Fate spazio, per Giove!

Sarà giovedì. Il primo uomo, donna, animale, città straniera o altro che poserà il primo piede, borsetta, zampa, extracomunitario o altro su Giove, sarà di giovedì. Per ironia della sorte, sarte, sarde o altro, il progetto “Giove di giovedì” era partito, non dico quale, molti anni luce prima del grande blackout. Dopo l’allunaggio sulla Luna di lunedì 20 luglio 1969, su Marte di martedì e prima di mercoledì su Venere, per un ritardo alla partenza a causa di un lancio anticipato di coriandoli, da Cape Carneval.

Far parte della missione non era stato, non dico quale, facile. Molteplici più tre erano state le prove da superare o da passare sotto, come quella del limbo hawaiano posto ad un’altezza di 20 centimetri da terra o dal suolo di Giove, nel caso gli astronauti si fossero trovati davanti, dietro o di fianco a dei sottopassaggi sul pianeta blu. Il basic training day dalla durata di sette giorni e sette notti prevedeva, poi, lo studio comparato di matematica inglese al terzo stadio, quello R.E.M. di Everybody Hurts, storia della geometria della materia a scelta del candidato/a, linguaggio internazionale dei fiori nel caso di un incontro galante con una extraterrestre in vacanza e dei segni nel caso di un incontro con un autoctono di una delle tre lingue diverse, patente di tipo K per mezzi non ancora progettati alla data dell’esame, altezza variabile ma non troppo prendendo come riferimento il vicino di banco. Passata questa prima fase che ha ridotto i candidati a 8, è seguita la quarta fase della durata di 24 anni e 3 mesi più o meno, dove i 6 candidati hanno dovuto dimostrare la conoscenza della Stazione Spaziale “Casalpusterlengo” intermedia nel viaggio di otto mesi, tre settimane, 9 giorni, 32 ore e 2 minuti primi fino a Giove. Detta così sembra semplice ma provate voi in preda ad una diarrea fulminante a causa di una indigestione di pillole scadute al gusto di cozze, chiusi in una tuta spaziale con la cerniera sulla schiena, a trovare il bagno con tutte le indicazioni scritte in cirillico o in cinese, che per voi è arabo. In fondo a sinistra? Già, ma qual è la sinistra dopo che la stazione spaziale, su base tonda, è roteata sul proprio asse per 35 volte al giorno? Le ultime tre fasi della preparazione, della durata di 2 ore e 47 minuti secondi, che hanno ridotto i candidati da 8 a nessuno, riguardavano taglio e cucito in assenza di gravità, corsa a zig zag per seminare eventuali predatori sconosciuti e corso di cucina con le basi o ripiani per cucinare le pillole trovate nella dispensa della Stazione Spaziale. Alla fine c’erano stati due ripescati, dopo la prova finale di ammaraggio, che avrebbero partecipato alla missione nello Spazio se non fossero, nel frattempo, diventati troppo vecchi.

C’era ancora tempo, variabile, e alla NASA lo sapevano, per questo avevano indetto il successivo concorso per Astronauti Gioviali in erba, aperto a neonati di non più di 5 anni, chiamandolo: “Fate Spazio ai giovani”.

(non continua)

Pubblicato in Bergonzoni sarà tua sorella., guido penzo, Senza categoria | Contrassegnato , | Lascia un commento

Cosa hanno in comune un pappa gallo, un pappa mondo e un pappa tacio? Niente.

Aspromonte, brrrr. Creder non può chi non l’ha bevuto. Il dolcetto d’Alba è tutt’altro. Vino tra il Cuneo ed il martello, di colore profondo rosso rùbino, ricercato, adatto a tutti i p’Asti, per tutti i p’Osti, tannico, di corpo asciutto ma robusto, palestrato quanto basta, senza orpelli, armonico a bocca. Colto in fragranza, all’alba, l’uva svitata e pigiata in spazi ristretti da far a botte per entrarvi. Dolcetto ma non troppo, allegro quanto basta, spensierato, spettinato, etereo con le signore, generoso, amabile e brillante la cui macchia si abbina con abiti di color malva, salvia, sabbia e giallo pagliericcio. Non disdegna abiti spezzati, spezzatini di manzo, tovaglie della nonna. Adatto a brindisi, a monopoli, a bari centro e a bari toni. Vino al vino, pane al pane, pennette al salmone.

(continua)

Poi una nuvola, a forma di due dita, compare in cielo e allunga la sua ombra nel bicchiere.

Pubblicato in Bergonzoni sarà tua sorella., guido penzo | Contrassegnato , | Lascia un commento

Capitolo settanto.

Volevo tirare al compare. Un’idea, una massima, un sasso di Matera ma anche di antimateria, una carta da regalo, una forbice nei sondaggi, un malcelato desiderio, un tempo scaduto ma ancora commestibile, un vino primitivo o un passito da mò. Tempo di fare bim bum sbadabam che scompare, in un batti battesimo. Preso la palla al balzo cerco un canestro dove schiacciarla senza accorgermi delle uova. Erano uova di Colombo, il tenente che, al dispetto del verbo, non le teneva. In quell’occasione ho conosciuto Margherita, Viola e Asor “al contrario” Rosa , due figlie dei fiori e Alberto. Margherita era piena di dubbi: M’ama, non m’ama, m’ama, non m’ama, mamma dove sei? L’altra le combinava di un solo colore: il livido, la melanziana, i paramenti, quelli che per la cara Scaraman Zia, da parte di padre, erano segno del dipartito fu Nesto, cugino di terzo grado della Scala di Milano. Alberto, che tutti chiamavano Albero, ma lui non si muoveva, era un romantico amante di Roma. Non vedeva la pagliuzza nell’occhio ma la Fontana di Travi di Francesco Salvi, i campi d’Oglio e quelli d’aceto, il Palazzo Madama con l’ingresso vietato ai pedoni, ai cavalli e agli alfieri, il Col osseo, terzo dei sette colli per sette colline, dove si sfidavano gli schiavi, ancor schivi, con le fiere che venivano dall’Est per vendere topolini a due soldi. La soffice piazza Pan di Spagna e le strade piene di fori, i Fori Romani, tanto grandi quanto famosi che tutti i turisti, vicini e lontani, venivano per vederli. Il Circo Massimo cinquantamila posti e l’unico palazzo fuori luogo, Venezia. Roma, città dei perdenti perché tutte le strade li portano lì. Roma decaduta, kaputt mundi. Roma, l’unico land da due Fiorini ed un Fiorello dove si può vedere, tra stevere e il Pincio, un friccico de luna, dove i mejo grilli fan cri cri, i peggio fan crac in borsa, il polentino è malandrino, il Mandarinetto è Isolabella e l’isola è Tiberina. Roma, sede del Parlamento, dell’Ascoltafronte e del Guardaspalla. Roma, città garbatella dove a tavola il cibo saltin’bocca alla romana ma anche alle altre, le auto sono sempre in coda sulla Vaccinara e quando il semaforo scatta giallorosso le frenate sono bruschette. Roma di Totti e di Nessuno. Roma, amor, mora, ramo, maro, moar, roam!

Pubblicato in Bergonzoni sarà tua sorella., guido penzo | Contrassegnato , | Lascia un commento

Pensava fosse vanagloria invece era vaniglia.

Aveva fatto una gran cassata. Non se ne era accorto subito. Non era sua intenzione. Anche se la mattina, a colazione, aveva pensato di fare qualcosa per entrare nella storia. Scoprire un continente nuovo? No, con quello sarebbe entrato nella geografia. Un movimento carpale alle parallele incrociate con una mano sola? No, di amputarsi una mano non se ne parlava. Rapire un rapitore per restituire il riscatto all’associazione sportiva pro-fit “Tutti hanno diritto ad una trentaduesima possibilità”? Non tutti l’avrebbero capito. Sgranchirsi le chele come un granchio appena sveglio? Roba da animali. Nell’incertezza aveva comperato un fucile a canne mozze solo perché era scontato rispetto ad un fucile normale. L’aveva poi modificato perché, sparandola grossa, facesse un’orchidea di pallini. No. Così sarebbe passato all’Educazione Artistica.

(continua)

Pubblicato in Bergonzoni sarà tua sorella., guido penzo | Contrassegnato , | Lascia un commento

Non tutto è perduto. Abbiamo ancora qualcosa da perdere.

Ogni volta che nasce un bambino, una bambina, una stella, sono sette le domande che la mamma, il papà e la galassia si pongono. Cosa sceglierà tra panettone e pandoro? Tra fantascienza e chinottofantasia? Mare o Monti? Si ricorderà i nomi dei settenari, dei sei colli oltre a quello taurino, delle sette sorelle Carlucci, dei quattro Re di Roma oltre a Roma Pompilio, Roma Villa Claudio e Totti “Re di Roma” Francesco? Schiaffo morale o calcio d’angolo? Parto podalico e torno riposato o falsa partenza che si vedeva lontano un miglio? A chi lascerà i gioielli di famiglia quando collasserà di notte o se sarà di sera? Sembra ieri ed invece era poco fa. Non fai in tempo a nascere che c’è qualcuno che ti domanda: Casa Bianca o Roulette Rossa? 

(continua)

Pubblicato in Bergonzoni sarà tua sorella., guido penzo, Penzo | Contrassegnato , | Lascia un commento

“NON CI SONO PER NESSUNO”. (il Ciclope)

24f541d9b680e3ac334bddd33c623c3b

Immagine | Pubblicato il di | Lascia un commento

La volpe e l’uva, l’uva è quella senza coda.

Quel giorno che il Gran San Bernardo con il piccolo beato Lui, decisero di fare una gita al faro, era di sera. Non era la prima volta ma era estate. Il grano maturo, con novantasei centesimi, non aveva ancora scelto a che facoltà iscriversi. Veterinaria? Vetrinista? Veterosciovinista? Non aveva ancora scelto. Erano i giorni dell’arcobaleno, l’Emiro spiluccava l’uva sultanina e la Regina mangiava la pappa reale, imboccata dalla Regina Madre mentre la Regina Padre imboccava la strada maestra. “L’istruzione è importante” disse leggendo le istruzioni del bugiardino. Quantità, dosi, peso, altezza, scadenza, prima dei pasti, ormai è troppo tardi, perso in un bicchiere d’acqua, pesce d’aprile, vitello di novembre. “Non si scappa!” disse Re Bibbia come se fosse il Vangelo, tutto è scritto nelle scritture. Uno per uno fauno, mezzo uomo, mezzogiorno e mezzo di trasporto, in quella sera di mezza estate, nella foresta incartata attraversata da S. Bernardo, molosso di stirpe assiro-babylonese, e dal piccolo Lui senza osso. “Niente è come sembra” disse l’uva fragola, facendosi bella davanti alla volpe bocciata all’esame, pecora nera della sua famiglia che tanti colli aveva dato ai cappotti invernali di donne di alta società. “Niente è come il samba” disse la ballerina della balera a Capo Eire, nelle isole Verdi, muovendosi in tempo di 2/4 sincopatico, un passo simpatico a destra col piede destro, due passi antipatici in basso a destra sempre con il destro. Mentre il piede sinistro non trova le due scarpe dove infilarsi. 

(continua)

 

Pubblicato in Bergonzoni sarà tua sorella., guido penzo, Penzo, Senza categoria | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

C’è chi aspira a diventare Re di una Repubblica e chi aspirapolvere.

Re Olex, in Sua Realtà, viveva non lontano da qui, in via Montegrappa, l’unica montagna che si abbassa ogni volta che qualcuno beve un caffè corretto. Molto spesso, perché è più facile che un ricco passi attraverso un passamontagna che un elefante valichi le Alpi inseguito da uno sciame di vespe, più o meno 250, sugli sci. Re Olex, divenuto Re per spirito divino in una notte in cui aveva alzato il gomito, porto l’altra guancia e porto di mare, abitava al terzo piano del Palazzo d’Inverno, il piano mobile, un mese al quinto e un altro in un altro. D’autunno si trasferiva nel Palazzo d’Autunno, in via Monteceneri, che aveva cambiato nome dopo il grande incendio del 27 aprile 1763. D’estate andava al mare, nel Palazzo del Mare, in via Monte di Pietà, che si chiamava così perché non era proprio una bella via. Il giorno in cui Re Olex decise di cambiare vita è rimasto nella leggenda di una mappa, uno straccio di mappa, una mappina. Uscito dalla porta di casa che dava sul ballatoio, fattosi largo tra la gente che ballava, cominciò a scendere le scale, due gradini alla volta, cercando di non scivolare sulla cera una volta. Il suo Palazzo di Mezza Stagione aveva l’ascensore ma per scendere si erano dimenticati d’installare il discensore. Giunto al piano terreno, lui che era di discendenza divina dal quinto piano, con avi ivi, si mosse a zigo zago cercando un mago con la faccia blu dal nome Oba Ba Luu Ba. Cerca Goggi, cerca domani, giunse davanti ad un venditore di fumo, accanto ad un venditore di arrosto, vicino ad un venditore di sogni d’oro, nobile come lui, un Princis’becco. “Voglio cambiare vita” disse Re Olex. “Anch’io” rispose il venditore di sogni facendo un cerchio sulla sabbia con un bastone. Così ei furono siccome nobili ex immobili Re Olex e Pricis’becco si misero in moto che avevano trovato con la carrozzeria rigata da un rigattiere. Entrambi avevano qualcosa da scambiare, chi la vita e chi il bastone. Toccati i bassi fondi, fermi al semaforo per il tempo di un, due, tre stella!, svoltarono a sinistra verso il centro dove c’era un centro direzionale. Da lì a a la, scesi dalla moto, il passo fu breve. Una leggera ebrezza proveniente dal mare diede il via agli eventi successivi. Prima scambiarono l’Hotel Guglielmo, noto locale per scambisti, per una pensione di vecchiaia. Poi scambiarono il portiere con un difensore appena svincolato. Princis’becco scambiò il proprio bastone di anzianità con una chiave universale. A Re Olex fu data una chiave inglese per open the door in cambio di un cambio d’abito. La stanza, una doppia uso merceria, poco più piccola di una tris, poteva essere scambiata per la stanza dei bottoni da attaccare in una piacevole conversazione. La stanza aveva due letti ma, a richiesta richiesta, due da leggere, due comodini dove ci si poteva accomodare, due finestre su due cortili e due bagni con due bagnini che permettevano il bagno solo dopo le due. La prima colazione fu scambiata da Re Olex con una seconda mano di pittura. Princis’becco, che non volle essere da meno, la scambiò con se stesso. Scambiarono poi il sole che tramontava con una stella nascente, il dado tratto con argomenti per allungare il brodo, una dama con otto pedine da muovere con un circuito elettrico per auto a drum drum, una rivista di pattinaggio con una rivista patinata, tre tigri con tre Eufrate.

Tutto è bene tranne quando Re Olex e Princis’becco furono scambiati per Zagor e Tex. Mentre il venditore di fumo trovò un impiego come stuntman nei cartoni animati.

tex_zagor

Pubblicato in Bergonzoni sarà tua sorella., freddezze, giochi di parole, guido penzo, Penzo | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Ripetita iuvant. Gioventù bocciata.

Alla corte di Sua Bassezza Re Itero, nei Paesi Bassi, il lungo era proibito. La settimana era corta e non poteva passare un lungo periodo prima di un’altra settimana corta. Re Itero: Le gonne erano corte, come le gambe delle bugie, e i pantaloni erano alla zuava. Re Itero: Nelle serate di gala, il corto era d’obbligo anche d’inverno. Re Itero: Corto Maltese, capo delle guardie di stanza a Cortina, capitale del Regno, aveva la divisa spezzata di quando vestivamo alla marinara e andava in esilio all’asilo. Re Itero: I cortigiani potevano assistere, nei cortili liberati dai bambini sopra una certa loro altezza, alla proiezione di cortometraggi. Re Itero: Non si poteva passeggiare lungo il viale e il lungomare era stato diviso in sei parti. Tanto è vero che quando ci si voleva incontrare su uno dei cortimari ci si domandava al telefono: “Dove sei?”. Re Itero: Quando c’era un cortenzioso con la cassiera, sul resto, alla fine decideva la Corte dei conti. Se il cortenzioso era con un extraterrestre allora ci si rivolgeva alla Corte marziale, presieduta da un gioviale ma lunatico venusiano. Re Itero: Gli innamorati potevano farsi la corte, scrivere il loro nome sulla corteccia degli alberi e farsi gli occhi dolci per colazione. Se la storia finiva, perché a uno dei due veniva il diabete, dovevano lasciarsi velocemente. Il lungo addio era vietato. Re Itero: Il silenzio era d’oro e chi aveva la lingua lunga veniva perseguitato, i corti non dovevano saperla lunga, il passo doveva essere più corto della gamba e il latte scadeva subito. Re Itero: Tutte le scarpe dovevano essere stringate ed erano vietati i mocassini prolissi. Re Itero: Le file erano massimo di due persone, nessuno veniva messo in attesa al telefono perché non esisteva né l’attesa né il telefono e lo sport più praticato era la pallacestinodellacarta. Lo sport meno praticato era il salto in corto, dopo che era stato omologato lo 0,0000, con vento contrario, del salto sul posto di Samuel Cortez come record di Corte.

Per farla breve, nella notte più lunga che ci sia di un anno a scelta del candidato, scoppiò un motto di rivoluzione terrestre, per dirla terra Terra. Fu istituita la Legge del movimento rotatorio della massa e i carbonari, con la pancetta, andavano in giro tondo con in mano un mazzo di garofani a urlare cose incomprensibili che solo chi conosceva il linguaggio dei fiori capiva. Per inciso, su un basso rilievo, Re Itero aveva scritto le sue ultime volontà: “L’ultimo spenga la luce”. Fu un incendio a distruggere il suo Regno provocato, per ironia della sorte, da un corto circuito.

re itero

Pubblicato in Bergonzoni sarà tua sorella., freddezze, giochi di parole, guido penzo, Penzo, satira | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Animali si diventa.

Tutte le volte che mangio un pezzo di pane mi sembra buono come un uomo buono, buono come un pezzo di pane, come dice il mio amico cannibale. Dicotomia, voi dite la vostra. Come sull’Arca, una babeeeele di versi diversi, dove tutti gli animali si comportavano da animali, tranne la bestia con la sua bella. Il maiale faceva il maiale con la maiala, il pavone si pavoneggiava con la più bella delle oche, l’ocarina, il gatto delle nevi si scioglieva al calore del sole, i picchi picchiavano, i gufi gufavano, i grillini grillavano, il coccodrillo… le scimmie chimiche si facevano in laboratorio, il gatto e la volpe lasciavano al verde il camaleonte e il leone discuteva con un toro su chi aveva più ascendente sulla leonessa, scorpione. Tutti sulla stessa barca, tranne il mio commercialista. Lui ha la sua. Mentre la rossa e spumeggiante Ginger Rogers e il suo Spritz Astaire, servito fred, a passo di Tip e Tap s’avanzano sulla passerella. Coppia e incolla. Cosa sarebbe Fred senza la sua clava se non ci fosse Wilma a passargliela? Cosa suonerebbe Renzo Piano, a Casablanca, senza la sua pazza Lucia, di Lammermoor? Farebbero ancora ridere Gianni senza Pinocchio, Ale e Franz senza Ale e Franz, Bud Spencer Tracy senza Terence Bennet Hill? Alì Babà e i 40 ladroni senza i 49 milioni? Cosa spalmerebbe Barbapapà sul pane per Barbamamma in un mondo senza Nutella? Sarebbe un gran caravanserraglio dove Tarzan fa rapine con Clyde, Robinson Crusoe tradisce Venerdì con il Sabato del villaggio e Venerdì con Gene, diventando famosi con il nome di Venerdì Gnocchi, Dolce s’innamora di quel marcantonio di Marcantonio e Cleopatra scappa con Barbie, Ken con Rocky mentre Adriana, in cima alla scalinata del Philadelphia Museum of Art, l’unico museo d’arte spalmabile, urla “Braccio di ferrooooo”. E la barca va mentre sulla banchina i due liocorni si accusano a vicenda su chi ha fatto tardi. Perché c’è sempre qualcuno più tiratardi di noi, che ci rende la vita un inferno. Come Adamo Salvatore che se la suonava e se la cantava in Paradiso, fino a che a quella diabolica di Eva Kant non le è venuta voglia di qualcosa di buono, non proprio fame, quella voglia di crostata di mele. Quanto è crostata all’umanità? Tu donna partorirai con dolore e non troverai mai il vestito della tua misura e tu uomo tiferai Inter! Crostata di mer… mela!

 

Pubblicato in Bergonzoni sarà tua sorella., creatività, guido penzo, Penzo | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Da piccolo avevo un amico immaginario, bastardo.

Da piccolo avevo un amico immaginario.

Non so il vostro, ma il mio era un amico immaginario bastardo.
Ogni occasione era buona per farmi piangere. A volte, mentre stavo per addormentarmi nella culla, mi dava i pizzicotti sulla pancia e mi faceva venire le coliche, altre mi tirava le orecchie nel pieno della notte per farmi piangere, oppure mi riempiva il pannolino di una poltiglia marrone puzzolente che il papà faceva una faccia strana ogni volta che la vedeva e diceva alla mamma che era presto per svezzarmi con il risotto asparagi e cozze. Così, tutte le volte che piangevo, arrivava la mamma, che non era proprio un gran genio di mamma, che, per calmarmi, mi dava un biberon XL pieno di latte. Una, due, sette, dodici, diciotto volte al giorno.
A sei mesi sembravo il fratello grasso di Ciccio bello. Volete vedere una mia foto di quel periodo? Ce l’ha il Dott. Nowzaradan sulla sua scrivania e la mostra alle sue pazienti con una vita al limite, per spaventarle.
Il mio amico immaginario bastardo mi faceva sempre gli scherzi alle mie spalle, per non farsi vedere. Di notte mi spostava i giocattoli che avevo messo in ordine la sera, così tutte le mattine la mamma, quando veniva a svegliarmi, mi sgridava per il disordine. Io piangevo perché non riuscivo a indicare il mio amico immaginario alle spalle, a causa delle braccia da culturista che avevo in quel periodo. Per calmarmi, la mamma, mi preparava un biberon di latte cui, nel frattempo, aveva aggiunto sette biscotti Plasmon e tre vasetti di frutta omogeneizzata.
Una volta ho scoperto che era bastardo anche con il papà. Stavo gattonando sul tappeto osservando un acaro starnutire, era allergico all’uomo, quando l’ho sentito imprecare perché non trovava gli occhiali da vista e senza quelli non poteva trovare le chiavi della macchina che qualcuno aveva spostato. Lui dava sempre la colpa alla mamma e alla sua mania di mettere ordine e la mamma si arrabbiava con il papà perché era lui che lasciava tutto in disordine. Poi la mamma si metteva a piangere e se ne andava in cucina. Quante volte avrei voluto essere grande per portarle un biberon di latte. Papà la raggiungeva con le chiavi dell’auto in mano e la faceva sorridere dicendo: “Qualcuno me le ha nascoste in tasca”. Io sapevo che quel qualcuno era il mio amico immaginario.
Il mio amico immaginario era quello che pasticciava i fogli bianchi che il papà mi portava dall’ufficio, che scriveva sui muri con i pastelli a cera, che lasciava sempre i pennarelli senza cappuccio. Al papà spaiava i calzini quando era in ritardo, allontanava il distributore di benzina quando era in riserva con l’auto e gli sporcava di rossetto il collo delle camicie. Alla mamma non faceva trovare le ricette che strappava dai giornali di cucina, faceva entrare nelle altre stanze la puzza di pesce quando lo cucinava e gli sporcava di olio i vestiti ogni volta che friggeva.
Ho scoperto che era bastardo anche con il gatto che avevamo in casa. Gli prendeva la coda urlando: “Ho vinto un altro giro”, poi gli lanciava i vasetti di frutta vuoti e gli versava l’acqua fredda dalla bottiglia che prendeva in frigorifero. La mamma, tutte le volte che il gatto nel pieno di una crisi isterica tentava il suicidio cercando di lanciarsi dalla finestra, mi sgridava minacciandomi che sarei andato a letto senza cena. Io piangevo e lei mi preparava un biberon di latte cui aggiungeva tre cucchiai di proteine animali in polvere, due uova sbattute e un goccio di marsala. Ma niente zucchero ‘che il Dott. Nowzaradan, in televisione, aveva detto di stare attenti ad usarlo.
Poi una sera, per farmi addormentare dopo aver bevuto un biberon di latte cui aveva aggiunto una grigliata mista, mi raccontò la storia di Peter Pan e della licciola Trilli che poi diventò un film dal titolo “Pretty woman” e della gang di bambini scappati da casa, che bullizzava tutta l’isola che non c’è. Peter Pan, “Adesso ho capito”, dissi alla fine . “Anch’io”, rispose il mio amico immaginario.

Da piccolo avevo un amico immaginario, poi lui è cresciuto.

Pubblicato in guido penzo, humorismo, Penzo | Contrassegnato , , , | 1 commento

Due, quattro, sei e otto, per me pari sono.

All’età di 8 anni i miei nonni paterni da parte di madre mi hanno regalato un monopattino. Non so se anche i vostri nonni vi abbiano mai regalato un monopattino, dove mai s’intende una volta. Magari i nostri nonni si conoscevano, si trovavano il mercoledì sera a giocare a bridge o a battaglia navale o a Desert storm. Si scambiavano opinioni su come condire una pasta al burro senza burro, su come colpire e affondare una nave su G 5 dove G sta per Genova e 5 sono i minuti che impiegano le forze dell’antiterrorismo a sfondare la porta per arrestarli, su come aprire un chiringuito nell’orario di chiusura e portar via il maggior numero ombrellini di carta da cocktail. I nonni sono sempre nonni anche quando viziano i nipotini offrendo loro, di nascosto da genitori severi, mix di bevande alcoliche ornate da coloratissimi ombrellini a tema tropicale. Poi arriva il periodo che precede il Natale, quello che i nonni non sanno mai che regali fare, quello che i nipotini stanno diventando grandi e non si può più regalare una bustina di castagnaccio da dividere in quattro, quello che potrebbero inventarsi un motivo per litigare con i genitori la vigilia e fare pace il 2 ottobre dell’anno successivo, festa dei nonni, aspettandosi un regalo dai nipotini. Poi, tra una boccia tirata senza vedere il boccino e una risposta data a caso perché l’apparecchio acustico è spento, nasce l’idea di comperare dei pattini e dividerli in due monopattini da regalare a due diversi nipoti di due diverse famiglie.

Ecco, sappiate che quel monopattino che vi hanno regalato è quello che manca a me, il destro. La pallina magica che ho perso all’età di 34 anni potete tenerla. Non era magica. Se per trent’anni ogni volta che la lanciavo lei tornava indietro non era magia, era il muro.

Pubblicato in Bergonzoni sarà tua sorella., creatività, giochi di parole, guido penzo | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Avaro aveva un cavallo.

Ma non da subito. Prima aveva un cavillo che cavalcava ogni volta che aveva una discussione. Facciamo un esempio: prendiamo un martello, se avete un’auto mobile anche pneumatico va bene, dei chiodi mobili, non fissiamoci, e quattro assi. Gli assi li usiamo per coprirci, come quando fuori piove. Non dimentichiamo poi il trapano, meglio tre. Anche sei va bene, nel caso dovessimo dire più volte tre trapani contro tre trapani. Prendiamo delle pinze per prendere delle pinze con le pinze e un cacciavite con il quale proteggerci, in una vigna, da acini feroci che possono attaccarci a grappoli. Un copricapo per chi ci comanda, una sega circolare per chi vuole fare un giro, un paio ma anche tre forbici e una corda da tagliare in caso di pericolo. Perché in una discussione si sa sempre da dove si parte ma non si sa mai dove finiscono le valigie. Una 24 ore è il limite massimo, perse le quali è sempre più difficile risolvere il mistero. Se poi nel trolley, simpatico e giocherellone gnomo senza nome, ignominia, da non confondersi con il più capiente troll lallero troll lalla, avevate un goniometro allora sarà più facile che vi mettano all’angolo senza specificare i gradi, fahrenight di notte, fahreday di giorno. Ecco il cavillo, crine di cavallo, che Avaro teneva nel paltò. Da cosa nasce cosa, cosa certa ma coso ignoto. E’ la vita e lui, per quanto Avaro, la cavalcava. Con le tasche bucate cucite, con le braccia corte e le briglia sciolte, con le riserve conservate nei vasetti di conserva  messe domenicali nella dispensa papale, tra un’ostia e un vin santo. Avaro di parole ascoltava la parte e la controparte, non esprimeva consenso a mano né controsenso contromano, sembrava un saggio seduto su un seggio ma era un catarifrangente che rifletteva solo per respingere la gente che a lui si rivolgeva. Vero avaro aveva un cavallo e un gruppo musicale col quale faceva scorribande nella valle degli orti tra gli ortaggi che i contadini tenevano in attesa di un riscatto sociale. Poi un giorno il cavallo morì per una carie mai curata. Avaro aveva un cavallo, un cavallo che gli avevano donato!

Pubblicato in Bergonzoni sarà tua sorella., creatività, freddezze, giochi di parole, guido penzo, Penzo | Contrassegnato , | Lascia un commento

All’orso marsicano non dategli mai le spalle (nomen omen amen).

Aiutiamo gli animali nella tana loro! Prendiamo l’orso, per esempio. Non importa se bruno o biondo, se bianco e polare o nero equatoriale. Prendiamolo con le buone facendogli credere che non è lui un orso, come lo indicano alle feste mentre passa i dischi al DJ, ma sono gli altri troppo socievoli mentre postano la sua foto sui social. Prendiamo poi un’orsa. Non la minore o la media ma l’Orsa Maggiore mentre traina il Grande Carro dei vincitori attaccato davanti ai buoi dei paesi suoi. Infine prendiamo un tempo che fu, kung fu in giapponese, un orsono. Mettiamo tutto in una b’orsa e di c’orsa scendiamo in largo e in lungo il c’orso. Non sarà difficile incontrare marinai di lungo corso, contadini che trasportano capre da un marciapiede all’altro mentre lupi vegetariani diabetici mangiano cavoli amari, lucciole che brillano nelle tenebre, unicorni alati della strada in attesa di un passaggio verso la b’Arca promessa che non manterranno. In fondo alla via, dalla parte opposta della partenza, ci attendono un gatto con gli stivali, una rana pescatrice ed un porco boia. Tre animali fantastici, tranne uno, che al grido: Tanathos libera tutti, invitano l’orso, l’Orsa e l’orsono a cercar rifugio in previsione di un Generale inverno che bussa alle porte. Tana per tutti!

Pubblicato in Animali si nasce o si diventa?, Bergonzoni sarà tua sorella., giochi di parole, guido penzo, Penzo | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Din, Don e Dan.

Din, Don e Dan erano tre fratelli.

Din, Don e Dan erano tre fratelli un poco suonati, a dir il vero. Din, Don e Dan erano tre fratelli che hanno giocato nelle giovanili del Milan, a dir il falso. Din, al contrario di Don, raggiunta l’età della ragione si fece prete. Dan, al contrario di Don, raggiuntà l’età del ferro si fece boss. Don, bastian contrario, indipendentemente dall’età si fece Perignon. Eppure, nonostante i tre fratelli avessero preso strade diverse, don Din verso il settimo cielo alla ricerca della gioia con la perpetua, don Dan verso il buio della natura umana e Don Perignon verso la cantina nel sottoscala, ogni volta che le campane suonavano, Din, Don, Dan si ritrovavano tra loro e Viceversa. Vice era il vice, di nome e di fatto, di Don Perignon ed aveva il compito di versare il vino senza mai lasciare il bicchiere né mezzo vuoto né mezzo pieno. Per questo era conosciuto con il soprannome Viceversa e con il sottonome Divino. Da piccolo aveva seguito le orme del Padre, un amico che la madre aveva chiamato così in ricordo del marito che una sera, dopo aver versato del latte, l’abbandonò piangente sotto un salice, da cui prese il cognome. Padre Salice era solito lasciare le Orme, un giorno sì, un giorno no e un giorno nì, quello dispari, per andare con i Dik Dik, sognando la California ma vivendo a Casalpusterlengo. Cielo grigio su, foglie gialle giù, cercando un po di blu dove il blu non c’è. Questo il triste destino di chi cerca e trova quello che non cerca, come l’estate cercata tutto l’anno che bastava cercarla d’estate. Come chi cerca la primavera degli anni nell’autunno della vita. Un giallo. Canarino? Ocra giuliva? Zafferano Etnea? Limone sul Garda? Miss Tero, mitica figlia di Filante, sorella di Taro, proprietario dell’omonima valle, e di Moira, come lei domatrice di cavalli. Zoccolo duro della famiglia, sempre in sella al suo sinistriero, mancina, amava farsi beffa del destino aggiungendo, di nascosto, zucchero al calice amaro. Corri cavallo corri, corri a Belgrado dove il destino ha qualcosa in serbo per Tero. Lì viveva il terzo figlio di Dan, noto karateka con lo hobbit del karaoke. Terzo Dan, cintura nera, cravatta fantasia da vendere, scarpa destra a destra e scarpa sinistra da spavento, non aveva preso niente dal padre ma tutto dalla madre che, quando non trovava qualcosa, sconsolata diceva: Questo l’ha preso Dan, dan nato. Mentre Din, su la vetta della torre antica, guardava tutti dall’alto in basso. Fu così che la bella, per gli amici O, Tero incontro ad un karaoke Terzo, nipote di Din, e tra un bicchiere e l’altro di Don Perignon s’innamorò. Il cuore che batteva si e no, le farfalle nello stomaco ingoiate vive e le campane che suonavano a festa. Din, Don e i figli Lurio e Backy, Dan e Terzo Dan uniti con i calici alzati e Viceversa, su una scala instabile modello Mercalli, a cercar di riempirli.

 

 

Pubblicato in Bergonzoni sarà tua sorella., creatività, giochi di parole, guido penzo, Penzo | Contrassegnato , | Lascia un commento

Contratto Co.Co. Comix 2020

comix 2020

Immagine | Pubblicato il di | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Due foto con un Comune in comune.

20190620_104656

20190620_105026

Pubblicato in giochi di parole, guido penzo, Penzo | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Non datemi del tempo che poi lo perdo.

La “e” è la differenza tra una promessa e una premessa.

Non ho mai tenuto dei seminari sulla gestione del tempo. Non ne avevo il tempo. Non ho neanche mai pensato di farlo e nessuno, poi, me l’ha mai chiesto di pensarlo. C’è stato un tempo, una volta. C’è chi ha bisogno di più tempo per fare qualcosa che qualcun altro ci mette la metà del tempo. C’è chi, razionalmente, prende tempo per non fare qualcosa che avrebbe dovuto fare da tempo e chi non ha mai tempo per fare quello che da troppo tempo rimanda. C’è chi vorrebbe viaggiare nel tempo e chi lascia il tempo che trova. Chi corre perché manca un minuto e chi se la prende comoda perché ha ben 60 secondi a disposizione. Chi, allo stesso tempo, vorrebbe essere in due posti contemporaneamente e chi torna bagnato da un viaggio temporale (le previsioni davano un viaggio sereno).

Adesso non mettetemi fretta perché, meglio tardi che mai, questa era sia la premessa che la promessa de ‘”Perché correre se puoi partire prima!” . Non so se la fine sia nota o vicina ma, nel dubbio, non è necessario mettersi a correre per raggiungerla o per conoscerla. Non è importante arrivare alla fine ma “è importante il viaggio”, come dicevano i consumatori di LSD negli anni ’70. Con calma, senza spingere, possiamo cominciare il nostro viaggio. Se vedete qualcuno, in tuta e con le scarpe da jogging, correre al vostro fianco pensate semplicemente che è in ritardo e che comunque arriverà prima di voi a Samarcanda.

A chi mi chiede, perché c’è sempre qualcuno che sente la necessità di presentarsi alzando la mano, se non è una perdita di tempo? Si, lo è. Ma è un passatempo in attesa di tempi migliori e che migliori il tempo.

“Non fate oggi quello che potreste far fare a un robot domani.”  (Io)

20190529_103052

“Dicono che il tempo aggiusti tutto. Non è vero. Io avevo un rubinetto che perdeva, ho lasciato passare del tempo ma perde ancora” (Io)

Mi hanno assolto dall’accusa di tentata rapina. Il mio avvocato aveva puntato tutto sulla mia incapacità di intendere e volere quando ho cercato di rapinare una Banca del Tempo, armato di buona volontà” (Io)

Pubblicato in Elogio della lentezza, freddezze, giochi di parole, guido penzo, Il libro, Penzo | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Tra la Locandiera e la Locandina.

Locandina Overtime

Pubblicato in guido penzo, Overtime, Senza categoria | Contrassegnato , | Lascia un commento

Parole nove.

cammeo

Immagine | Pubblicato il di | Contrassegnato | Lascia un commento

Non ho neon

(Non sono il figlio unico di mio fratello)

Non sono Miss Italia. Non amo gli abiti lunghi e non so arrampicarmi sugli specchietti di cortesia. Una volta ho messo la corona in testa ma la bici, senza, non andava. Non so, sorry, sorridere al cattivo gioco. Non mi promuovo da solo ma aspetto il voto di Consiglio, lo consiglio. Rispondo solo a domande di cui non so la risposta. Non sono un attento lettore. Mi distraggo tra una riga e quella che ho saltato. A volte seguo il personaggio anche al di fuori della storia, parteggio per uno, pareggio per due, parcheggio nel parco per tre. Soffro d’immaginazione prospettica, cambio il finale se quello che leggo mi va stretto e lo prendo di una taglia più grande, più forte. Non sono un callito giocatore. Non mi prendo gioco senza chiedere. Mi stanco se non vinco al solitario, non gioco al sub buteo perché non so sottostare, le carte le accartoccio quando non so leggerle, i soldatini li ho congedati raggiunta la pace dei sensi. Non riesco a disfarmi del buumerang, rompo le righe solo quando me lo ordinano. Non meno il can per l’aria. Troppo can can mi disturba l’umore, poverino. Il cane è il miglior amico dell’uomo ma è anche un avaro, mai un cane che mi abbia offerto da bere. Non sono un frequentatore di locali notturni. Quando arrivo io i locali se ne sono già andati e sono rimasti solo quelli che vengono da fuori. Non tiro tardi per paura di colpire qualcuno. Vado a dormire con le galline, anche se loro non vogliono. Solo una volta ho fatto l’alba per vedere sorgere il sole, in diretta alle 5 e 35, su Rai Due. Non sono un forestiero, anche se sono naturale non amo le foreste piene di stranieri. Tutti hanno una lingua diversa, per non parlare degli occhi. Non sono un collezionista. A meno che fare una colazione, sempre diversa, al giorno non faccia testo. Una volta collezionavo brutte figure che ritagliavo da giornali scadenti, poi ho smesso perchè nella mia stanza non c’era più posto per me. Non sono un fredifra…gra..fradigra…un fregradifra…non sono quello che non so scrivere. Se lo dico a voce, va bene, ma se mi chiedono di scriverlo non lo sono. Non sono carino, costo il giusto. Non sono presuntuoso (presumo) ne appiccicoso. Non sono un cuoco all’altezza, indipendentemente. Faccio i capricci alla marmellata di more per non andare in guerra fredda. Ho le mani in pasta, in tasca, nel cartoccio. In cucina preparo sempre la tavola, per questo mi invitano, ma il legno, la sega e il martello me li porto da casa. Non sono un operatore ecologico. Non faccio riprese di panorami infiniti. Non opero, non inquadro, non filmo sulla fiducia. Ogni tanto faccio foto. Metto sempre a fuoco prima di scattare, sarà per questo che ho solo immagini scottanti. Non sono un cambia valute. Se le avete volute ve le tenete. Non ho sposato nessuna iniziativa. Se prolifera non sono stato io. Non prendo iniziative se non sono quelle di stagione. Non accampo scuse, sin tende. Non sono uno scrutatore del cielo. Non mi aspetto di vedere venusiani che arrivano da Marte (anche se una sosta a metà strada è necessaria). Conto le stelle, ma questo non conta. In futuro? Conterò. Non sono un chiaro veggente, ci veggo anche al buio. Non sono un ciabattino anche se le uso in casa. Non sono un diplomatico anche se ho fatto il liceo. Non sono un segugio, mi piace arrivare prima. Non sono un cioccolattaio, non offro caramelle agli sconosciuti. Non sono uno che fa testo ne illustrazioni. Non sono io, quando sono fuori di me!

Pubblicato in creatività, guido penzo, Penzo | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Lasciare il tempo che si trova.

I minuti

per quanto piccoli

non sono secondi a nessuno

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Il sinistro, è la risposta inaspettata alla domanda: Con quale piede ripartire?

Se ti senti gonfia ed appesantita sarà perché lo sei. Si, lo so, non è quello che avresti voluto sentirti dire ma qualcuno deve pur avere il coraggio di dirtelo. Dopotutto chi è che si è lasciata andare durante le feste? Chi ha detto con la bocca piena: Da domani mi metto a dieta? Chi è convinta che Adamo ed Eva sono stati cacciati dal Paradiso non per una mela ma per una apple pie? Chi dice: La metto in frigo per dopo, sapendo che quella sfogliatella riccia non vedrà mai l’interno del frigorifero? Chi si offende quando gli dicono che è pesante, senza capire che il riferimento non è ai chili di troppo ma al carattere insopportabile? Chi declina l’invito ad andare a correre dicendo: Non è necessario correre se puoi partire in anticipo? Chi non ha mai superato la prova costume perché il camerino è troppo stretto? Chi indicano quando parlano di una poltrona mentre sei seduta su una poltrona? Chi a rispondere a tutte queste domande gli è venuta fame?
Niente di irrecuperabile, bisogna ripartire col piede giusto, il sinistro. Qual è il piede sinistro? Quello opposto alla mano con la quale stai tenendo il maritozzo con la panna. E no, non devi metterlo in frigo per dopo.

Cominciamo con una dieta a base di cibi integrali e digeribili: carne bianca, pesce, verdure al vapore di ogni tipo e cereali non raffinati ma senza esagerare, come sono soliti fare durante i cereali pride. Qual è la differenza tra cereali? Quelli raffinati sono un poco femminei, amano truccarsi, osano con l’acconciatura, adorano Mina mentre gli altri sono per la famiglia tradizionale: l’unione tra carboidrato e proteina come Dio li ha creati.
Via libera agli alimenti ricchi, quelli che ti mantengono mentre fingi di cercare lavoro, ricchi di flavonoidi e attivatori metabolici. Per colazione tè verde come se piovesse ma amaro, come la vita che hai iniziato a fare, abbinato a 50 grammi di frutti di bosco ma assolutamente a chilometro zero per te che il bosco più vicino è a tre ore di auto. Senza rinunciare a un porridge, parola di cui non immaginavi l’esistenza, di avena e latte vegetale. Senza fare la spiritosa domandandoti: Quale pianta bisogna mungere per ottenere il latte vegetale? E i gherigli di noce, mica vorresti lasciarli al gatto. Gatto, non gattò. La sera puoi concederti un kiwi, ma non affogato nella panna come quello che ti sognerai addormentandoti con una tazza di karkadè tra le mani.

Pubblicato in dieta, guido penzo, Penzo | Contrassegnato , , | Lascia un commento

FITNESS LO DICI A TUA SORELLA

Vuoi sciogliere la tensione, rassodare il corpo, non farti prendere dopo aver suonato al citofono alle tre di notte, migliorare la postura? Mi dispiace ma è impossibile. Ancora ancora riuscire a scappare prima che qualcuno si affacci alla finestra per cercare di capire chi è che suona nel mezzo della notte, il nuovo metodo Zamura Body Rolling Stone After Eight potrebbe aiutare. Anche una parrucca per non farsi riconoscere sarebbe sufficiente, meglio se nera. Ma questa è una rubrica di fitness percui illustreremo comunque il metodo ZBRSAE che funziona anche per le rughe, aiuta a stirare sia i muscoli che i panni in famiglia, dopo averli lavati. L’After Eight, per gli amici e le amiche, è una tecnica fitness ideata circa tre settimane fa dalla trainer veneto-giapponese Rosetta Zamura che consiste in un auto massaggio con le palle. Non nel senso che bisogna essere molto bravi a farlo ma che per farlo servono delle palle. Non è una palla, diverse palle su cui far rotolare le parti del corpo. Piccola e liscia per ringiovanire il viso, ridurre le rughe, togliere gli zaini sotto gli occhi e dimostrare dieci anni di meno dei venti anni di più che ti danno. Una palla con i denti da passare sotto i piedi e sui gomiti da lavandaia per favorire la circolazione alla rotonda. Una palla di ferro che può essere lanciata a chi sorride mentre ti guarda cercare di piegare, inutilmente, la gamba per raggiungere la pianta del piede. Una palla grande e morbida per rilassare la muscolatura del collo, gambe, spalle, schiena e che può essere utilizzata come pouf da offrire ad un ospite non gradito che si è auto inviato alla tua festa di addio al celibato .
Una tecnica fitness, quella della Rosy Zamu, che può essere praticata da tutti, in qualunque orario ed in qualunque luogo. Anche in gruppo, facendo girare le palle. Favorisce inoltre l’allungamento dei muscoli e delle articolazioni, utile nel caso qualcuno chieda: Cara, mi passi l’olio.
La lezione che viene data, così impari, deve svolgersi sotto la guida di un insegnante certificato che propone la palla più adatta alle diverse esigenze con pressioni prima sull’ osso, poi sui tendini e sui muscoli. Le contratture che derivano da posture scorrette mentre si lavano i piatti, si carica la lavatrice, si fa il cambio degli armadi dove il trasporto dal piano di scarico al settimo piano, senza ascensore, dove abiti non era compreso nel contratto e le tensioni per l’andamento dello spread, l’eliminazione del tuo concorrente favorito all’ Isola dei Famosi, ed un ritardo di tre settimane, si sciolgono in un pianto liberatorio dopo aver fatto il test e utilizzato la palla adatta. Col metodo ZBRSAE la muscolatura si tonifica, le articolazioni diventano più elastiche e tu puoi tirare un sospiro di sollievo. Infine, ultimo ma non ultimo, l’effetto antiaginseng, che rende più armoniosa la silhouette dandoti la possibilità di sentirti a tuo agio anche in presenza delle star del tuo programma televisivo preferito: Storie maledette.
Sempre consigliato, prima e dopo gli esercizi, “Lavarsi le mani” come diceva il maestro Ponzio Pilates.

Pubblicato in body rolling, fitness, guido penzo, Penzo | Contrassegnato , | Lascia un commento

Scon’esso.

Non ho paura del freelance che è in me

ma temo il freearcoefrecce che è in te.

Pubblicato in guido penzo, Penzo, Senza categoria | Contrassegnato | Lascia un commento

TEMPLI BUI DEI PAESI TUOI

Una volta, tanto tempo fa, in un paese lontano lontano, quando dovevi prendere una decisione sceglievi testa o croce e poi lanciavi in alto una monetina. Quella volta Barabba aveva scelto testa.

Oggi, che utilizziamo le monetine per sganciare il carrello della spesa, lanciamo in aria un nudge e siamo sicuri di fare la scelta giusta, in teoria. Perché quella dei nudge è una teoria. In pratica il “nudge, pungolo” è lo stimolo positivo della nostra economia comportamentale ma anche, in senso inverso, il comportamento economicamente positivo che la nostra coscienza (cum scientia) ci ricorda quando, ad esempio, uscendo da una stanza spegniamo la luce. Le successive imprecazioni di chi è rimasto nella stanza buia sono un da considerarsi un incidente che si può manifestare anche con un piede dolorante dopo che ha incontrato un ostacolo fisico nel percorso verso la luce, illuminismo versus tempi bui, percorso irto di ostacoli nel disordine contemporaneo.

Tanti staranno dicendo “Questo potevo pensarlo anch’io” quanti pensano “questo potevo farlo anch’io” davanti ad un quadro di Pollok.

pollock

Ma l’ha fatto Pollock e l’ha pensato Richard H. Thaler, fondatore dell’economia comportamentale, vincendo il Premio Nobel per l’Economia nel 2017. Mentre voi state ancora pensando che la canzone “Il caffè della Peppina” potevate scriverla anche voi.

Ma cosa rende questa “rivoluzione gentile”, indolore ed inodore, così attuale al tempo dei black block notes? Cos’è questo nudge che punge senza lasciare la pelle arrossata? Come si manifesta, pacificamente, un comportamento alla Jovanotti quando pensa positivo? Per farlo dobbiamo partire dall’homo oeconomicus, quello che prestava i soldi all’homo erectus per comperarsi arco e frecce per andare a caccia, prima che l’homo sapiens cominciasse a procurarsi i soldi con i quiz televisivi mentre l’homo vulgaris imprecava allo stadio. L’uomo economico era dotato di una razionalità matematica ferrea in grado di prendere decisioni su una logica di percentuali, rateo, indicizzazione, spread e “tasso d’interesse” dove l’interesse era strettamente personale. Massimizzare i benefit minimizzando le uscite negative, i malefit. Analizzare, contabilizzare e prevedere le conseguenze delle proprie azioni, comprese quelle acquistate in Borsa. Insomma quello che davanti alla platonica domanda “O la borsa o la vita” sceglierà la Borsa e investirà in una polizza vita. Oggi l’homo piegatus, a 45 gradi intento a leggere il cellulare, si trova di fronte a diversi ostacoli, oltre al palo della segnaletica stradale, che affronterà rapidamente anche se in possesso di poche informazioni. A volte si giudica dall’aspetto anche se, dopo 10 minuti che aspetto, giudico male. A volte è la prima impressione che ci rimane impressa. L’aspetto fisico, quello chimico, il capello lungo, la barba fatta, il doppio petto abbondante. A volte cadiamo vittime del nostro stesso ottimismo perché vediamo negli altri quello che vorremmo che gli altri vedessero in noi. Il nudging comportamentale può influenzare la struttura del nostro meccanismo decisionale e può essere indirizzato e finalizzato al miglioramento della qualità della vita, per il benessere individuale e collettivo. Aggiungendovi un pizzico di “pensiero lento” e riflessivo, agitando il composto senza agitarsi, si potrà salvare capra, cavoli e libero arbitrio. E il lupo? Questa è un’altra favola.

 

Pubblicato in giochi di parole, guido penzo, nudge, Penzo | Contrassegnato , | Lascia un commento

OVERTIME QUIZ

Prima di tirare una bottiglietta vuota nel cestino fai uno step back e alzi il braccio indicando un tiro da 3? L’unico Riva che conosci non è Gigi ma Antonello? Il chihuahua che la tua fidanzata ti ha regalato l’hai chiamato Abdul-Jabbar? Bevi solo tè lipton perché è “numero 1” come per Dan Peterson? I tuoi amici ti prendono in giro perché il tuo film preferito è Space Jam? Sei sicuro di sapere della pallacanestro più di quanto sappia lei di te? Dimostralo rispondendo a tutte le domande, in 24 secondi!

Nella Nazionale di basket ha giocato:

– un Santo?
– un Poeta?
– un Navigatore?

Infrazione di passi è quando:

– ci si muove dopo “Un, due, tre, stella!”
– si supera la linea gialla della metrò
– quando si muove il piede perno
dopo aver smesso di palleggiare

Un giocatore che è andato via dall’Olimpia senza sbattere la porta è:

– Educato
– Cortese
– Gentile

Una partita di basket si gioca:

– sulla moquette
– sul parquet
– su materasso ad acqua

Una squadra di pallacanestro è composta da:

– wurstel
– roster
– grigliata mista

Sacripanti è:

– un’offesa verso i tifosi avversari
– il cognome di un allenatore
– l’animale immaginario di Walter Chiari

Un esordiente è:

– un rocker
– un rookie
– un roast-beef

Trova l’intruso tra:

– pick and roll
– rock and roll
– pick and pop

Il terzo tempo è:

– quando si va a bere una birra dopo la partita
– una tecnica di tiro in avvicinamento al canestro
– le scene di un film dopo i titoli di coda

Una schiacciata si fa:

– con una o due mani e la palla nel canestro
– con 500 grammi di farina 0 e altri ingredienti
– con patate e salsiccia se è siciliana

Per indicare una sostituzione, l’arbitro:

– incrocia le gambe
– incrocia gli avambracci
– incrocia le dita

Chi ha detto che “Il basket è uno sport razzista, perché chi è piccolo parte svantaggiato”?

– Woody Allen
– il gabibbo
– Gianmarco Pozzeco

Ettore Messina è nato:

– a Messina
– a Palermo
– a Catania

Pubblicato in basket, creatività, giochi di parole, guido penzo, Penzo, Riso | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Come si scrive Szymborska? Simborska, Simbarboska o Zia Ska?

tokyo

 

Immagine | Pubblicato il di | Lascia un commento

Battuta d’arresto.

Da piccolo giocavo così male a calcio

che i miei amici mi faceva fare il portiere,

degli avversari.

Pubblicato in comix, giochi di parole, guido penzo, Penzo | Contrassegnato , | Lascia un commento

Il promo non si scorda mai

 

Quella volta che ho fatto un booktrailer ad insaputa dell’autore.

Pubblicato in guido catalano, guido penzo, Penzo, poesiae, pro'mo | Contrassegnato , , , | Lascia un commento