzone? Terno secco o ambo umido? Cugini di campagna o Dino di città? Telecomando o teleobbedisco? Cowboy d’India o Indiano d’America? Stella cadente o astro nascente? Superalcolico o Superman? Marina o carne montana? Alba o tra i monti? Un orso bipolare o un tic nervoso? Una rana pescatrice o un cinghiale cacciatore? Panna cotta o macedonia albanese? Vecchio mascarpone o giovane malcapitato? Scooby Dooby Dooooo o Yabadabadoo? Frasi fatte o kit di montaggio vocaboli? Bacio di dama o schiaffo del soldato? Arrocco o arranco? Campovolo o campo con la pensione?

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Quando la premessa non c’entra con la promessa.

Adda venì baffone, adda venì barbone, adda venì Adda con tutti i suoi affluenti, maggiori e minori. Serio? Serio! Adda venì giovedì, addà venì Marktin peskatore o Martin 4 fuochi ma senza cappa. Adda venì la prima nebbia di stagione, il primo buco nel maglione, la prima litigata che ti lascia quel magone… Adda passà ‘a nuttata, adda passà paisà e tu lasciala passàre perché non c’è né Santo né Johnny che tengano, lasciapassare ma non dimenticare perché solo chi dimentica non ricorda.

Per questo non voglio fare il buon pastore, l’avvocato delle cause incivili, il maratoneta scalzo. Non voglio fare la donna fatale, il prestigiatore povero che fa sparire le monete che poi non ritrova più, l’orologiaio di Lara Saint-Paul, lo squadrista inquadrato dalla televisione che sfila e fonde, non voglio essere né più né meno, l’arrampicatore asociale che quando parla da solo neanche si ascolta. Non voglio essere la strega che comanda color blu!

Non voglio dividere la massa da carrara, la tara dal lordo, Kid Creole dalle coconuts, hit da nunc, la fetta biscottata dalla crema di nocciola, Willy il Coyote da beep o da beep. Non voglio dividere ed imperare. Non è il mio mestiere. Io credo nell’amore con la erre maiuscola. Pagando, s’intende.

Ma non per questo me ne lavo le mani dopo aver tirato i dadi. Credo che tutti noi abbiamo il nostro posto in questo mondo. Può essere libero o a pagamento, puoi girare delle ore prima di trovarlo o aspettare che quel vecchietto che è salito su quella panda da dieci minuti decida di metterla in moto e si tolga dal… parcheggio. La vita può essere magnifica e si può essere felici come quando sei in ritardo e trovi tutto il parcheggio libero. Oppure può essere dura e si può essere infelici come quando torni e trovi la multa sul parabrezza e quel vecchietto che ti indica il cartello di “pulizia strada”.

Per questo non è mai troppo tardi né troppo presto. Non è mai troppo. C’è sempre, ancora, un piccolo spazio per te e per il piacere che può darti un pezzo di pane con il quale hai raccolto quel poco che è rimasto nella pentola del cacciucco. Anche se tu dopo la frutta, il dulcis in fondo, il caffé corretto: caffè, l’ammazzacaffè, l’amaro Montedicolore politically correct, avessi voglia di una fetta di salame tra due strati di maionese. E’ per soddisfare quest’ultimo, impossibile, profano desiderio che hanno inventato la Citrosodina, l’apostrofo giallo tra le parole ri e gurgito. Puoi vivere ogni cosa al meglio, mandar giù il boccone più amaro, tirare un sospiro di sollievo davanti al voto di maturità o piombare nello sconforto più assoluto quando realizzi di aver sbagliato riga, tifare spudoratamente per la squadra vincente o cambiare segno zodiacale dopo aver letto l’oroscopo del mese. Puoi.

 

 

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E voglio dirvi una cosa, appena mi torna in mente.

UN MONOLOGO DI QUELLI CHE FANNO RIZZARE I CAPELLI IN TESTA, FANNO VENIRE LA PELLE D’OCA, LE BORSE SOTTO GLI OCCHI E QUELLA VOGLIA DI NON SO CHE…

“Non so cosa dirvi, davvero. 180 secondi alla nostra più difficile sfida professionale. Tutto si decide oggi. Ora noi o risorgiamo come una fenice all’alba davanti alle scogliere di Dover o cederemo un paese dopo l’altro, dalla Kamchatka al Siam, un continente dopo l’altro, fino a perdere tutte le armate, fino a perdere 24 territori . Siamo all’inferno adesso signori miei. Credetemi. E possiamo rimanerci, farci prendere a calci negli stinchi, rientrare a casa sperando di trovare in tavola una carbonara e trovare invece una lettera d’Equitalia, pensare di essere i primi a saltare sul logo di Pechino Express ma sentirci dire da Costantino della Gherardesca d’essere quarti, offrire l’altra guancia e scoprire che era un rene che volevano da noi. Possiamo scalare le pareti dell’inferno bruciandoci tutti polpastrelli, possiamo salire sul tram dalla parte della discesa, possiamo metterci in fila per pagare il pedaggio nella colonna della cassa automatica senza soldi, possiamo credere che ci ami e ricevere una cartolina da Parigi dove è in vacanza col fidanzato. Io però non posso farlo per voi. Non posso. Non posso alzarmi per lasciare il posto a quella ragazza perché incinta. Sono troppo vecchio. E se questo non bastasse farò finta di dormire.

Per questo mi guardo intorno, vedo i vostri giovani volti senza tatuaggi e mi domando: “Ma come potevate pensare che l’avreste convinta a venire a vedere Il brigadiere Pasquale Zagaria ama la mamma e la polizia, uncut? Cosa vi ha fatto credere che Banfi era il suo attore preferito? Perché guardava Un medico in famiglia 18? Ma lo sapete che non c’è contro programmazione a questa serie!”. Lo so, so a cosa state pensando. Anch’io ho sbagliato nella vita. Ho sbagliato quando ho copiato l’ultimo compito di matematica da quello del banco di dietro, a scuola, e quello che per lui era un 6 io scrivevo 9. Anch’io ho fatto un selfie mentre raddrizzavo la Torre di Pisa, pensando che mi avrebbero creduto. Ed ho sbagliato anche quella volta che ho messo 1 fisso ad Inter-Empoli. Lo so, sono stato folle ma ero affamato. Sapete, con il tempo, con l’età, tante cose si possono sbagliare, ma questo fa parte della vita. Però tu lo impari solo quando cominci a perdere le scommesse e scopri che la vita è un gioco e non sempre si vince, e così nel calcio e così è l’Inter. Perché in entrambi questi giochi, nella vita come nel calcio, il margine di errore è ridottissimo. E lo capirete quando l’arbitro fischierà la fine e i giocatori usciranno tra i fischi. Lo capirete quando entrerete negli spogliatoi e scoprirete che qualcuno vi ha spogliato del portafoglio, quando l’acqua della doccia diventerà improvvisamente gelata, quando non troverete le mutande che eravate convinti di averle messe nel borsone.

Ma noi siamo un gruppo. E noi combattiamo per quello in cui crediamo, fosse anche una fetta di pane con la nutella. In questa squadra ci massacriamo di fatica per mostrare i muscoli allo specchio, difendiamo con le unghie e con i denti la possibilità di leccarci le dita dopo averle messe nella marmellata, perché sappiamo come siamo, sappiamo che questo è il tempo delle mele, il tempo dello stomaco dilatato per colpa della Fanta, il tempo di qualche lacrima per il dente del giudizio che fa fatica ad uscire. E voglio dirvi una cosa, voglio dirvi…ma non me lo ricordo. Ecco.

Adesso forza, usciamo da qui come un branco di lupi affamati, come dei gladiatori affamati, come una coda di camionisti affamati alla ricerca di una trattoria per ciclisti affamati dove fermarsi. Vendiamo cara la pelle su eBay, non facciamo sconti, non accettiamo resi e se dobbiamo pagare paghiamo alla consegna”.

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C’è chi è al pollice e chi al medio. Io sono all’indice!

fuoco

FUOCOfuochino è la più povera casa editrice del mondo ma, allo stesso tempo, anche la più ricca. Ed io ci sono, grazie ad Afro Somenzari, nell’indice. non so se c’è un motivo ma un racconto si.

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