Assemblea costituente in aula di francese, 17 giugno

E’ il 17 giugno 1789 quando i rappresentanti del Terzo Stato, non avendo vinto al loto francese del giorno precedente, si sono proclamati Assemblea Nazionale. Il terzo stato, da non confondersi con il terzo tempo dove i giocatori di rugby mangiano, bevono birra e fanno a gara di rutti con i giocatori della squadra avversaria, comprendeva tutti coloro che non appartenevano né al primo stato del clero né al secondo stato dei nobili: vi rientravano dunque le classi borghesi e popolari. 

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FUOCOfuochino

copertina FuocoFuochino8

Tavole di Livio Marzot Premessa di Paolo Fresu

Gli Autori

Fabrizio Abbati, Lorenza Amadasi, Luca Ariano, Francesco Balsamo,  Roberto Barbolini,  Adrián N. Bravi, Giuseppe Calandriello, Andrea Canevaro, Luciano Caprile, Giacomo Carrara, Gilberto Cavicchioli, Paolo Colagrande, Arthur Cravan, Fabrizio Davini, Giampaolo De Pietro, Renzo Franzini, Edgardo Franzosini, Mauro Furgeri, Graziano Krätli, Davide Longo, Vanna Mignoli,  Alberto Miliani, Jacopo Narros, Cesare Cecio Panini, Guido Penzo, Paolo Pergola, Afro Somenzari, Fabrizio Tavernelli, Stefano Tonietto, Giancarlo Tramutoli

Stampa Arti Grafiche Castello, Viadana, maggio 2020, pagg. 195 Distribuzione Maurizio Corraini, Mantova

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Ulisse quale? 16 giugno

Today 16 of June 1924 twenty years after. Will anybody remember this date?

“Oggi 16 giugno 1924 venti anni dopo. Qualcuno ricorderà questa data?”. Venti secondi per rispondere, che già sono tanti venti secondi di silenzio. Cosa è successo il 16 giugno 1904? Al Teatro alla Scala di Milano va in scena la prima della Madama Butterfly di Giacomo Puccini? Acqua! A Lisbona viene fondata la società Sport Lisboa e Benfica? Acqua! a St. Louis, nel Missouri, Charles Menches inventa il cono gelato? Acqua! Viene prodotta la prima Rolls-Royce? Acqua! Viene fondata a Dublino la compagnia Abbey Theatre? Fuochino!  James Joyce uscì per la prima volta con Nora Barnacle, la donna che poi avrebbe sposato e con cui trascorse tutta la sua vita? Fuoco! Lo so che l’avevate sulla punta della lingua. Il 16 giugno si festeggia, non solo a Dublino, il Bloomsday ricorrenza letteraria legata all’Ulisse di Joyce. L’Ulysses doveva essere uno dei racconti di Gente di Dublino ma, passo dopo passo, flusso dopo riflusso, è diventato un romanzo di 18 capitoli parallelo all’Odissea di Ulisse. La storia si svolge tutta in una sola giornata, il 16 giugno appunto, e racconta la giornata-odissea di Leopold Bloom, un agente pubblicitario irlandese che “gira” per le strade di Dublino. La tecnica narrativa usata da Joyce è il flusso di coscienza, consistente nella libera rappresentazione dei pensieri di una persona così come compaiono nella mente, un monologo interiore in cui vengono abolite le normali norme della grammatica e dell’ortografia. Sparisce la punteggiatura, le parole si fondono tra loro cercando di riprodurre il confuso linguaggio onirico. Tradotto dall’italiano significa dire quello che si vuole, quando si vuole e come si vuole, sperando che la prof d’italiano ti dia la sufficienza nell’ultimo compito in classe col dubbio che tu sia o un genio o uno che non conosce ancora la sintassi. Ulisse di James Joyce è l’alibi. Il Bloomsday, dunque, è una ricorrenza in onore proprio di una delle opere letterarie più importanti del Novecento: il nome deriva dal cognome del protagonista dell’Ulisse, Leopold Bloom, e la data è la stessa in cui si svolgono gli accadimenti del romanzo, dalle 8 del mattino fino alle prime ore del giorno successivo. Il 16 giugno, il giorno in cui scrittore uscì per la prima volta con Nora Barnacle. Cosa c’è di meglio, per ricordarsi di un anniversario, che scrivere un romanzo ambientato tutto in quel giorno? Si domandò Joyce. Se non me lo ricorderò io me lo ricorderanno i miei lettori, pensò accingendosi a scrivere l’Ulysses, ma non fatelo sapere a Nora, aggiunse! Fu così che un gruppo di scrittori irlandesi iniziarono ad uscire per le strade di Dublino, ogni 16 giugno, con lo scopo di ripercorrere i passi del protagonista del libro, di visitare i luoghi descritti nel romanzo con il reale intento di trovare un regalino per l’anniversario da portare a James da dare a Nora. Joyce ha lavorato sul libro in modo ossessivo, ha fatto un “segno” sulle targhe delle strade di Dublino dove è passato, compilato elenchi di negozi dove è entrato e cosa ha acquistato e registrato le informazioni più dettagliate relative alle varie fasi dello svolgimento di quella precisa giornata con l’unico intento di non regalare alla moglie un regalo già fatto. Come l’ultima volta quando, il 16 giugno 1939, le ha regalato un buono acquisto di 40 sterline da Kiko, per la seconda volta, trasformando il Bloomday in Blue Monday.

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Porta un amico, 15 giugno

L’è ona brutta giornata scura scura, El pioeuv a la roversa, el tira vent, E gh’hoo adoss ona tal regneccadura, Che no ghe troeuvi el cunt de fa nient ; Me senti on cert magon, e gh’hoo comè
Voeuja de piang, che soo nanch mì el perché.

L’è una brutta giornata. Ma brutta, brutta, brutta. Come Quando Fuori Piove e te stet giucà a poker all’apert e non hai neanche l’ombrèla. Brutta, brutta, brutta come quando fuori piov e il tram, a Milan, arriva minga e la pensilina l’è tutta rotta e il Malese con dudes ombrela in man te guardet ma cinq euro per un ombrèla l’è tropp. L’è ‘na brutta mattinata perchè piov e dopo che ti gha cumprà un’ombrèla dal Malese, comincia a tirar vent, ma vent, vent, vent che l’ombrèla nun te serv a nient. E hai un magone dentro per quei cinq euro. Cinq euro butà via e te set tutt bagnà istess. E piov chel buon Dio la manda e l’ombrèla rota dal vent e i 5 euro che hai voglia de piang e te sai perchè. Scrive l’amico Tommaso Grossi In morte di Carlo Porta e de la sua ombrèla. Carlo Porta nato il 15 giugno 1775 a Milano è considerato il maggior poeta milanese. Era la dodicesima porta di Milano dopo Porta Nuova, Garibaldi, Venezia, Ticinese, Sempione, Volta, Magenta, Vittoria, Lodovica, Vigentina e Porta Romana bella Porta Romana, Ci stan le ragazzine che te la danno, Ci stan le ragazzine che te la danno, Prima la buona sera e poi la mano.

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Il mio nome è Wayne, John Wayne. 11 giugno

Marion Robert Morrison, alias Big Duke, alias Duke Morrison, alias Anthony Wayne, alias Bruce Wayne, alias Ringo Kid, alias John Wayne. Eroe senza macchia e senza paura, rude ma generoso, grande e grosso. Grazie all’amicizia con John Ford fu protagonista prima in Ombre rosse, poi in Il massacro di Fort Apache, in Rio bravo e in Sentieri selvaggi.

Verso il 1880, una diligenza trasporta una prostituta, un dottore alcoolizzato, la moglie incinta di un ufficiale, un sudista rovinato, un italiano, un francese ed un tedesco, un banchiere ladro, un rappresentante di whisky. Tra questi anche un conduttore televisivo, una ballerina e uno sceriffo e per strada si aggiunge pure l’uomo ricercato da quest’ultimo, Tex e Zorro. La diligenza, priva di scorta militare (dopo una breve sosta in cui la donna partorisce) viene attaccata dagli indiani Apache, Navajo e Sioux. Il provvidenziale intervento della cavalleria risolve la situazione. Il fuorilegge compie la vendetta che meditava e lo sceriffo lo lascia libero di rifarsi una vita con la prostituta.

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Bubble Gumm, 10 giugno

Mary Jane, Frances Ethel e Dorothy Virginia sono le “Gumm Sisters“. Solo una di loro diventerà Judy Garland, attrice, cantante, ballerina e mamma di Liza Minnelli. Il 10 giugno 1922 E’ nata una stella ed è Frances Ethel. Figlia d’arte venne notata da un talent-scout della MGM che le procurò un contratto cinematografico e il nome d’arte. Nel 1939 ebbe l’occasione di essere la protagonista del musical Il mago di Oz nel ruolo di Dorothy. Molte sono le domande che gli spettatori si pongono all’uscita del film: Chi è il pusher che rifornisce Dorothy? Le scarpette rosse che compaiono ai piedi della protagonista sono le stesse dei giocatori della Simmenthal di Milano? La casetta che viene trascinata da un tornado nel mondo di Oz e che cade in testa alla strega dell’Est uccidendola è abusiva? I mastichini, uomini allegri e senza pensieri, che ringraziano la ragazzina per il suo intervento e la onorano come un’eroina, in che senso usano il termine “eroina”? Lo spaventapasseri, l’uomo di latta, il leone fifone sono personaggi di fantasia o nomi in codice di sostanze stupefacenti? Il famoso brano “Somewhere over the Rainbow” che Judy Garland canta nel film, si riferisce ad un luogo dove stare “senza pensieri”? Il Mago di Oz è solo il titolo di un film o il nome di una operazione dei Carabinieri di Ozzano che ha portato all’arresto di tre giovani che dovranno rispondere dei reati di detenzione e spaccio plurimo di sostanze stupefacenti? Di sicuro la battuta della giovane protagonista al suo cagnolino: “Totò, ho l’impressione che noi non siamo più nel Kansas” è al 4° posto delle migliori battute in un film di sempre, dove al 1° posto c’è “Francamente me ne infischio”, al 2° “Gli farò un’offerta che non potrà rifiutare”, e al 15° posto “E.T. telefono casa”. Battute a parte la Garland lavorerà in altre commedie musicali di successo al fianco di attori quali Gene Kelly e Fred Asteire. Nel 1954 sarà protagonista nel film “E’ nata una stella” di George Cukor: John, cantante rock sul viale del tramonto (a causa dell’alcool, della droga e di una battuta infelice nei confronti di Pippo Baudo), scopre in un night la bravissima ma sconosciuta collega Ester. I due si innamorano e si sposano. John decide di lanciare nello star system la consorte, che presto diventa una stella; lui ne è felice ma, a causa di un errore di battitura, da geloso diventera’ goloso: si dà di nuovo all’alcol e la tradisce con spaghettate aglio, olio e peperoncino, carbonara, pollo alla diavola, pizza fritta, baba’ al rhum e bomboloni ripieni. La crisi però passa e i due si ritrovano uniti, ma il sovrapeso di John lo portera’ a togliersi di mezzo volontariamente. Lady Gaga lo ricorderà nelle sue canzoni. Judy Garland morirà a 47 anni. Gli animatori della Disney si ispirarono a lei per disegnare il volto di Belle nel classico la Bella e la Bestia, mentre per la Bestia copiarono i tratti di Magalli.

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Nomi che iniziano con la Hesse? 9 agosto

Shel Shapiro, Sharon Stone, Susan Sarandon? Herman Hesse è stato scrittore, poeta, pittore, aforista e fioraio, giocatore di pallacanestro a tempo perso ed è stato insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1946. La particolarità che l’ha reso famoso in tutto il mondo, isole comprese, è che il suo cognome inizia, continua e finisce per Hesse. Ha scritto molti romanzi famosi tra le comunità hippie ya ye tra cui Peter Camenzind in cui viene descritta l’esistenza di Peter, un uomo nato in un piccolo villaggio tra le montagne svizzere, amico di Heidi, sa guidare le capre, sa mungere, preparare il formaggio, conosce il nome di tutti i fiori, delle erbe e degli animali. Queste conoscenze non soddisfano Peter, al massimo possono servirgli per partecipare ad una puntata di “Chi vuol essere millionario?”. Decide di partire per la città con l’intenzione di diventare un poeta. In questo viaggio, vagabondando dentro e fuori di se, avrà modo di conoscere Annunziata, Erminia, Richard, Elisabeth, Heidi, Klara, il nonno e Boppi. Alla fine ritornerà dov’era partito cantando sotto una pioggia simbolicamente purificatrice: Poi una notte di settembre mi svegliai, il vento sulla pelle, sul mio corpo il chiarore delle stelle, chissà dov’era casa mia, e quel bambino che giocava in un cortile: Io vagabondo che son io, vagabondo che non sono altro, soldi in tasca non ne ho ma la su mi è rimasto Dio. Nel 1917 scrive Demian, romanzo di formazione di un adolescente che ripercorre i difficili anni della crescita. Nel 1922 pubblica Siddharta, in cui narra la vita di Siddharta, giovane indiano, che cerca la sua strada nei più svariati modi. Assieme a Govinda, amico d’infanzia, decidono di andare a vivere con i “Samana”, asceti che vivono di poco o nulla. Famoso il dialogo tra Michele e Siddharta: Michele: Come non sai? Cioè, che lavoro fai? Siddharta: Nulla di preciso. Be’, come campi? Mah, te l’ho detto: giro, vedo gente, mi muovo, conosco, faccio delle cose. E l’affitto? Vivo con mio fratello e non lo pago. Dico, i vestiti? Eh, un amico, per esempio, che va a Londra, gli dico di portarmi delle cose, degli abiti… Michele: Vabbe’, il mangiare? Siddharta: Mi ospitano molto spesso…Dopo varie vicissitudini il libro termina con il rincontro di Siddharta e Govinda, ormai vecchi, vissuti, sapienti. Govinda chiede all’amico quale sia, dopo tutti questi anni, la sua filosofia e Siddharta inizia un monologo, accompagnandosi con una chitarra in cui esprime il suo insegnamento morale, come una lezione di vita su come giudicare per essere giudicati: Il tempo va, passano le ore, vorrei poter non lavare l’odore, di questa notte ancora da capire, però peccato che dovrà finire. Se non ho più parole nel cassetto, una poesia che non ho mai letto, un’avventura da raccontare, quando non avrò più niente da dire, quando andrò a piedi per strada, comunque sia comunque vada, ogni volta che tornerà al mare, avrò qualcosa da ricordare. Il tempo va, passano le ore. Profondamente s’inchinò Govinda, sul suo vecchio viso corsero lacrime, delle quali egli nulla sapeva se non che l’origine fosse quel tappeto di chiodi e cocci di vetro sul quale s’era seduto ad ascoltare l’amico. L’ultima opera di Herman Hesse è il regolamento di un giuoco che alleggeriva i suoi pomeriggi estivi di adolescente pieno di problemi esistenziali, durante le vacanze sul lago di Garda, a studiare per gli esami di riparazione. In questo lunghissimo e complesso romanzo di Hesse, tornano diversi temi cari all’autore, a partire dalla contrapposizione tra Spirito e Vita, tra teoria e pratica, tra biscotti o plum cake a colazione, tra Rivera o Mazzola, tra Narciso e Boccadoro, tra riflessione ed emozione. L’apice è raggiunto nella descrizione del giuoco delle biglie di vetro: Si scavano varie buche sul terreno. Ogni giocatore ha a disposizione un numero definito di biglie. Il totale viene distribuito nelle buche, in quantità calcolate e memorizzate. A turno, ciascuno tira verso le buche una biglia, stando sulla linea di partenza che viene tracciata a una certa distanza dalle buche. Se il giocatore riesce a far entrare la biglia in buca, prende le biglie che stanno in essa, e riprende la sua. Se ciò non accade si perde la biglia che verrà posta nella buca più vicina in cui si è fermata. Vince chi accumula un numero maggiore di biglie. Questo varrà a Hesse l’attribuzione del Nobel per la letteratura nel 1946. Morirà il 9 agosto 1962 guardando l’orologio fermo che segnava la sua ora: «Anche un orologio fermo segna l’ora esatta due volte al giorno».

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Zeta come Zorro, 6 giugno

(continua)

Il 6 agosto 1919 esordisce l’eroe Zorro. Zorro (Volpe in lingua spagnola) è un celebre personaggio dell’immaginario, eroico giustiziere mascherato e abile spadaccino, le cui gesta si svolgono nella California nel periodo del dominio spagnolo. Zorro fece la sua prima comparsa nel racconto “La maledizione di Capistrano” (The Curse of Capistrano) di Johnston McCulley, pubblicato a puntate nella rivista “All-Story Weekly” nel 1919 e ripubblicato come “Il segno di Zorro” (The Mark of Zorro) in seguito al successo dell’omonimo film del 1920. Dopo il successo del film muto “Il segno di Zorro” (1920), protagonista Douglas Fairbanks, il romanzo fu riproposto dall’editore Grosset and Dunlap col nuovo titolo di “The Mark of Zorro”. Fairbanks fu protagonista anche in un sequel del 1925 intitolato “Don X, figlio di Zorro”, interpretando il figlio cresciuto di Don Diego, Don Cesar, oltre alla sua parte di Don Diego.

Il vero nome di Zorro è “Don Diego de la Vega” (Don Diego Vega nel romanzo originale), un nobile che combatte a favore della povera gente contro la tirannia dei vari governatori della sua città, Los Angeles, che si rivela troppo astuto per le inette autorità che cercano di catturarlo. L’aspetto tipico del personaggio è un uomo a cavallo (Tornado), in costume, maschera, cappello e mantello neri. L’arma preferita di Zorro è una spada che utilizza per lasciare il suo emblema distintivo, una grossa “Z”. I principali personaggi che compaiono nelle vicende di Zorro sono Lolita Pulido, una nobildonna che non prova alcun interesse per Diego ma che è attratta da Zorro, il Sergente Pedro Garcia che è amico di Diego e nemico di Zorro, il servo muto (ma non sordo) Bernardo, il frate Felipe, il padre Don Alejandro De La Vega e un gruppo di nobili, i Caballeros.

Il giustiziere mascherato per antonomasia può anche essere considerato uno dei primi precursori del supereroe dei fumetti americani (Batman ad esempio), come persona valorosa con un’identità segreta che difende indossando una maschera e che fa del bene per la gente comune servendosi delle sue superiori abilità di combattente. Altre riedizioni del film si sono succedute: quelle che hanno avuto più successo sono “Il segno di Zorro” (The Mark of Zorro) del 1940 con Tyrone Power, la fortunata serie di telefilm con Guy Williams protagonista e il recente lavoro di di Martin Campbell, “The Legend of Zorro”, con Antonio Banderas e Catherine Zeta-Jones. (continua)

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“Dov’eri tu quando Caracalla è stato assassinato?”, 8 giugno

E’ l’8 giugno 218 quando, nei pressi di Antiochia si fronteggiano lo schieramento dell’esercito romano dell’imperatore Marco Opellio Macrino e lo schieramento dell’esercito romano del pretendente Eliogabalo. Tutto è pronto per il fischio d’inizio quando l’arbitro nota qualcosa di strano. Entrambi gli schieramenti indossano la maglietta con gli stessi colori giallorossi. Il sole è ormai alto nel cielo di Antiochia quando l’arbitro rimanda l’esercito di Eliogabalo nello spogliatoio per cambiare divisa. La battaglia sarà poi vinta dall’esercito biancoazzurro di Sesto Vario Avito Bassiano, Eliogabalo per gli amici del bar sport del quartiere Africano.

Tutto ha avuto inizio quando, l’anno precedente durante la campagna contro i Parti Cesarei, viene assassinato Caracalla per mano di Giustino Marziale, un soldato furente per essere stato declassato dal rango di centurione. Marziale viene individuato e fermato subito dopo l’omicidio ma mentre la polizia di Antiochia lo scortava nel seminterrato della centrale cittadina, per trasferirlo alla prigione della contea di Dallas, viene a sua volta assassinato. L’omicidio di Caracalla e del suo assassino ha dato vita a svariate tesi complottiste come le presunte implicazioni del Senato romano, a cui si aggiungono le ombre della mafia italo-persiana e degli interessi personali della famiglia dei Macrino. In precedenza lo stesso Caracalla aveva ricevuto un dispaccio anonimo dell’oracolo di Delfi, risultato mal interpretato, che gli suggeriva di tenere d’occhio Marco Opellio Macrino il quale aveva manifestato l’intenzione di cambiare le tende nella tenda dell’imperatore quando gli sarebbe succeduto al trono. Fu così che tre giorni dopo l’assassinio di Caracalla, l’esercito acclamò Macrino imperatore proclamandolo Augusto. Il nuovo imperatore Marco Opellio Macrino dovette subito fronteggiare sia la minaccia dei Parti, con i quali Roma era, in quelle notti di luna piena, in guerra, che i dubbi del Senato romano, in accordo con la Camera dei Deputati, il quale desiderava un imperatore espressione della classe politica. C’era poi zia Giulia, medico legale, che non si era rassegna alla morte di Caracalla sostenendo la candidatura alla porpora del nipote Eliogabalo, figlio della cugina di Caracalla, facendolo passare come figlio illegittimo dell’imperatore assassinato. Inoltre molti legionari insoddisfatti della paga ridotta dalla riforma dell Forze Armate di Macrino acclamano Eliogabalo, che aveva promesso loro l’abolizione dell’ICI ed un condono fiscale per tutti i proventi di razzia, imperatore legittimo di Roma il 16 maggio 218. Lo scontro decisivo e forse l’unico ebbe luogo l’8 giugno 218 in un campo neutro alle porte di Antiochia. Al fischio dell’arbitro Paolo Valeri da Bergamo, le armate di Eliogabalo, comandate dall’inesperto ma determinato Genny la carogna, si scontrano con i pretoriani di Marco Opellio Macrino in una battaglia campale. Dopo una prima fase di studio reciproco con scontri nell’area di centrocampo, e’ l’esercito di Macrino, che aveva ordinato alla guardia pretoriana di mettere da parte le loro pesanti corazze e i loro scudi incavati in favore dei più leggeri parastinchi ovali, a passare in vantaggio con un colpo di testa di Luigi Di Biagius. Dopo uno sbandamento iniziale, nel secondo tempo le truppe allenate da Eliogabalo, ripresero le sorti dell’incontro con un nuovo schema offensivo e con un morale rinnovato per l’ingresso in campo di Felipe Caicedus e di Luis “lupus” Albertus, capovolgendo le sorti della battaglia con il risultato finale di 2 a 1. Al triplice fischio di Valeri, Eliogabalo si proclamò il nuovo sovrano di Roma in un messaggio al Senato e al popolo romano. Il Senato fu costretto a riconoscere Eliogabalo come nuovo imperatore fino a quando nel marzo del 222, fu egli stesso assassinato dalla guardia pretoriana, il suo corpo gettato nel fiume Tevere e condannato alla damnatio memoriae per ordine del Senato romanista.

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Non è una notte buia e tempestosa, 4 giugno

Il cielo è azzurro sopra Pasadena quando la notte del 4 giugno 2002 gli astronomi Chad Trujillo e Michael Brown del California Institute of Technology stanno guardando le stelle. Tutto era partito come un gioco a chi riconosce per primo il Grande Carro trainato dal Toro nell’ammasso delle pleiadi, chi l’Orsa minore attaccata alla Via Lattea, chi la Galassia di A come Andromeda e chi la Galassia che nessuno considera: la Galassia del Triangolo. Superato alla pari il primo livello i due astronomi decidono di buttare un occhio per volta nel vicino Telescopio Samuel Oschin dopo aver ripiegato il telo da mare, rimesso le infradito dopo aver tolto la sabbia tra le dita dei piedi, gettato nel cestino più vicino gli avanzi di due big mac menù e messo il costume bagnato in una busta di plastica. Per casualità o per scommessa sono nate le più grandi scoperte scientifiche: la penicillina, i raggi X, il Big Bang, il big mac menù e i corn flakes. Dopo aver pulito più volte la lente esterna del telescopio per escludere qualunque puntino di sporco che possa assomigliare ad un nuovo pianeta, i due si convincono di aver visto per la prima volta, in quella notte stellata, un oggetto transnettuniano (TNO) di grandi dimensioni che orbita attorno al Sole. Ad occhio, telescopio e croce. Si tratta di un planetoide  relativamente freddo, di dimensioni approssimativamente pari ai due terzi di quelle di Plutone ed appartiene al gruppo dei cubewani, ossia degli oggetti classici della Fascia di Kuiper, scriveranno sul loro taccuino degli appunti tra pagare bolletta della luce scaduta da due mesi e comperare contenitore termico per bibita da portare in spiaggia. La scoperta verrà annunciata solo il 7 ottobre 2002 prima alle rispettive mogli e poi al mondo scientifico. Le ore tra la notte del 4 e la mattina del 7 giugno le avevano passate a decidere quale nome dargli: Marija come il nome della moglie di Trujillo o Deidre “Deedee” come la seconda moglie di Brown? Oak Park dove aveva fatto la scuola superiore Chad o Casalpusterlengo dove era nata la nonna italiana di Michael e dove “Cicciabomba cannoniere”, come lo chiamavano gli amici del cortile, tornava con i genitori ogni anno? Pari come Zefiro lo zucchero o dispari come cheddar il formaggio? La diatriba fu risolta quando i due scienziati, ormai allo stremo della fantasia, si rivolsero all’Unione Astronomica Internazionale per l’Assegnazione dei Nomi dei Pianeti. Il pianeta fu chiamato Quaoar, come la fidanzata del Presidente dell’Unione Astronomica, nipote di una nativa del popolo americano Tongva. Il pianeta ha un diametro stimato di 1.200 chilometri, pari ad un decimo di quello della Terra, piaggie sabbiose ed un mare cristallino da fare invidia alla Sardegna. Alla scoperta di Trujillo e Brown, che nel frattempo ha divorziato dalla seconda moglie Deidre per non averle dedicato il pianeta, non è stato dato molto risalto negli anni successivi. La speranza dei due scienziati è quella di poterci andare senza obbligo di prenotazione e senza trovare coda in tangenziale per lasciare per primi l’impronta di un infradito sulla sabbia di quel pianeta. Dopo aver piantato il primo ombrellone a stelle e strisce.

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Start Trek e l’ultima legislatura, 3 giugno

Il primo episodio della serie originale Star Trek è andato in onda l’8 settembre 1966. Per 79 episodi, fino al 3 giugno 1969, ll capitano dell’Enterprise, James Tiberius Kirk, l’ufficiale scientifico Spock, extraterrestre proveniente dal pianeta Vulcano, l’ufficiale medico, il dottor Leonard McCoy detto “Bones” con l’ufficiale alle comunicazioni Uhura, l’ingegnere scozzese Montgomery Scott, il timoniere giapponese Hiraku Sulu e il navigatore ed ufficiale alle prime armi Pavel Chekov, hanno viaggiato sull’astronave Enterprise diretta all’esplorazione di nuovi mondi, alla ricerca di altre forme di vita e di civiltà, fino ad arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima: la direzione del Pd. Con l’obbligo di rispettare la Prima Direttiva della Federazione dei Pianeti: entrare in contatto con altre forme di vita e partiti ma rispettandoli nella maniera più assoluta ed evitando di interferire nel loro sviluppo. Spazio ultima frontiera. Giornale di bordo del capitano. Data astrale 372.9. Condizioni della nave: stiamo tornando indietro con un solo motore a propulsione, i motori principali sono bruciati, la capacità della nave di viaggiare a velocità astrale è nulla, le basi terrestri lontane in condizioni normali solo alcuni giorni ora sono ad anni luce di distanza. L’interrogativo è questo: che cosa ha distrutto il Movimento 5 Galassie? L’Enterprise sta traversando una zona colpita da strane turbolenze dello spazio-tempo non previste dal meteorologo di Canale 5. L’astronave rulla e beccheggia come l’Italia nel periodo del Covid. Sul ponte di comando sventola la bandiera bianca a mezz’asta quando un colpo più forte degli altri incendia la console di Sulu, che rimane stordito. Viene chiamato il dottor McCoy, Bones per gli amici del Niguarda, che gli fa un’iniezione di ottimismo, anche se il capitano Kirk, “James” Kirk, si mostra un po’ preoccupato per l’uso di quel potente stimolante. Ma il dottore non è mica un virologo qualunque e sa quello che fa: Sulu si riprende subito. Purtroppo però un attimo dopo Bones, a causa di un altro sobbalzo temporale si inietta accidentalmente tutta la fiala! L’esito è pauroso: il dottore impazzisce e, urlando che tutti ce l’hanno con il Movimento pentagalattico, fugge dal ponte verso la cabina elettorale più vicina: corre in sala teletrasporto, stordisce il signor Kyle e si teletrasporta sul vicino pianeta Terra-terra. Subito il capitano Kirk con Spock, Scotty e Uhura, scende per recuperarlo prima che possa chiedere le elezioni anticipate. Mentre il capitano Kirk e Spock si aggirano affascinati da quel Bel Paese, tra suonatori di mandolino, venditori di bufale e teleimbonitori, il dottor McCoy si nasconde in uno dei tanti cortei di abitanti di Terra-terra. Quindi il capitano e il vulcaniano partono alla sua ricerca, dopo essersi messi nei panni degli altri e dopo aver consigliato agli altri compagni che se loro non dovessero tornare, di cercarsi un buon partito col quale accasarsi, unica alternativa in quel luogo senza morale. I due intrusi sono presto scoperti da una bella ragazza, un ologramma che si rivela per Mary Ellen Woods. Mary Ellen, che è molto sensitiva, ha l’intuizione che Kirk appartenga al suo stesso schieramento anche se non sa dire quale dei tre e che Spock sia il suo più fedele sostegno. Viene la sera e miss Woods, insieme al capitano Kirk, esce per recarsi a vedere un film di Checco Zalone. I due hanno già traversato tutta Piazza del Popolo quando la ragazza nomina, casualmente, il dottor Bones come futuro Presidente. A quel punto interviene il vulcaniano Spock che era stato trattenuto a vulcanizzare camere d’aria e copertoni di bici e induce Mary Ellen a svelare la sua tripla identità. Intanto l’effetto dell’iniezione di ottimismo su Bones è svanito e la triste realtà di quel pianeta si manifesta con un nuovo governo di responsabilità. E’ proprio un pianeta Terra-terra. Poi tutti e tre tornano indietro attraverso il fiume della storia e li vediamo riapparire, superata la porta temporale-tendente al sereno, accanto a Uhura e Scotty che avevano trascorso il loro tempo in una sala giochi clandestina. Vien loro detto che sono stati via solo pochi secondi e che le comunicazioni con l’Enterprise sono ripristinate. L’astronave riparte, tutto è bene quel che finisce al termine della legislatura, conclude il Guarda Sigilli del tempo e dello spazio.

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Il gatto con gli stivali, le infradito d’estate. 31 maggio

Alla sua morte, un vecchio mugnaio lascia tutti i suoi beni ai suoi tre figli. Al più grande lascia il mulino, la farina e i libri contabili in cambio della promessa di far aggiustare il registratore di cassa guasto da ormai otto anni. Al secondo lascia un asino che aveva acquistato alla fiera dell’est per 438 soldi. Al più giovane lascia un gatto. Con pochi soldi in tasca, giusti solo per acquistare delle patate, non sapendo cosa fare di un tale regalo ed essendo nato a Vicenza, pensa di mangiarlo dopo averlo cucinato al forno. Mentre sfoglia l’Artusi in cerca del tempo di cottura sente delle imprecazioni provenire dalla pentola dove l’aveva messo a marinare. Scopre così che il gatto, oltre ad essere dotato di parola, non sopporta l’odore dell’aceto. Pieno di astuzia e di scalogno affettato, dopo averlo convinto di essere più indigesto della TARI sulle seconde case, il gatto promette di fare la fortuna del suo padrone in cambio della salvezza, di una doccia calda e di un paio di infradito. Infradito? Chiese il giovane aggiungendo di avere solo dei vecchi stivali. Un paio di stivali vanno bene lo stesso, conferma il gatto convintosi peraltro che la storia del Gatto con le infradito sarebbe stata poco credibile. All’inizio non fu subito chiaro come questo gatto potesse aiutare il giovane Gianni, nome di fantasia. Lo stesso Gianni non sapeva da dove prendere il gatto per poterlo strofinare affinché diventasse un genio pronto a soddisfare i suoi tre desideri: La vittoria dell’Inter in Champions, ricevere i sei numeri vincenti al Superenalotto e sposare la figlia del re che aveva visto ballare sul tavolo di Striscia la notizia. “Fermate la favola, voglio scendere” disse il gatto con tutto il pelo arruffato, come è scritto su Wikiquote, aggiungendo in milanese “Ghe pensi mi”. Un giorno, sapendo che il re e sua figlia stanno viaggiando su una carrozza lungo il fiume, il gatto persuade il suo padrone ad indossare una maglia dell’inter con il nome di Vieri sulle spalle e ad entrare nel fiume. Quando il re Caracciolo arriva, il gatto spiega che il suo padrone, il noto Bobo, è scivolato nel fiume mentre cercava di recuperare un pallone. Il re aiuta Bobo ad uscire dall’acqua e lo invita a sedersi nella sua carrozza al fianco di sua figlia Costanza, ex velina, che si innamora all’istante di lui. Fu così che in cambio di una fornitura illimitata di rasoi da barba il re offrì la mano di sua figlia al giovane mugnaio Gianni detto Bobo Vieri. E il gatto? Il gatto scambiò gli stivali con un paio di infradito ed un saxofono incominciando una nuova carriera artistica col nome di Barbieri, Gatto Barbieri.

Johann Ludwig Tieck, nato a Berlino il 31 maggio 1773, nel 1797 scrive Volksmärchen von Peter Lebrecht un’opera che contiene racconti e leggende popolari. Vi è inclusa una parodia teatrale della fiaba di Perrault Il Gatto con gli stivali, che esprime una satira del mondo berlinese e del pensiero Illuminista.

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Quando il gioco si fa duro potrebbe essere cricket, 30 maggio

(continua)

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Le 4 C: Coca, Cola, Casa e Chiesa. 29 maggio

E’ il 29 maggio 1886 quando il farmacista John Pemberton inizia a pubblicizzare la Coca Cola indossando una tuta rossa da pilota della Ferrari ed una finta barba bianca. Costume che sarà copiato da Babbo Natale quando vedrà la pubblicità della bibita su una pagina del Entertainment Weekly a cui era abbonato. La bevanda era stata inventata qualche giorno prima, inizialmente come rimedio per digerire la peperonata, risultando poi efficace anche per il mal di testa, il gomito della lavandaia, la miopia, l’alluce valgo e per la stanchezza al termine di una maratona. Inizialmente fu chiamata “Pemberton’s French Wine Coca”, nome che fu accorciato perché troppo lungo per l’etichetta che circondava la bottiglietta che la conteneva. Dopo vari tentativi di accorciare il nome togliendo prima tutte le vocali: “Pmbrtn’s Frnch Wn Cc”, poi lasciandole da sole: “Eeo e ie oa”, si decise di abbreviare in “Coca Cola”. Nonostante il nuovo e più breve nome, Pemberton accumulò molti debiti, non tanto per le necessità di produzione o di distribuzione della bevanda ma quanto perché era un pessimo giocatore di poker. Al termine dell’ennesima partita dove andò in All-in con una coppia di 7, dovette vendere la formula ed i diritti ad Asa Candler, che aveva un colore a quadri. Quotata in borsa nel 1919, la Coca-Cola Company iniziò una capillare distribuzione della bibita davanti alle scuole di ogni ordine e grado. Nel 1927 viene importata in Italia prima come liquido appiccicoso per le ballerine di danza classica che la usavano al posto della pece greca per non scivolare sulla scena, poi come sistema per lucidare le monete antiche. Il logo della Coca Cola è il risultato di un errore di stampa e del foglio che era rimasto incastrato ed è stato “tirato” mentre veniva stampava la scritta di prova. Anche se la scritta capovolta e letta allo specchio potrebbe essere interpretata come un proverbio in lingua inuit: Chi conserva il ghiaccio in tasca cola acqua. La ricetta completa della Coca-Cola non è mai stata resa nota neanche ai produttori della bibita nei diversi paesi esteri. Il sapore risulta per questo essere diverso da una nazione all’altra, anche se tutti pensano di bere la Coca Cola originale. Inoltre la formula viene modificata anche in base alla ricchezza o meno di ogni paese, ottenendo anche tagli dei costi di produzione con l’aggiunta di più acqua gassata allo sciroppo di partenza. Pur essendo segreto il dosaggio, la Coca Cola contiene: Anidride carbonica, sciroppo di glucosio, colorante caramello, acido fosforico, aromi naturali, estratto di foglie di coca, essenza di coriandolo, caffeina ed un aroma 7X che, pare, sia stato scritto su un campo di grano a Tegucigalpa in Honduras, da un’astronave extraterrestre chiamata da Eugenio Finardi, e successivamente cancellato con il raccolto di fine estate. Tra gli slogan più famosi in Italia si ricorda: Coca Cola e non sai cosa bevi, bevi la coca cola che ti fa bene / bevi la coca cola che ti fa digerire / con tutte quelle, tutte quelle bollicine, Coca Cola per l’uomo che non deve chiedere mai…se ne bevo tanta, gonfia?

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Edoardo VIII, con un poco più di allenamento poteva essere Edoardo III. 28 maggio

Edward, Albert, Christian, George, Andrew, Patrick, David Windsor è il nome completo di Edoardo VIII, Edo per gli amici del pub, Re per un anno. Figlio di Giorgio V viene nominato principe di Galles per il suo sedicesimo compleanno. Lui avrebbe preferito essere nominato principe di Casual ma non c’è stato nulla da fare con la bisnonna Regina Vittoria che gli aveva regalato il titolo al posto della bicicletta. Divenuto Re alla morte del padre mostrò subito insofferenza per l’etichetta di corte, che imponeva il lavaggio a mano a basse temperature dei capi colorati. Dimostrò anche un apparente disprezzo per le convenzioni stabilite che lo obbligavano, oltre a prendere ogni giorno il tè alle 5 del pomeriggio con degli orribili shortbread fatti dalla nonna, a passare le vacanze di Pasqua nell’austero castello di Balmoral, nell’Aberdeenshire, mentre lui desiderava una settimana all inclusive al Montage Kapalua Bay alle Hawaii. Per ripicca arrivò a creare una crisi costituzionale chiedendo all’americana Wallis Simpson, nonna di Homer e Marge dei Simpson di Springfield, che aveva divorziato dal suo primo marito e stava cercando il divorzio dal suo secondo, di sposarlo. Il Primo Ministro del Regno Unito si oppose al matrimonio, non sapendo di quale colore sarebbe stato il figlio. Inoltre la Chiesa anglicana, non permetteva alle persone divorziate di risposarsi se i loro ex coniugi erano ancora vivi ed eliminarli prima del matrimonio con il Re sarebbe costato troppo alla Corona. Quando Edoardo capì che doveva scegliere tra gli Shortbread delle 17 e le vacanze alle Hawaii, abdicò. Il Re firmò la dichiarazione di abdicazione il 10 dicembre 1936 e il 3 giugno 1937 sposò civilmente Wallis Simpson, senza alcuna scenata da parte dei suoi parenti, dopo aver prenotato il viaggio Parigi-Honolulu. Dopo il matrimonio i rapporti tra i Duchi di Windsor e la famiglia Reale si sono sempre mantenuti freddi anche a causa di una intervista con Oprah Winfrey. Allo scoppio della seconda guerra mondiale Edoardo viene nominato governatore delle Bahamas. La coppia, declassata a Duca e Duchessa, farà ritorno in Francia con un volo low cost e andrà a vivere a Parigi dove Edoardo morirà il 28 maggio 1972. Il Duca di Windsor sarà ricordato per il suo stile personale e per aver inventato lo smoking midnight blue. Per lui la Twinings miscelò un tè nero, il “Prince of Wales” proveniente dallo Yunnan, a cui il Duca concesse l’utilizzo del nome ma con il divieto assoluto di berlo alle 17 e mai accompagnato con shortbread, i biscottini inglesi della nonna.

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Va bene fare i capricci, ma 24 sono troppi. 27 maggio

Insopportabile! Niccolò Paganini fece ben 24 capricci. Molti sono composizioni per solo violino, altri sono tipici dell’età adolescenziale. Tra i quali: Capriccio n.1: Andante quando lo dico io (Mi maggiore) detto anche “L’ Arpeggio”, questa opera è caratterizzata dal rimbalzo della mano su tutte le 6 corde stando su un piede solo. Può essere suonata con qualunque tempo, sereno o nuvoloso, e a qualunque ora del giorno. Se abitate isolati anche a qualunque ora della notte. Capriccio n.6: Lento con gusto (Sol nascente) è soprannominato “Il trillo”, sfrutta l’uso del tremolio della mano sinistra sul violino da una certa età in poi alternando, con calma e per favore, diverse note tra le molte a disposizione. Può essere suonato prima o dopo i pasti ma non durante. Capriccio n.9: Allegretto ‘che sono astemio (Mi maggiore a salire) è soprannominato “La caccia fuori stagione” le corde LA e QUA del violino imitano i flauti dolci mulino bianco, mentre le corde RE e REGINA imitano il verso di gatto sulla corsia di sorpasso davanti a due fari illuminati nella notte. Capriccio n.11: Andante, Presto che ho fame (Do maggiore). Una fetta biscottata con burro e tanta marmellata d’albicocche in LA. Il suono del violino e del coltello sulla fetta biscottata può essere accompagnato dal rumore dei piedi battuti a terra velocemente. Capriccio n.13: Allegro un casino (Si bemolle maggiore) è detto”La risata del diavolo”. Il brano inizia saltellando a destra e a manca a velocità moderata. La seconda parte consiste in corse ad alta velocità in orario notturno, notturno andante, e il cambio di marcia con la mano sinistra. Capriccio n.17: Sostenuto, Andante con le lacrime agli occhi (Mi bemolle maggiore). La richiesta di un modellino di una macchinina di Formula Uno, rossa, in un negozio di antiquariato chiuso. Capriccio n.24: Marcato (Fa maggiore, per ora). Questo capriccio utilizza una vasta gamma di tecniche psicologiche avanzate pur di raggiungere il risultato desiderato. E’ l’ultimo “capriccio” di Paganini prima che sua mamma, Teresa, al culmine dell’isteria per averlo sentito suonare il violino e battere i piedi, gli rompa lo strumento sulla testa.

Niccolò Paganini è stato violinista, violista, capriccioso, chitarrista, venditore di rose ambulante e compositore italiano tra i più importanti esponenti della musica romantica, suonando il violino seduto su una panchina guardando le stelle. Di lui e delle sue suonate per violino si ricordano molti gestori di pizzeria. Ancora oggi la sua figura è circondata da leggende legate al suo prodigioso genio che gli permetteva di suonare e contemporaneamente vendere le rose a fidanzati che pur di allontanarlo ne acquistavano a decine. Fin dalla più giovane età Niccolò, in mancanza di un televisore dove seguire le gesta di Goldrake, prese dal padre le prime lezioni di musica sul mandolino. Nonostante questo Paganini è considerato un autodidatta è questo la dice lunga sulle capacità del padre come insegnante. Col suo primo violino Guarneri, regalatogli da un ammiratore di Parma con la promessa che non l’avrebbe usato per esercitarsi prima delle 8 di mattina, Paganini riusciva ad imitare i suoni naturali, i versi degli animali, il suono di una sveglia ed il rumore degli zoccoli di un cavallo al trotto. Nel 1801, all’età di 19 anni, interruppe la propria attività di concertista e si diede all’agricoltura dopo il giudizio di un critico musicale che disse qualcosa riguardo a due braccia rubate…La scoperta che la terra era più bassa di quanto si aspettasse lo portò a studiare anche la chitarra pur di dirsi occupato quando “il caporale” lo chiamava alla raccolta. Nel 1828 andò a Vienna dove l’Imperatore Francesco II lo nominò suo virtuoso di camera facendogli suonare col violino “la sveglia” ogni giorno alle 11. Tiene concerti a Vienna, a Praga, a Parigi e in Inghilterra. Era dotato di una tecnica straordinaria e le sue esecuzioni erano velocissime e le sue violente esecuzioni finivano quasi sempre con la volontaria e progressiva rottura delle corde, incise prima dei concerti, che usava come giustificazione per andare a casa a farsi preparare qualche fetta biscottata, burro e marmellata. Anche per questo, in tarda età, rifiutava il bis. Purtroppo già nel 1834 si manifestano i sintomi di una malattia polmonare dovuta alle tante serenate notturne giovanili, a volte sotto la pioggia, accompagnando col violino giovani fidanzati neomelodici. A causa del suo patto col diavolo, per poter usare il suo strumento, quando muore il 27 maggio 1840, viene sepolto in terra sconsacrata per la sua fama di eretico e capriccioso. Una lettera, che Paganini scrisse qualche giorno prima della sua morte, al figlio Achille dice: “Voglio che la mia musica sia suonata nelle segreterie telefoniche così da vivere per sempre”.

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Il mistero del cavalluccio rosso, 26 maggio

Kaspar Hauser venne trovato il 26 maggio del 1828 in una piazza di Norimberga. E’ mal vestito e apparentemente smarrito. Da chi? Le uniche parole che conosceva erano il suo nome e qualche frase per lui priva di significato. Si scoprirà che era stato incatenato in una cella buia per 12 anni poteva nutrirsi solo di pane e acqua. Liscia o gasata? Le conseguenze di questa tortura erano evidenti: le sue gambe recavano le tipiche malformazioni del caso, la luce del giorno lo accecava, le voci delle persone e i rumori della strada lo assordavano, gli odori gli procuravano terribili dolori alla testa, le vivande lo disgustavano. Chi aveva cucinato per lui, un uomo? La sua età era di circa 16 anni. I primi ad avvistarlo sono due calzolai. Uno destro ed uno sinistro? Lo vedono scendere titubante per la strada, si avvicinano ma non riescono a ricavare nulla dagli strani suoni che emette, dice frasi senza senso come un giocatore di calcio dopo una sconfitta. Consegnato alla polizia si limita a ripetere senza capo ne coda le poche parole che un uomo nero gli aveva insegnato come: Apriamo tutto, prima gli italiani, banchi a rotelle, aiutiamoli a casa loro. Su un foglio di carta riesce a scrivere, con grande difficoltà solo il suo nome. Un giorno, uno dei poliziotti che lo aveva in custodia gli regalò un cavalluccio rosso di legno. Proprio rosso? Così la racconta il poliziotto: “Dunque io tengo un nipote che si chiama Geppino, figlio di mia sorella separata, che è stata sfortunata con il marito… Stamattina è la nascita sua, ho detto: Geppì, bello dello zio, vuoi un regalo per questa nascita? Lui ha detto: voglio un cavalluccio… Dice, però ha precisato: lo voglio rosso! Io quasi come se avessi avuto un presentimento, ho detto: Geppì, bello dd’o zio, ma per forza rosso deve essere il cavalluccio? Per forza rosso! Mi dovete credere ho girato tutto il mercato, tutto il Rione Mercato, non si trova un cavalluccio rosso. Tant’è vero che quando io l’ho visto… guardate l’ho visto …questo è l’ultimo cavalluccio che si fa a Napoli, nun se fà cchiù, … dopo devono venire dal Giappone… talmente dall’emozione, che io ho pigliato, ho fermato la macchina e… non capivo più niente… e l’ho lasciata aperta… Questo, debbo riconoscere…l’ho lasciata aperta per un minuto, perché tenevo un occhio al cavallino e un occhio alla macchina. Infatti ho visto questo giovane criminale che entrava dentro alla macchina… allora ho capito il pericolo, no? Ho scostato la signora, è vero?…insomma, allontanavo la signora e sono corso verso la macchina… mi sono tuffato dentro alla macchina e l’ho acchiappato per le cosce a questo giovane criminale… ed io tiravo e lui tirava… avete presente il capitone? Faceva come il capitone. A un certo momento, mi è sfuggito dalle mani…e forse non è stato…è stata la Madonna del Carmine, perché, guardate, se io lo acchiappavo, con queste stesse mani, guardate, io oggi l’avrei ucciso…”. Alla vista di quel giocattolo, Kaspar uscì di colpo dallo stato di apatia in cui trascorreva la maggior parte del tempo. In silenzio, con il viso sorridente rigato di lacrime, si sedette a terra accanto al cavallino e cominciò a vezzeggiarlo come se fosse un amico ritrovato. Impostore o vittima sacrificale d’intrighi dinastici, come Liam Spencer in Beautiful? Erede al trono di Baden o una persona maestro nella dissimulazione come Diabolik? “Questo uomo non è né folle, né ritardato, ma è stato allontanato con forza e con la più grande crudeltà da ogni contatto con gli uomini e la società” afferma un medico legale che lo visita. Era di natura gentile e di completa innocenza e purezza morale o un arcigno difensore come Chiellini? Col tempo, Kaspar divenne un’attrazione, come un abitante della casa del Grande Fratello. La gente veniva a vederlo da tutta Norimberga, dalle altre città della Baviera e della Germania tanto che Barbara D’Urso gli diede l’appellativo: das Kind von Europa. Ma l’epoca relativamente felice finisce, un anno e mezzo dopo, il 7 ottobre 1829, quando nella casa dove era stato accolto, un uomo mascherato di nero tenta di assassinarlo. La sua vita cambia ancora quando viene affidato ad un ricco uomo d’affari che assomiglia a Briatore. Il 14 dicembre 1833 nel parco di Ansbach, viene pugnalato da uno sconosciuto e muore tre giorni dopo. Sulla lapide del cimitero appare l’epitaffio che lo ricorda: “Qui riposa Kaspar Hauser, enigma del suo tempo. Ignota la sua origine, misteriosa la sua morte”. Nel 1982, durante alcuni lavori di restauro del vecchio castello di Pilsach, vicino a Norimberga, i carpentieri si imbatterono in stanze e soffitte murate di cui nessuno ricordava più l’esistenza. In una di queste fu ritrovato un piccolo cavalluccio di legno dipinto di rosso.

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Guardo il sole da un oblò, 24 maggio

Chi pensa che il sole sia al centro dell’Universo, alzi la mano. Dimmi Niccolò. Posso andare in bagno, signora maestra?

Copernico aveva una sua teoria che espresse nel libro Sulle rivoluzioni dei corpi celesti in cui postula l’immobilità del Sole qualunque cosa accada, al centro dell’Universo. La Terra, in periferia, ha un moto di rivoluzione annuale attorno al centro della propria orbita che determina quando indossare il cappotto pesante e in quale periodo dell’anno prenotare le vacanze estive, ed un moto di rotazione giornaliera attorno al proprio asse che precisa l’orario di “Otto e mezzo” alle 8 e 30, la seconda serata in tv e quando Bianca Berlinguer deve dare la linea a Maurizio Mannoni. Il libro contiene alcuni elementi di astronomica moderna tra i quali la corretta definizione dell’ordine dei pianeti, dal più piccolo al più grande, delle loro distanze relative dal Sole e l’influenza del Sole levante. Al contrario mantiene alcuni elementi sia del sistema Aristotelico che di quello Tolemaico con l’immutabilità della volta celeste e la dimensione finita della sfera celeste. Niccolò Copernico è anche il primo ad indicare, guardando le star del mondo dello spettacolo, le regole per l’elezione di Miss Universo. Le partecipanti devono avere tra i 18 ed i 27 anni, non possono essere sposate per dare a tutte la possibilità di un matrimonio d’interesse, essere alte almeno 1 metro e 70, avere portamento, fotogenia, fotosintesi e fotofinish in caso di parità. Questo regolamento, che prevedeva una sfilata in costume da bagno oltre alla posizione decentrata della Terra e del genere umano che la abita, creò dei problemi con le autorità ecclesiastiche che, al contrario, sponsorizzavano la teoria geo-omocentrica di Tolomeo e delle sue indicazioni per partecipare a Mr. Universo, già Mister Olympia di Aristotele. Nel 1620, la seconda edizione De revolutionibus orbium coelestium atque rosa con le foto dei pianeti e delle prime partecipanti a Miss Universo viene inserito nell’indice dei libri vietati ai minori di 18 anni dal Sant’Uffizio. Questa contrapposizione sarà al centro, come il Sole, del processo a Galileo Galilei. Niccolò Copernico morirà il 24 maggio 1543 senza mai assistere ad una sfilata di Miss Universo.

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Wilma, dammi l’asciugamano! 25 maggio

Oggi è il Towel Day, mica Cotiche Day. Avrebbe potuto essere il Clava Day in onore della richiesta di Fred Flintstone a sua moglie Wilma, oppure l’Open Day la giornata mondiale sia dei “topi d’albergo” che il compleanno di Passepartout, il cameriere francese di Phileas Fogg nel Giro del mondo in 80 giorni. Ma anche il Backup Day, l’avete fatto? Niente di tutto questo. Non preoccupatevi, don’t panic, il 25 maggio oltre ad essere il Geek Pride Day è il Towel Day festeggiato dagli appassionati dei libri di Douglas Adams e dai venditori di asciugamani. Perché l’asciugamano è la cosa più utile da mettere nello zaino quando partite per l’Isola dei famosi, è indispensabile quando la notte, durante un safari in Africa, dovete difendervi dagli attacchi di una zanzara tigre, è quello che non dovete dichiarare, perché imbevuto di droga, al ritorno da un viaggio in Colombia. E’ l’oggetto più utile che l’autostoppista galattico possa avere. Quante volte vi sarà capitato di essere fermati dalla polizia stradale interstellare sull’autostrada del Sole, magari perché avete il fanalino posteriore del razzo su cui viaggiate rotto, che vi chiede se avete il triangolo a 4 dimensioni in caso di sosta in corsia, la segnalazione laser in caso di retromarcia in galleria del troppo-vento, la freccia a sinistra in caso di svolta comunista nella vostra vita e l’asciugamano per fare segnalazioni in caso di emergenza sudore interascellare? 42 volte. L’asciugamano è per Douglas Adams uno status qui, adesso, ma anche là, perché ve lo potete avvolgere attorno, potete sdraiarvici sopra, ci potete dormire sotto, potete bagnarlo per usarlo in un combattimento corpo a corpo come scrive nella sua Guida Galattica per gli Autostoppisti. Può anche avere una valenza psicologica come l’asciugamano di Linus.

La Guida, scritta dal protagonista Arthur “da latte” Dent che viene teletrasportato in salvo su un’astronave di passaggio come clandestino pochi minuti prima della distruzione della Terra, raccoglie in apposite schede illustrate in 3D tutte le informazioni eno-gas-astronomiche dei locali interplanetari visitati sia come personaggio principale, sia come prima donna, sia come enfant prodige ma soprattutto come autostoppista intergalattico. Un itinerario lungo tutta la galassia, dal terzo semaforo a destra sulla via Lattea, proseguendo oltre alfa-romeo, in moto, centauri tra una pizzeria su Betelgeuse, una frittura di tutto il pesce, grazie, del pianeta Magrathea fino all’Iper-mercato dove acquistare bevande così gasate da credersi spumante e al Ristorante al termine dell’Universo, prima dello stop.

Se, dome dice Adams “C’è una teoria che afferma che, se qualcuno scopre esattamente qual è lo scopo dell’universo e perché è qui, esso scomparirà istantaneamente e sarà sostituito da qualcosa di ancora più bizzarro ed inesplicabile. C’è un’altra teoria che dimostra che ciò è già avvenuto”, allora è inutile domandarsi quando si mangia? Perché, come risponde Douglas “Il tempo è una illusione. L’ora di pranzo è una doppia illusione”.

Douglas Noël Adams muore l’11 maggio 2001, 49 anni dopo essere nato. Se fosse ancora vivo nel 2021 avrebbe 69 anni. Nel 2061 109 anni e così via. Due settimane dopo la sua morte è stato deciso di festeggiare il “giorno dell’asciugamano” in cui fan disseminati per tutta la galassia ne infilano uno nella manica al posto di un asso, lo nascondono tra le pagine chiare e le pagine scure di un romanzo noir, o lo portano orgogliosamente al collo come Elvis Presley e Pavarotti.

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Un ragionamento linneo, 23 maggio

Il tasso può essere fisso o variabile, può essere comune o europeo, può essere americano o dell’Asia centrale. Il tasso variabile può arrivare a pesare 15 kg. Il tasso del miele è lungo circa un metro e non risente delle fluttuazioni del mercato. E’ schivo, difficile da avvicinare, vive solitario o in coppia. Può avere un interesse passivo, notturno, o essere un tasso misto e onnivoro. La tassonomia è la disciplina che si occupa della classificazione dei tassi, indistintamente che siano animali o finanziari, alcolemici o di sconto, che sia Torquato o di contagio, che sia Euribor o tasso del miele africano. Il padre della moderna classificazione in stretto ordine alfabetico dei tassi, da tassa a tosse, la tassonomia, è Carl Nilsson Linnaeus, Linneo per gli amici del Circolo dei castori. E’ stato medico, botanico, naturalista, panteista, sognatore ad occhi aperti, figlio dei fiori e ricercatore di profumi ricercati. Nato il 23 maggio 1707 in una fattoria del sud della Svezia, da padre contadino e dalla figlia di un pastore protestante perché i pascoli non erano mai abbastanza. Fin dall’infanzia il giovane Carl sviluppò un grande interesse per la botanica. Passava tutto il suo tempo nei campi vicino casa raccogliendo piante ed erbe, alcune delle quali fumava. Rientrava a casa la sera solo quando la madre, dalla finestra della cucina, gli urlava che era pronto in tavola. Da giovane iniziò a prendere forma il suo metodo di classificazione tassonomica raccogliendo erbe e fiori che metteva nelle pagine del suo diario calciatori 1730-1731. Nel 1731 la Regia società delle scienze di Uppsala finanziò una sua spedizione in Lapponia per allontanarlo dalle cattive amicizie e dal gruppo da lui fondato dei “figli dei fiori” d’oppio. Le specie scoperte durante quel viaggio furono trattate nell’opera Flora Lapponica ovvero Cosa fuma Babbo Natale nei periodi di cassa integrazione. Nel 1739 fu uno dei fondatori dell’Accademia reale svedese delle scienze bio passando il tempo a curarne i giardini interni. Ad Uppsala restaurò il giardino botanico, disponendo le piantine di diverse città secondo il suo ordine di classificazione alfabetico binominale da abete bianco di Ancona a zucche di Zelo Buon Persico. I suoi ultimi anni di vita furono caratterizzati da un crescente pessimismo perché i rami evolutivi, specie quelli dell’albero filogenetico, non davano i frutti sperati. Al naturalista svedese è dedicato l’asteroide 7412 Linnaeus scoperto nel 1990 dal milionario belga Eric Walter Elst mentre seguiva la scia di una stella cadente, esprimendo il desiderio di vincere al superenalotto entro l’anno.

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E’ spoiler, Watson? 22 maggio

Sherlock Holmes e John Watson s’incontrano per la prima volta nell’appartamento al 221B di Baker Street scelto per condividerne l’affitto. Uno studio in rosso, anche se giallo, è il primo romanzo poliziesco di Arthur Conan Doyle. Nato il 22 maggio 1859, si laureò in Medicina e Chirurgia nel 1881. Il suo primo articolo medico ha come argomento un sedativo, sperimentato su di sé. Al risveglio, nel 1887 inizia a scrivere le avventure di Holmes per un totale di 4 romanzi, 59 racconti e 3 commedie teatrali. Dopo il loro primo incontro Watson accompagnerà Holmes nelle indagini, prendendone nota, per risolvere l’assassinio dei due mormoni Drebber e Stengerson, incaricato dagli agenti Lastrade e Gregson di Scotland Yard. Assassino il cui cognome era già scritto sulla fiancata della baleniera Hope dove Conan Doyle era stato assunto come medico di bordo nel 1881. E’ spoiler? Ormai… A questa prima opera fece seguito Il segno dei quattro dove l’assassino è un tipo “Burbero, attaccabrighe e disonesto, sempre pronto a compiere qualunque genere di rapina per poi essere acciuffato dall’eterno rivale, Topolino!”. E’ spoiler? Ormai… Il mastino dei Baskerville (1901) è un chiwawa. E’ spoiler? Ormai… (continua).

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Per chi suona Campanella? 21 maggio

“Dieci cavalli bianchi, dieci cavalli bianchi…dieci cavalli bianchi” ripeteva ossessivamente Tommaso Campanella mentre veniva torturato. Simulare la follia può salvare la vita in quella “gabbia de matti che è la vita”.

Nel novembre del 1559 Tommaso Campanella al suo quinto processo, sotto tortura, riconobbe le proprie eresie e diventò passibile della pena capitale. La sua strategia di difesa decisa con il suo Avvocato Giulia Bongiorno, disperata e rischiosissima ma che aveva già dato i suoi frutti nel processo Andreotti, fu quella di fingersi pazzo, poiché un eretico insano di mente non poteva essere messo a morte dal Sant’Uffizio. I giudici, dubbiosi, lo sottoposero al supplizio della corda, che doveva saltare senza mai fermarsi, per parecchie ore, mentre veniva fatta roteare dalle estremità da due torturatori, per fargli confessare la simulazione. Campanella resistette rispondendo alle domande cantando o dicendo cose senza senso tipo: “Prima gli italiani… aiutiamoli a casa loro… se un datore di lavoro deve evadere le tasse per sopravvivere non è un evasore ma un eroe… gli insegnanti che pensano che Dio e Gesù siano fuori posto a scuola vanno curati… l’Italia che produce scarpe da jogging ha voglia di correre… dieci cavalli bianchi per me posson bastare… dieci cavalli bianchi…” L’accettazione da parte dei giudici della pazzia avvenne il 4 e 5 giugno 1601, durante una terribile seduta di tortura denominata “la veglia”, che consisteva in 40 ore di trasmissioni televisive in cui Bianca Berlinguer, Corrado Formigli, Giovanni Floris e Lucia Annunziata intervistano vari esponenti della Lega nel corso degli anni, con tre brevi interruzioni pubblicitarie. La resistenza morale e fisica di Campanella gli permise di superare la prova, anche se rimase poi tra la vita e la morte per sei mesi. L’esperienza lo segno profondamente. Nei successivi 27 anni che trascorse in prigione a Napoli scrisse le sue opere più importanti: Aforismi politici (1601), Di lotta e di governo (2021), Theologia (1624) e la sua opera più famosa La città del Sole (Vol.1), La città del Mare (Vol.2) e Vedi Napoli e poi muori (Vol.3) dedicata a Napoli.

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L’uovo di Colombo, il viaggiatore. 20 maggio

Cristoforo fu chiamato Colombo perché si sapeva che avrebbe viaggiato come un colombo viaggiatore o il colombo viaggiatore si chiama così in onore di Colombo il viaggiatore?

Cristoforo Cristòbal Colombo è stato, a cavallo tra il XV ed il XVI secolo ma anche in nave, uno dei più importanti navigatori ed esploratori della Repubblica di Genova. Il suo nome è associato alla Colombia, alla capitale dello Sri Lanka, ad un Tenente della polizia di Los Angeles e ad un Istituto Tecnico Statale per il Turismo di Roma che se Cristoforo Colombo non fosse esistito si sarebbe chiamato ITT Francesco Totti. Colombo è anche il nome di una specie di uovo con una estremità piatta in modo da poter rimanere seduto da solo. In suo onore il 12 ottobre si festeggia il Columbus day. E’ una ricorrenza per celebrare la giornata in cui Cristoforo Colombo, conduttore di 4 Continenti, il programma in cui il navigatore visita l’India, la Cina, l’America e l’Australia e dopo aver ribaltato la classifica con i suoi voti, torna ad annunciare la vittoria del miglior Continente dove mangiare barbecue ribbs. Marinaio fin da giovane, e tifoso sampdoriano, era convinto che esisteva una terra oltreoceano dove far festa ballando il boogie woogie e mangiando hot dog. Con questa motivazione si recò dai sovrani di Castiglia e di Aragona per chiedere un finanziamento ed un attestato reale che dimostrasse la sua maggior età per poter acquistare, nel nuovo mondo, alcolici anche al supermercato. Isabella di Castiglia, tifosa del Deportivo Mirandés squadra gemellata con la Sampdoria, si entusiasmo all’impresa con la promessa di non tornare in Spagna senza il disco di Bill Haley Rock around the clock. La Nina, la Pinta e la Santa Maria salparono alle 6 del mattino del 3 agosto 1492 da Palos. dopo varie settimane di navigazione, tra tentativi di ammutinamento e promesse di cheesburger menù gratis, la mattina del 12 ottobre le tre caravelle arrivarono su un’isola delle Bahamas. Gli spagnoli furono accolti con cortesia e gentilezza dagli abitanti locali che cercarono di offrire le loro ricchezze in cambio di palloni da calcio e magliette di Sergio Ramos, Alvaro Morata e di Cristiano Ronaldo anche se era portoghese. La sera del 27 ottobre le tre caravelle raggiunsero Cuba cercando di sbarcare nella Bay of the Pigs dove furono respinti dagli abitanti comandati dal capo indigeno Fidel Castro. La vacanza stava per finire e si avvicinava la data del rientro al lavoro a cui si poteva aggiungere qualche giorno di malattia. Cristoforo Colombo aveva portato con sé un poco di oro, sigari cubani, un menù per il take away ed alcuni papagalli per prendere le ordinazioni e ripeterle una volta tornato delle americhe. Al primo viaggio seguì un secondo, un terzo ed un quarto viaggio dove costeggiò l’Honduras, il Nicarague ed il Costa Rica. Successivamente scoprì un vero paradiso fiscale dove vigeva l’esenzione dalle imposte e dalla tassazione diretta che chiamo Isole Cayman. Tornato in Spagna morirà il 20 maggio 1506 con il rimpianto di aver sempre mangiato pizza, carbonara e bistecca alla milanese nei ristoranti italiani oltreoceano e di non aver mai assaggiato i piatti locali tipo: Pollo Tandoori, Naan all’aglio, Masala dosa e il curry di pesce.

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Yoga agli agrumi, 19 maggio

Prendete posizione ogni tanto, utkasana va bene. Piedi uniti sul tappetino. Inspirate e sollevate il braccio destro verso l’alto, poi il braccio sinistro. Se non sono paralleli da capo, invertendo l’ordine delle braccia fino a quando saranno paralleli e perpendicolari al suolo. Unite i palmi in una convergenza parallela ed espirando piegate lentamente le ginocchia per non meno di 3 minuti, mantenendo l’interno delle cosce attive e a contatto senza dimenticare di inspirare qualche volta. Le spalle devono essere lontane dalle orecchie che devono sempre avere una testa tra loro quindi avvicinate le scapole ai ragazzi in cerca di una fidanzata. Ruotate dolcemente il coccige verso il basso ed eseguite una anteroversione, dal latino, di 360° in modo da tenere distesa la fascia lombarda al nord e quella partenopea al sud. Se non avete problemi di orario della metropolitana per andare al lavoro, portate lo sguardo ai pollici e rimanete in posizione per almeno 35 profondi respiri…

Swami James Donald Kriyananda nasce il 19 maggio 1926. E’ stato discepolo di Paramhansa Yogananda e membro della Selfie Realization Fellowship che, attraverso la meditazione, organizza servizi di volantinaggio utilizzando posizioni yoga, servizi ad ampia respirazione, soggiorni climatici e catering. Kriyananda riceve una formazione internazionale tra Romania, dove è nato, Svizzera, Inghilterra, San Marino e Stati Uniti. Nel settembre del 1948, Walters lesse Autobiografia di uno Yogi di Yogananda pensando che si trattasse delle Avventure di Yogi e Bubu nello Yellowstone. L’incontro con Yogananda, dall’altra parte degli Stati Uniti da New York fino alla Sierra Nevada dove era andato per farsi restituire i soldi dell’incauto acquisto, gli cambiò la vita. Nei successivi tre anni trascorsi con lui scrisse L’abito non fa il monaco buddista ed il manuale Chi fa yoga da se fa yoga per tre. Nel 1968 Kriyananda fondò l’Ananda Village con il seguente programma: dalle 7 alle 8 e 45 rifacimento letto e pratiche spirituali del mattino. Alle 8 e 45 colazione in silenzio, molto difficile per le donne. Dalle 9 e 30 alle 10 e 30 con Karma, Yoga. Dalle 10 e 30 lezioni varie di preparazione yoga ai diversi gusti sul mercato. Alle 13 e 30 pranzo assolutamente vegetariano, vegano per chi si è comportato male nella vita precedente. Nel pomeriggio Ananda yoga con insegnanti della Yogananda academy. Prima di andare a dormire varie attività distensive e canti devozionali accompagnati da una chitarra davanti ad un falò sulla spiaggia, sognando California. Ti suggeriamo di portare sempre, anche d’estate, un maglione di lana, il necessario per la pioggia, abiti confortevoli e un tappetino per la pratica dello yoga. Sono necessari: una torcia elettrica per quando si spegne il falò e si fa ritorno al Village risalendo il sentiero del Kriya Yoga, una sveglia ‘che l’ultimo gallo se l’è mangiato il cuoco e un paio di pantofole comode da tirare quando si scherza. Nel 2003 Kriyananda si trasferì in India dove istituì un nuovo ordine di swami ritenendo che nel Kaly Yuga, un’era oscura caratterizzata da numerosi conflitti e da una diffusa ignoranza spirituale che durerà 432.000 anni concludendosi nel 428.899 d.C, secondo il calendario indù, non valgano più le regole precedenti stabilendo la possibilità di matrimonio per lo Swami, il guru.

… Per uscire dall’asana fate un salto, fatene un altro, fate una giravolta, fatene un’altra volta, guardate in su, guardate in giù e domandatevi perchè? In attesa di una risposta dal cosmo potete preparavi una spremuta di agrumi.

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In arabo so scrivere i numeri, 18 maggio

Il 18 maggio 1048 nasce Nishapur in Iran Ghiyāth ad-Dīn Abu’l-Fatḥ ʿUmar ibn Ibrāhīm al-Khayyām Nīshāpūrī. Ancora un nome e sarebbe nato il 19. Nonostante a scuola la maggior parte del tempo fosse dedicata più all’appello che all’insegnamento fu matematico, astronomo, poeta, filosofo e riparatore di persiane come il padre. Persiane le tende e non le persiane di Persia. La sua opera per la quale è conosciuto in tutto il mondo è Ghiyāth al-Dīn Abū l-Fatḥ ʿUmar ibn Ibrāhīm al-Nīsābūrī al-Khayyāmī, seconda in classifica tra i libri più venduti alla Feltrinelli di Piazza Piemonte a Milano nella settimana tra il 7 ed il 14 febbraio del 1071, dietro Insciallah di Oriana Fallaci. Scrive anche libri di aritmetica utilizzando i numeri romani, di algebra utilizzando numeri magrebini e musica con note a piè pagina. A 25 anni si trasferisce a Samarcanda dove giunge a cavallo dopo essere fuggito, due giorni prima, da una festa dove aveva bevuto vino a sazietà e ballato tutta la notte alla musica di tamburelli fino all’aurora. Durante l’estasi dovuta al vino, alla musica ed all’uso di foglie di qāt aveva avuto la visione di una nera signora anziana, molto Vecchioni, che lo spaventò. Successivamente viene invitato dal sultano Jalāl al-Dīn Malikshah a fondare un osservatorio astronomico e a riformare il calendario che risultò più accurato di quello posteriore gregoriano. A partire dal 1118 inizia il suo periodo del cubo ed alla soluzione dell’equazione cubica: x al cubo – 20 x al quadrato + 200 x – 2000 = 0. Andando per esclusione afferma che questa equazione non è risolvibile facendo uso esclusivamente di riga e compasso ma facendo delle offerte agli dei in attesa di una illuminazione, anticipando di 750 anni i geometrici rinascimentali che otterranno la stessa soluzioni gridando al miracolo. Si occupa del triangolo di Tartaglia posto a 5 metri dall’auto in panne e dei coefficienti binominali delle città bilingue. ʿOmar Khayyām, per gli amici pigri, occupa anche un posto nella letteratura persiana compilando circa 100 quartine poetiche stampate in piccole veline all’interno dei Baci Perugina arabi. Tra le altre: “Sappi che dall’anima dovrai separarti / e che andrai dietro ai veli del segreto di Dio. / Bevi vino, ché non sai dove sei venuto / sii lieto ché non sai dove andrai”. Oppure: “Non ricordare il giorno trascorso / e non perderti in lacrime sul domani che viene / su passato e futuro non far fondamento / vivi dell’oggi e non perdere al vento la vita”. Anticipando di 900 anni Fedez, scrive ancora sotto l’effetto del vino e delle foglie allucinogene di qāt: Io vi chiedo pardon ma non seguo il bon ton / È che a cena devo avere sempre in mano un iPhone / Il cane di Chiara Ferragni ha il papillon di Vuitton / Ed un collare con più glitter di una giacca di Elton John.

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Capire un cubo, 13 maggio

“Braque maltratta le forme, riduce tutto, luoghi, figure, case, a schemi geometrici, a cubi.” Questo vuol dire capire un cubo. Ad averlo capito per primo è stato critico Louis Vauxcelles davanti ad una tela di Braque ad una mostra opere di esuli cubani a Marsiglia. Georges Braque era nato il 13 maggio 1882 a Parigi. Assieme a Picasso è stato l’iniziatore del cubismo formativo, del cubismo analitico e del cubismo sintetico, il cubismo al cubo. E’ una nuova visione dello spazio pittorico con la rappresentazione di oggetti smembrati e sfaccettature creati dallo spezzettarsi dei piani. Con il passare del tempo, per altro, le opere di Braque diventano sempre più incomprensibili per l’intenzione di rappresentare volumi sempre più complessi al fine di mostrare tutte le loro sfaccettature. Successivamente introdusse nei suoi quadri segni riconoscibili quali lettere e cifre stampate, elementi di realtà, per evitare l’accusa di astrattismo, la brutta piega che aveva preso nelle ultime opere. Sperimentò poi la tecnica del collage pur di non fare nulla di figurativo, materia dove aveva “insufficiente” al Liceo artistico. Oltre ai colori a olio fanno la loro comparsa materiali fino ad allora totalmente estranei alla pittura: sabbia, fogli rosa della Gazzetta dello sport, carta marrone di zucchero di canna, legno, corda tagliata quando vuole andarsene, suono del cellulare per abbandonare discussioni inutili, pittura murales. Assieme a Picasso si distacca dalla realtà e dalla mera imitazione della natura, affermando prepotentemente che l’arte è solo arte e in quanto tale non deve identificarsi con la realtà. E’ un chiaro riferimento critico al suo insegnante di copia dal vero dell’École des Beaux-Arts di Parigi ed ai voti bassi presi nei primi anni che lo obbligarono ad inventarsi una nuova tecnica pittorica. Più che fare a pezzi la realtà voleva farla a cubi. “Dipingere non è rifare: non bisogna imitare ciò che si vuole creare. In arte vale una cosa sola: ciò che non si può spiegare” incide con un coltellino sulla fiancata dell’auto del suo insegnante di Belle Arti la notte del 12 novembre 1912 mentre Parigi è avvolta da una fitta nebbia. Alla sua opera si riferirà Henri Bergson con la sua concezione del tempo soggettivo, il tempo percepito attraverso gli stati d’animo e la sfera emotiva. Al contrario del tempo oggettivo che fa partire i treni in orario mentre noi stiamo ancora guardando il tramonto della sera precedente. Come non essere d’accordo con Braque, se non altro per proteggere l’auto nuova acquistata con un importante finanziamento.

P.S. tela è l’anagramma di tale.

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1890 e non sentirli, 17 maggio

Di 1890 ce n’è uno. 1890 è l’anno in cui nasce la prima Colonia estiva in Eritrea per i figli dei dipendenti statali. L’anno in cui viene introdotta la festa del 1 maggio, festa dei lavoratori tranne quelli che si occuperanno del Concertone negli anni successivi. E’ l’anno della Rivoluzione liberale nel Canton Ticino, il cantone più meridionale della Svizzera, famoso per i panni stesi da un palazzo all’altro e per il suono dei clacson quando il semaforo sta per diventare verde, in particolare a Chiasso. E’ l’anno in cui viene isolato per la prima volta l’acido azotidrico da Theodor “Totò” de Curtius. Un acido particolarmente volatile che si sposta durante le migrazioni a causa dei cambiamenti climatici e che diventa esplosivo se messo in gabbia. E’ l’anno in cui nasce il verismo musicale italiano con il fiocco azzurro sulla porta del teatro Costanzi- De Filippo di Roma. Il 17 maggio di quell’anno viene eseguita, per la prima volta, la Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni che ne certifica la nascita da Gemma Bellincioni, soprano, e Roberto Stagno, tenore. Vero? Verismo!

La Cavalleria rusticana è un’opera in un atto unico tratto dalla novella di Giovanni Verga ambientata a Pizzini, in Sicilia. E’ la domenica di Pasqua, nell’aria si percepisce l’odore inconfondibile dei pupi con l’ovo, anche se può sembrare una cassata. Lucia sta preparando un carpaccio di orata scottata con porcini su acqua di provola nella sua osteria, è la madre di Turiddu, “il bersagliere”. A rompere le uova pasquali nel paniere arriva Santa, Santuzza per gli amici, fidanzata del figlio. Ha scoperto che Turiddu frequenta Lola, quella che non si sa cosa impara a scuola e manco una parola sa di Charleston, la sua ex che ha sposato Alfio. Poco dopo compare Turiddu a cui Santuzza rinfaccia i tradimenti, le uscite serali con la scusa di comperare le sigarette, i viaggi per lavoro nel Continente, le convention per programmatori ad Agrigento, le trasferte con gli ultras del Palermo, i selfie con Lola su instagram. Turiddu dapprima nega poi promette che smetterà di fumare, che questa è la volta buona che il Palermo salirà in serie A, Lola chi? Quando sembra che Santuzza si stia convincendo arriva Lola che saluta il bersagliere con una ola e convince Turiddu a seguirla per una convention. Appena i due escono di scena arriva Alfio, il marito di Lola e capo degli ultras del Catania, che, pur avendo a disposizione tutti gli abitanti del paese riunitisi nella piazza principale per scambiarsi i pizzini di Buona Pasqua, chiede proprio a Santuzza se ha visto sua moglie. Santa, con quel nome, non si tiene un sassolino nella scarpa e racconta tutto ad Alfio. In quel momento Alfio realizza che i corsi serali di programmatore MS-DOS della moglie non erano solo una scusa per non cucinare. Il guaio è fatto e questa volta non sarà un semplice pari o dispari? O un “carta più alta vince” ma un vero duello tra Alfio e Turiddù. Il giorno dopo Turiddu saluta la madre e, rivolgendosi a Santuzza: Cielo a pecorelle, acqua a catinelle. La stessa frase viene detta a Santa anche da Alfio, incontrato per strada dopo aver salutato Lola. Poco dopo una popolana urla che Turiddu è stato ammazzato, gettando tutti nella disperazione. Il giorno dopo piovve.

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Almanacco, per me è arabo. Una introduzione possibile.

Almanacco è una parola di origini arabe: Al-manach. Ma anche: Al-manac-co, sebbene A-lm-anacco non sarebbe poi così male. Per me l’arabo è arabo. Almanacco potrebbe indicare il luogo dove i cammelli, quelli con due gobbe mentre con una gobba sola sono gli juventini, sostavano per caricare o scaricare le merci, una dogana. Per le popolazioni in lingua eschimese l’alma-nacco era l’ingresso dell’igloo con a destra un divanetto in vimini per gli ospiti e alla parete di sinistra era appeso un quadro che durante il disgelo estivo cadeva sul pavimento. Per noi, popolo mitteleuropeo con profonde tradizioni culinarie e le più belle coste del mondo, l’alm-annual-acco è quella pubblicazione annuale, come dice la parola stessa, simile ad un calendario senza foto, dove vengono riportati fatti, accadimenti, curiosità, persone, capitali europee, animali, fiori. I primi almanacchi, quelli che su eBay costano un occhio della testa e puoi permetterne al massimo due, risalgono al medioevo e contenevano le tavole astronomiche per farsi l’oroscopo in casa. Davano notizie sulla posizione delle stelle, dei pianeti in terza casa, degli ascendenti, sul lavoro e sulla fortuna. Famoso, nel 1500, il calendario Centurie astrologiche di Nostradamus. Era un “generatore” di frasi senza senso che davano la possibilità a chiunque l’avesse appeso in cucina, di crearsi un personale oroscopo interpretando delle centurie scelte dopo aver ripetutamente tirato dei dadi. In molti almanacchi erano anche riportate delle informazioni riguardo la stagionalità dei prodotti della terra, in quale periodo dell’anno piantare degli alberi da frutto e quando potare il ramo americano dell’albero genealogico nel giardino della Casa reale di Windsor . Oggi sono famosi quello di Barbanera e quello di Frate Indovino, che può essere verificato solo il giorno dopo.

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Avere The Voice in capitolo, 14 maggio

E’ stata una fuitina? Era il 14 febbraio 1914, San Valentino, quando Anthony Martin Sinatra, giunto in America agli inizi del ‘900 dopo un delitto d’onore commesso a Palagonia in provincia di Catania, fuggì a Jersey City con la ligure Natalie “Dolly” Garaventa perchè i genitori della ragazza non approvavano la sua relazione con un siciliano, asmatico, silenzioso e che “faceva pugilato” col nome di Marty O’Brien, perché non era permesso agli italiani combattere. Il 15 dicembre 1915 a Hoboken, dove la coppia si era trasferita, nasce Francis Albert “Frank” Sinatra. Un parto difficile, col forcipe, che causò la perforazione di un timpano e la sordità da un orecchio. Si dice che per la musica “bisogna avere orecchio”, non due. E la musica Frank l’aveva nel sangue tanto che il suo liceo durò solo 47 giorni. E’ stato uno dei cantanti con la maggior produzione discografica della storia con 2200 brani e più di 60 album di canzoni inedite. Dietro un grande uomo cantante c’è sempre una grande donna. Caterina Caselli? No, la mamma: Mamma, solo per te la mia canzone vola. Mamma, sarai con me, tu non sarai più sola! Quanto ti voglio bene! Queste parole d’amore che ti sospira il mio cuore. Forse non s’usano più, Mamma!, Ma la canzone mia più bella sei tu! Sei tu la vita. E per la vita non ti lascio mai più!

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Augh! 12 maggio

Augh, capo della potente tribù Comanche “mangiatori di antilopi”, Casacca-di-ferro. Augh, figlio dei Kotsoteka e padre di Viaggiatore solitario, nonno di Penna Nera Stilografica, zio di Corvo Occhialuto, cugino di Grande Aquila e compare di nozze di Piccola Montagna.

E’ l’alba del 12 maggio 1858 quando una compagnia di Texas Rangers al comando di John “Rip” Ford attacca un piccolo villaggio di indiani sulla riva del Little Robe Creek. Il rumore dei colpi di fucile e la musica di “O mia bella gigogin” suonata dal ranger trombettista mise in allarme il villaggio vicino, posto sulla riva del Canadian River e abitato dalla banda Comanche di Casacca-di-Ferro. La battaglia è cruenta e questa volta la protezione della cotta di maglia, la casacca di ferro che indossava, non fu sufficiente a proteggerlo contro la potenza del fucile da bisonti utilizzato per colpirlo. Era nato a cavallo, per modo di dire, tra la fine del 1780 e l’inizio del 1790, giorno più giorno meno. Poche testimonianze sussistono in merito alla gioventù di Casacca-di-Ferro poiché fin da piccoli gli indiani facevano gli indiani. Era però divenuto famoso nel suo gruppo di Comanche per le scorrerie nei peggiori bar del Texas e per le litigate nei parcheggi per cavalli fuori dai ristoranti messicani. Spesso faceva a spintoni anche con Navaho e Apache dei quartieri di periferia quando era in coda, in fila indiana, alle casse del supermercato. Il suo ruolo di comandante dei Comanche fu decisivo battaglia di Wolf Creek contro gli Cheyenne di Cavallo Pazzo e gli Arrapaho guidati da Daniele Pace detto Gobba-di-bisonte e Giancarlo “Testa rasata” Bigazzi paroliere degli Squallor. La fama di Casacca-di-ferro fu legata alla leggenda della sua invulnerabilità dovuta alla cotta di maglia della salute che aveva promesso alla nonna di indossare sempre, anche d’estate. L’arrivo di coloni clandestini che avevano attraversato la frontiera messicana provocò i primi scontri con i militanti della Lega “Prima gli Indiani”. Pony Selvaggia e Piccolo “Diciamo” Bisonte dei Fratelli di Little Italy, soffiarono sul fuoco che cominciava ad accendersi tra i pellerossa che temevano per il loro posto di lavoro nei campi di patate americane. “Vengono qui e ci rubano le squaw” disse Matteo Lupo-che-ulula-al-dito-che-indica-la-Luna dissotterrando l’ampolla di guerra con l’acqua del Po. Nonostante i sondaggi che davano i Comanche di Casacca-di-ferro in vantaggio di tre punti, il capo indiano fu sconfitto e dovette ritirarsi, fino a quel tragico 12 maggio del 1858. Augh!

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